Pensieri da scrittore #5

Una della cose più belle di scrivere una storia non ambientata nel proprio paese/città è la ricerca del dettaglio. Quando inizi a documentarti per una scena, un dialogo o una situazione in particolare, è come vidimare un immaginario biglietto aereo con destinazione: la fantasia.

È un viaggio unico, fatto di immagini, suoni, profumi. Riesci a immergerti al punto da sentirti parte di quel paese lontano, della cultura e della storia.
Un’emozione forte e stimolante che ti permette di allargare gli orizzonti e di conoscere un po’ di più del mondo che ti circonda,

Quando si crea una storia, si prepara il lettore a intraprendere un viaggio dove solo tu che sei l’autore conosci la meta e, per farla tua e renderla il più convincente possibile, la documentazione è importante: mappe, strade, monumenti, luoghi, cibo, una qualsiasi di queste cose, potrebbe essere un mezzo per far comprendere meglio al lettore il mondo creato esclusivamente per lui e di cui ti auguri ne resti affascinato.

La storia, la gastronomia, la quotidianità, tutto può diventare un microscopico, importante tassello per una storia che ha un unico scopo nella sua esistenza: piacere a chi avrà la gentilezza e la voglia di leggerla, amarla e farla sua.

Buon viaggio.

Anna Esse

“Objects In The Rear View Mirror May Appear Closer Than They Are” – Meat Loaf

Buongiorno amici miei e buon mercoledì!
La vostra Shio continua a scavare nel pozzo dei ricordi legati soprattutto alla sua adolescenza e, oggi, ripensando a quel periodo, mi è tornata in mente questa canzone dal titolo super lungo che mi ha accompagnata per interi pomeriggi.

Il cantante è Meat Loaf, qualcuno lo conosce o ne ha mai sentito parlare?
E’ un cantante/attore che bene o male, è in attività dai primi anni 70.
Quello che mi aveva colpito tantissimo al tempo in cui ascoltai per la prima volta questa canzone erano due cose fondamentali: la presenza di Robert Patrick (al tempo volto famoso per la sua interpretazione di Terminator 2) e la bellezza pura e cristallina della voce dell’interprete.
La storia narrata nel video, poi, sembra davvero la trama di un film e, sinceramente, non ho mai capito se lo fosse o meno, ma rammento quanto mi incantavo a guardarlo ogni volta che veniva trasmesso da MTV (quando era un’emittente seria).

Beh, non mi resta che lasciare la parola a Meat Loaf e alla sua (per me bellissima) “Objects In The Rear View Mirror May Appear Closer Than They Are”.

Buon ascolto.

Kiss.

Shio ❤

“7 seconds” ~ Youssou N’Dour & Neneh Cherry

Buona domenica amici!
Leggendo tra i blog altrui, mi sono imbattuta nel post di Alessandro del blog “Lo scribacchino del web“, che vi consiglio di visitare perché ricchissimo di articoli interessanti e, in questo caso, uno di questi ha stimolato anche la vostra vecchia Shio. Sì perché attraverso una canzone di qualche anno fa pubblicata da Ale, mi è tornata in mente un’altra canzone che fu protagonista negli anni passati: 7 seconds, di Youssou N’Dour e Neneh Cherry, chi se la ricorda?

Nessuno?

Male, adesso la vostra Shio, vi fa subito fare un ripasso! 😉

Spero vi piacerà. ❤

Pensieri da scrittore #1

Quando si inizia una nuova storia, è sempre una grande emozione. Un mix di ansie e aspettative che ti accompagnano dalla prima all’ultima sillaba. Ti fai domande, vieni assalito da dubbi, insicurezze ma poi decidi lo stesso di andare avanti, di percorrere quella lunga strada tortuosa che, seppur colma di tensione, alla fine, nel bene o nel male, sai di aver fatto del tuo meglio. ❤️

Le difficoltà spesso non sono all’inizio o alla fine di un viaggio, ma nel mezzo, tuttavia, ora che ho iniziato, ora che sono al lavoro sul terzo romanzo, sento che non potrei mai rinunciare a tutto questo.

Andrà bene?
Andrà male?
È presto per dirlo, per ora, godiamoci il viaggio! 😉

Buon lunedì! 🍀

Il Natale del passato…

E’ tutto così diverso ora…
Non so voi, ma io in questi giorni penso molto al Natale della mia infanzia e non perché avessi chissà quale mole di regali da scartare o quale unione parentale, anzi… i miei Natali erano passati in famiglia: mio padre, mia madre e i miei tre fratelli. Non c’erano regali perché, essendo figli di operai e comunque persone molto modeste, la loro mentalità era: meglio un piatto di pasta calda da mangiare e nessun regalo sotto l’albero che uno pieno di doni e niente da mettere a tavola…

Se ci penso…

Provate a fare un discorso del genere a un bimbo di adesso…

Mi viene da ridere!

Mia madre passava il giorno dell’Immacolata ad addobbare casa: metteva degli stickers natalizi alle finestre, appendeva decorazioni qua e là, addobbava l’albero con la cioccolata che, puntualmente non arrivava mai a Natale (chissà come mai xD) e poi faceva il presepe…

Ricordo quando ci mandava sotto casa nel terreno in disuso di fronte per prendere dei sassi abbastanza piccoli per fare i bordi dello stagno per il pescatore oppure di quando cospargeva i pupazzi del presepe di farina per inscenare una nevicata…

La vigilia poi, passava il tempo in cucina per preparare le usanze culinarie tipiche delle sue origini pugliesi, quindi vai di zuppa di pesce, merluzzo fritto e pettole: (una pasta tipo pizza, ma molto più liquida che andava fritta in olio bollente).

Si cenava in allegria e tra i vari capricci: io odio il pesce o quasi, quindi ogni volta per me era una tortura, eppure, ora, tutto questo ha un retrogusto agrodolce che mi scalda il cuore.

Finito di cenare, si giocava a tombola dove puntualmente, erano mia madre e mio padre a finanziare noi piccoli che non avevamo neanche la nostra paghetta settimanale… eh si, la vostra shio non veniva stipendiata come è successo a tanti altri e come, magari, succede ancora. Io non ho mai ricevuto una paghetta settimanale dai miei genitori, ma semestrale: a Natale e a Pasqua, mi venivano regalati dei soldi (50.000 lire) che dovevano bastarmi fino alla ricorrenza successiva, eppure… ero lo stesso felice.

Prodigal son – serie tv

Ciao a tutti e buona domenica,
come va? Spero bene. Oggi vi parlo di una serie tv che mi ha tenuta incollata alla sedia. Vi dico solo che guardavo una media di 4/5 episodi al giorno, a volte anche 6, difatti contando una sola stagione, l’ho conclusa molto in fretta. Ero in mutua (mesi fa ormai) e potevo permettermi di stare davanti alla tv/pc anche perché non ero in grado di andare avanti col romanzo, per cui ne ho approfittato e, ragazzi… Spettacolo!

Prodigal Son ai miei occhi poco esperti di questo genere di storia, è apparso da subito avvincente, brillante, coinvolgente. Tom Payne (The walkin death) è fantastico: il giusto mix tra schizofrenia, genio e simpatia. Michael Sheen è il serial killer che tutti vorremmo (hahahaha, lo so, questa affermazione è inquietante): burbero, glaciale e affabile. E poi, il resto del cast, attori del calibro di Lou Diamond Phillips (molto in voga negli anni 80) e Bellamy Young (volto ricorrente in diverse serie tv). Ma, di cosa parla esattamente questa serie tv?

Da subito è chiaro che Martin Whitly, un illuminare della chirurgia, padre di famiglia, marito devoto è, in realtà, “il chirurgo (the surgeon), un serial killer che ha ucciso 23 persone. La serie, difatti, inizia col suo arresto avvenuto davanti tutta la sua famiglia: la moglie Jessica, la figlia piccola Ainsley e il “figliol prodigo“, Malcolm coinvolto direttamente nell’arresto nonostante sia solo un bambino. Ed è proprio sulla figura di Malcolm che si concentra principalmente la storia. È un giovane traumatizzato dai ricordi legati al padre e dal ritrovamento del corpo di una donna, nello scantinato di casa sua ma, perché tutti negano l’esistenza di quel corpo che non figura tra le vittime del padre?

Che fine ha fatto la ragazza nel baule? È con questi interrogativi che la narrazione continua mostrandoci il disagio di questo giovane profiler tormentato dagli spettri del passato e costretto a imbottirsi di psicofarmaci per mettere a tacere i suoi demoni interiori. Tuttavia, man mano che le puntate si susseguono e la storia va avanti, la trama, già abbastanza ingarbugliata, si arricchisce di nuovi dettagli e colpi di scena.

Cosa ne penso?

Lo ammetto, non sono un’appassionata del genere e, se non ci fosse stato Michael Sheen nel cast, probabilmente non l’avrei neanche notato ma posso dirvi che, alla luce di tutta la storia, se mi fossi imbattuta accidentalmente in una puntata, probabilmente avrei continuato a guardarlo, perché molto avvincente.

Il rapporto tra Malcolm e Martin è il perno su cui ruota la storia e la mia curiosità. Sono sempre lì, in equilibrio precario, in una perenne sfida di sguardi, parole dette e non dette eppure si percepisce amore da entrambe le parte (almeno io lo sento xD) ed è questo a piacermi tanto. Martin è un manipolatore, schizofrenico e sociopatico eppure, a modo suo, ama profondamente il figlio e la sua famiglia che lo ha bolla (giustamente) come un mostro. Malcolm è fragile, instabile, ma anche forte e determinato. Non si ferma davanti a nulla, esprime la sua frustrazione, il suo disappunto, la sua riluttanza nei confronti del padre, ma ne è anche attratto.

Adoro vederli insieme. Vedere i loro giochi di sguardi e, in alcuni momenti, il loro eterno giocare al gatto col topo.

I casi trattati poi, sono molto avvincenti per i miei standard, ovviamente. E gli altri componenti del cast rendono piacevole la serie nella sua completezza. Chi proprio non riescono a risaltare come dovrebbero ai miei occhi, sono gli altri due agenti che si dimostrano da subito ostili verso Malcolm senza un apparente motivo e, anche dopo, ci sono questi momenti di “freddezza” gratuita che non mi spiego. Gill Arroyo, il personaggio interpretato da Lou Diamon Phillips è una sorta di figura paterna per Malcolm, è onesto, protettivo, l’amico buono che veglia su di te e che tutti vorremmo e Jessica, la madre di Malcolm è cinicamente perfetta: o la odi o la ami. Io ho fatto entrambe le cose, ma sono sempre stata più sull’amore. xD

Boh, più che continuare a dire che ho adorato questa serie, c’è poco da aggiungere. Purtroppo, attualmente, Prodigal Son è visibile solo sul canale a pagamento Fox Crime o, da qualche parte in streaming sul web 🙄🙄🙄 ❤️

A causa del covid, le riprese della seconda stagione sono iniziate con estremo ritardo e, salvo ulteriori imprevisti, la premier di stagione in America, andrà in onda a fine gennaio. C’è da sperare che arrivi presto anche da noi e che qualche emittente non a pagamento, decida la distribuzione per noi comuni mortali. 😁

Come sempre, non esiste un trailer in italiano o, meglio, io non ne ho trovati, per cui vi lascio il promo della prima stagione, quella che ho già visto.

Ci tengo a precisare che in questa serie c’è un alta dose di tutto: sangue, adrenalina, humor… non manca niente. Il mio unico consiglio? GODETEVELA SENZA PRETESE! Prendete la storia per quello che è, senza aspettarvi nulla, senza farvi condizionare dalla critica e, soprattutto, senza bollarla con stupidi paragoni: Prodigal Son è Prodigal Son come un altro prodotto simile, è un altro prodotto simile!

Buona visione ❤

Big kiss.

Shio ❤

Weathering with You – il film

Sinceramente non ci speravo più in un’uscita per home video.
Ormai era passato più di un anno dall’uscita del cinema e avevo decisamente perso la speranza ma, non appena l’ho notato sugli scaffali di una delle ultime videoteca esistenti di Torino, sono saltata tipo i gabbiani de “Alla ricerca di Nemo” e ho esclamato: “MIO!!”.

Che dire?
Shinkai non delude mai!

Trailer:

Devo ammettere che in alcuni istanti della pellicola mi sono sentita smarrita, ma… come sempre, si va con ordine partendo da alcuni spunti di trama.

La storia è sostanzialmente incentrata su Hodaka, un giovane liceale che scappa di casa per andare a vivere a Tokyo dove incontra diverse difficoltà a stabilirsi essendo minorenne e, per tanto, non gli è concesso lavorare. Durante il suo girovagare, s’imbatte in Hina, una commessa del McDonalds che si mostra gentile con lui offrendogli un pasto.
Disperato Hodaka e ormai senza un soldo, si ritrova a dormire per strada e, quando viene pizzicato da un gestore di night, questo lo aggredisce e, nella confusione, il giovane trova una pistola che decide di tenere per se non rendendosi conto che è vera.

Quando ha ormai perso le speranze, si ricorda di Suga, un uomo che gli aveva salvato la vita sul tragetto diretto a Tokyo e decide di contattarlo, così, Hodaka trova lavoro in una mini redazione giornalistica che si occupa dell’occulto.
La nuova vita a Hodaka piace, inizia a sentirsi a suo agio nel suo nuovo lavoro ed è proprio grazie a esso che sente per la prima volta parlare delle sacerdotesse de “Le portatrici del bel tempo“.
Dopo un periodo in cui la sua vita si divide tra le pulizie nella redazione e i giri alla ricerca di storie e leggende metropolitane, Hodaka si imbatte nuovamente in Hina che sembra in evidente difficoltà. Riconoscente per quello che la giovane aveva fatto per lui, non esita a salvarla da due brutti ceffi e a usare la pistola per intimorirli prima di darsi alla fuga.
Da quell’incontro inizia una tenera storia di amicizia tra due ragazzi molto giovani e terribilmente soli: lui fuggito da una realtà violenta (lo dimostrano i lividi sul suo viso all’arrivo a Tokyo) e Hina che vive da sola prendendosi cura del fratellino più piccolo.
Ma chi sono le sacerdotesse de “Le portatrici del bel tempo”?
E cosa c’entra la bella e generosa Hina con loro?
In una Tokyo avvolta da una pioggia perenne, il sole appare solo quando la giovane Hina congiunge le mani pregando perché appaia, ma ogni cosa ha il suo prezzo e anche questo misterioso potere lo ha e ben presto, Hodaka e Hina dovranno fare i conti con questa realtà sconvolgente.

Dopo mesi a lavorare al nuovo romanzo come una pazza ogni volta che avevo un po’ di tempo a disposizione, mi sono voluta dedicare una pausa e l’ho fatto guardando un film che da tempo desideravo vedere:
Weathering with you” di Makoto Shinkai.

Devo ammettere che ha un certo non so che di apocalittico e, verso la fine mi sono anche detta: oddio forse è troppo, ma nell’insieme rimane un film molto gradevole, emozionante e con dei disegni e un’animazione mozzafiato.
Ho apprezzato e mi hanno anche emozionata i cameo dei due protagonisti di Your name (lavoro precedente del sensei e, a mio avviso ancora più bello di questo di cui vi sto parlando): Taki Tachibana e Mitsuha Miyamizu. Rivederli seppur in separata sede, mi ha dato la sensazione di aver rincontrato dei vecchi amici, è stato bello ed è una cosa che piace fare anche a me nei miei fumetti… quando li disegnavo… difatti in “Chasing You” (lavoro lasciato a metà a causa del mio problema di vista), appare Rei, un personaggio a cui sono molto legata che è uno dei protagonisti di “Brothers” altra mia serie a fumetti, ma… non parliamo di me!

La storia è bella, originale e misteriosa come ci sia aspetta da un opera giapponese. Un opera moderna dove misticismo e modernismo si fondono dando vita a una storia delicata, infantile per certi versi ma anche tanto forte e vera. Ci sono diverse realtà che s’incrociano in queste quasi due ore di film: il desiderio di un padre di poter stare più tempo con la propria figlia, due ragazzi costretti a vivere una realtà troppo grande per la loro giovane età, la ricerca spasmodica di un impiego che ti gratifichi e molto altro ancora. Non è solo un cartone animato (anime), è un piccolo scorcio di vita magistralmente mixato con tutti gli ingredienti soprannaturali a cui le pellicole di Shinkai (ma non solo, pensate anche a Miyazaki), ci hanno abituato.

Se vi piace il sensei e le sue opere, non potete perdervi anche questo lungometraggio emozionante e, già ve lo dico, preparate pure i fazzoletti.
Se avete poi amano Your Name, si, forse non è corretto fare un paragone anche perché, come detto su, YN, vince alla stragrande secondo me, allora avete un motivo in più per vederlo.
Nelle opere di Shinkai si respira quel genere di magia a cui Miyazaki ci ha abituato per anni e a cui, i fan più esigenti come me, non possono non apprezzare. Non è mai ridicolo il suo modo di fondere le due cose e niente è lasciato al caso. Quando finisce, non hai la sensazioni di esserti fatto di acidi come ultimamente mi succedeva dopo aver visto film d’animazione recenti: primo su tutti, “Fireworks“, è tutto più gradevole e completo.

Consigliatissimo!
Ah, per gli amanti dei manga, Star comics pubblicherà il romanzo che dovreste trovare in vendita da questo mese.
Per oggi è tutto, torno a dare la caccia ai refusi!! x°D

Big Kiss.

Shio

Fright night – il vampiro della porta accanto

ATTENZIONE!!
QUESTA RECENSIONE E’ DA CONSIDERARSI POCO OBIETTIVA A CAUSA DELL’ALTO TASSO DI FIGAGGINE PRESENTE NEL FILM!

Bene, dopo questa doverosa premessa, mi sento libera di esprimere in modo libero il mio pensiero a proposito di questa pellicola di alcuni anni fa e che, in Italia è già merce rara e fuori catalogo: “Fright night – il vampiro della porta accanto”.

Partiamo dalla trama…
 Charlie Brewster ha cambiato il suo stile di vita in favore di uno più “cool”. Si è tolto la maschera del nerd e ha incominciato a farsi una posizione nel liceo che frequenta e ha addirittura conquistato il cuore della ragazza più ambita della scuola. Tutto sembra filare liscio e spensierato nella piccola cittadina dove vive, finché il suo ex migliore amico nerd, Ed, non gli fa notare che i loro compagni di scuola stanno sparendo uno dopo l’altro e, tra loro c’è anche un amico in comune con cui facevano gruppo quando Charlie era ancora considerato uno sfigato. Ma non solo, Ed è convinto che, dietro le sparizioni improvvise si celi, in realtà, un vampiro e inizia a dargli la caccia.
Ovviamente Charlie non crede a una sola parola ma, quando anche Ed sparisce, inizia a indagare e i suoi sospetti si posano sul nuovo vicino di casa: Jerry Dandrige.
Preoccupato per l’incolumità dei suoi cari e speranzoso di poter ancora trovare in vita il suo amico Ed, Charlie si reca a Las Vegas in cerca del famoso cacciatore di vampiri, Peter Vincent, ma l’uomo non gli crede e lo rispedisce a casa dove, nel mentre Jerry ha incominciato a sospettare qualcosa ed è molto arrabbiato…

Questa è gran parte della trama e, anche, la parte seria della recensione, adesso… non sarà più così, perché non so quanto potrò mantenere questa facciata di professionalità nel parlare di un fighissimo Colin Farrell nei panni di Jerry e David Tennant (come non l’avete mai visto o quasi), in quelli di Peter Vincent.

Non sono una fan di Farrell e non ho mai visto, in lui, il fascino decantato da molti, ma… vi assicuro che in questo film ha qualcosa di davvero speciale. Ve l’ho detto, non sono obiettiva e me ne vergogno profondamente, ma come si fa a restare indifferenti davanti a un vampiro super sexy?! >__<

Avevo cercato questo film perché sapevo che Tennant aveva un look particolare che potete vedere nelle immagini e nel trailer:

Ma poi mi sono imbattuta in un cast conosciuto: Toni Collette, Colin Farrell e il compianto Anton Yelchin, morto prematuramente nel 2016 per un incidente.

E non solo…

Tutto sommato, anche la storia è avvincente. I personaggi ben caratterizzati e, se a un primo sguardo si pensa a quel genere di film spazzatura tutto sangue finto e morsi a caso, già dopo i primi minuti di narrazione, ci si rende contro che si è davanti a un film fatto con intelligenza. Un film sui vampiri che, però non fa paura. Sì, lo so che è strano ma, credetemi, io sono una fifona nata per queste cose e, sarà che i miei sensi erano atrofizzati dalla figagghine degli attore presenti nel cast, ma non mi ha affatto impressionato neanche una volta, quindi, super consigliato a chiunque voglia qualche bella emozione, un film senza troppi impegni, una trama godibile e un bellissimo e talentuoso cast.

Parola di Shio ❤

Un anno…

Oggi L’Altra Me, spegne la sua prima candelina: mi sembra ieri eppure è già un anno che la mia storia, che i miei bambini: Melanie, Michael, Kimberly e Karen sono venuti al mondo per farsi conoscere da quante più persone possibili.

Buon primo anniversario, piccolo tesoro mio, nato da un grande dolore ma che è stato in grado di donarmi tanta felicità.

Continuate ad amare.

Shio

Positività.

Cercare il lato positivo in ogni cosa è importante, oltre che per una questione di sopravvivenza, anche per rendersi conto di quanta bellezza c’è intorno a noi che, ormai ciechi dalla vita frenetica di ogni giorno, la diamo molto per scontato.

Lo so che detta da una che non dorme ormai da 3 notti e che ieri, al culmine dell’esasperazione, ha avuto una crisi di pianto, è poco credibile, ma capita. Siamo umani e un momento”down” può colpire chiunque, ovvio che, se la cosa persistente, meglio consultare un medico! 😂😉

Stamani ero in centro città per una visita medica così, dopo mesi, mi sono potuta godere un piccolo scorcio di Torino che, seppur ci abito da una vita, non la conosco mai abbastanza…

Mi piacerebbe condividere queste foto con voi, spero apprezzerete.

C’è tanta bellezza intorno a noi… E, la mia Torino, è bellissima… Almeno per me! 😉

Buona giornata.

Shio ❤️