Il maestro dei morti di Yannick Roch


Ciao a tutti, amici e buon lunedì!
Oggi vi parlo di un romanzo che esce un po’ dai miei soliti canoni.
Più o meno a metà febbraio, sono stata contattata dall’autore che mi ha proposto il suo romanzo per una recensione. Come ben sapete, difficilmente faccio recensioni su richiesta, perché ho tempistiche molto lunghe e, quando leggo, preferisco farlo puntando su titoli che desideravo davvero approfondire e non su altri che mi vengono chiesti/imposti, ma Yannick non solo è stato di un’educato disarmante e ha accettato di invecchiare a causa dei miei tempi lunghi, ma ha due caratteristiche che mi hanno fatto subito tentennare verso un sì: è francese e il suo romanzo è ambientato a Parigi, città che amo.
Con queste premesse un po’, se vogliamo dire, infantili. Sono entrata nel mondo degli investigatori Renard e Tortue in una misteriosa Parigi del 1933, ma prima, la sinossi:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dati:
Titolo: Il maestro dei morti
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Edito: Les Flâneurs Edizioni 
Data di pubblicazione: 25 agosto 2019
Numero pagine: 118

Impressioni personali:
Come già detto su, non è un genere di romanzo che solitamente cerco. Non sono mai stata molto attratta da gialli o romanzi polizieschi e, anche se in passato qualcosina ho letto, come ad esempio Sherlock Holmes (restando nel genere gialli storici), sostanzialmente negli ultimi anni, ho letto molti autori asiatici, pochissimi italiani e qualcosina di americano. Questa mia piccola mancanza non mi permette di avere un termine di paragone ma posso dirvi fin da subito che la storia mi ha preso.
Si parte da un’indagine su una misteriosa scomparsa di una nobildonna dell’alta società. Agli inizi si ipotizza addirittura una scomparsa volontaria ma poi, attraverso indagini, enigmi e metodi a volte ai limite della legge, si scoperchierà un vaso di Pandora che ingoierà l’intera borghesia francese facendola tremare fin nelle fondamenta.

La storia è avvincente. I due detective sono così naturali nei loro atteggiamenti che, in più occasioni, ho avuto l’impressione di essere seduta con loro nello studio a sorseggiare un tè o a scrutare la mappa cittadina alla ricerca di indizi.
Molto intricante l’enigma che porta alla soluzione del caso e i rapporti personali tra i vari componenti.
Adorabili e dovute sono anche le note a bordo pagina per chi non conosce Parigi e, soprattutto, i costumi e le usanze della città negli anni 30.
Il romanzo è scritto in terza persona, la narrazione è scorrevole e solo in pochissimi passaggi, si perde il “punto di vista” del narratore che, però non toglie pathos e significato a un libro che vale sicuramente la pena di leggere, sia per le atmosfere, sia per la storia intricata e avvincente. Yannick, con la sua narrazione è riuscito a portarmi davvero indietro nel tempo, avete presente quando guardate una serie storica e gli atteggiamenti, i modi di fare, tutto ti fa rivivere quel determinato periodo? Ecco, questo avviene anche nel romanzo di Yannick Roch: “Il maestro dei morti“. Soprattutto quando racconta delle strade di Parigi o in quelle scene in cui i due investigatori si trovano soli nel loro studio a consultarsi, è come entrare in una piccola capsula del tempo e apparire accanto a loro, in una Parigi umida e cupa del 1933.

Consigliato.

PS: potete trovare il romanzo online su tutti gli app store, fateci un pensierino. 😉

Shio ❤

The Rookie

Ciao a tutti, oggi vi parlo di una serie tv che non sono sicura conoscano in molti. E’ recente e presente nel palinsesto rai da ormai due anni (attualmente, in America, è in lavorazione la terza stagione), tuttavia, sinceramente, chi guarda ancora la tv di Stato?
Temo e credo pochi o nessuno di noi. Io stessa la evito e guardo le puntate delle poche serie che m’interessano l’indomani su Raiplay, per cui… ho davvero qualche dubbio a riguardo della popolarità di questa serie ma, proprio per questo, proprio perché credo nel suo potenziale e l’adoro, ho pensato di proporvela.
Sinceramente non so come aiutarvi nel caso volesse provare a recuperare le vecchie puntate, purtroppo in Italia abbiamo due grandi problemi a riguardo: la mancanza di Homevideo perché la gente non acquista e canali gratis su cui vedere serie e non dover essere sempre costretti a pagare mesi di abbonamento per magari un paio di titoli. (motivo per cui non ho mai fatto abbonamenti a pay TV finora, ma non escludo di farli in futuro). Ma torniamo alla serie…

Come suggerisce il titolo, “The Rookie”, parla di novellini, in questo caso, di un novellino in particolare: John Nolan interpretato da Nathan Fillon che, per l’occasione, si è rimesso in forma come non era mai stato prima!

Nolan è troppo grande per essere una recluta (ha superato i 40 anni), eppure ci mette tutto se stesso per non essere da meno dei suoi colleghi più giovani. E’ un sempliciotto, buono di cuore, attento alle regole e gentile col prossimo, tutte ottime qualità che spesso lo metteranno nei guai quando penserà di dover fare la cosa giusta anziché quella che “andrebbe fatta”.
La serie inizia con l’arrivo alla stazione di polizia di 3 agenti reclute: John Nolan appunto, interpretato da Nathan Fillon, Lucy Chen (Melissa O’Neil) e  Jackson West (Titus Makin). A questi sono stati assegnati 3 sergenti istruttori che li affiancheranno durante i loro turni di pattuglie e avranno il compito arduo di formargli per fargli diventare dei veri agenti operativi.

Come meccanismo di narrazione, The Rookie strizza un po’ l’occhio alle vecchie serie televisive degli anni 70/80 come i “Chips” o “T. J. Hooker” (solo per citarne un paio) dove la vita lavorativa dei personaggi si alterna e intreccia con quella personale. Sì, ok tutte le serie che si rispettano fanno di questi due intrecci un’arte, ma mi sembrava carino citarli perché anche loro hanno come protagonisti, gruppi di agenti in pattuglia.

È una serie fresca, con una buona dose di humor, ma sa essere anche dinamica e drammatica. Ha tutti i numeri per diventare la n.1 nel vostro cuore o almeno avvicinarsi al podio. 😉

Io la adoro. Una delle particolarità di questa serie è che ogni personaggio (e sono tanti) ha il suo spazio. E’ strutturata in modo equilibrato assistendo gradualmente all’evoluzione di ognuno di loro senza alcuna prevaricazione. Ovviamente il pg di Nolan che è il protagonista, è un gradino più in alto rispetto agli altri anche perché è la sua storia soprattutto che si cerca di narrare, ma è così appena percettibile, che quasi non te ne accorgi.
Simpatico, emozionate, divertente e, a modo suo anche dolce, questa serie tv non esiterà a entusiasmarvi facendovi innamorare di ogni singolo personaggio.
Il personaggio che più ho odiato? Bishop, il primo agente istruttore di Nolan.
Il personaggio che più amo? Tutti, eccetto Bishop! x°D

Se vi capita di trovarla in giro sul web, datele una possibilità, non ve ne pentirete. 😉

Piccola chicca! La serie è ispirata alla vera storia di Bill Norcross che lavora attualmente al dipartimento di polizia di Los Angeles e che è anche produttore esecutivo della serie.

Buona visione.

Shio. ❤

Prodigal son – serie tv

Ciao a tutti e buona domenica,
come va? Spero bene. Oggi vi parlo di una serie tv che mi ha tenuta incollata alla sedia. Vi dico solo che guardavo una media di 4/5 episodi al giorno, a volte anche 6, difatti contando una sola stagione, l’ho conclusa molto in fretta. Ero in mutua (mesi fa ormai) e potevo permettermi di stare davanti alla tv/pc anche perché non ero in grado di andare avanti col romanzo, per cui ne ho approfittato e, ragazzi… Spettacolo!

Prodigal Son ai miei occhi poco esperti di questo genere di storia, è apparso da subito avvincente, brillante, coinvolgente. Tom Payne (The walkin death) è fantastico: il giusto mix tra schizofrenia, genio e simpatia. Michael Sheen è il serial killer che tutti vorremmo (hahahaha, lo so, questa affermazione è inquietante): burbero, glaciale e affabile. E poi, il resto del cast, attori del calibro di Lou Diamond Phillips (molto in voga negli anni 80) e Bellamy Young (volto ricorrente in diverse serie tv). Ma, di cosa parla esattamente questa serie tv?

Da subito è chiaro che Martin Whitly, un illuminare della chirurgia, padre di famiglia, marito devoto è, in realtà, “il chirurgo (the surgeon), un serial killer che ha ucciso 23 persone. La serie, difatti, inizia col suo arresto avvenuto davanti tutta la sua famiglia: la moglie Jessica, la figlia piccola Ainsley e il “figliol prodigo“, Malcolm coinvolto direttamente nell’arresto nonostante sia solo un bambino. Ed è proprio sulla figura di Malcolm che si concentra principalmente la storia. È un giovane traumatizzato dai ricordi legati al padre e dal ritrovamento del corpo di una donna, nello scantinato di casa sua ma, perché tutti negano l’esistenza di quel corpo che non figura tra le vittime del padre?

Che fine ha fatto la ragazza nel baule? È con questi interrogativi che la narrazione continua mostrandoci il disagio di questo giovane profiler tormentato dagli spettri del passato e costretto a imbottirsi di psicofarmaci per mettere a tacere i suoi demoni interiori. Tuttavia, man mano che le puntate si susseguono e la storia va avanti, la trama, già abbastanza ingarbugliata, si arricchisce di nuovi dettagli e colpi di scena.

Cosa ne penso?

Lo ammetto, non sono un’appassionata del genere e, se non ci fosse stato Michael Sheen nel cast, probabilmente non l’avrei neanche notato ma posso dirvi che, alla luce di tutta la storia, se mi fossi imbattuta accidentalmente in una puntata, probabilmente avrei continuato a guardarlo, perché molto avvincente.

Il rapporto tra Malcolm e Martin è il perno su cui ruota la storia e la mia curiosità. Sono sempre lì, in equilibrio precario, in una perenne sfida di sguardi, parole dette e non dette eppure si percepisce amore da entrambe le parte (almeno io lo sento xD) ed è questo a piacermi tanto. Martin è un manipolatore, schizofrenico e sociopatico eppure, a modo suo, ama profondamente il figlio e la sua famiglia che lo ha bolla (giustamente) come un mostro. Malcolm è fragile, instabile, ma anche forte e determinato. Non si ferma davanti a nulla, esprime la sua frustrazione, il suo disappunto, la sua riluttanza nei confronti del padre, ma ne è anche attratto.

Adoro vederli insieme. Vedere i loro giochi di sguardi e, in alcuni momenti, il loro eterno giocare al gatto col topo.

I casi trattati poi, sono molto avvincenti per i miei standard, ovviamente. E gli altri componenti del cast rendono piacevole la serie nella sua completezza. Chi proprio non riescono a risaltare come dovrebbero ai miei occhi, sono gli altri due agenti che si dimostrano da subito ostili verso Malcolm senza un apparente motivo e, anche dopo, ci sono questi momenti di “freddezza” gratuita che non mi spiego. Gill Arroyo, il personaggio interpretato da Lou Diamon Phillips è una sorta di figura paterna per Malcolm, è onesto, protettivo, l’amico buono che veglia su di te e che tutti vorremmo e Jessica, la madre di Malcolm è cinicamente perfetta: o la odi o la ami. Io ho fatto entrambe le cose, ma sono sempre stata più sull’amore. xD

Boh, più che continuare a dire che ho adorato questa serie, c’è poco da aggiungere. Purtroppo, attualmente, Prodigal Son è visibile solo sul canale a pagamento Fox Crime o, da qualche parte in streaming sul web 🙄🙄🙄 ❤️

A causa del covid, le riprese della seconda stagione sono iniziate con estremo ritardo e, salvo ulteriori imprevisti, la premier di stagione in America, andrà in onda a fine gennaio. C’è da sperare che arrivi presto anche da noi e che qualche emittente non a pagamento, decida la distribuzione per noi comuni mortali. 😁

Come sempre, non esiste un trailer in italiano o, meglio, io non ne ho trovati, per cui vi lascio il promo della prima stagione, quella che ho già visto.

Ci tengo a precisare che in questa serie c’è un alta dose di tutto: sangue, adrenalina, humor… non manca niente. Il mio unico consiglio? GODETEVELA SENZA PRETESE! Prendete la storia per quello che è, senza aspettarvi nulla, senza farvi condizionare dalla critica e, soprattutto, senza bollarla con stupidi paragoni: Prodigal Son è Prodigal Son come un altro prodotto simile, è un altro prodotto simile!

Buona visione ❤

Big kiss.

Shio ❤

Braordchurch – serie tv


Ciao a tutti, amici, oggi si parla di serie tv e lo faccio con un titolo legato al mondo Netflix: Broadchurch.
Quanti di voi lo conoscono?
Io sono stata invitata a guardarlo su suggerimento di un lettore del blog e, dato che da poco ho sviluppato un amore platonico per David Tennant (che conoscevo per il ruolo di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e, successivamente, per quello del demone Crowley in Good Omens), ho deciso di provare a vederlo, ma devo ammettere che non è stato facile.

La storia:

La serie conta tre stagioni che ruotano tutte intorno alla cittadina costiera di Broadchurch, e alla sua piccola comunità.
Alec Hardy interpretato da un ottimo David Tennant è appena stato trasferito a Broadchurch e promosso a grado d’ispettore quando il suo primo caso risulta da subito essere dolorosamente complesso: Danny, un bambino di 11 anni, viene ritrovato sulla spiaggia cadavere e questo catapulterà Alec indietro nel tempo, a un altro caso irrisolto che continua a dargli tormento.
Al suo fianco, c’è l’agente  Ellie Miller impersonata dalla bravissima Olivia Colman. Miller è del posto. La cittadina è piccola e tutti conoscono tutti e questo, impedirà alla donna di essere obiettiva nelle indagini, portandola spesso a scontrarsi con Alec.

Impressioni personali:

Ogni stagione rappresenta un filone narrativo: la prima si occupa esclusivamente delle indagini sul caso, la seconda si occupa del processo e la terza… ecco, lei sinceramente l’avrei evitata. La terza si scosta della storia di punta e ci inoltra in un nuovo caso che aveva disseminato qua e là nuovi spunti per allacciarsi a una presunta quarta serie, mai sviluppata.
Sono sincera, non è una brutta seria, ma i ritmi narrativi inglesi a volte sono così lenti da risultare pesanti, senza contare che (e questo presumo sia più un problema mio), c’è così tanto spazio al dolore della perdita che in più occasioni, ho pianto entrando completamente in empatia con la famiglia Latimer e ripensando a mia madre… Se c’è una cosa che Broadchurch riesce a raccontare bene, è il dolore di chi resta…
I protagonisti: Alec e Ellie, sono fantastici, perfettamente affiatati e i due interpreti molto bravi e credibili nei loro ruoli.
C’è la giusta dose di umorismo, drammaticità e dolore; un ottimo mix che si aggiunge al mistero di questa indagine lunga otto episodi e che, fino all’ultimo, non ti fa capire chi è il colpevole. Sicuramente l’autore è stato molto bravo nel disseminare prove, indizi e congetture e, sono sincera, io che di solito capisco chi è l’assassino dopo dieci minuti, stavolta non ci avevo preso minimamente: davvero fantastico, ma avrei evitato la terza stagione, quella proprio l’ho trovata una forzatura. Il cerchio generale della storia di tutti i protagonisti, si concludeva ampiamente nella seconda, farne una terza ha dato più l’idea di una minestra riscaldata che, se non fosse stato per la presenza di Tennant e della Colman, probabilmente, sarebbe risultata inguardabile.

Unthinkable

il mondo di shioren Ero indecisa se fare o meno la recensione su questo film perché personalmente è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso: traumatico!
I motivi per cui avevo deciso di vederlo erano fondamentalmente tre:

– Il mio amore smisurato per Michael Sheen

– La presenza di un grande attore come Samuel L. Jackson

-La speranza di trovarmi davanti a un altro film denuncia stile “The Report” di cui vi ho parlato in un’altra recensione e che potete recuperare cliccando sulla parola: “QUI“.

Passiamo alla trama, così che potete farvi un’idea sull’argomento:

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22.11.63 – la serie TV

il mondo di shioren Ciao a tutti amici, in questi ultimi 3 giorni, quando mettevo in pausa il cervello dal romanzo, mi sono dedicata a questa serie scoperta quasi per caso.
Come ben sapete, anche perché non ne ho fatto un segreto, sono sempre stata attratta dal mito di “Kennedy” e “JKF- Un caso ancora aperto“, è uno dei miei cult movie preferiti; uno dei tanti. Per cui, comprenderete che, non appena sono entrata a conoscenza di questa serie, non potevo farmela scappare! Ed è inutile dire che, con fatica, sono riuscita a recuperare anche il romanzo che dovrebbe arrivarmi intorno a metà mese. Ma ora, concentriamoci sulla serie TV.
Dunque, per chi non lo sapesse, “22.11.63” è una serie televisiva americana del 2016 tratta dal romanzo omonimo di Stephen King.
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The Report

Buongiorno e buona domenica amici, come state?
il mondo di shiorenSo che questi giorni, per alcuni possono essere più duri di altri, ma dobbiamo pazientare…possiamo farcela!!
Io ieri ero un po’ malinconica. La clausura abbinata a uno stato emotivo compromesso da altro, mi ha indotta a chiudermi un po’ in me stessa da un paio di giorni alla ricerca di emozioni forti che mi dessero stimoli ed è così che mi sono imbattuta in questo film: “THE REPORT” (2019).
Come ormai sapete, amo i film tratti da storie vere e questo è così vero da essere irreale.
Già in passato e attraverso altri film di cui non ho visto altro che semplici trailer, sapevo o avevo intuito che dopo l’11 settembre, alcuni prigionieri furono torturati per fini investigativi, ma vedere questo film è stato qualcosa di scioccante e illuminate. Continua a leggere

#Numeri primi: Sherlock – uno studio in rosa

il mondo di shioren
Ecco la nuova recensione sprint questa volta dedicata al manga basato sul telefilm Sherlock che io ammetto di non aver mai visto. Personalmente non apprezzo queste versioni in chiavi moderne dell’opera classica di Conan Doyle ed anche se i manga sono il mio pane quotidiano, non mi ha entusiasmato più di tanto. Forse per la forzata somiglianza agli interpreti del telefilm le cui facce ed espressioni cozzano un pò con gli altri personaggi disegnati in perfetto stile manga oppure per la mia naturale antipatia nil mondo di shiorenei confronti dell’attore Benedict Cumberbatch o semplicemente per la mia immensa ignoranza con la versione in celluloide del titolo, ma ho fatto un pò fatica a finirlo
. Questo non vuol dire che sia un prodotto scadente o di bassa qualità, anzi, è una mia impressione personale e tale vuole essere. I manga misteriosi mi piacciono, ne ho già letti diversi, probabilmente devo solo abituarmi a questo tratto particolare ed alle fisionomie dei personaggi.

il mondo di shioren

In conclusione, di sicuro prenderò anche il secondo volume, per farmi un’idea più dettagliata: mai giudicare un manga da un solo volume, almeno che quest’ultimo sia particolarmente scadente, ma non è questo il caso.

Shio ❤