Si chiamava Mathilde di Yannick Roch

Ciao a tutti, dopo il lungo delirio per la pubblicazione del mio terzo romanzo, finalmente, torno a parlare dei romanzi degli altri e, più nello specifico, del secondo romanzo di Yannick Roch, autore di libri gialli e amministratore del blog “Inchiostronoir“.

Ma partiamo dalla sinossi:
Tra i melodiosi boulevard parigini negli anni Trenta, la vita della pianista prodigio Mathilde Levannier è completamente assorbita dagli spartiti, dai concerti e dalle rigide aspettative familiari fino a quando, poco prima del suo debutto nella prestigiosa Salle Gaveau, “La Fatina dalle mani d’avorio” improvvisamente scompare. Lo studio investigativo di Renard e Tortue dovrà adesso essere pronto ad affrontare, dopo la risoluzione del caso nel primo romanzo poliziesco Il Maestro dei Morti, una nuova e intricata indagine ambientata nell’affascinante e spietato mondo della musica classica.

Come vi dissi già tempo fa durante la segnalazione, in passato ho avuto il piacere e l’onore di leggere la prima opera di Roch con protagonisti i tuoi investigatori Renard e Tortue e sono felice che mi sia stata data l’opportunità di leggere anche questo seguito, dove i nostri bravi detective sono stati chiamati a risolvere un caso di scomparsa molto particolare che profuma di mistero in una Parigi dei primi del novecento.

Scheda libro:
Titolo: Si chiamava Mathilde
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Casa Editrice: ‎ Les Flâneurs Edizioni
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2022
Numero pag. edizione cartacea: 168.
Disponibile in entrambi i formati e GRATIS per gli abbonati a Kindle Unlimeted.


Impressioni personali:
A distanza dalla precedente recensione, quella per il suo primo romanzo: “Il maestro dei morti” che potete recuperare cliccando QUI, la mia esperienza col genere non si è ampliata, ma come già detto, è un mondo che non ho mai voluto approfondire più di tanto, per cui, le mie impressioni rimangono genuine ma “da non addetta ai lavori“, tuttavia saranno sicuramente più veritiere ed empatiche, ma meno tecniche.
In primis dico subito che anche questo romanzo mi è piaciuto!
E’ stato bello ritornare a Parigi al fianco di Renard e Tortue, ritrovare vecchie conoscenze e farne di nuove. Il caso inizia un po’ come il precedente, con una misteriosa scomparsa, ma si scosta completamente dalla prima opera creando intorno al nuovo “fatto”, un alone di mistero e ambiguità che solleticherà la curiosità del lettore.

Scritto anche questo in terza persona, il testo risulta scorrevole e per nulla scontato, con un delizioso approfondimento su alcuni fatti storici dell’epoca che non guasta e arricchisce ancora più la particolarità di questa storia che, secondo me, potrebbe avere anche un seguito… proprio così, leggendo il finale ho avuto la sensazione che il bravo Yannick tornerà ancora a Parigi e che in un futuro spero non troppo lontano, sentiremo ancora parlare di Renard, Tortue e Lequeuf. 😉

Ps: io ho risolto il caso prima della metà del libro, quanti di voi ci riuscirebbero?
Vi sfido a provarci! Leggete il romanzo a fatemi sapere in quanti ci sono arrivati prima dei nostri bravi detective ma, ovviamente, senza spoilerare o guai! 😉

Buona lettura e alla prossima.

Shio ♥


Segnalazione librosa!Pronti a tornare a Parigi?

Buongiorno a tutti amici!

Stamani iniziamo la giornata con una bella segnalazione librosa: siete pronti a tornare a Parigi?

Siete pronti per un nuovo caso di Renard e Tourte?

Yannick Roch tornare con una nuova indagine dei due famosi e abili detective parigini edita da Les Flâneurs Edizioni.

Correte a leggere l’articolo qui sotto!

Buona lettura.

Shio ❤️

Ciao amici! Eh sì, avete letto bene: il mio nuovo romanzo sarà disponibile a breve in versione cartacea e in e-book! Ma lasciate che vi racconto tutto… Fonte: “Paris at Night” by x-horizon, su DeviantArt Se siete dei lettori regolari di questo blog, saprete sicuramente che il mio primo romanzo “Il Maestro dei morti” è […]

Pronti a tornare a Parigi? Ecco il mio nuovo romanzo!

Il maestro dei morti di Yannick Roch


Ciao a tutti, amici e buon lunedì!
Oggi vi parlo di un romanzo che esce un po’ dai miei soliti canoni.
Più o meno a metà febbraio, sono stata contattata dall’autore che mi ha proposto il suo romanzo per una recensione. Come ben sapete, difficilmente faccio recensioni su richiesta, perché ho tempistiche molto lunghe e, quando leggo, preferisco farlo puntando su titoli che desideravo davvero approfondire e non su altri che mi vengono chiesti/imposti, ma Yannick non solo è stato di un’educato disarmante e ha accettato di invecchiare a causa dei miei tempi lunghi, ma ha due caratteristiche che mi hanno fatto subito tentennare verso un sì: è francese e il suo romanzo è ambientato a Parigi, città che amo.
Con queste premesse un po’, se vogliamo dire, infantili. Sono entrata nel mondo degli investigatori Renard e Tortue in una misteriosa Parigi del 1933, ma prima, la sinossi:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dati:
Titolo: Il maestro dei morti
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Edito: Les Flâneurs Edizioni 
Data di pubblicazione: 25 agosto 2019
Numero pagine: 118

Impressioni personali:
Come già detto su, non è un genere di romanzo che solitamente cerco. Non sono mai stata molto attratta da gialli o romanzi polizieschi e, anche se in passato qualcosina ho letto, come ad esempio Sherlock Holmes (restando nel genere gialli storici), sostanzialmente negli ultimi anni, ho letto molti autori asiatici, pochissimi italiani e qualcosina di americano. Questa mia piccola mancanza non mi permette di avere un termine di paragone ma posso dirvi fin da subito che la storia mi ha preso.
Si parte da un’indagine su una misteriosa scomparsa di una nobildonna dell’alta società. Agli inizi si ipotizza addirittura una scomparsa volontaria ma poi, attraverso indagini, enigmi e metodi a volte ai limite della legge, si scoperchierà un vaso di Pandora che ingoierà l’intera borghesia francese facendola tremare fin nelle fondamenta.

La storia è avvincente. I due detective sono così naturali nei loro atteggiamenti che, in più occasioni, ho avuto l’impressione di essere seduta con loro nello studio a sorseggiare un tè o a scrutare la mappa cittadina alla ricerca di indizi.
Molto intricante l’enigma che porta alla soluzione del caso e i rapporti personali tra i vari componenti.
Adorabili e dovute sono anche le note a bordo pagina per chi non conosce Parigi e, soprattutto, i costumi e le usanze della città negli anni 30.
Il romanzo è scritto in terza persona, la narrazione è scorrevole e solo in pochissimi passaggi, si perde il “punto di vista” del narratore che, però non toglie pathos e significato a un libro che vale sicuramente la pena di leggere, sia per le atmosfere, sia per la storia intricata e avvincente. Yannick, con la sua narrazione è riuscito a portarmi davvero indietro nel tempo, avete presente quando guardate una serie storica e gli atteggiamenti, i modi di fare, tutto ti fa rivivere quel determinato periodo? Ecco, questo avviene anche nel romanzo di Yannick Roch: “Il maestro dei morti“. Soprattutto quando racconta delle strade di Parigi o in quelle scene in cui i due investigatori si trovano soli nel loro studio a consultarsi, è come entrare in una piccola capsula del tempo e apparire accanto a loro, in una Parigi umida e cupa del 1933.

Consigliato.

PS: potete trovare il romanzo online su tutti gli app store, fateci un pensierino. 😉

Shio ❤

Il segreto degli alberi


Ciao a tutti, oggi vi parlo del primo romanzo di una coppia di esordienti: Elena e Laura Canepa e il loro: “Il segreto degli alberi“.
Per essere il loro primo romanzo, direi che di carne al fuoco ne hanno messa e tanta. Suddiviso in due distinti periodo temporali, le “sorelle del web”, ci portano prima in Inghilterra nel presente dove una vedova di mezz’età si prepara a fare la sua offerta per l’acquisto di una prestigiosa villa che desidera far diventare un orfanotrofio e poi in Polonia dove, la donna ha vissuto la sua infanzia tra le mura di un convento gestito da suore ma, dato che come sempre faccio pena nel spiegare le cose, vi lascio la sinossi direttamente estrapolata da Amazon:
Inghilterra, 1948. Sulle verdi colline di Pineswood, Villa Lemon sorge elegante e sontuosa: il magnifico giardino e le stanze ampie e luminose non possono che far innamorare la nuova proprietaria, Endelaman Crosel, che ha finalmente l’opportunità di iniziare una nuova vita e realizzare il suo sogno di aprire un orfanotrofio. Il ricco e arrogante Lucas Blake, però, vede in questo progetto una minaccia alle sue lussuose ambizioni.
Endelaman non si lascerà intimidire, lungo il suo cammino conoscerà molte persone animate dalle sue stesse buone intenzioni, degli amici fidati e un affascinante giardiniere. Ma l’inaspettato arrivo di un neonato a Villa Lemon risveglierà un’ondata di ricordi: un convento in Polonia nel 1910 e un terribile segreto, sepolto per anni, che tornerà alla luce cambiando per sempre il suo destino.

Cosa ne penso:
Allora, partiamo dal presupposto che non è il mio genere. Io, come potete vedere dalle poche recensioni da me pubblicate, difficilmente leggo romanzi rosa e, soprattutto, storici. In passato ci ho provato, ma con scarsi risultati, tuttavia in questo delle sorelline Elena e Laura non c’è solo amore, c’è mistero, intrighi e una serie infinita di intrecci che compongono quell’immensa matassa che è la trama e che, pian piano e con sapienza, le due attrici sbrogliano attraverso le azioni della sua protagonista: Endelaman Crosel.
La lettura è scorrevole e il testo scritto bene e non si fa fatica ad arrivare fino alla fine.
E’ un romanzo che può essere letto da tutti, non bisogno necessariamente essere un fan dei romance per leggerlo anche perché ogni sentimento al suo interno non vieni sfibrato e osannato come può avvenire nei romanzi di quel genere. E’ tutto molto bilanciato e ben congeniato, pertanto consiglio questo romanzo non solo a coloro che amano i romance non troppo sdolcinati, ma anche a chi ama gli intrecci e le trame fitte con qualche buon colpo di scena.
Mia piccola postilla personale, ma premetto che è da sempre un mio problema: i nomi!
Ho fatto una fatica bestiale a tenere a mente i nomi dei bambini dell’orfanotrofio in Polonia e quello della protagonista che, nella mia testa ormai suonava come Endel. Pertanto, chiedo ufficialmente alle autrici di venirmi in contro nel loro prossimo romanzo e di ricordarsi che la vecchia Shio fa fatica a ricordare i nomi troppo elaborati o fuori dai classici Giuditta e Gelsomina e di non congegnarne di così complicati. xD
(scherzo ovviamente sulla richiesta, ma non sulla mia difficoltà mentale).

Spero di avervi incuriositi un po’.
“Il segreto degli alberi” di Elena e Laura Canepa, vi aspetta su Amazon sia in formato ebook che cartaceo.

Alla prossima ❤
Shio.

Il Complotto

Questa generazione di americani, la vostra generazione di americani, ha un appuntamento col destino…

[Franklin Delano Roosevelt e John Frizgrald Kennedy].

Ciao a tutti e buona domenica!
Oggi vi parlo della mia ultima lettura: “Il Complotto” di James Hepburn.
Questo non è un romanzo, qui si parla di date, fatti, avvenimenti precedenti e successivi all’omicidio tra i più cruenti del genere umano. Presentato come la contro inchiesta della famiglia sull’omicidio del presidente Kennedy, “Il complotto“, vanta di far luce sulle macchinazioni avvenute negli anni che precedettero la morte del presidente degli Stati Uniti d’America, ma sono sincera, dalla sinossi e da tutto quello che viene riportato sulla quarta di copertina, mi aspettavo qualcosa di decisamente diverso.
La particolarità di questo libro è la versione tradotta e quasi completamente sconosciuta ai più. Difatti, in verità, questo manoscritto e la sua esistenza è il mistero nel mistero. Apparso per la prima volta in Francia, fu poi pubblicato in Inghilterra e qualche copia fu stampata anche qui in Italia in una casa editrice torinese ma, fino a quando “Il complotto” non è stato ripreso in mano e ripubblicato in modo serio, la vecchia edizione italiana era pressoché inesistente. Possiamo dire che la storia e l’esistenza di questo romanzo, sono di per sé un enigma che si prefissa di portare il lettore man mano nei retroscena di questa indagine che fu anche materia di spunto e studio del famoso sostituto procuratore di New Orleans, Jim Garrison che forse, molti di voi, ricorderanno anche grazie al suo ruolo nel film di Oliver Stone: “JFK – un caso ancora aperto”, di cui vi ho parlato tantissimo tempo fa e che, aveva il volto di Kevin Costner.

Cosa ne penso…
Posso dirvi che mi ha lasciata molto spiazzata.
Non per le ipotesi in esso contenuti, ma perché fino a più di metà del libro, non si parla affatto dell’assassinio di Kennedy, ma l’intera opera delinea un quadro a 360° su quello che era l’ambiente militare, mafioso, prospero… su quello che era il potere e chi lo deteneva in America in quegli anni e il loro rapporto conflittuale con la politica Kennedy.
E’ un libro che racconta cosa ha indotto queste persone tanto potenti quanto pericolose a organizzare l’assassinio di uno degli uomini più importanti del mondo e di quanto marciume propagava intorno al presidente.
Ci sono state macchinazioni, negligenze, tradimenti.
Che Kennedy non fosse morto per mano di un solo uomo, questo era chiaro a chiunque e, prima ancora del film di Olivers Stone, prima ancora dell’indagine di Garrison che si opponeva alla commissione Warren che dichiarò e indicò in Osvald l’unico artefice materiale dell’assassinio, c’era questo libro scritto con l’auto dei servizi segreti francesi e russi, ma non solo… “Il Complotto”, nella sua precedente edizione uscita negli anni 70, fu il primo a spiegare, attraverso un grafico tracciato da un cecchino esperto, le varie traiettorie dei proiettili che colpirono Kennedy e parte della sua scorta e che, ne decretarono la fine.
La verità dietro la morte di quest’uomo è ancora parzialmente secretata negli archivi di stato americano.
Forse non avremo mai una conferma ufficiale di quello che è realmente successo o forse sì.
Sicuramente questo libro solleva il sipario su uno scenario alternativo da alcuni punti di vista, ma già conosciuti grazie al film interpretato da Kevin Costner.
Non dico che non mi sia piaciuto ma, sostanzialmente, non dice nulla di più di quello che tutti già sappiamo.
Sono da sempre stata affascinata dal mistero che avvolge questa sfortunata famiglia e i suoi componenti, ma sinceramente avrei preferito leggere più di Kennedy come uomo, come politico… avrei preferito avere tra le mani una sorta di dossier dove venivano spiegate per bene le traiettorie, i piccoli e grandi intrighi e i collegamenti, mentre in alcuni parti, ho trovato la lettura dispersiva. Sembrava stessero solo allungando il brodo prima di dare quelle uniche due/tre nozioni che il lettore medio si aspettava di leggere.
A fine lettura, comunque, non si resta delusi o a bocca asciutta, anzi…
In me è nata ancora di più la voglia di rivedere per la centesima volta il film di Oliver Stone e leggere il libro di Garrison ormai introvabile ovunque.

Non è una lettura da consigliare a cuor leggero.
Va letta se piace questo genere di cose e se ci si vuole scostare dai soliti “romanzi”.
Questo libro inchiesta, sicuramente merita di essere letto e, seppur vanta di essere stato tra i primi in materia, non lo metto nell’olimpo dei migliori per quanto riguarda l’argomento dell’omicidio del presidente, tuttavia, merita di essere letto.

Alla prossima.

Big Kiss.
Shio ❤

Prodigal son – serie tv

Ciao a tutti e buona domenica,
come va? Spero bene. Oggi vi parlo di una serie tv che mi ha tenuta incollata alla sedia. Vi dico solo che guardavo una media di 4/5 episodi al giorno, a volte anche 6, difatti contando una sola stagione, l’ho conclusa molto in fretta. Ero in mutua (mesi fa ormai) e potevo permettermi di stare davanti alla tv/pc anche perché non ero in grado di andare avanti col romanzo, per cui ne ho approfittato e, ragazzi… Spettacolo!

Prodigal Son ai miei occhi poco esperti di questo genere di storia, è apparso da subito avvincente, brillante, coinvolgente. Tom Payne (The walkin death) è fantastico: il giusto mix tra schizofrenia, genio e simpatia. Michael Sheen è il serial killer che tutti vorremmo (hahahaha, lo so, questa affermazione è inquietante): burbero, glaciale e affabile. E poi, il resto del cast, attori del calibro di Lou Diamond Phillips (molto in voga negli anni 80) e Bellamy Young (volto ricorrente in diverse serie tv). Ma, di cosa parla esattamente questa serie tv?

Da subito è chiaro che Martin Whitly, un illuminare della chirurgia, padre di famiglia, marito devoto è, in realtà, “il chirurgo (the surgeon), un serial killer che ha ucciso 23 persone. La serie, difatti, inizia col suo arresto avvenuto davanti tutta la sua famiglia: la moglie Jessica, la figlia piccola Ainsley e il “figliol prodigo“, Malcolm coinvolto direttamente nell’arresto nonostante sia solo un bambino. Ed è proprio sulla figura di Malcolm che si concentra principalmente la storia. È un giovane traumatizzato dai ricordi legati al padre e dal ritrovamento del corpo di una donna, nello scantinato di casa sua ma, perché tutti negano l’esistenza di quel corpo che non figura tra le vittime del padre?

Che fine ha fatto la ragazza nel baule? È con questi interrogativi che la narrazione continua mostrandoci il disagio di questo giovane profiler tormentato dagli spettri del passato e costretto a imbottirsi di psicofarmaci per mettere a tacere i suoi demoni interiori. Tuttavia, man mano che le puntate si susseguono e la storia va avanti, la trama, già abbastanza ingarbugliata, si arricchisce di nuovi dettagli e colpi di scena.

Cosa ne penso?

Lo ammetto, non sono un’appassionata del genere e, se non ci fosse stato Michael Sheen nel cast, probabilmente non l’avrei neanche notato ma posso dirvi che, alla luce di tutta la storia, se mi fossi imbattuta accidentalmente in una puntata, probabilmente avrei continuato a guardarlo, perché molto avvincente.

Il rapporto tra Malcolm e Martin è il perno su cui ruota la storia e la mia curiosità. Sono sempre lì, in equilibrio precario, in una perenne sfida di sguardi, parole dette e non dette eppure si percepisce amore da entrambe le parte (almeno io lo sento xD) ed è questo a piacermi tanto. Martin è un manipolatore, schizofrenico e sociopatico eppure, a modo suo, ama profondamente il figlio e la sua famiglia che lo ha bolla (giustamente) come un mostro. Malcolm è fragile, instabile, ma anche forte e determinato. Non si ferma davanti a nulla, esprime la sua frustrazione, il suo disappunto, la sua riluttanza nei confronti del padre, ma ne è anche attratto.

Adoro vederli insieme. Vedere i loro giochi di sguardi e, in alcuni momenti, il loro eterno giocare al gatto col topo.

I casi trattati poi, sono molto avvincenti per i miei standard, ovviamente. E gli altri componenti del cast rendono piacevole la serie nella sua completezza. Chi proprio non riescono a risaltare come dovrebbero ai miei occhi, sono gli altri due agenti che si dimostrano da subito ostili verso Malcolm senza un apparente motivo e, anche dopo, ci sono questi momenti di “freddezza” gratuita che non mi spiego. Gill Arroyo, il personaggio interpretato da Lou Diamon Phillips è una sorta di figura paterna per Malcolm, è onesto, protettivo, l’amico buono che veglia su di te e che tutti vorremmo e Jessica, la madre di Malcolm è cinicamente perfetta: o la odi o la ami. Io ho fatto entrambe le cose, ma sono sempre stata più sull’amore. xD

Boh, più che continuare a dire che ho adorato questa serie, c’è poco da aggiungere. Purtroppo, attualmente, Prodigal Son è visibile solo sul canale a pagamento Fox Crime o, da qualche parte in streaming sul web 🙄🙄🙄 ❤️

A causa del covid, le riprese della seconda stagione sono iniziate con estremo ritardo e, salvo ulteriori imprevisti, la premier di stagione in America, andrà in onda a fine gennaio. C’è da sperare che arrivi presto anche da noi e che qualche emittente non a pagamento, decida la distribuzione per noi comuni mortali. 😁

Come sempre, non esiste un trailer in italiano o, meglio, io non ne ho trovati, per cui vi lascio il promo della prima stagione, quella che ho già visto.

Ci tengo a precisare che in questa serie c’è un alta dose di tutto: sangue, adrenalina, humor… non manca niente. Il mio unico consiglio? GODETEVELA SENZA PRETESE! Prendete la storia per quello che è, senza aspettarvi nulla, senza farvi condizionare dalla critica e, soprattutto, senza bollarla con stupidi paragoni: Prodigal Son è Prodigal Son come un altro prodotto simile, è un altro prodotto simile!

Buona visione ❤

Big kiss.

Shio ❤

Nuovo rinvio

Ciao a tutti amici,
purtroppo sono costretta ad annunciarvi che, nonostante gli sforzi, non credo di riuscire a pubblicare Complicated Love entro la fine del mese, ormai mancano davvero una manciata di giorni e io sto ancora provvedendo a sistemare il file: non si finisce mai!
Come suggerisce giustamente il titolo, questo romanzo sta diventando “complicato”… hahaha, vi chiedo davvero scusa.

Nel mentre, mi chiedevo se, tra voi, c’è qualcuno disposto a recensirlo in anteprima (sarebbe apprezzata una recensione su i vari canali, tipo goodreads, Amazon, blog e chi più ne ha, più ne metta) o fare la segnalazione non appena avrò una data certa.
Se siete interessati a darmi una mano, contattatemi privatamente al seguente indirizzo e-mail:
anna.autrice.esse@gmail.com
Grazie in anticipo a chiunque lo farà.

Appena avrò una data certa, mi farò viva.
Nel mentre…
Buona notte a tutti. ❤

Big Kiss.
Shio ❤

22.11.63 – la serie TV

il mondo di shioren Ciao a tutti amici, in questi ultimi 3 giorni, quando mettevo in pausa il cervello dal romanzo, mi sono dedicata a questa serie scoperta quasi per caso.
Come ben sapete, anche perché non ne ho fatto un segreto, sono sempre stata attratta dal mito di “Kennedy” e “JKF- Un caso ancora aperto“, è uno dei miei cult movie preferiti; uno dei tanti. Per cui, comprenderete che, non appena sono entrata a conoscenza di questa serie, non potevo farmela scappare! Ed è inutile dire che, con fatica, sono riuscita a recuperare anche il romanzo che dovrebbe arrivarmi intorno a metà mese. Ma ora, concentriamoci sulla serie TV.
Dunque, per chi non lo sapesse, “22.11.63” è una serie televisiva americana del 2016 tratta dal romanzo omonimo di Stephen King.
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E’ Fatta!!!

Cari amici miei, finalmente posso annunciare il mio primo libro:

“L’altra Me”.

Mi sembra un secolo da quando ho iniziato a lavorarci e ora che è finalmente prenotabile su Amazon, quasi non ci credo!

AnnaEsse copertina
Eccovi la copertina e la sinossi, spero che vi ispiri e che vogliate darmi una possibilità. ❤

New York.
La Grande Mela.
Melanie e Kimberly sono due gemelle identiche nell’aspetto ma con caratteri completamente opposti. Dopo aver visto entrambe le loro relazioni naufragare, decidono di convivere in un appartamento a Tribeca dove ritrovano la loro serena quotidianità, fatta di amici, lavoro e sogni nel cassetto finché un incontro inaspettato scuote le loro vite: vecchi ricordi che riemergono… e nulla sarà come prima.

Il libro sarà ufficialmente in vendita, salvo intoppi, il 23 settembre in versione ebook (per ora) al costo di € 0.99 e, ovviamente gratis per gli iscritti al Kindleunlimited.

Potete prenotarlo al seguente link o acquistarlo al momento dell’uscita ufficiale:

“L’Altra Me”.

Grazie a tutti coloro che vorranno darmi fiducia.

Big Kiss.

Shio ❤

“Una voce nella notte” di Patrick Stettner

Ciao a tutti, come state? Spero bene.
il mondo di shioren Io continuo la mia lotta contro tutto quello che di brutto mi cade addosso e pian pianino, sto cercando di riprendere la mia “vita” attraverso le cose più improbabili e forse inutili. Non mi sto ponendo nulla, faccio solo quello che il cuore mi suggerisce. Spesso la sera, quando torno da lavoro sono troppo stanca per mettermi al pc, così accendo la console, prendo un dvd e mi godo un film finché i miei occhi riescono a stare aperti. Ed è così che ho scoperto e amato questo titolo che vi propongo oggi: “Una voce nella notte” di Patrick Stettner.
Tratto dall’omonimo romanzo semi biografico di Armistead Maupin, il film racconta le vicende di Gabriel Noone, un romanziere che conduce un programma radiofonico notturno dove parla esclusivamente della sua vita privata, dopo averla accuratamente romanzata per renderla più interessante.
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