DEATH NOTE – “ANOTHER END”

Questo racconto, più comunemente noto come “fanficion” l’avevo scritto e spedito ad una rivista che aveva chiesto ai fan come, secondo loro, sarebbe dovuto finire il manga/anime di “Death note”. Ovviamente non fui tra i vincitori, probabilmente perché troppo drammatico ed in parte “perfido”, diciamo così, ma non importa, perché fui una delle prime  persone ad essere citata nei ringraziamenti e, considerato che era una rivista venduta in tutta la nazione, la cosa mi aveva riempita di orgoglio e gioia. Dopo anni che l’avevo lasciato nel cassetto a prendere polvere, ho deciso di proporvelo. Di sicuro ci saranno errori di battitura e non solo, vi chiedo di chiudere un occhio 😉

ATTENZIONE!! 

SE NON AVETE ANCORA LETTO O PENSATE DI LEGGERE O VEDERE “DEATH NOTE”, NON LEGGETE QUESTO RACCONTO!!

Ultima postilla! Il finale è quasi lo stesso con alcuni particolari cambiati che volgono gli eventi in un’altra direzione ed ora basta con le chiacchiere e buona lettura 😀

DEATH NOTE: “ANOTHER END”

È l’alba del 28 gennaio 2013, oggi il destino di 9 persone si compirà sotto il segno di Kira. I preparativi per il duello finale tra Kira/Elle/Light e N/Near sono ormai ultimati, si giocheranno il tutto per tutto e la posta in gioco sarà la loro stessa vita! Prima di uscire dal quartier generale, Light sotto suggerimento di Near si assicura che Misa, la sua compagna, sia stata effettivamente rilasciata dai membri dell’ SPK del quale N è il capo. Sospira nel sentire la voce squillante della giovane che gli racconta di essere in una lussuosa camera d’albergo e che l’aspetta li per poterne godere insieme di tutti i confort. A malincuore Light promette alla ragazza che sarebbe tornato da lei, poi mette giù, osserva i suoi collaboratori uno ad uno, legge nei loro occhi l’incertezza e si sofferma in quelli di Aizawa che ormai da mesi non fanno che accusarlo di essere il peggior criminale mai esistito al mondo: KIRA!

Escono per recarsi nel loro luogo d’incontro, un deposito di proprietà di Near chiamato Yellow Box, quello che tra poche ore sarà il palcoscenico  sul quale si compirà il fato di tutti. Fuori lampi e tuoni creano un’atmosfera quasi sinistra, pare che il cielo già conosca l’esito di quella terribile giornata e che stia, in quel modo, mostrando il proprio disappunto.

Arrivano davanti al deposito alle 12:30, con mezz’ora d’anticipo, ma al loro interno Near col volto coperto da una maschera raffigurante il volto dello scomparso Ryuzaki ossia il vero Elle ed i suoi 3 membri dell’SPK sono già li ad attenderli. Alla vista della maschera che N indossa, alcuni dei presenti esprimono il proprio disappunto primo tra tutti Matsuda che accusa Near di giocare sporco, ma quest’ultimo chiede a tutti i presenti di pazientare almeno 30 minuti, giustificandosi del fatto che sta aspettando qualcuno che verrà li proprio per ucciderli e cioè X-Kira. Gli uomini del quartier generale giapponese indietreggiano bianchi in viso, ma Light accetta anche questa situazione con il sorriso sulle labbra e l’indignazione nel cuore! Per quanto Elle fosse stato il suo più acerrimo nemico per anni, aveva imparato a nutrire una certa stima nei suoi confronti, certo non così grande da impedirgli di ucciderlo con il Death Note, ma lui si riteneva l’unico davvero degno di portare avanti il ruolo di Elle e meno che meno quel giovane dall’aria infantile circondato da strani pupazzi. Sospira ed attende lo scorrere del tempo.

Il tempo passa, Near getta la maschera scoprendo finalmente il volto che non tradisce la benché minima emozione. Sorride sornione a Light che a stento ed in maniera completamente meccanica ricambia il sorriso. A questo punto non gli resta che aspettare l’arrivo di Teru Mikami ossia colui che Near ritiene sia X-Kira. L’uomo non si fa attendere, scosta la porta quanto basta per vedere con gli occhi dello shinigami i nomi ed i volti delle persone presenti all’interno del deposito, poi con un sorriso sinistro afferra il quaderno della morte ed inizia a scrivere poi, esausto, prende tra le mani il cellulare, manda un sms, sorride ambiguamente e mette via il tutto. All’interno del deposito tutti cercano di mantenere i nervi saldi, la tensione è alta ed il primo a sbottare preso dal panico più totale è Matsuda che istintivamente corre verso la porta, ma i richiami dei compagni lo bloccano ed ansante si lascia cadere sulle ginocchia ormai rassegnato alla fine.

Light e Near continuano a fissarsi, N invita Mikami ad entrare nel deposito con loro chiamandolo espressamente per nome, quest’ultimo esita alcuni istanti, poi ad un secondo invito da parte di Light si convince a fare il suo ingresso con il quaderno maledetto stretto in petto.

“Hai scritto tutto?” gli chiese Light con voce pacata.

“Si” ghigna beffardo Mikami, tutti i presenti non riescono a togliere gli occhi da quell’uomo ormai deformato dalla pazzia.

“Bene” sorride Light, “quanto è passato esattamente?”. L’altro guarda l’orologio ed inizia a contare: “…35, 36, 37…” sorride con occhi sgranati dal piacere, “…38, 39…” si blocca. Matsuda urla portandosi le mani ai lati della testa come per coprirsi le orecchie, come se non volesse sentire, gli altri presenti sudano a grandi gocce, Near continua a sorridere dicendo che nessuno sarebbe morto ed invitando i presenti a cercar di mantenere la calma! Aizawa trema, Mogi guarda il pavimento, Hide indietreggia istintivamente, come se si aspettasse lo scoppio di una bomba da un momento all’altro. Light rimane immobile, lo sguardo in quello di N che continua a sorridergli beffardo certo di avere la vittoria in pugno.

“…40!” urla a squarciagola Mikami curvandosi indietro con la schiena, poi un lamento, la vista gli si annebbia, un tonfo secco al cuore…ansima e rivoli di bava iniziano a colargli dai lati della bocca, ma non ha il tempo di parlare e s’accascia con gli occhi riversi a fissare un punto imprecisato del soffitto, ma senza vederlo veramente.

“Mikami!” urla Light accorrendo, ma Near ordina ai suoi uomini di bloccarlo.

“Cosa significa?” scatta Light, “che cosa gli hai fatto Near?” urla mentre viene immobilizzato da Gevanni e Rester. Il giovane investigatore pare visibilmente confuso, ansima dall’emozione, mentre con lo sguardo continua a fissare il corpo di Mikami come se si aspettasse che si sarebbe rialzato da un momento all’altro!

“Ridney, mi porti quel quaderno!” ordina al suo subalterno che obbedisce. Gli uomini del quartier generale restano ammutoliti, sono così sorpresi di essere ancora in vita da non riuscire a comprendere cosa sta succedendo e così restano a guardare anche quando gli uomini dell’SPK immobilizzano il loro capo.

“Che significa Near? Con che diritto mi stai trattenendo?” chiese Light cercando di riprendere il controllo di se stesso.

“Solo un momento e le sarà tutto chiaro signor Yagami” sorrise Near ritrovando la  calma. Prese il quaderno tra le mani e senza neanche controllare, lo mostra ai presenti che restano attoniti.

“Ecco qui signori!” riprende serio in volto, “questo dimostra che ho vinto io e che Light Yagami è il nostro Kira!” concluse duro.

“Ma che stai dicendo, Near?” scatta Matsuda  isterico, “cos’è che dovremo vedere?” continua scosso dall’ira. La tensione lo stava devastando senza alcuna pietà. Il giovane lo guarda perplesso, sposta lo sguardo sugli altri presenti, ma nessuno parla ne muove un muscolo, Gevanni e Rester allentano la presa su Light che lo guarda compiaciuto. A quello sguardo, N volta il quaderno verso di se scoprendo la verità più assurda ed improbabile: il quaderno è completamente bianco! Mikami non aveva scritto un solo nome, ma com’era possibile? Eppure aveva previsto tutto, aveva fatto cambiare il quaderno da Gevanni, riusciva addirittura vedere lo shinigami che sogghignava compiaciuto dello spettacolo, ma allora perché?

“No! Non è possibile!” si lascia scappare incredulo, “eppure ho fatto lo scambio, il quaderno è proprio qui!” continua prendendo un secondo quaderno da sotto la camicia, “io, io posso vederti!” mormora confuso rivolto a Ryuk, “…ma allora, perché? Light Yagami spiegami il perché!?” urlò con gli occhi iniettati di sangue e tremando per la tensione. Lui sorrise cinico, “lo chiedi a me?” rise, “cosa vuoi che ne sappia io? Il piano è tuo! Ci hai fatti venire qui perché avevi detto che avevi qualcosa da farci vedere, no?” continuò liberandosi facilmente dalla presa degli uomini dell’SPK che, visibilmente turbati da ciò che stava accadendo,  non opposero resistenza. “Dunque, vediamo! Dove sono queste prove? Io qui vedo solo un cadavere!” concluse duro, anche se dall’espressione del viso si capiva benissimo che era all’apice del godimento.

Il giovane dagli strani capelli argentati apparve confuso, digrigna i denti furioso, era evidente che qualcosa non era andato come aveva previsto, Light Yagami sembrava aver vinto e questo avrebbe inavvertitamente portato alla morte di tutti i presenti,  ma allora perché erano ancora tutti vivi? E perché proprio l’unica persona che avrebbe potuto farli fuori tutti giaceva davanti ai loro occhi privo di vita? Che avesse davvero previsto tutto ed ora si stava divertendo ad umiliarlo prima d’ucciderlo sotto gli occhi di tutti i presenti? No! Non poteva permetterlo! Non era così che doveva finire! Non poteva ancora gettare la spugna, perché se si fosse arreso, non sarebbe stato poi tanto diverso da Kira visto che per colpa sua aveva messo in pericolo la vita di altre persone innocenti, mossi solo da saldi principi ed amore per la giustizia. Non poteva permettere che quelle persone morissero con lui, li, ora.

“Tu sai molto più di quello che vuoi dare ad intendere, caro il mio Light, ma non mi sono sbagliato!” mormorò N con un filo di voce, poi prese il pupazzetto che aveva ai suoi piedi e che raffigura Kira e, tenendolo  bene in mostra, aggiunge:“tu sei Kira! Io lo so!” urlò stringendo il pupazzo di lattice tra le dita fino a deformarne i lineamenti. “Fai ancora in tempo a costituirti! Sii onesto con te stesso almeno una volta in vita tua” si riprese con il viso ancora contratto in una smorfia di dolore, “alla fine stiamo per morire tutti, no? Puoi anche dirci la verità, non credi?” lo stuzzicò il giovane sperando che si tradisse, così avrebbero ancora fatto in tempo ad immobilizzarlo ed a impedire quella inutile carneficina. A quel punto Light scoppiò a ridere così forte che tutti i presenti si voltarono a guardarlo sconcertati, convinti che fosse andato fuori di senno.

“Light” mormorò Matsuda confuso. Aizawa continuava a spostare il suo sguardo da Light a Near e viceversa, anche lui era rimasto sconcertato dagli sviluppi dell’attuale situazione, non era stupido e sapeva che se N era uscito allo scoperto poteva significare solo una cosa e cioè che era convinto al 100% di vincere il duello che neanche il vero Elle era riuscito a portare a termine, ma allora cos’era successo?

“Molto divertente, Near” sussurrò Light affabile, “ma non credi che a questo punto, se io fossi stato davvero Kira come tu stesso dici … saresti già morto?” continuò sfoderando un sorriso pieno di malizia.

“Light ha ragione, N” s’intromise Matsuda timoroso.

“Già, Near …” s’aggiunse Aizawa turbato, “se davvero Light fosse stato Kira, ora non solo tu, ma saremo morti tutti!” continuò spostandosi alle spalle di Light, “se lui fosse davvero Kira, ai suoi occhi ora saremo solo un’inutile ostacolo da eliminare per completare il suo piano di conquista!”.

“Già, ma noi siamo ancora tutti vivi, solo Mikami è morto!” commentò Mogi.

“Non lo capite? È tutto un suo trucco!” scattò Near, “sta aspettando il momento buono per ucciderci tutti, è ovvio! Mikami era solo una pedina sacrificabile come la Takada! Lui ci ucciderà tutti ed avrà vinto!” concluse tutto d’un fiato. I presenti continuavano a fissarlo senza parlare, negli occhi di tutti era ormai chiaro che non sarebbe passato molto prima che uno di loro sarebbe morto.

“Non sono d’accordo!” scattò Matsuda rimettendosi in piedi, “ è palese che non vuoi accettare la sconfitta Near, alla fine sei solo un ragazzino che gioca ancora con le costruzioni! Tu non puoi sapere le difficoltà ed il dolore che Light ha dovuto caricarsi sulle spalle per cercare di acciuffare Kira! Ryuzaki, cioè il vero Elle e lui erano diventati buoni amici eppure è stato proprio tra le sue braccia che ha esalato il suo ultimo respiro! Forse non ci crederai, ma Light ha pianto come un bambino quando è morto e non solo! Lui …” fece una pausa stringendo i pugni così forte da farli sanguinare, “… il sovraintendente Yagami, suo padre è morto per mano di Mello e Sayu, sua sorella, ormai non ha più una sua volontà grazie al trattamento che Mello le ha riservato quando l’ha rapita! Tu cosa ne sai del suo immenso dolore? Vieni qui e gli punti il dito contro senza neanche conoscerlo, persino Ryuzaki ha dovuto ricredersi su di lui eppure …”.

“Basta così Matsuda, grazie!” l’interruppe Light parandosi dinnanzi, “ti ringrazio per le belle parole, ma queste cose al nostro caro Near non interessano, vero?”. L’altro lo guardò senza rispondere. “Ora che si fa? Immagino che non sei soddisfatto e che continuerai a darmi la caccia, giusto?” chiese Yagami fingendosi mortificato. Tutto era andato secondo i suoi piani, Near era stato screditato non solo agli occhi dei membri del quartier generale giapponese, ma anche davanti ai suoi uomini dell’SPK, ovviamente chi si era schierato dalla sua parte sarebbe caduto per mano di Kira, ma ora l’importante era tranquillizzare gli animi e lo sfogo di Matsuda era stata una manna dal cielo. Ormai nessuno aveva più il coraggio di guardarlo negli occhi, la loro confusione era evidente. Sorrise beffardo, non pensava che sarebbe stato davvero così facile, Takada ormai era diventata una pedina inutile e Mikami una mina pericolosa sempre sul punto di esplodere, ora solo lui era il vero ed unico dio del nuovo mondo.

“Allora Light Yagami, cosa stai aspettando? Uccidimi!” provocò Near.

“Ancora questa storia?” rispose l’altro seccato. “Sei così dispiaciuto che io non sia Kira?”.

“No, perché tu sei Kira!” ribatté il giovane detective.

“Near, ora basta! Abbiamo perso!” mormorò Aizawa a capo chino. “Io per primo ho nutrito dei sospetti su Light, ma evidentemente è pulito, non è lui Kira e …” l’uomo si blocca con occhi sgranati, mentre guardava qualcosa alle spalle di N. “NOOOOOOOOO!” urla, correndo istintivamente verso il giovane, quando un colpo di pistola riecheggia sordo nel deposito. Tutti restarono ammutoliti.

“Ridney!” urlò Near accorrendo, ma era troppo tardi la donna si era già tolta la vita sparandosi un colpo in testa. “Avete visto? E’ stato lui! L’ha manovrata lui!” urlò il ragazzo ansimante e puntando il dito verso Light che assisteva alla scena impassibile.

“Ma che stai dicendo? Come avrebbe potuto? I quaderni sono tutti qui, lui non li ha neanche toccati!” scattò Hide. “Presto dobbiamo andare via da qui!” continuò correndo alla porta ma dopo alcuni passi s’accascia al suolo con le mani strette al petto.

“Che ti succede?” accorsero Matsuda ed Aizawa, anche se ormai ne avevano visti morire troppi in quel modo per non capire che il loro collega era vittima di un attacco di cuore. “Hide!” lo chiamò inutilmente Matsuda, ma non ricevette risposta, lo scrollò con forza più volte incredulo ma ormai era inutile, l’uomo era morto per arresto cardiaco. Il panico si diffuse tra i presenti. Si scrutarono increduli, chiedendosi chi sarebbe stato  il prossimo e perché tutto ciò stava accadendo a loro …

“Shinigami!”  mormorò Near con un filo di voce.

“Mi chiamo Ryuk” preciso il dio della morte.

“Ho notato che al quaderno che Gevanni ha sottratto a Mikami mancavano dei pezzi di pagina, dimmi, si può uccidere una persona anche usando solo un frammento del quaderno?” gli chiese il giovane continuando a tenere Ridney tra le braccia, ormai il suo immacolato pigiama di seta bianca era completamente ricoperto di sangue ancora caldo.

“Bella domanda!” pensò Light osservando Ryuk di sottecchi.

“Certo che si può”.

“Visto? Ecco la vostra prova! Con molta probabilità ha chiesto a qualcuno di eliminarci tutti a distanza” disse N quasi urlando per la tensione.

“Non è possibile! Lui poteva anche conoscere i nostri veri nomi e volti, ma non i vostri, Light non può essere stato!” rispose Aizawa. Ovviamente avrebbe tanto voluto che N avesse ragione, quello ormai stava diventando a tutti gli effetti un incubo vero e proprio e non desiderava altro che svegliarsi il prima possibile, ma sarebbe mai riuscito a farlo?

“Se è come lei dice, mi spiega perché è l’unico a non aver perso la calma?” scattò Rester, “qui stiamo morendo tutti eppure lui rimane li tranquillo ed impassibile, perché?”.

“Perché agitarmi non serve a nulla, se questo è il volere di Kira noi …” le parole gli si bloccarono in fondo alla gola, gli mancava l’aria, si guardò intorno sconcertato come in cerca di aiuto, ma tutti lo guardavano agghiacciati. Si portò le mani davanti alla bocca ma i conati di vomito e sangue erano troppo violenti, gli macchiarono le mani ed i vestiti, lanciò uno sguardo a Near che assistette alla scena scioccato, poi s’accasciò su un fianco ed infine in terra esanime.

“Li … Light?” mormorò Matsuda con gli occhi colmi di lacrime, “mio Dio, no!” urlò accecato dal dolore, un altro sparo, questa volta si tratta di Gevanni che ha esploso un colpo verso Rester che s’accasciò in una pozza di sangue, poi con gesto automatico, si mette la pistola in bocca, ma il tempestivo intervento di Aizawa riesce a bloccarlo una frazione di secondi prima che potesse aprire il fuoco, poi con tutta la forza di cui dispone, colpì l’agente dell’SPK alla bocca dello stomaco facendogli perdere i sensi.

“E’ inutile!” rise compiaciuto Ryuk, “ve l’avevo già spiegato una volta mi sembra, no? Quando il nome di una persona viene scritto sul Death Note esso è destinato a morire e, se ciò non avviene secondo le cause indicate su quest’ultimo, morirà comunque all’ora prestabilita per arresto cardiaco!” concluse ridendo ancor più forte.

“E mi dica, Ryuk, chi sta facendo tutto questo?” chiese Near in un misto di rabbia e disperazione, “io ero convinto che fosse stato Light Yagami ad architettare tutto, ma se ora anche lui è morto per mano di Kira o di un’entità superiore … io vorrei saperlo!”.

“Gevanni!” urlò Aizawa scrollandolo con forza, ma l’uomo era ormai primo di vita.

“Ryuk!” scattò in piedi Matsuda con in mano la pistola, “sei stato tu, vero? Tu hai ucciso Hide e Gevanni e Leste e Ridney e Light …” urlò con il viso rigato dalle lacrime, “dimmi chi sarà il prossimo, eh? Chi????” fece fuoco senza il minimo controllo.

“Ih Ih Ih Ih, stai sprecando le pallottole! Spararmi non serve a nulla” provocò lo shinigami mentre i proiettili esplosi dalla pistola dell’agente lo attraversavano andando ad incastrarsi nel muro alle sue spalle, “la prossima vittima c’è già stata, ma non ve ne siete neanche accorti! Guarda”. Il dito di Ryuk indicò un punto alle spalle dell’agente che abbassò l’arma e si voltò lento a guardare il corpo di Mogi riverso su un fianco con ancora la bocca piena di sangue e bava.

Aizawa abbassò il capo a quella vista: “abbiamo sbagliato tutto! Ci siamo sempre accaniti sulla persona sbagliata, Kira non era certo Light Yagami, lo stesso sovraintendente, prima di morire, l’ aveva confermato perché avendo fatto lo scambio degli occhi con Ryuk, era in grado di vedere la durata vitale delle persone e, quest’ultima non è visibile solo se sei il possessore del Death Note stesso, ma lui aveva visto la durata vitale del figlio, eppure noi ci siamo lo stesso intestarditi …” scosse il capo, “povero Light, fino all’ultimo ha urlato la sua innocenza, ma noi non gli abbiamo creduto” concluse fissando il corpo del giovane immobile sul pavimento. Qualcosa di freddo gli sfiorò le tempie ed un amaro sorriso apparve sulle labbra screpolate: “e così è arrivato il mio turno, eh?” mormorò guardando Matsuda che con ancora il viso bagnato dalle lacrime lo teneva sotto tiro con occhi privi d’espressione. Non c’era dolore ne esitazione nel suo sguardo, come se il corpo del giovane fosse ormai un burattino primo di volontà che si abbandona al volere del suo padrone.

“No, Matsuda! Non lo faccia!” urlò Near.

“E’ inutile. Morirei comunque, l’ha detto anche Ryuk, chiunque abbia architettato tutto questo, è stato davvero sadico, ci sta ammazzando come bestie ad uno ad uno, lentamente e davvero … diabolico!” concluse. Uno sparo, il tonfo secco di un corpo che sbatte al terreno e poi un altro sparo e questa volta tocca al più giovane dei collaboratori del quartier generale giapponese perdere la vita dopo essersi sparato un colpo dritto nel cuore. Ormai erano rimasti solo Near e Ryuk.

“Sono rimasto solo io” constatò il giovane dai capelli d’argento, “bene, sono pronto, signor shinigami, alla fine direi che si è divertito abbastanza, quindi la prego di fare in fretta, immagino che vorrà tornare al più presto nel suo mondo” continuò ricomponendosi sul pavimento circondato dai suoi giochi con la serenità di chi ormai non ha più nulla da perdere.

“Io lo farei pure, ma non posso finché l’umano che ha raccolto per primo il  Death Note è ancora in vita! Purtroppo è la regola!” rispose burbero il dio della morte.

“Certo, dimenticavo che non è stato Light Yagami a raccogliere per primo il quaderno, vorrei tanto sapere chi è stato, ma ormai a cosa servirebbe? Tutte le persone a conoscenza della cosa sono morte, volevo vendicare Elle e Mello, ma non sono stato all’altezza!”.

“Oh, andiamo Near, non dire così!” riecheggiò una voce nel silenzio del deposito. Il giovane si guardò intorno teso, ma vedeva solo morte e sangue ovunque, poi dai corpi distesi sul pavimento, una sagoma scura prese forma e, lentamente, si rimise in piedi. La figura snella, i capelli castani, le labbra ancora macchiate di sangue distorte in un sorriso diabolico, “non ti riconosco più! Dov’è finita la tua determinazione, eh?” rise così forte che l’eco rimbombò sordo tra le pareti del Yellow Box. Un lampo illumina a giorno l’interno del deposito, gli occhi del membro dell’SPK erano così spalancati dalla sorpresa da sembrare due piccoli punti in un mare bianco. La vista di quella scena era orribilmente bella: Light Yagami in piedi, tra i cadaveri dei suoi compagni, cosparso di sangue sorride beffardo, con le braccia allargate ed i palmi rivolti verso l’altro come in procinto di pregare un Dio nel quale non crede. “Ho vinto io, Near!”.

“Non … non è possibile!” scattò il giovane sconcertato, “tu eri morto! Io ero convinto che tu fossi morto! Hai sputato sangue davanti a tutti!” continuò tremante,”forse sto impazzendo?” ansimò prendendosi la testa tra le mani, “forse sono allucinazioni create da Kira con l’intento di farmi impazzire!!!”.

“Non sei impazzito!” rispose Light con una calma disarmante, “questo…” si indicò il sangue che ancora gli coprivano in parte le mani ed i lati della bocca, “è semplicemente un trucco cinematografico! Dal gusto direi un misto tra marmellata di ciliegia e fragoline di bosco!” sorrise, “eravate così spaventati e preoccupati di salvare in qualche modo la vostra pelle, da non esservi accorti che stavo fingendo, ma è stato facile, sai? È bastato far finta che stavo soffocando e poi, quando mi sono portato le mani alla bocca, ho rotto con i denti il sacchettino di liquido che avevo nascosto all’interno della manica della giacca et voilà! Il gioco è fatto!” concluse sprofondando in un profondo inchino teatrale.

“Aizawa aveva ragione, solo un sadico poteva architettare tutto questo … solo tu Light!” l’accusò l’altro. Light rise nuovamente: “Oh, il caro vecchio Aizawa … per poco non mi facevo scoprire per colpa sua! Era così esilarante il suo pentimento che a stento sono riuscito a trattenermi dal ridere a crepapelle!”.

“Sei un mostro!”.

“No! Sono Kira! Il dio di un nuovo mondo! Un mondo che tu non vedrai mai purtroppo!” rise nuovamente. Near lo fissò dritto negli occhi senza profilar parola.

“Immagino ti starai chiedendo come ho fatto ad architettare tutto. No?” chiese Kira con finta cordialità, sembrava di vedere il gatto che giocava col topo.

“Quanto mi manca? Perché ancora non muoio?”.

“Non aver fretta Near, il tuo destino è stato già scritto… pazienta, pazienta!!!”. A quelle parole il giovane strinse di più le braccia attorno alle ginocchia in quella posa che lo contraddistingueva, era percosso da un istinto così violento di vendetta che a stento riusciva a controllarsi. Per colpa sua erano morti tutti e nel modo più crudele che qualsiasi essere umano non avrebbe mai potuto immaginare, ma ormai dinnanzi a lui non c’era più l’uomo che un tempo si chiamava Light Yagami, ormai quell’individuo era solo Kira, un serial killer spietato con il cuore di uno shinigami. Non c’era esitazione nella sua voce, non c’era pena nei suoi occhi, vedere lui e vedere il dio della morte che sosteneva di chiamarsi Ryuk, ormai non faceva più differenza.

“Chiederti il perché hai giustiziato anche i tuoi più stretti collaboratori, mi pare inutile! Loro ormai per te erano solo un ostacolo ingombrante immagino” mormorò a denti stretti.

“ Più che miei collaboratori, direi TUOI collaboratori! Solo il buon caro Matsuda sembrava credere ciecamente alla mia innocenza, ma come capirai anche tu, non era possibile graziarlo, per quanto riguarda il fatto che fossero un ostacolo ingombrante …” sorrise, “direi più che erano dei moscerini fastidiosi e facilmente impressionabili!”.

“Come puoi parlare così di loro?!” scattò Near scosso di rabbia.

“Prima si fecero condizionare da Ryuzaki ed ora da te … quanto tempo pensi sarebbe passato prima che Aizawa o Mogi cercassero nuovamente di pugnalarmi alle spalle, eh? Con persone come loro non si sa mai, quindi è meglio darci un taglio il prima possibile” rise nuovamente.

“Ovvio” convenne N mentre con la coda dell’occhio continuava a guardare il quaderno della morte originale che era ai suoi piedi, cosa che a Light non era sfuggita: “coraggio, prendilo pure se ti fa piacere, vuoi diventare come me? Potrebbe essere divertente, ma poi non potrai più pavoneggiarti a paladino della giustizia!” provocò.

Il giovane dal capo d’argento rimase alcuni secondi a fissarlo, l’istinto di afferrare il Death Note e scriverci sopra il nome di Light Yagami era forte, ma aveva ragione lui, se l’avesse fatto sarebbe diventato anche lui come Kira e questo non poteva permetterlo. La sua dignità, la sua anima erano più importanti di qualsiasi altra cosa, ma valevano di più del rimorso per la morte di tutti gli agenti del quartier generale giapponese e di quelli dell’SPK? Trattenne il respiro, guardando i corpi di quegli uomini che avevano pagato con la vita la loro sete di giustizia e prese la sua decisione. Con uno scatto improvviso, s’avventò sul quaderno ancora aperto in terra, ma un dolore lancinante al petto lo fece urlare e si accasciò a pochi centimetri dal suo obbiettivo. Ansimante fissava il suo carnefice dritto negli occhi, senza parlare, il dolore al petto era insopportabile, ma stranamente si sentiva sereno, non percepiva pericolo in quel dolore, solo tanta serenità.

“Non temere, non è ancora giunta la tua ora, come ben sai, col quaderno posso decidere io quando e come la persona in questione deve morire, ebbene, sei sempre stato curioso di capire come funziona la cosa, vero Near?” sorrise giocando con l’orologio da polso, “ebbene ora te lo dimostro!” dalla cassa in metallo dell’orologio, apparve un piccolo scomparto segreto con al suo interno un foglio del Death Note. Near sgranò gli occhi incredulo. L’aveva sempre avuto con se, avrebbe avuto, in un attimo di loro esitazione, uccidere senza essere visto, quel pensiero lo fece rabbrividire.

Con un piccolo ago nascosto nell’orologio, Light si bucò il dito fino a farne uscire una piccola goccia di sangue ed in essa iniziò ad intingere la punta dell’ago come si fa con la penna ed il calamaio. Un bip secco avvisò i due che era arrivato un SMS sul cellulare di Kira che lesse il messaggio sorridente.

“Bene, caro Nathan River, finalmente ci presentiamo come si deve! Non trovavo affatto giusto che tu conoscessi la mia vera identità ed io no, era, come dire?” finse di pensarci su, “frustrante!” concluse ridendo. Near, ancora accasciato al suolo ansimava per il dolore, ma non profilò parola.

“Dai, non essere arrabbiato! Questa è una guerra Near! Sei  stato tu a dichiararti mio nemico. Mi hai provocato, hai provato a stanarmi, ma alla fine non sei riuscito nel tuo intento ed ora morirai per mano dell’unico, vero Kira!” sorrise socchiudendo gli occhi con affabile sorriso.

“Quell’sms, chi … chi è stato a …” tentò di chiedere mentre a stento riuscì a sedersi.

Light guardò l’orologio: “Bene, visto che abbiamo ancora un po’ di tempo, ti dirò tutto. Te lo devo, no?” guardò Ryuk alle sue spalle seduto a mezz’aria, “a te non dispiace, vero Ryuk?”.

Il dio della morte sogghignò: “veramente inizio ad annoiarmi, ma prego fai pure, tanto non ho mica fretta io!” rispose posando il viso ossuto sul palmo delle mani. N osservò la scena in silenzio, “quindi per quanto la mia fine è ormai decretata” pensò, “ho ancora del tempo a mia disposizione. Se riuscissi a scrivere il suo nome in quel lasso di tempo… seppure morissi, eviterei che Yagami continui con questa sua follia!” continuò spostando lo sguardo verso il quaderno. “Ma come posso fare? Non ho una penna con me!” scosse il capo, quando si guardò le mani ancora sporche del sangue di Ridney, “ma certo! Il sangue! Posso usare il sangue al posto dell’inchiostro!” sorrise fra se, ora aveva di nuovo un piano su cui contare e, per quanto azzardato, era la sua unica chance.

“Ti prego Yagami” disse infine Near, “voglio sapere, se proprio devo morire, dimmi come hai fatto! Voglio capire perché le cose mi sono sfuggite, in  cosa ho sbagliato?” si finse timoroso, mentre lentamente si lasciava nuovamente scivolare sul freddo pavimento contratto delle fitte lancinanti al petto.

Light socchiuse gli occhi e lo fissò un silenzio, dentro di se sentiva il piacevole gusto della vittoria farsi strada, vedere quella scena, sentire le suppliche di quell’individuo che si sentiva così superiore a lui, lo riempivano di un orgoglio ed una soddisfazione senza limiti. Sorrise: “certo N o dovrei dire Nathan? Ti accontento subito!” disse mentre lentamente prese a scrivere sul pezzetto di carta che aveva estratto dall’orologio.

“All’inizio sei davvero stato vicinissimo alla vittoria, che forse neanche te ne rendi veramente conto, Mikami sarebbe dovuto venire qui e come tu stesso hai ipotizzato, avrebbe dovuto vedere i vostri nomi e volti per poi giustiziarvi tutti col Death Note, ovviamente non avrebbe scritto il mio nome e questo sarebbe diventata la prova tangibile che io ero Kira, ma poi, ieri notte ho avuto una rivelazione! Mikami si stava prendendo troppe libertà, certo all’inizi tutto ciò mi era addirittura risultato utile, ma non potevo permettermi che un giorno lui stesso decidesse di suo conto di uccidermi, perché ormai si credeva anche superiore al suo dio, cioè a me! Così ieri sera anziché dormire sonni tranquilli come voi, ho preso l’ultima pagina del Death Note che avevo con me, lo strappata in due parti, ed una lo nascosta nell’orologio, mentre l’altra lo usata per descrivere gli ultimi avvenimenti prima della morte di Teru Mikami”.

“Tu hai ucciso Mikami?” scattò Near.

“E chi sennò?” sorrise affabile. “Il compito di Mikami consisteva nel scattarvi delle foto col cellulare e spedire una mail a Misa con le vostre foto ed i vostri veri nomi, ma c’era un problema, Misa Amane non ricordava di essere stata il secondo Kira, così ho dovuto accertarmi che recuperasse i ricordi per compiere il suo dovere fino in fondo. Come io nascondo sempre una pagina del quaderno all’interno dell’orologio, così avevo preteso da Misa che nascondesse una pagina del quaderno in uno scomparto segreto della sua agenda personale dalla quale non si separa mai!”  fece una pausa, “ immagino non abbiate perquisito la borsa di Misa o comunque, non sapendo cosa cercare, non abbiate trovato il foglio, no?”.

“Si è così” convenne Nathan sudando freddo, sapeva che non appena LIght avesse terminato il racconto, lui sarebbe morto, ma il suo obbiettivo era ancora lontano. Non era facile sfuggire allo sguardo attento di Kira e del suo shinigami, doveva muoversi lentamente affinché non si accorgessero che ad ogni secondo che passava, lui era sempre più vicino al Death Note.

“Devi sapere che chi è stato proprietario di un quaderno e vi rinuncia, perde tutti i ricordi ad esso collegato, ma è altrettanto vero che basta sfiorarne anche un semplice frammento, tenerlo in mano per alcuni secondi per far sì che i ricordi riaffiorano” riprese Light, passeggiando avanti ed indietro. Qualsiasi cosa avesse scritto nel frammento del quaderno, aveva ormai finito ed ora non gli restava che finire il suo racconto.

“Continua” incitò l’altro spostando, ancora di alcuni millimetri, la mano verso le pagine immacolate.

“Ho scritto che Misa Amane morirà nel sonno nella notte tra il 28/01 ed il 29/01/2013, di morte dolce, senza soffrire” sorrise guardandolo, “almeno questo glielo devo, non credi?” chiese, ma nonostante stesse sorridendo, per la prima volta il suo sguardo parve stranamente triste al pensiero di ciò che aveva fatto, “non avevo altra scelta, purtroppo!” sospirò. “ Ma prima di morire, alle 13:30 del 28/01, Misa avrebbe dovuto trovare il foglio all’interno dell’agenda e giustiziare nel nome di Kira le persone che erano raffigurate nelle foto che Mikami gli aveva spedito. Lei da questo punto di vista è molto sveglia e, come mi aspettavo, non appena recuperato i ricordi, si è messa all’opera. Doveva uccidere come meglio credere tutti i presenti, ma non te, sul mio ordine scritto, era chiaro che doveva solo farti percepire il gusto della morte, ma che sarei stato io stesso a dartela! Ecco perché sei ancora in vita” concluse.

“Davvero un piano notevole!” mormorò Near, “quindi ora tu sul tuo foglio hai scritto l’epilogo di questa storia, giusto?” chiese, mentre lentamente il dito ricoperto di sangue iniziò a tracciare la prima lettera.

“Se vuoi davvero uccidermi, devi scrivere più in fretta Near!” l’ammonì Kira con sguardo di ghiaccio. Il giovane si bloccò. Lo sapeva? E l’aveva lasciato fare? Perché? Che fosse un modo per espiare i suoi peccati? O più semplicemente il rimorso per ciò che aveva fatto all’unica donna che l’aveva mai amato? No! Un essere che uccide così a sangue freddo i suoi stessi compagni e che non mostra il benché minimo rimorso, non può essere dotato di simili sentimenti, con molta probabilità aveva previsto tutto, anche il suo ultimo, disperato tentativo di ucciderlo. Si bloccò fissando Kira negli occhi, erano freddi, non appartenevano più a questo mondo, n’era ormai certo. Spostò ancora la mano, lentamente, tracciò la seconda lettera, ormai sembrava un duello tra di loro, con un dio della morte come testimone.

“Tu non morirai, Near!” riprese Kira avvicinandosi al giovane disteso in terra, “vivere sarà la tua condanna!” continuò sfiorando il Death Note che giaceva ai loro piedi.

“Che stai dicendo?” scattò confuso N, il dolore era meno intenso ora. L’altro sorrise, afferrandolo per i capelli ed avvicinando il viso al suo: “vuoi sapere cos’ho scritto sul quaderno?” chiese.

“Non mi fai paura, Light Yagami, tu sei solo un povero pazzo, hai perso la tua umanità, ormai non sei più niente! Ne un uomo, ne uno shinigami e ne tantomeno un dio … tu sei il male fatto a persona!” urlò Nathan tutto d’un fiato. L’altro lasciò la presa, facendolo cadere in terra, prese il foglio che aveva precedentemente estratto dall’orologio e lo voltò verso N che rabbrividì: “NATHAN RIVER MORIRA’ UN ISTANTE PRIMA DI COMPLETARE LA SCRITTURA DEL VERO NOME DI KIRA SUL QUADERNO DELLA MORTE PER INFARTO, NEL CASO CiO’ NON AVVENISSE, MORIRA’ COMUNQUE NON APPENA PROVERA’ A RIVELARE LA VERA IDENTITA’ DI KIRA, CHE SIA PER FORMA VERBALE O SCRITTA O ALTRO. IL SUO CUORE SI FERMERA’ NELL’ISTANTE STESSO IN CUI PENSERA’ DI FARNE PAROLA A TERZI”.

Tremante Near guardò il foglio e buttò l’occhio sul quaderno dove ormai aveva già scritto il nome Light, se avesse continuato a scrivere sarebbe morto dannando lo stesso la sua anima, ma senza poter vendicare nessuno. “Io …” ansimò.

“Sei avvisato caro Nathan! Spero di non dover più sentir parlare di te!” rise Kira avviandosi, “ora io me ne vado, ma tu non hai più un posto dove stare, le tue mani, guidate da un eccessiva fiducia, si sono macchiate del sangue di 7 innocenti, come lo spiegherai alla polizia? Se farai il mio nome, morirai! Se solo pensi di farlo … morirai!” fece una pausa, “è finita Near! Ho vinto io! Quel quaderno puoi tenerlo, io mi riprendo quello che era nel mio quartier generale, non si sa mai, ti venisse voglia di suicidarti …” concluse diretto alla porta dopo aver preso dal corpo senza vita di Aizawa il quaderno che una volta apparteneva a Ryuk.

“Aspetta!” urlò N sconvolto, “perché non mi uccidi, perché?” sbatté con violenza i pugni a terra. Tutto il corpo era percosso da fremiti, neanche Light poteva stabilire con certezza se si trattasse di rabbia o di paura, ma trovava quella scena gratificante, quel giovane avrebbe scelto di vivere nel rimorso o si sarebbe tolto la vita per la disperazione? Sorrise compiaciuto, qualsiasi fosse la decisione di Near, non aveva più nulla da temere.

“Addio, Near!” ribadì chiudendosi dietro di se la porta del Yellow box lasciando dietro di se una lunga scia di morte e le urla disperate di un giovane genio, ormai svuotato della sua dignità e volontà.

“Light?” chiese Ryuk svolazzando al suo fianco.

“Si Ryuk?”.

“Mi chiedevo, ma perché non hai ammazzato il piccoletto? Alla fine per colpa sua hai dovuto far fuori un casino di persone! Certo non sono affari miei, ma lasciarlo in vita non ti porterà dei problemi?”. L’uomo rimase in silenzio alcuni minuti, lo sguardo perso nel tramonto, fuori le nubi di tempesta si erano diradate ed un timido raggio di sole fece capolino in contrasto col blu intenso del cielo. “Near non rappresenta più una minaccia, nel momento in cui proverà a danneggiarmi, morirà e poi …” si fermò guardando lo shinigami dritto in faccia, “… conoscendoti, pensavo che lasciandolo in vita, avresti trovato la cosa più divertente!” sorrise.

Il dio della morte rise di gusto: “hai ragione Light, è stato uno spasso!” concluse ed insieme si avviarono verso il tramonto che annunciava la fine di un giorno e l’inizio di un nuovo mondo popolato solo da persone oneste, piegate al volere di Kira, un mondo senza guerre …  senza amore. Quella stessa notte, Misa Amane, dopo aver consumato la notte di passione più intensa della sua vita, si spense serena tra le braccia dell’uomo che amava, felice di essergli stata d’aiuto anche in quell’occasione.

Fine.

24 pensieri su “DEATH NOTE – “ANOTHER END”

  1. Beh, direi che ciò che ha scritto Light cozza un po’ con il fatto che si può manovrare la vittima solo entro 23 giorni dalla scrittura del nome, ma è stato divertente come finale alternativo XD la vittoria di Light sarebbe stata come hai detto tu, la porta di apertura ad un mondo senza amore e per questo preferisco la vittoria di Near che nel manga è descritta in maniera straordinaria *_* anche se avrebbe dovuto vincere L u.u comunque sia, a parte alcuni errori, come ho detto l’ho trovata interessante e scorrevole, quindi brava ^^

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