Già…

Ci si stanca anche a rimanerci male“.

Charlie Brown

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Ritorno a whistle stop di Fannie Flagg

Ciao a tutti, spero stiate bene, io sono sempre in modalità correttore di bozze e, di sera, ne approfitto per portarmi avanti con le letture ma devo ammettere che forse avrei fatto bene a evitare…

Non posso nascondere che questo romanzo mi abbia lasciato sentimenti così fortemente contrastanti da far male e, se in verità doveva essere una cosa positiva e bella, sì è rivelata un po’ deludente ma, come sempre, prima la sinossi:

Buddy Threadgoode è nato e cresciuto a Whistle Stop, Alabama. Da bambino, il fischio allegro dei treni che passavano per la piccola stazione ferroviaria scandiva il corso delle sue giornate. Sua madre Ruth, donna mite, misurata, e la zia Idgie, eccentrica, volitiva, passionale, erano le proprietarie del caffè della cittadina, noto nel raggio di chilometri per i suoi irresistibili pomodori verdi fritti; un punto di incontro e di ristoro sempre pronto ad accogliere tutti. Poi, col passare del tempo, Whistle Stop andò via via spopolandosi, i treni smisero di passare e il caffè chiuse una volta per tutte.
Dopo molti anni di assenza, di quel posto immerso tra i campi di granturco l’ottantaquattrenne Buddy conserva ricordi dolci e nostalgici, che condivide con sua figlia Ruthie e con chiunque abbia voglia di ascoltare le sue storie. Ed è lì, ai luoghi della sua infanzia, che decide di fare ritorno, sgattaiolando fuori dalla casa di riposo per un viaggio carico di avventure, dando il via a un susseguirsi di eventi dai risvolti imprevedibili.
Con candore e ironia, Fannie Flagg porta ancora una volta il lettore tra gli indimenticabili protagonisti e le atmosfere senza tempo di Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop.

~COSA NE PENSO~

(ATTENZIONE SPOILER)

Come molti sanno, amo profondamente il mondo di “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”. La sua storia mi ha conquistata da subito: prima grazie alla versione cinematografica che amo follemente e poi attraverso quella cartacea e, vi dirò, una delle cose a mio avviso più belle di questo storia agrodolce, era il personaggio di Evelyn Clouh, interpreta magistralmente da Kate Bates. Perché vi chiederete?

Perché lei era una di noi. Una donna con i suoi problemi, le sue ansie, insicurezze e paure. Chiunque poteva entrare in sintonia con Evelyn e gioire con lei quando, durante l’arco della storia, trova la forza di reagire e riprendere in mano la sua vita. Quello che lasciava questa storia alla fine di tutto, era un inno alla vita, alla rivalsa, un “non è mai troppo tardi per volersi bene”, poi è arrivato il seguito e io non posso non chiedermi, perché?

Perché riprendere in mano questa storia dopo più di 30 anni per fare una sorta di necrologio sui vari personaggi che o sono morti o hanno perso il proprio partner o sono ormai anziani e malandati, perché?

Perché riprendere in mano una storia dalle tinte forti e dalle sfumature intense che mostrava la crudeltà del fato e degli esseri umani, per farla diventare una specie di favoletta dove tutti sono felici fino a rasentare l’imbarazzo?

E, soprattutto, il perché più grande: perché riprendere in mano questa storia per rovinare uno dei personaggi che più ho amato al mondo: Evelyn che, in questa versione è una miliardaria col fiuto per gli affari e, dove tocca, tutto diventa oro, manco fosse re Mida! Dove la sua ricchezza è ostentata in modo imbarazzante, dove compra tutto quello che desidera e dove (e qui parte la citazione da pseudo otaku quale io sono), poco ci manca che compra anche le sfere del drago così riporta in vita Idgie e Ruth.

Ho amato ritornare in quel mondo, ma l’ho trovato così cambiato, così stravolto, da farmi male.

Il finto buonismo, la ostentata ricchezza, il paraculo generale dei vari personaggi che, il più sfigato è un medico di fama mondiale o quasi, è fastidioso. E poi, anziani che si comportano da ventenni, senza la minima difficoltà. Anche Ninni era anziana nel primo romanzo e si comportava come tale, qui, un uomo di quasi 90 anni gira il mondo in crociera!! Ovvio che nessuno vorrebbe leggere un romanzo con personaggi che soffrono di artriti, ipertensione e diabete, ma cacchio, il troppo stroppia!

E il personaggio di Idgie? Anche lei è stata così osannata da risultare irritante: la donna dei miracoli, la perfezione imperfetta del mondo. A me lei piaceva nel primo romanzo ma in questo, è troppo….troppo idealizzata.

Ah! Ci sono incongruenze tra quello scritto nel primo romanzo e questo, come se l’autrice o, chi ha scritto per lei, non si sia neanche presa la briga di rileggere il primo, per cui, anche per questo, siate avvisati. 😅

Concludendo, non posso non consigliarlo, perché un pezzo di cuore è e sarà sempre legato a Whistle stop, ma sappiate che, leggerlo, potrebbe essere a vostro rischio e pericolo.

Quando ho concluso la lettura, ho detto: “Dio, speriamo non ne realizzino un film!”, perché so già che lo guarderei e poi mi incavolerei a morte.

Per avere un continuo simile dopo così tanti anni, forse, era meglio che non l’avesse mai scritto, sono amareggiata ma, si sa, spesso i seguiti non reggono il confronto coi primi.

Consigliato? Non so, fate voi.

Shio ❤️

Prodigal Son cancellato!

La notizia è di ieri e dopo un momento di shock, mi è sembrato doveroso scrivere due righe a riguardo visto che vi ho parlato ampliamente di questa serie… ebbene sì, la Fox che è brava a lanciare le serie tv e cancellarle a tempo zero, ha colpito ancora e questa volta, la falce della morte mediatica, ha colpito una delle mie attuali serie preferite: Prodigal son.


Sono sincera, se da un lato mi dispiace, dall’altro ne sono sollevata.
La piega presa dagli eventi dalla metà della seconda stagione non mi piaceva molto, ma questo non toglie che era un prodotto diverso, con del dark humor di qualità, con attori di qualità (non tutti, ma molti sì) e con una storia che, soprattutto nella prima stagione, reggeva molto.
Io davvero non comprendo cosa sia successo nella mente degli autori nella seconda stagione, ma si sono persi alla grande!
Nel settore, quando gli autori rischiano un’azzardo narrativo facendo compiere ai personaggi della serie gesti non consoni o modificando gli eventi in modo palesemente anormale, si dice: “fare il salto dello squalo”… Ebbene, permettetemi di dire che, a mio parere personale, in questo caso lo squalo non solo l’hanno fatto saltare, ma è atterrato direttamente su un piatto da portata sotto forma di sushi!!
Ci sono scelte che possono rovinare tutto e loro, gli autori, le hanno fatte.
Non ci resta che sperare che Netflix, esattamente come fece al tempo per Lucifer, decida di salvare la serie.
Su Twitter e nel web in generale, ci sono varie petizioni per convincere il colosso dello streaming di salvare Prodigal Son, a noi comuni telespettatori mortali, non resta che firmare la petizione online e sperare in un miracolo. ❤

Buona giornata.

Shio.

Ps: per chi volesse, eccovi il link per la petizione —> SalvaProdigalSon

Vorrei solo capire…(sfogo)

Buongiorno,
la mia non è un’accusa rivolta contro nessuno, difatti non farò nomi e, chi si sente in difetto, è sostanzialmente un suo problema.
Sono ufficialmente nel mondo delle autoproduzioni da un anno e 2 mesi e, nel mentre, ho pubblicato due romanzi.
Non sono tanti, me ne rendo conto. Ci sono persone che pubblicano libri con la stessa velocità con cui mangerebbero una coppa di noccioline salate, ma io ho dei tempi molto ridotti di scrittura, devo strappare quel tempo ad altro, questo significa non sapere più che significa uscire con gli amici, andare a mangiare una pizza o cose simili. Per scrivere, sto sacrificando letteralmente quel poco che era la mia vita sociale, ma non sto facendo la martire… io e la mia vita sociale, eravamo già alla canna del gas da un po’. Succede quando si resta single e il tuo mondo nel mentre si è spostato e riprodotto, cambiano le priorità, è il ciclo della vita…
Comunque…
Per fare quello che sto facendo, mi sto privando davvero di tanto, ma lo faccio volentieri perché credo in quello che scrivo e amo i miei personaggi.
A differenza di tanti autori self che pubblicamente dichiarano amore al prossimo e poi, in privato sputtanano i propri fan, io non lo faccio e non lo farò mai, perché io non sono così. Io sono davvero grata a ognuno di voi che avete acquistato e state leggendo i miei due romanzo, dando onore al mio sacrificio ma, come sempre, sono finita fuori tema… sigh, che brutto essere prolissi a volte… ç___ç
Quello che volevo dire è questo.
In quest’anno o poco più, ho avuto a che fare con diversi blog che si occupavano di segnalazione/recensioni/interviste e via discorrendo e, dopo la mia esperienza, tolti alcuni a cui farei davvero un monumento, altri si sono rivelati tutto fumo e niente arrosto.
Spariti letteralmente nel nulla, alcuni anche col file in pdf del romanzo e questo mi ha seccato enormemente.
Io non sono un mostro e, chi mi conosce, lo sa.
Una delle prime cose che dico a chi passo ad esempio il file in pdf è:
“se devi essere lapidale, va bene”.
Ovvio che poi aggiungo un “spero non sarà così e che il romanzo ti piacerà”. Ma sono abbastanza adulta da comprendere che non si può piacere a tutti e che è possibile che un genere, una storia o il modo in cui essa e scritta o sviluppata, possa non incontrare il gusto di tutti. E’ giusto e sacrosanto.
Ma il silenzio…
Essere lasciata in attesa per mesi…
Il non sapere…
Logora.
Se una cosa non piace, ditelo.
Certo, bisogna sempre ponderare chi si ha davanti, perché ci sono anche quegli autori che credono di aver scritto capolavori e che non accettano un “no”, ma io non sono così.
Io odio di più non capire.
Odio essere ignorata, presa in giro, messa da parte quando si è presi un impegno con la mia persona…questa cosa, mi manda in bestia!
Per cui, alla vista di questa mia esperienza personale, mi sento di dare un consiglio a chi vuole incominciare l’avventura dell’autoproduzione:
Informatevi bene a chi affidate le vostre speranze quando contattate uno di questi blog. Prima di inviare, chiedete informazioni sul blog in questione in qualche gruppo per scrittori o simili, perché la delusione può essere dietro l’angolo.
Io mi sento profondamente delusa e presa in giro da alcuni di loro e, ripeto, non farò nomi.
Mi chiedo se sono la sola…, perché se così fosse, evidentemente la gente ha qualche problema con me e con le mie storie.
Diversamente, autori, aprite bene gli occhi e blogger: se non siete in grado di prendere in commessa un lavoro che vi viene affidato, imparate a dire di no, perché la presa in giro, fa più male.
Prima di pubblicare Complicated Love, ho contattato 10 blog e a tre di essi ho lasciato il manoscritto per una recensione.
In quanti hanno fatto ciò che avevamo pattuito?
Quattro segnalazioni su dieci.
Una recensione su tre e, chi l’ha fatta, è stata l’ultima in ordine di tempo a ricevere il romanzo e l’ha comunque letto e recensito in pochissimo giorni. Difatti lei, è una di quelle persone a cui farei volentieri un monumento e non vi sarà difficile capire di chi sto parlando visto che è l’unica recensione che ho pubblicato a riguardo.
Ovvio che, chi ha ricevuto il romanzo dopo la data di pubblicazione, cioè il 13 novembre, non deve sentirsi minimamente preso un causa, perché questo post NON E’ PER LORO. Anzi, a loro va tutta la mia riconoscenza e affetto. ❤
Ma non posso non urlare la mia delusione.
Scusate il lungo sfogo.

Tanto amore.

Shio.

Periodaccio…

Ciao a tutti,

il mondo di shioren
come state?
Io inizio a essere sofferente. Mi manca passeggiare nella mia città e vedere la “vita” intorno a me. Ho persino nostalgia degli schiamazzi dei bambini nel giardino sotto casa… ok, rinchiudetemi! Ah no, sono già rinchiusa! xD
In questi giorni leggo (sto cercando di finire quel tomo diabolico di 1000 pagine che è il romanzo “New York” di Edward Rutherfurd). scrivo (attualmente sto lavorando a due storie: una che penso pubblicherò col mio nome “ufficiale” Anna Esse e l’altra con uno pseudonimo… tanto, a priori, non vendo, per cui… xD). e ovviamente, mi prendo cura della casa e di mio padre.
Ho addirittura provato a intensificare l’attenzione sul mio romanzo attraverso il canale facebook e chiedendo a vari blogger se erano interessati a una segnalazione e/o recensione, ma continuo a ricevere porte sbattute in faccia a favore di persone che magari hanno pubblicato più romanzi…
Continua a leggere

Non l’avrei mai detto, ma….

Buon lunedì amici miei, dopo aver passato un periodo/mese/vita di disastri e casini famigliari e dopo essere stata tamponata poco più di una settimana fa, ecco che il signor Sfiga Karma in arte “mai una gioia” ne ha combinata un’altra delle sue e venerdì sera il mio amato cellulare di poco più di un anno è venuto a mancare dopo una lunga notte di agonia. htc-desire-626-emea-phone-listing-blue-lagoon
Non è la prima volta che mi si rompe un cellulare e da quando ho iniziato ad usarli credo di averne cambiati una decina eppure mai come stavolta il senso di smarrimento e solitudine mi ha travolta portandomi a questa riflessione. Di sicuro questo che è morto è stato il migliore cellulare che abbia mai avuto, ovviamente dopo l’intramontabile Nokia 3310 ma quelli erano altri tempi con altre esigenze. Da quando gli smartphone si vendono con la stessa frequenza del pane, io non ho mai provato un senso di completezza e di “onnipotenza” con altri cellulari se non con il mio piccolino.
Non sono una che passa il suo viaggio in metro col cel in mano, che esce con amici col cel in mano o che va a fare qualsiasi cosa perennemente col cel in mano, ma il cel mi permetteva di tener d’occhio le notifiche del blog, dei facebook, Instagram, le e-mail…insomma mi permetteva di essere connessa col mondo ed ora che ne sono sprovvista, mi sempre davvero smarrita. Spero di trovarne un altro degno di nota, difficilmente ricomprerò l’HTC ma non per il modo in cui è morto, ma per il fatto che comunque hanno dei costi che normalmente non posso permettermi visto che ho anche una macchina con le rate da pagare…una tragedia insomma!!
Scusate lo sfogo, ma avevo seriamente bisogno di esternare questa amarezza….
Buon inizio di settimana a tutti.

A presto.

Shio ❤