Miyo – Un amore felino.

Buona domenica amici, come state?
Spero tutto bene. Io non mi lamento, è ricominciata la solita routine e si ritorna a districarsi tra le varie incombenze della vita: un virus intestinale di lì… un po’ di sano mobbing di là… insomma, il solito, dai! 😂Ma non parliamo delle solite, tristi, sfighettine, oggi parliamo di anime, anzi, di film d’animazione!

Miyo un amore felino è un film del 2020 disponibile su Netflix e narra le vicende della giovane Miyo, divisa a metà tra i sentimenti che porta nel cuore e la maschera che è costretta quotidianamente a indossare davanti alla sua famiglia e a scuola.

Affascinante tema quello delle maschere, non trovate?

Quanti di noi sono spesso costretti a fare buon viso a cattivo gioco?

Quanti si ritrovano spesso a dover sorridere mentre dentro stanno andando in pezzi?

Ecco, questo è ciò che sta accadendo alla nostra protagonista, ma prima di tutto, eccovi il trailer del film. 😊

Cosa ne penso…

Il film risulta da subito gradevole anche grazie a una splendida animazione con coloro molto vividi a cui ormai gli anime di nuova generazione ci stanno abituando. La storia poi era davvero graziosa e mi sono ritrovata a simpatizzare molto con Miyo e il suo smarrimento interiore, stesso discorso vale per Hinode, ambedue si portano dentro un tipo di sofferenza che ho provato e che ho percepito molto vivida. La parte che un po’ mi ha smontata è stata quella nella città dei gatti… troppo lunga.

***ATTENZIONE SPOILER***
La lotta per liberare Miyo dalla maledizione del gatto è stata davvero troppo allungata appesantendo di molto la parte finale del film, si poteva ridurre il tutto a cinque minuti, dieci, di film e invece a me è sembrata durasse ore, soprattutto se si pensa al modo in cui è stato poi sconfitto lo spirito “cattivo” del gatto, davvero molto semplificato e pertanto risolvibile in molto meno tempo, ma si sa, sono scelte da parte del regista o dell’autore e vanno rispettate. ^_^
***FINE SPOILER***

Tornando alla parte leggibile della recensione, mi sento comunque di consigliare questa pellicola che in un’ora e quaranta circa, riuscirà a catapultarvi nel cuore di due adolescenti spaccati a metà tra i sogni che custodiscono nel cuore e i desideri e l’egoismo degli adulti che gli stanno intorno e che ahimè spesso non coincidono. Miyo – Un amore felino è una storia dolce, ma folle al tempo stesso. Delicata ma anche per certi versi violenta, psicologicamente violenta, che potrebbe indurre anche a diverse riflessioni soprattutto far interrogare lo spettatore su quanto può celarsi dietro un sorriso. Sì, noi adulti spesso lo sappiamo perché l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, ma non riusciamo a vederlo negli altri perché troppo concentrati sui nostri problemi e poi, nessuno bada all’umore di un’adolescente perché notoriamente instabile: “E’ l’età”, non si dice forse così? Io sono stata spesso vittima di questa frase e della mancanza di empatia dimostrata dal mondo che mi circonda, per cui ho subito legato con la piccola Miyo e il vuoto che si portava dentro.

Consigliato ♥


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ConTe

Non sono una persona dotata di grande intelligenza.
Non sono una persona con un forte credo politico.
Non sono una persona fanatica.
Ma ho una coscienza.
Un empatia.
E non credo ci voglia chissà quale cervello per capire che questo era il momento sbagliato per far cadere un governo, che persino i bambini all’asilo o quelli delle elementari hanno compreso come ci si dove comportare in questo momento di emergenza mondiale e loro? Pestano i piedi, fanno i capricci, nascondono i loro interessi personali facendoli passare per gli interessi della nazione.
Io non dico che Conte era perfetto o che un qualsiasi altro membro dell’opposizione avrebbe fatto meglio o peggio di lui. Non ho la sfera di cristallo e non posso saperlo, ma so per certo che “questo era il momento sbagliato!”.
La gente muore, l’economia è in ginocchio e tra un paio di mesi, la gente inizierà a restare senza lavoro perché ci sarà lo sblocco dei licenziamenti.
Questo era il momento di unirsi, di dimostrare almeno una volta nella vita della Repubblica Italiana che, l’Italia può essere unita, ma no… perché? Facciamo di nuovo tabula rasa. Aggiungiamo debiti su altri debiti…
“Elezioni subito!”.
Sì, certo…
E chi pensate pagherà anche queste elezioni che poi, al primo sternuto della nuova maggioranza, saremo punto a capo?
Noi!
Noi che abbiamo già il culo per terra.
Noi che facciamo già fatica a respirare e non solo per colpa della mascherina.
L’Italia è uno dei pochi stati al mondo a cambiare governo con la stessa frequenza con cui ti cambi le mutande!
Oggi mi vergogno di essere italiana.
Oggi, più che mai, mi vergogno di essere connazionale di gente simile…
I dispetti, le guerre con le spade di legno…potevano rimandarle a dopo la crisi, ma no….perché?

Non ho mai parlato di politica in tanti anni su questo blog, l’ho sempre evitata come la peste perché non è un argomento di cui amo parlare, ma questa volta hanno superato se stessi e non è un discorso di sinistra, destra, centro, di lato , di sopra o di sotto… è buonsenso.
E’ responsabilità.
Io non condanno il braccio politico che ha voluto questo.
Io condanno il gesto!
Non era il momento…
Non era il momento….
E, a questo punto, mi viene da dire solo una cosa:
Grazie signor Presidente! Grazie Presidente Giuseppe Conte perché, nel bene o nel male, è stato un uomo che si è assunto le sue responsabilità, che si è fatto odiare, che ci ha messo la faccia e, soprattutto, non è scappato come tanti suoi altri predecessori in situazioni meno critiche… persone come lei, signor Presidente, sono rare“.

Peace & Love.

Shio.

Un bravo fan…secondo me.

Ciao e buon lunedì.
Alla luce dei fatti raccontati ieri e che ancora adesso stanno riportando conseguenze nel fandom (i fan più attivi e frivoli, sono praticamente tutti scomparsi: paura), mi è sembrato carino scrivere cosa intendo io per fan e come penso ci si dovrebbe comportare. Ovvio che ognuno vive il suo fanatismo come meglio crede, questa è più una cosa mia che desidero condividere con voi e sapere cosa ne pensate.

Un bravo fan:

Il fan non offende, non giudica, non critica, non polemizza.
Il fan non guarda i difetti, li ama.
Il fan non pretende, chiede con umiltà e rispetto e, quando qualcosa gli viene concesso, ringrazia con riconoscenza, perché nulla ci è dovuto e nessuno è obbligato a fare niente che non vuole.
Il fan non maltratta il proprio idolo, solo perché questo non lo considera.
Il fan non minaccia, insulta il suo idolo o i suoi famigliari.
Il fan non maltratta gli altri fan.
Il fan ama il suo idolo in tutte le sue forme, lo rispetta e rispetta la sua famiglia.
Il fan, quello vero, ama e si preoccupa per il suo idolo, ne abbraccia i difetti, sostiene le sue cause e il suo lavoro, entra in sintonia con lui attraverso l’empatia.
Non umilia il suo idolo.
Non lo insulta.
Non insulta i suoi famigliari.
Non insulta il suo lavoro.
Non cerca motivo per metterlo in difficoltà o ridicolizzarlo.
Il fan, quello vero, ha a cuore il bene del suo idolo, sempre, e gli dimostra rispetto, perché un idolo non è altro che un altro essere umano, con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue paure, i suoi fantasmi nel cuore…
Un idolo non è un supereroe:
Se l’offendi, soffre.
Se tocchi la sua famiglia, s’incazza.
Se offendi la sua persona, reagisce.
Un idolo non è un santo e neanche un martire devoto a qualche strana causa, è un altro essere umano come noi, solo che ha un posto speciale nel cuore di alcuni.
Un idolo merita il rispetto come chiunque altro essere umano.
Se non si comprende una cosa così semplice e si compie almeno uno o più atti contrari a quelli elencati, fatevi una domanda che la risposta,
è evidente.

Shio. ❤


Braordchurch – serie tv


Ciao a tutti, amici, oggi si parla di serie tv e lo faccio con un titolo legato al mondo Netflix: Broadchurch.
Quanti di voi lo conoscono?
Io sono stata invitata a guardarlo su suggerimento di un lettore del blog e, dato che da poco ho sviluppato un amore platonico per David Tennant (che conoscevo per il ruolo di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e, successivamente, per quello del demone Crowley in Good Omens), ho deciso di provare a vederlo, ma devo ammettere che non è stato facile.

La storia:

La serie conta tre stagioni che ruotano tutte intorno alla cittadina costiera di Broadchurch, e alla sua piccola comunità.
Alec Hardy interpretato da un ottimo David Tennant è appena stato trasferito a Broadchurch e promosso a grado d’ispettore quando il suo primo caso risulta da subito essere dolorosamente complesso: Danny, un bambino di 11 anni, viene ritrovato sulla spiaggia cadavere e questo catapulterà Alec indietro nel tempo, a un altro caso irrisolto che continua a dargli tormento.
Al suo fianco, c’è l’agente  Ellie Miller impersonata dalla bravissima Olivia Colman. Miller è del posto. La cittadina è piccola e tutti conoscono tutti e questo, impedirà alla donna di essere obiettiva nelle indagini, portandola spesso a scontrarsi con Alec.

Impressioni personali:

Ogni stagione rappresenta un filone narrativo: la prima si occupa esclusivamente delle indagini sul caso, la seconda si occupa del processo e la terza… ecco, lei sinceramente l’avrei evitata. La terza si scosta della storia di punta e ci inoltra in un nuovo caso che aveva disseminato qua e là nuovi spunti per allacciarsi a una presunta quarta serie, mai sviluppata.
Sono sincera, non è una brutta seria, ma i ritmi narrativi inglesi a volte sono così lenti da risultare pesanti, senza contare che (e questo presumo sia più un problema mio), c’è così tanto spazio al dolore della perdita che in più occasioni, ho pianto entrando completamente in empatia con la famiglia Latimer e ripensando a mia madre… Se c’è una cosa che Broadchurch riesce a raccontare bene, è il dolore di chi resta…
I protagonisti: Alec e Ellie, sono fantastici, perfettamente affiatati e i due interpreti molto bravi e credibili nei loro ruoli.
C’è la giusta dose di umorismo, drammaticità e dolore; un ottimo mix che si aggiunge al mistero di questa indagine lunga otto episodi e che, fino all’ultimo, non ti fa capire chi è il colpevole. Sicuramente l’autore è stato molto bravo nel disseminare prove, indizi e congetture e, sono sincera, io che di solito capisco chi è l’assassino dopo dieci minuti, stavolta non ci avevo preso minimamente: davvero fantastico, ma avrei evitato la terza stagione, quella proprio l’ho trovata una forzatura. Il cerchio generale della storia di tutti i protagonisti, si concludeva ampiamente nella seconda, farne una terza ha dato più l’idea di una minestra riscaldata che, se non fosse stato per la presenza di Tennant e della Colman, probabilmente, sarebbe risultata inguardabile.

Letter for You

Questo è più uno sfogo personale che va ben oltre le tematiche affrontate in questo blog, ma alla fine i blog dovrebbero servire anche per questo no?
Non posso scendere in particolari o fare nomi diretti perché tutto quello che mi è stato detto in questi ultimi giorni è coperto da “segreto” per cui non posso scendere nello specifico, ma devo dar voce a questa rabbia che ho dentro se non voglio soffocare.
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