Masters of sex

Buongiorno a tutti, amici!
Chi mi legge, è a conoscenza del mio amore malato, cioè, volevo dire…smisurato per Michael Sheen e il suo lavoro e questo è stato abbastanza evidente dall’articolo che pubblicai tempo fa (potete recuperarlo cliccando su –>Michael Sheen: quando si dice “an actor chameleon”.) e che mi ha dato l’idea di parlarvi, una tantum giusto per non rompere troppo, anche di altri film o serie tv, interpretati dal mio attore preferito. Bene, dopo questa piccola premessa, oggi vi parlo di una serie tv di qualche annetto fa dove il bravo Sheen interpreta per l’ennesima volta un personaggio realmente esistito e a cui tutta l’umanità gli è debitore: il dottor William “Bill” Masters.

-Attenzione ai possibili spoiler

La serie ripercorre un arco narrativo che va degli anni cinquanta agli anni settanta e ha come protagonisti la coppia di studiosi del sesso: il dottor Bill Masters interpretato appunto da Michael Sheen e la sua socia Virginia Johnson impersonata dall’attrice Lizzy Caplan.

A sinistra i veri Virginia Johnson e il dottor Bill Masters a destra, Lizzy Caplan e Michael Sheen che li interpretano.

Basato sulla biografia di Thomas Maier: “Masters of Sex – La vera storia di William Masters e Virginia Johnson, la coppia che ha insegnato il sesso all’America“. Questa serie tv un po’ fuori dagli schemi, ripercorre passo passo la storia di questi due pionieri del sesso, dal loro primo fugace incontro fino al successo internazionale che i loro libri saggistici sull’argomento hanno avuto.

I due protagonisti: Bill e Virginia, sono due persone un po’ fuori dagli schemi:

Lui, William Masters, è un brillante studioso e ginecologo di fama, imprigionato in un matrimonio sterile, in cui sembra sentirsi soffocato. Prova affetto per la moglie, ma non sembra provare la giusta carica sessuale e, così, la loro intimità è pressoché inesistente e la loro vita coniugale minata dai continui spettri del passato dell’uomo e dalla sua ossessione dello studio sul sesso.

L’Altra Me: nuova recensione.

~ ATTENZIONE AI DOVEROSI SPOILER CONTENUTI NELLA RECENSIONE~

Detto questo, non posso non ringraziare la dolcissima e bravissima Cate del blog Daydream On a Bookshelf per aver letto e recensito il mio primo romanzo. Non ho ricevuto molte recensioni per i miei lavori e ancora meno ne ho ricevuti per L’Altra Me e, quando qualcuno decide di darmi fiducia e legge il mio operato apprezzandolo, è sempre una festa!!
Ma ora basta, lascio la parola alla brava Cate e alla sua bellissima recensione: grazie ancora dal più profondo del cuore ❤

Ps: Date anche un occhiata al suo blog e al suo profilo Instagram, ne resterete piacevolmente sorpresi. 😉

Per leggere la recensione di Cate, cliccate sulla scritta –> QUI <—

Buona lettura ❤

Shio

The Passion of Port Talbot – (The Gospel of Us)

Esattamente nell’aprile di dieci anni fa, la piccola città di Port Talbot (Galles) fu trasformata in un’immenso palco all’aria aperta.
Tutti i cittadini, i curiosi, insomma chiunque, si trovò a vivere la passione di Cristo in una chiave moderna e sicuramente insolita ma, non per questo di meno impatto.

Direi che non potevo scegliere un giorno migliore per parlarvi di questo film innovativo essendo domani Pasqua.
Una delle cose più impressionanti di questa grande opera teatrale all’aperto è la presenza di un scioccante numero di comparse.

Gli attori, tutti del posto, hanno recitato i loro ruoli ininterrottamente per tre giorni arrivando a dormire sulle colline che circondano la città durante la notte. L’antivigilia, la vigilia e il giorno di Pasqua sono stati i giorni della rappresentazione sul luogo e anche delle riprese in tempo reale, non c’erano scene da ripetere, no. Esattamente come quando ci si esibisce a teatro, l’intero cast ha fatto tutte le prove al chiuso, dov’era possibile e poi, nei tre giorni prestabiliti, hanno trasformato la città in un enorme palco, mettendo in scena l’ascesa del maestro del popolo, “The Teacher“, nella versione originale, il battesimo avvenuto nelle acque gelate (povero Sheen, chissà che freddo!! x°D), il suo seguito, l’ultima cena e, infine, la crocefissione avvenuta in un altura che da sul mare davanti a una folla allucinante di cittadini, attori e quant’altro.

Se non vedete alcuni filmati, forse non potete capire la vastità di questo progetto che sicuramente ai più “puristi” legati alla religione e alla tradizione, farà storcere il naso indignati ma che, a mio avviso, è invece una gran bella trovata anche per sensibilizzare i giovani al culto della chiesa.
Eccovi di seguito uno dei tanti trailer con sottotitoli in inglese, ovviamente la ma su Youtube potrete trovare altri video sull’argomento:


In questa versione, il nuovo Gesù è un senzatetto (argomento molto a cuore a Michael Sheen che si è indebitato fino al collo lapidando il suo patrimonio per risolvere la loro situazione in Galles).
I discepoli sono persone disadattate, emarginati della società in alcuni casi o, comunque, persone “invisibili” ai più.
La minaccia da cui “The Teacher” viene chiamato a salvare tutti è lo sfruttamento da parte di una società edilizia senza scrupoli che vuole industrializzare la città sfruttandone ogni singola goccia a scapito dei cittadini.
La prima apparizione del maestro avviene per salvare una donna da un terrorista che le fa indossare un gitel pieno di esplosivo e potrei andare avanti per ore…

Ovviamente questo film non esiste in versione italiana.
Io l’acquistai su Amazon prima della Brexit, ma penso possa essere ancora recuperabile da qualche parte e sul web.

Bene, con questo post un po’ insolito, vi lascio e vi auguro una Felice Pasqua nel limite consentito dalle restrizioni che questo orribile e lungo periodo ci sta imponendo.

Tanta cioccolata e amore a tutti 😉

Buona Pasqua.

Shio ❤

MINI GALLERIA IMMAGINI:

Il maestro dei morti di Yannick Roch


Ciao a tutti, amici e buon lunedì!
Oggi vi parlo di un romanzo che esce un po’ dai miei soliti canoni.
Più o meno a metà febbraio, sono stata contattata dall’autore che mi ha proposto il suo romanzo per una recensione. Come ben sapete, difficilmente faccio recensioni su richiesta, perché ho tempistiche molto lunghe e, quando leggo, preferisco farlo puntando su titoli che desideravo davvero approfondire e non su altri che mi vengono chiesti/imposti, ma Yannick non solo è stato di un’educato disarmante e ha accettato di invecchiare a causa dei miei tempi lunghi, ma ha due caratteristiche che mi hanno fatto subito tentennare verso un sì: è francese e il suo romanzo è ambientato a Parigi, città che amo.
Con queste premesse un po’, se vogliamo dire, infantili. Sono entrata nel mondo degli investigatori Renard e Tortue in una misteriosa Parigi del 1933, ma prima, la sinossi:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dati:
Titolo: Il maestro dei morti
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Edito: Les Flâneurs Edizioni 
Data di pubblicazione: 25 agosto 2019
Numero pagine: 118

Impressioni personali:
Come già detto su, non è un genere di romanzo che solitamente cerco. Non sono mai stata molto attratta da gialli o romanzi polizieschi e, anche se in passato qualcosina ho letto, come ad esempio Sherlock Holmes (restando nel genere gialli storici), sostanzialmente negli ultimi anni, ho letto molti autori asiatici, pochissimi italiani e qualcosina di americano. Questa mia piccola mancanza non mi permette di avere un termine di paragone ma posso dirvi fin da subito che la storia mi ha preso.
Si parte da un’indagine su una misteriosa scomparsa di una nobildonna dell’alta società. Agli inizi si ipotizza addirittura una scomparsa volontaria ma poi, attraverso indagini, enigmi e metodi a volte ai limite della legge, si scoperchierà un vaso di Pandora che ingoierà l’intera borghesia francese facendola tremare fin nelle fondamenta.

La storia è avvincente. I due detective sono così naturali nei loro atteggiamenti che, in più occasioni, ho avuto l’impressione di essere seduta con loro nello studio a sorseggiare un tè o a scrutare la mappa cittadina alla ricerca di indizi.
Molto intricante l’enigma che porta alla soluzione del caso e i rapporti personali tra i vari componenti.
Adorabili e dovute sono anche le note a bordo pagina per chi non conosce Parigi e, soprattutto, i costumi e le usanze della città negli anni 30.
Il romanzo è scritto in terza persona, la narrazione è scorrevole e solo in pochissimi passaggi, si perde il “punto di vista” del narratore che, però non toglie pathos e significato a un libro che vale sicuramente la pena di leggere, sia per le atmosfere, sia per la storia intricata e avvincente. Yannick, con la sua narrazione è riuscito a portarmi davvero indietro nel tempo, avete presente quando guardate una serie storica e gli atteggiamenti, i modi di fare, tutto ti fa rivivere quel determinato periodo? Ecco, questo avviene anche nel romanzo di Yannick Roch: “Il maestro dei morti“. Soprattutto quando racconta delle strade di Parigi o in quelle scene in cui i due investigatori si trovano soli nel loro studio a consultarsi, è come entrare in una piccola capsula del tempo e apparire accanto a loro, in una Parigi umida e cupa del 1933.

Consigliato.

PS: potete trovare il romanzo online su tutti gli app store, fateci un pensierino. 😉

Shio ❤

The Rookie

Ciao a tutti, oggi vi parlo di una serie tv che non sono sicura conoscano in molti. E’ recente e presente nel palinsesto rai da ormai due anni (attualmente, in America, è in lavorazione la terza stagione), tuttavia, sinceramente, chi guarda ancora la tv di Stato?
Temo e credo pochi o nessuno di noi. Io stessa la evito e guardo le puntate delle poche serie che m’interessano l’indomani su Raiplay, per cui… ho davvero qualche dubbio a riguardo della popolarità di questa serie ma, proprio per questo, proprio perché credo nel suo potenziale e l’adoro, ho pensato di proporvela.
Sinceramente non so come aiutarvi nel caso volesse provare a recuperare le vecchie puntate, purtroppo in Italia abbiamo due grandi problemi a riguardo: la mancanza di Homevideo perché la gente non acquista e canali gratis su cui vedere serie e non dover essere sempre costretti a pagare mesi di abbonamento per magari un paio di titoli. (motivo per cui non ho mai fatto abbonamenti a pay TV finora, ma non escludo di farli in futuro). Ma torniamo alla serie…

Come suggerisce il titolo, “The Rookie”, parla di novellini, in questo caso, di un novellino in particolare: John Nolan interpretato da Nathan Fillon che, per l’occasione, si è rimesso in forma come non era mai stato prima!

Nolan è troppo grande per essere una recluta (ha superato i 40 anni), eppure ci mette tutto se stesso per non essere da meno dei suoi colleghi più giovani. E’ un sempliciotto, buono di cuore, attento alle regole e gentile col prossimo, tutte ottime qualità che spesso lo metteranno nei guai quando penserà di dover fare la cosa giusta anziché quella che “andrebbe fatta”.
La serie inizia con l’arrivo alla stazione di polizia di 3 agenti reclute: John Nolan appunto, interpretato da Nathan Fillon, Lucy Chen (Melissa O’Neil) e  Jackson West (Titus Makin). A questi sono stati assegnati 3 sergenti istruttori che li affiancheranno durante i loro turni di pattuglie e avranno il compito arduo di formargli per fargli diventare dei veri agenti operativi.

Come meccanismo di narrazione, The Rookie strizza un po’ l’occhio alle vecchie serie televisive degli anni 70/80 come i “Chips” o “T. J. Hooker” (solo per citarne un paio) dove la vita lavorativa dei personaggi si alterna e intreccia con quella personale. Sì, ok tutte le serie che si rispettano fanno di questi due intrecci un’arte, ma mi sembrava carino citarli perché anche loro hanno come protagonisti, gruppi di agenti in pattuglia.

È una serie fresca, con una buona dose di humor, ma sa essere anche dinamica e drammatica. Ha tutti i numeri per diventare la n.1 nel vostro cuore o almeno avvicinarsi al podio. 😉

Io la adoro. Una delle particolarità di questa serie è che ogni personaggio (e sono tanti) ha il suo spazio. E’ strutturata in modo equilibrato assistendo gradualmente all’evoluzione di ognuno di loro senza alcuna prevaricazione. Ovviamente il pg di Nolan che è il protagonista, è un gradino più in alto rispetto agli altri anche perché è la sua storia soprattutto che si cerca di narrare, ma è così appena percettibile, che quasi non te ne accorgi.
Simpatico, emozionate, divertente e, a modo suo anche dolce, questa serie tv non esiterà a entusiasmarvi facendovi innamorare di ogni singolo personaggio.
Il personaggio che più ho odiato? Bishop, il primo agente istruttore di Nolan.
Il personaggio che più amo? Tutti, eccetto Bishop! x°D

Se vi capita di trovarla in giro sul web, datele una possibilità, non ve ne pentirete. 😉

Piccola chicca! La serie è ispirata alla vera storia di Bill Norcross che lavora attualmente al dipartimento di polizia di Los Angeles e che è anche produttore esecutivo della serie.

Buona visione.

Shio. ❤

Pomi d’ottone e manici di scopa di Mary Norton


Buongiorno amici, come state?
Io questa settimana non ho prodotto una singola sillaba del nuovo romanzo: non immaginate la mia gioia a riguardo, ma almeno ne ho approfittato per leggere un paio di romanzi, il primo era quello di Elena e Laura di cui vi ho parlato alcuni giorni fa “Il segreto degli alberi” e poi lui, il secondo che da il titolo al post:
Pomi d’ottone e manici di scopa” di Mary Norton edito in Italia da Salani Editore.
Cosa dite?
Questo titolo vi ricorda qualcosa?
Ebbene sì, avete ragione ma se pensate che tra le sue pagine possiate ritrovare la magia e la freschezza dell’omonimo film Disney, vi sbagliate di grosso! 😉
Il libro è, come dire? Simile? Stessi nomi, stesse situazioni…alcune più similari di altre, alcune completamente inedite, ma non è la stessa storia, proprio no!
Tuttavia, come sempre, andiamo con ordine ed eccovi la sinossi ufficiale presa dalla secondo di copertina:

Per Carey, Charles e Paul si prospetta un’estate ben noiosa, mandati a stare da una vecchia zia che non sorride molto, con una domestica anziana e severa in una casa enorme, dal giardino senza fiori. Ecco perché i giorni passano lentissimi, tutti uguali l’uno all’altro! Ma il giorno in cui Miss Price cade dalla scopa, per i tre ragazzi comincia la più incredibile delle avventure. La loro vicina di casa, infatti, è nientemeno che un’apprendista strega, anche se i suoi incantesimi non sempre funzionano come vorrebbe. Tra la matura signorina e i piccoli vicini si stabilisce subito una grande amicizia, e sarà grazie al pomo di ottone di un letto, stregato da Miss Price, che i quattro faranno i più straordinari viaggi nel tempo e nello spazio. E chissà che, viaggiando viaggiando, l’incerta e titubante strega non finisca per trovare nientemeno che l’amore… L’avventura che chiunque vorrebbe aver vissuto in un romanzo che, grazie anche al celebre film Disney con Angela Lansbury, ha lasciato un segno indelebile in generazioni di ragazzi. Età di lettura: da 8 anni.

E’ facile pensare che, l’edizione in mio possesso, la quinta, sia uscita dopo la realizzazione del film, direi che è evidente dalla sinossi e, sempre dalla stessa, è evidente che ero fuori target per la lettura ma… conta se dico che leggerlo è stato un po’ come realizzare un sogno di quando ero bambina e che, sostanzialmente, mi ha fatto regredire più o meno a quell’età? 😅 Forse non proprio otto anni, ma… è stato comunque abbastanza piacevole nonostante ho qualche annetto di più… giusto un paio.. 🙄 non mi sono sentita fuori posto!

Comunque, nonostante le varie premesse dovute all’età e che, sicuramente, ha tolto un po’ di “magia” alla storia, devo ammettere che, se questo era il genere di romanzo del tempo (la prima ed. risale al 1957) si pensava essere una storia per bambini… i nostri figli (anzi vostri, io non ne ho 😅) vengono trattati un po’ come dei piccoli soprammobili di cristallo. Ma non sono qui per polemizzare e parliamo del libro!
La prima cosa che ho pensato, man mano che andavo avanti con la lettura è stata: “Ora capisco quanto meraviglioso fosse il mondo magico racchiuso nella mente di Walt Disney“, perché ha preso una storia di avventura per bambini e l’ha trasformata in qualcosa di strepitoso, unico, magico!
La storia narrata da Mary Norton, ha molti punti in comune con quella del film, ma differenzia di tanto allo stessa maniera: niente nazisti, niente stregoneria per corrispondenza, niente isola degli animali, nessun castello con armature incantate, ma… c’è un’isola, seppur popolata da cannibali e c’è una prigione e una scopa che vola magicamente da sola con un finto cavaliere che è solo un mantello gonfio di magia.
La storia è incentrata sui tre bambini: Carey, Charles e Paul e sulle loro avventure. C’è un’intera parte dedicata ai tre bambini quando, per la prima volta, provano il letto incantato dal pomo.
C’è il loro rapporto affettuoso e al tempo stesso rispettoso per Miss Price.
Il buon Emelious che nel romanzo ha un ruolo, una locazione storica e un’aspetto completamente diverso è un uomo di trent’anni e non quasi sulla mezz’età come si vede nel film.
Insomma, è davvero difficile parlare di questo libro senza fare paragoni con la sua versione in pellicola!
Mentre leggevo, avevo ben a mente i volti degli attori e mi è sembrato di vedere un altro film con scene diverse forse, ma comunque emozionante.
Personalmente preferisco di più la versione Disney, senza nulla togliere al romanzo della Norton. Il finale, poi, mi ha lasciato l’amaro in bocca poi, ma all’ultima battuta di Carey, le mie labbra si sono increspate in un sorriso. E’ stato come sentire con le sue orecchie (se non leggete il romanzo non potete capire, scusate) e la voce della doppiatrice della Landsbury ha risuonato nella mia testa pronunciando quella frase e, nonostante mi sentissi un po’ giù per come si era concluso, per quel “happy ending” a metà, ho avvertito, finalmente, la magia di quella storia.

Sicuramente è un romanzo per bambini, ma non sottovalutatelo. Ci sono scene molto dure per il target a cui è rivolto. Avete presente Harry Potter? Non lo sto paragonando a lui, sono due generi e due epoche completamente diverse ma, anche il primo HP era un romanzo per un pubblico di bambini eppure aveva scene degne del miglior libro per adolescenti e anche qualcosina di più. Insomma, un’isola popolata di cannibali e uno stregone sul rogo, non sono proprio cosine che faresti leggere a un bambino di 8 anni, giusto?
Ecco, il contro senso di questo romanzo è un po’ come quello che avverti per Harry Potter: sai che è un romanzo per bambini ma può adattarsi tranquillamente a un pubblico adulto conservando dialoghi e situazioni un po’ infantili e altri che ti fanno esclamare: wow!

Questa mia riflessione personale mi induce a consigliare questo romanzo a tutti o, se avete figli, potreste leggerlo ai vostri bambini, così leggereste qualcosa di carino e avvincente e farete felice anche il vostro piccolo. ❤

E’ un romanzo per tutti coloro che riescono ancora a sognare, per chi ha una buona elasticità mentale, per chi non si ferma davanti alle difficoltà di un’epoca diversa con ritmi e situazioni non più consoni a noi. E’ un romanzo che ci fa ritornare un po’ bambini che parla di magia che non vedi come di aspetti ma che, se chiudi gli occhi, ti sembra di sentire ancora la Miss Price del film sussurrare: “treguna mekoides trecorum satis dee”.

Buona lettura.

Shio ❤

Il segreto degli alberi


Ciao a tutti, oggi vi parlo del primo romanzo di una coppia di esordienti: Elena e Laura Canepa e il loro: “Il segreto degli alberi“.
Per essere il loro primo romanzo, direi che di carne al fuoco ne hanno messa e tanta. Suddiviso in due distinti periodo temporali, le “sorelle del web”, ci portano prima in Inghilterra nel presente dove una vedova di mezz’età si prepara a fare la sua offerta per l’acquisto di una prestigiosa villa che desidera far diventare un orfanotrofio e poi in Polonia dove, la donna ha vissuto la sua infanzia tra le mura di un convento gestito da suore ma, dato che come sempre faccio pena nel spiegare le cose, vi lascio la sinossi direttamente estrapolata da Amazon:
Inghilterra, 1948. Sulle verdi colline di Pineswood, Villa Lemon sorge elegante e sontuosa: il magnifico giardino e le stanze ampie e luminose non possono che far innamorare la nuova proprietaria, Endelaman Crosel, che ha finalmente l’opportunità di iniziare una nuova vita e realizzare il suo sogno di aprire un orfanotrofio. Il ricco e arrogante Lucas Blake, però, vede in questo progetto una minaccia alle sue lussuose ambizioni.
Endelaman non si lascerà intimidire, lungo il suo cammino conoscerà molte persone animate dalle sue stesse buone intenzioni, degli amici fidati e un affascinante giardiniere. Ma l’inaspettato arrivo di un neonato a Villa Lemon risveglierà un’ondata di ricordi: un convento in Polonia nel 1910 e un terribile segreto, sepolto per anni, che tornerà alla luce cambiando per sempre il suo destino.

Cosa ne penso:
Allora, partiamo dal presupposto che non è il mio genere. Io, come potete vedere dalle poche recensioni da me pubblicate, difficilmente leggo romanzi rosa e, soprattutto, storici. In passato ci ho provato, ma con scarsi risultati, tuttavia in questo delle sorelline Elena e Laura non c’è solo amore, c’è mistero, intrighi e una serie infinita di intrecci che compongono quell’immensa matassa che è la trama e che, pian piano e con sapienza, le due attrici sbrogliano attraverso le azioni della sua protagonista: Endelaman Crosel.
La lettura è scorrevole e il testo scritto bene e non si fa fatica ad arrivare fino alla fine.
E’ un romanzo che può essere letto da tutti, non bisogno necessariamente essere un fan dei romance per leggerlo anche perché ogni sentimento al suo interno non vieni sfibrato e osannato come può avvenire nei romanzi di quel genere. E’ tutto molto bilanciato e ben congeniato, pertanto consiglio questo romanzo non solo a coloro che amano i romance non troppo sdolcinati, ma anche a chi ama gli intrecci e le trame fitte con qualche buon colpo di scena.
Mia piccola postilla personale, ma premetto che è da sempre un mio problema: i nomi!
Ho fatto una fatica bestiale a tenere a mente i nomi dei bambini dell’orfanotrofio in Polonia e quello della protagonista che, nella mia testa ormai suonava come Endel. Pertanto, chiedo ufficialmente alle autrici di venirmi in contro nel loro prossimo romanzo e di ricordarsi che la vecchia Shio fa fatica a ricordare i nomi troppo elaborati o fuori dai classici Giuditta e Gelsomina e di non congegnarne di così complicati. xD
(scherzo ovviamente sulla richiesta, ma non sulla mia difficoltà mentale).

Spero di avervi incuriositi un po’.
“Il segreto degli alberi” di Elena e Laura Canepa, vi aspetta su Amazon sia in formato ebook che cartaceo.

Alla prossima ❤
Shio.

Fiori d’acciaio

Ieri mi sono imbattuta casualmente in questo vecchio film e, anche se ero pienamente consapevole del fatto che mi avrebbe ridotta una maschera di lacrime perché è una pellicola che ho visto e rivisto tantissime volte negli anni, non sono riuscita a non soffermarmi e a rivederlo per l’ennesima volta.

Fiori d’acciaio (1989) di Herbert Ross è un film duro e delicato al tempo stesso. Fa piangere e fa ridere, ti culla e ti prende a schiaffi con la stessa intensità. Tratto da un opera teatrale scritta da  Robert Harling che curò anche la sceneggiatura, narra la storia di sei donne, sei fiori delicati ma forti come l’acciaio che non si faranno piegare dalle avversità della vita.
Siamo in una piccola cittadina della Louisiana dove tutti si conoscono soprattutto quando si frequenta lo stesso salone di bellezza, quello di Truvy  Jones (Dolly Parton).
In questo salone, si intrecciano la vita di queste donne, qui hanno il loro spazio per il pettegolezzo, per parlare dei loro sogni e anche dei loro problemi ed è lì che la vedova Louisa “Ouiser” Boudreaux (Shirley MacLaine), la sua migliore amica/nemica Clairee Belcher (Olympia Dukakis), la dolce, impacciata e religiosissima aiutante di Truvy, Annelle (Daryl Hannah), la signora Mary Lynn Eatenton (Sally Field) e la sua giovane figlia Shelby (Julia Roberts) si incontrano per passare del tempo insieme tra una messa in piega e un pettegolezzo. 

Tutto scorre sereno, Mary Lynn e Shelby si stanno preparando per il matrimonio imminente di quest’ultima e tutte le amiche sono eccitate al pensiero che la loro “piccola Shelby” faccia il grande passo, ma c’è un ombra sul volto di Mary Lynn, una preoccupazione che solo un cuore di mamma può comprendere: il timore che Shelby possa avere figli. La giovane è affetta da una grave forma di diabete che non le consentirebbe una gravidanza ma, nonostante il parere contrario dei medici e della stessa madre, la ragazza deciderà di avere un figlio portando l’intera famiglia davanti a delle conseguenze drammatiche.

E’ senz’ombra di dubbio un film intenso. Non è una commedia anche se in più di un’occasione ridi a crepapelle e soprattutto i siparietti con la divina Shirley McLaine sono fantastici. Questo è e rimane a tutti gli effetti una pellicola drammatica di alto contenuto emotivo. Passi l’intero film con l’ombra, lo spettro di questa malattia che aleggia sulla felicità di questa famiglia. Vedi, palpabile, la preoccupazione di una madre per la propria figlia e il desiderio di quest’ultima di essere approvata da lei anche nella scelta più pericolosa della sua vita.

Il cast è fenomenale: tante piccole stelle che, unite, hanno dato vita a una galassia di emozioni…amo i film così. Quei film dove il cast è composto da grandi ma nessuno di essi prevarica l’altro…film così, negli anni 80/90 ce n’erano ed erano dei veri capolavori.

Se vi capita di vederlo, fatelo con la dovuta consapevolezza.
Si ride.
Si piange.
E si torna a ridere.
Un film che fa bene al cuore, insomma.
Consigliato ma con una bella scorta di fazzolettini di carta a portata di mano. 🙂

Shio ❤

Bohemian Rapsody

Come ben sapete, io ho i miei tempi per vedere le cose. Per me, il discorso “Freddie Mercury” è importante al punto che, quando dopo l’uscita di questo film tutti erano improvvisamente fan dei Queen, mi irritai al punto da mandarmi in urta anche la pellicola e fui costretta ad accantonare l’idea di vederlo. Penserete che sono esagerata, forse, ma ritengo che l’amore per un’artista è sacro e non deve mai essere confuso con la moda del momento e, in quel caso, fu così ma… andiamo con ordine. 😉
Ciao amici, oggi vi parlo di un film che, quando è uscito, è stato uno tsunami di emozioni contrastanti: “Bohemian Rapsody” di Bryan Singer.

Come tutti saprete, e spero sia così, “Bohemian Rapsody” è una delle canzoni più famose dei Queen (e anche una delle mie preferite 🥰), essa ha, per certi versi, segnato il cambiamento nella storia del gruppo che, da sempre, era intenzionato a non fare un unico genere musicale (il rock), ma spaziare e allargare i loro orizzonti musicali. Nata soprattutto dalla passione di Freddie per la lirica, Bohemian Rapsody, diventa uno dei brani più lunghi fino a quel momento nella storia della band che ne ha voluto fare il suo singolo di lancio andando contro il parere del loro produttore.

Il film parte dalla partecipazione della band al Live Aid una delle manifestazioni canore per beneficienza più importanti del secolo scorso, e finisce con l’esecuzione dei Queen al Live Aid, appunto. Ma, tra i due momenti che rappresentano il “presente” della band all’interno del film, parte la vera storia, quella di Freddie come uomo, figlio, amante e performer. Vediamo un Freddie molto giovane che non accetta le sue origini, il suo nome ed è perennemente in rotta col padre. Il primo incontro con Bryan e Roger e, poco dopo anche con John avvenuto durante i loro anni all’università e, sempre nello stesso periodo, Freddie conoscerà l’unica donna che abbia mai amato: Mary Austin.

L’intero film ripercorre con delicata e rispettosa narrazione, i momenti salienti della band: dalla loro prima esibizione insieme in un locale notturno, alle vette di Wimbledon. Entra nel particolare vissuto del leader della band, mostrando i due volti di Freddie: quello forte, grintoso e sicuro di sé che osteggiava in pubblico e quello fragile e delicato del suo privato. I litigi, l’affetto e la complicità della band, la sua natura bisessuale sempre più incalzante e il suo “ritorno” in famiglia.

Cosa ne penso:

Partiamo subito dal presupposto che non sono una fan di Rami Malek e che, a parte quando faceva il faraone ne “Una notte al museo”, non mi ha neanche mai entusiasmato a livello estetico, ma questi sono gusti personali che non hanno nulla a che vedere con la bravura artistica di un attore. Malek è stato bravo, questo è un dato di fatto e, l’Oscar, è stata un’ulteriore conferma. E poi, resta il fatto che, per imitare le movenze di Freddie, deve aver fatto un lavoraccio non indifferente.

Il Complotto

Questa generazione di americani, la vostra generazione di americani, ha un appuntamento col destino…

[Franklin Delano Roosevelt e John Frizgrald Kennedy].

Ciao a tutti e buona domenica!
Oggi vi parlo della mia ultima lettura: “Il Complotto” di James Hepburn.
Questo non è un romanzo, qui si parla di date, fatti, avvenimenti precedenti e successivi all’omicidio tra i più cruenti del genere umano. Presentato come la contro inchiesta della famiglia sull’omicidio del presidente Kennedy, “Il complotto“, vanta di far luce sulle macchinazioni avvenute negli anni che precedettero la morte del presidente degli Stati Uniti d’America, ma sono sincera, dalla sinossi e da tutto quello che viene riportato sulla quarta di copertina, mi aspettavo qualcosa di decisamente diverso.
La particolarità di questo libro è la versione tradotta e quasi completamente sconosciuta ai più. Difatti, in verità, questo manoscritto e la sua esistenza è il mistero nel mistero. Apparso per la prima volta in Francia, fu poi pubblicato in Inghilterra e qualche copia fu stampata anche qui in Italia in una casa editrice torinese ma, fino a quando “Il complotto” non è stato ripreso in mano e ripubblicato in modo serio, la vecchia edizione italiana era pressoché inesistente. Possiamo dire che la storia e l’esistenza di questo romanzo, sono di per sé un enigma che si prefissa di portare il lettore man mano nei retroscena di questa indagine che fu anche materia di spunto e studio del famoso sostituto procuratore di New Orleans, Jim Garrison che forse, molti di voi, ricorderanno anche grazie al suo ruolo nel film di Oliver Stone: “JFK – un caso ancora aperto”, di cui vi ho parlato tantissimo tempo fa e che, aveva il volto di Kevin Costner.

Cosa ne penso…
Posso dirvi che mi ha lasciata molto spiazzata.
Non per le ipotesi in esso contenuti, ma perché fino a più di metà del libro, non si parla affatto dell’assassinio di Kennedy, ma l’intera opera delinea un quadro a 360° su quello che era l’ambiente militare, mafioso, prospero… su quello che era il potere e chi lo deteneva in America in quegli anni e il loro rapporto conflittuale con la politica Kennedy.
E’ un libro che racconta cosa ha indotto queste persone tanto potenti quanto pericolose a organizzare l’assassinio di uno degli uomini più importanti del mondo e di quanto marciume propagava intorno al presidente.
Ci sono state macchinazioni, negligenze, tradimenti.
Che Kennedy non fosse morto per mano di un solo uomo, questo era chiaro a chiunque e, prima ancora del film di Olivers Stone, prima ancora dell’indagine di Garrison che si opponeva alla commissione Warren che dichiarò e indicò in Osvald l’unico artefice materiale dell’assassinio, c’era questo libro scritto con l’auto dei servizi segreti francesi e russi, ma non solo… “Il Complotto”, nella sua precedente edizione uscita negli anni 70, fu il primo a spiegare, attraverso un grafico tracciato da un cecchino esperto, le varie traiettorie dei proiettili che colpirono Kennedy e parte della sua scorta e che, ne decretarono la fine.
La verità dietro la morte di quest’uomo è ancora parzialmente secretata negli archivi di stato americano.
Forse non avremo mai una conferma ufficiale di quello che è realmente successo o forse sì.
Sicuramente questo libro solleva il sipario su uno scenario alternativo da alcuni punti di vista, ma già conosciuti grazie al film interpretato da Kevin Costner.
Non dico che non mi sia piaciuto ma, sostanzialmente, non dice nulla di più di quello che tutti già sappiamo.
Sono da sempre stata affascinata dal mistero che avvolge questa sfortunata famiglia e i suoi componenti, ma sinceramente avrei preferito leggere più di Kennedy come uomo, come politico… avrei preferito avere tra le mani una sorta di dossier dove venivano spiegate per bene le traiettorie, i piccoli e grandi intrighi e i collegamenti, mentre in alcuni parti, ho trovato la lettura dispersiva. Sembrava stessero solo allungando il brodo prima di dare quelle uniche due/tre nozioni che il lettore medio si aspettava di leggere.
A fine lettura, comunque, non si resta delusi o a bocca asciutta, anzi…
In me è nata ancora di più la voglia di rivedere per la centesima volta il film di Oliver Stone e leggere il libro di Garrison ormai introvabile ovunque.

Non è una lettura da consigliare a cuor leggero.
Va letta se piace questo genere di cose e se ci si vuole scostare dai soliti “romanzi”.
Questo libro inchiesta, sicuramente merita di essere letto e, seppur vanta di essere stato tra i primi in materia, non lo metto nell’olimpo dei migliori per quanto riguarda l’argomento dell’omicidio del presidente, tuttavia, merita di essere letto.

Alla prossima.

Big Kiss.
Shio ❤