Segnalazione librosa – atto 2

Seconda segnalazione librosa di oggi, ma non ci allontaniamo dal genere: il giallo.

Dopo l’annuncio dell’uscita del secondo romanzo di Yannick Roch: “Si chiamava Mathilde“, ecco un altro annuncio a cui tengo particolarmente, tenete d’occhio Amazon perché a breve sarà possibile acquistare e leggere l’ultima fatica della brava e prolifica Elena Andreotti!

Una nuova saga.
Una nuova indagine, e…
Un nuovo protagonista, anzi, una nuova protagonista: Virginia Saint Martin.
Lo scorpione tatuato” vi aspetta e, nell’attesa che Amazon carichi il file, potreste sempre ingannare il tempo leggendo uno dei tanti altri romanzi pubblicati da Elena, non c’è che l’imbarazzo della scelta! 😉

Buona lettura.

Shio

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Segnalazione librosa!Pronti a tornare a Parigi?

Buongiorno a tutti amici!

Stamani iniziamo la giornata con una bella segnalazione librosa: siete pronti a tornare a Parigi?

Siete pronti per un nuovo caso di Renard e Tourte?

Yannick Roch tornare con una nuova indagine dei due famosi e abili detective parigini edita da Les Flâneurs Edizioni.

Correte a leggere l’articolo qui sotto!

Buona lettura.

Shio ❤️

Ciao amici! Eh sì, avete letto bene: il mio nuovo romanzo sarà disponibile a breve in versione cartacea e in e-book! Ma lasciate che vi racconto tutto… Fonte: “Paris at Night” by x-horizon, su DeviantArt Se siete dei lettori regolari di questo blog, saprete sicuramente che il mio primo romanzo “Il Maestro dei morti” è […]

Pronti a tornare a Parigi? Ecco il mio nuovo romanzo!

Il maestro dei morti di Yannick Roch


Ciao a tutti, amici e buon lunedì!
Oggi vi parlo di un romanzo che esce un po’ dai miei soliti canoni.
Più o meno a metà febbraio, sono stata contattata dall’autore che mi ha proposto il suo romanzo per una recensione. Come ben sapete, difficilmente faccio recensioni su richiesta, perché ho tempistiche molto lunghe e, quando leggo, preferisco farlo puntando su titoli che desideravo davvero approfondire e non su altri che mi vengono chiesti/imposti, ma Yannick non solo è stato di un’educato disarmante e ha accettato di invecchiare a causa dei miei tempi lunghi, ma ha due caratteristiche che mi hanno fatto subito tentennare verso un sì: è francese e il suo romanzo è ambientato a Parigi, città che amo.
Con queste premesse un po’, se vogliamo dire, infantili. Sono entrata nel mondo degli investigatori Renard e Tortue in una misteriosa Parigi del 1933, ma prima, la sinossi:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dati:
Titolo: Il maestro dei morti
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Edito: Les Flâneurs Edizioni 
Data di pubblicazione: 25 agosto 2019
Numero pagine: 118

Impressioni personali:
Come già detto su, non è un genere di romanzo che solitamente cerco. Non sono mai stata molto attratta da gialli o romanzi polizieschi e, anche se in passato qualcosina ho letto, come ad esempio Sherlock Holmes (restando nel genere gialli storici), sostanzialmente negli ultimi anni, ho letto molti autori asiatici, pochissimi italiani e qualcosina di americano. Questa mia piccola mancanza non mi permette di avere un termine di paragone ma posso dirvi fin da subito che la storia mi ha preso.
Si parte da un’indagine su una misteriosa scomparsa di una nobildonna dell’alta società. Agli inizi si ipotizza addirittura una scomparsa volontaria ma poi, attraverso indagini, enigmi e metodi a volte ai limite della legge, si scoperchierà un vaso di Pandora che ingoierà l’intera borghesia francese facendola tremare fin nelle fondamenta.

La storia è avvincente. I due detective sono così naturali nei loro atteggiamenti che, in più occasioni, ho avuto l’impressione di essere seduta con loro nello studio a sorseggiare un tè o a scrutare la mappa cittadina alla ricerca di indizi.
Molto intricante l’enigma che porta alla soluzione del caso e i rapporti personali tra i vari componenti.
Adorabili e dovute sono anche le note a bordo pagina per chi non conosce Parigi e, soprattutto, i costumi e le usanze della città negli anni 30.
Il romanzo è scritto in terza persona, la narrazione è scorrevole e solo in pochissimi passaggi, si perde il “punto di vista” del narratore che, però non toglie pathos e significato a un libro che vale sicuramente la pena di leggere, sia per le atmosfere, sia per la storia intricata e avvincente. Yannick, con la sua narrazione è riuscito a portarmi davvero indietro nel tempo, avete presente quando guardate una serie storica e gli atteggiamenti, i modi di fare, tutto ti fa rivivere quel determinato periodo? Ecco, questo avviene anche nel romanzo di Yannick Roch: “Il maestro dei morti“. Soprattutto quando racconta delle strade di Parigi o in quelle scene in cui i due investigatori si trovano soli nel loro studio a consultarsi, è come entrare in una piccola capsula del tempo e apparire accanto a loro, in una Parigi umida e cupa del 1933.

Consigliato.

PS: potete trovare il romanzo online su tutti gli app store, fateci un pensierino. 😉

Shio ❤

Braordchurch – serie tv


Ciao a tutti, amici, oggi si parla di serie tv e lo faccio con un titolo legato al mondo Netflix: Broadchurch.
Quanti di voi lo conoscono?
Io sono stata invitata a guardarlo su suggerimento di un lettore del blog e, dato che da poco ho sviluppato un amore platonico per David Tennant (che conoscevo per il ruolo di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e, successivamente, per quello del demone Crowley in Good Omens), ho deciso di provare a vederlo, ma devo ammettere che non è stato facile.

La storia:

La serie conta tre stagioni che ruotano tutte intorno alla cittadina costiera di Broadchurch, e alla sua piccola comunità.
Alec Hardy interpretato da un ottimo David Tennant è appena stato trasferito a Broadchurch e promosso a grado d’ispettore quando il suo primo caso risulta da subito essere dolorosamente complesso: Danny, un bambino di 11 anni, viene ritrovato sulla spiaggia cadavere e questo catapulterà Alec indietro nel tempo, a un altro caso irrisolto che continua a dargli tormento.
Al suo fianco, c’è l’agente  Ellie Miller impersonata dalla bravissima Olivia Colman. Miller è del posto. La cittadina è piccola e tutti conoscono tutti e questo, impedirà alla donna di essere obiettiva nelle indagini, portandola spesso a scontrarsi con Alec.

Impressioni personali:

Ogni stagione rappresenta un filone narrativo: la prima si occupa esclusivamente delle indagini sul caso, la seconda si occupa del processo e la terza… ecco, lei sinceramente l’avrei evitata. La terza si scosta della storia di punta e ci inoltra in un nuovo caso che aveva disseminato qua e là nuovi spunti per allacciarsi a una presunta quarta serie, mai sviluppata.
Sono sincera, non è una brutta seria, ma i ritmi narrativi inglesi a volte sono così lenti da risultare pesanti, senza contare che (e questo presumo sia più un problema mio), c’è così tanto spazio al dolore della perdita che in più occasioni, ho pianto entrando completamente in empatia con la famiglia Latimer e ripensando a mia madre… Se c’è una cosa che Broadchurch riesce a raccontare bene, è il dolore di chi resta…
I protagonisti: Alec e Ellie, sono fantastici, perfettamente affiatati e i due interpreti molto bravi e credibili nei loro ruoli.
C’è la giusta dose di umorismo, drammaticità e dolore; un ottimo mix che si aggiunge al mistero di questa indagine lunga otto episodi e che, fino all’ultimo, non ti fa capire chi è il colpevole. Sicuramente l’autore è stato molto bravo nel disseminare prove, indizi e congetture e, sono sincera, io che di solito capisco chi è l’assassino dopo dieci minuti, stavolta non ci avevo preso minimamente: davvero fantastico, ma avrei evitato la terza stagione, quella proprio l’ho trovata una forzatura. Il cerchio generale della storia di tutti i protagonisti, si concludeva ampiamente nella seconda, farne una terza ha dato più l’idea di una minestra riscaldata che, se non fosse stato per la presenza di Tennant e della Colman, probabilmente, sarebbe risultata inguardabile.

Una storia crudele

“La mente umana può subire metamorfosi davvero misteriose e impensate. Quella stanza diventò ben presto il nostro regno, il mondo speciale dove non esisteva nessuno all’infuori di noi”.  [Ubukata Keiko]

“Una storia crudele” di Natsuo Kirino è quel genere di libro che, una volta il mondo di shioren
concluso, continui a pensarci e a rimuginarci su perché percepisci che c’è qualcosa che ti sfugge… che non quadra. Questa è la sensazione che ho provato io quando ho terminato la lettura e devo ammettere che, nonostante siano passati tre giorni, ancora ci sto pensando. Si perché tutto quello che viene narrato alla fine viene messo in discussione e non capisco fin dove arriva la realtà e dove si spinge la menzogna.
E’ un libro che racconta una storia attraverso un manoscritto che il marito della protagonista trova nel pc della moglie quando quest’ultima sparisce senza lasciare traccia. In questo manoscritto, la donna che in realtà è una scrittrice, racconta un esperienza vissuta a 10 anni quando fu vittima di un rapimento che la tenne lontana da casa per un anno intero.

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