The Iron Lady (il film) di Phyllida Lloyd

«Cura i pensieri: diventeranno parole. Cura le tue parole: diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni perché diventeranno abitudini. Cura le tue abitudini perché diventeranno il tuo carattere e cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Quello che pensiamo, diventiamo.»
(Margaret Thatcher)

Ciao a tutti, oggi parliamo di film!

Ho visto questo film perché amo la bellezza e il talento di Meryl Streep e poi Margaret Thatcher è un pezzo di storia al quale ho involontariamente assistito ma che ero troppo piccola per ricordarlo nitidamente.

The Iron Lady ripercorre a ritroso nel tempo, la nascita politica e le gesta di una donna che è passata alla storia col nomignolo di “Lady di ferro“, ma lo fa con una malinconia e una nostalgica follia che lasciano un po’ di amaro in bocca.

Eccovi la trama estrapolata da Wikipedia: Anni 2000. Margaret Thatcher, ormai affetta dalla malattia di Alzheimer, conduce una vita solitaria, nonostante le preoccupazioni di sua figlia e dei collaboratori. Nella sua mente, ormai compromessa, passato e presente si confondono di continuo, e la donna arriva a immaginare che suo marito Denis Thatcher sia ancora vivo, al punto da discutere continuamente con lui. I suoi ricordi si concretizzano in una serie di flashback che ripercorrono la sua storia.

Trailer:

Cosa ne penso?

Beh, prima di tutto che l’Oscar alla Streep è più che meritato, la sua Lady Thatcher è perfetta nelle sue emozioni e fragilità, ma anche determinata e quasi perversa per altre.

Ammetto di aver amato e odiato questa donna durante la lunghezza del film. Non sempre concordavo con le sue decisioni politiche o con i suoi modi di fare a volte altezzosi o arroganti, e soprattutto ho provato in parte pena per i suoi famigliari messi spesso nell’ombra dalla sua ossessione, sì perché in questo film la politica non rappresenta solo un ruolo nella vita della lady di ferro, quanto più una vocazione, un ossessione appunto che la terrà legata ai suoi ideali per anni e anni. Per cui quando mi sono trovata davanti la Margaret del passato, non sempre sono riuscita ad empatizzare con lei, anzi. Ma quando dinnanzi a me avevo la donna fragile, vittima di una malattia che l’aveva resa uno spettro, l’ombra di quel passato dorato fatto di successi e soddisfazioni, beh, lì il mio cuore di faceva piccolo piccolo e soffriva per lei, per quella donna forte che aveva dato tutta sé stessa per i suoi ideali e che nel bene e nel male aveva fatto la storia del Regno Unito in un periodo pieno di tumulti e violenza.

Sinceramente ero troppo piccola quando lei governava per comprendere e ricordarmi quanto dei fatti riportati nella pellicola ci sia di vero, ma la Thatcher politica non ci faceva una bella figura in questo film, non sempre, arrivando a sfiorare i segnali tipici della dittatura, tutto un altro discorso il suo lato umano che emergeva solo in età avanzata quando ormai sola, colloquia con i fantasmi del suo passato, ricordando i tempi d’oro e la donna che era stata un tempo.

Davvero molto bello.

Accanto a Meryl Streep nei panni di Margaret Thatcher, troviamo anche Jim Broadbent nel ruolo del marito: Denis Thatcher, Olivia Colman che interpreta la figlia Carol Thatcher ed Anthony Head nel ruolo di Geoffrey Howe.

Insomma questo film ha tutti i numeri in regola per diventare un piccolo cult nei vostri cuori, dipende se vi piace il genere storico/biografico e la storia politica del Regno Unito in generale.

Consigliatissimo. ♥

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Braordchurch – serie tv


Ciao a tutti, amici, oggi si parla di serie tv e lo faccio con un titolo legato al mondo Netflix: Broadchurch.
Quanti di voi lo conoscono?
Io sono stata invitata a guardarlo su suggerimento di un lettore del blog e, dato che da poco ho sviluppato un amore platonico per David Tennant (che conoscevo per il ruolo di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e, successivamente, per quello del demone Crowley in Good Omens), ho deciso di provare a vederlo, ma devo ammettere che non è stato facile.

La storia:

La serie conta tre stagioni che ruotano tutte intorno alla cittadina costiera di Broadchurch, e alla sua piccola comunità.
Alec Hardy interpretato da un ottimo David Tennant è appena stato trasferito a Broadchurch e promosso a grado d’ispettore quando il suo primo caso risulta da subito essere dolorosamente complesso: Danny, un bambino di 11 anni, viene ritrovato sulla spiaggia cadavere e questo catapulterà Alec indietro nel tempo, a un altro caso irrisolto che continua a dargli tormento.
Al suo fianco, c’è l’agente  Ellie Miller impersonata dalla bravissima Olivia Colman. Miller è del posto. La cittadina è piccola e tutti conoscono tutti e questo, impedirà alla donna di essere obiettiva nelle indagini, portandola spesso a scontrarsi con Alec.

Impressioni personali:

Ogni stagione rappresenta un filone narrativo: la prima si occupa esclusivamente delle indagini sul caso, la seconda si occupa del processo e la terza… ecco, lei sinceramente l’avrei evitata. La terza si scosta della storia di punta e ci inoltra in un nuovo caso che aveva disseminato qua e là nuovi spunti per allacciarsi a una presunta quarta serie, mai sviluppata.
Sono sincera, non è una brutta seria, ma i ritmi narrativi inglesi a volte sono così lenti da risultare pesanti, senza contare che (e questo presumo sia più un problema mio), c’è così tanto spazio al dolore della perdita che in più occasioni, ho pianto entrando completamente in empatia con la famiglia Latimer e ripensando a mia madre… Se c’è una cosa che Broadchurch riesce a raccontare bene, è il dolore di chi resta…
I protagonisti: Alec e Ellie, sono fantastici, perfettamente affiatati e i due interpreti molto bravi e credibili nei loro ruoli.
C’è la giusta dose di umorismo, drammaticità e dolore; un ottimo mix che si aggiunge al mistero di questa indagine lunga otto episodi e che, fino all’ultimo, non ti fa capire chi è il colpevole. Sicuramente l’autore è stato molto bravo nel disseminare prove, indizi e congetture e, sono sincera, io che di solito capisco chi è l’assassino dopo dieci minuti, stavolta non ci avevo preso minimamente: davvero fantastico, ma avrei evitato la terza stagione, quella proprio l’ho trovata una forzatura. Il cerchio generale della storia di tutti i protagonisti, si concludeva ampiamente nella seconda, farne una terza ha dato più l’idea di una minestra riscaldata che, se non fosse stato per la presenza di Tennant e della Colman, probabilmente, sarebbe risultata inguardabile.