Viaggio nella terra dei morti di Kashimada Maki

Ciao a tutti, come state?
Spero tutto bene. ♥
Io ho finalmente finito di leggere questo romanzo e… mah!
Ok, ultimamente sembro sempre insoddisfatta per tutto, ma…

Ci tengo a precisare che solitamente mi astengo dal dare un giudizio negativo, anzi, piuttosto sto zitta e in rarissimi casi, su questo blog ho espresso un parere contrario nei confronti di un film, un libro o un manga, ma qui… è davvero difficile lasciar perdere.

Perché?

Perché è un vero caos!

Proverò a spiegarmi, ma prima la trama:

Taichi è stato costretto a smettere di lavorare dieci anni fa e da allora lui e sua moglie Natsuko sopravvivono grazie allo stipendio part-time di quest’ultima. Natsuko, tuttavia, è una donna abituata alla sofferenza. Il fratello e la madre hanno dilapidato il patrimonio di famiglia approfittandosi di lei per anni, incapaci di accettare la loro nuova condizione sociale. Un giorno Natsuko legge l’annuncio di una spa e riconosce quello che un tempo era stato l’hotel di lusso dove il nonno aveva portato sua mamma da piccola. Nonostante i costi, decide di andarci con il marito infermo, ma il soggiorno innesca una serie di ricordi legati alla difficile storia della sua famiglia, pensieri dolorosi che rievocano alcuni fantasmi del passato ma che si rivelano infine liberatori e le permettono di riconciliarsi con Taichi.

Ispirato al classico di Jun’ichirō Tanizaki Neve sottile, Novantanove baci è il secondo racconto del libro che ritrae con uno stile toccante e poetico la vita di quattro sorelle che abitano nello shitamachi di Tōkyō. La storia, narrata da Nanako, la minore delle sorelle, è intrisa di una delicata carica erotica e presenta una vivida descrizione delle persone che abitano nel loro quartiere: pure, nobili d’animo e orgogliose.

Leggendo la trama uno penserebbe: ma come? Sembra bello, perché non ti è piaciuto?

Io leggendo la trama penso: ma che libro hanno letto quelli che hanno scritto la trama?

Allora partiamo dal presupposto che il mio sconcerto non è rivolto al primo racconto che ho trovato piacevole. La storia di Natsuko ha quella narrazione lenta tipica degli scrittori nipponici con ambientazioni e situazioni agrodolci che strizzano l’occhio a un modo di vivere e pensare tipicamente giapponese o, forse, di qualche paese del sud dell’Italia. (ho origini meridionali per cui so di cosa parlo 😉). Ma dire che il secondo racconto è, cito: “La storia, narrata da Nanako, la minore delle sorelle, è intrisa di una delicata carica erotica…”…

Stile toccante e poetico? Delicata carica erotica“?

Non voglio passare per bigotta ma per l’intero racconto sei nella testa di Nanako che per tutto il tempo ha pensieri incestuosi, violenti e depravati nei confronti delle sorelle che dice di amare in un modo così intenso da sfiorare l’incesto appunto. Io in quel racconto non ho visto nulla di delicato…, anzi, stare nella testa di questa ragazza è stato come fare un giro sulle montagne russe dopo aver preso degli acidi: mi sentivo ubriaca.

Ma tralasciando la storia che può piacere o meno, dopotutto si tratta di gusti personali e quelli non si discutono… gli errori di forma, di punteggiatura, ecc ecc fanno paura.