Giusto, sacrosanto, ma triste.

Stamane ho aperto internet con una notizia che mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Capisco che sia giusto, e che sia nei pieni diritti dell’interessato, ma l’idea di non poter più vedere il mio amato Gary Oldman in altri ruoli, un po’ mi rattrista.
Proprio così, avete capito bene, dopo la conclusione della serie “Slow Horses” per Apple TV, l’attore britannico ormai vicino ai 65 anni, sta seriamente pensando di ritirarsi.

La Anna egoista che è in me spera che cambi idea, ma sotto sotto, la Anna obiettiva e buona, gli augura ogni bene con tutto il cuore e che possa infine godersi la famiglia e i nipoti com’è giusto che sia.

A prescindere da cosa sceglierà, tantissimi in bocca al lupo, Gary! ♥

(Fonte ANSA, per leggere l’articolo, cliccate QUI.)

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Work in progress…

La data per l’uscita del seguito di Complicated Love è sempre più vicina, almeno nella mia testa, perché in questi giorni sarà un continuo corri corri e fuggi fuggi nel tentativo di fare tutto e bene.

Vi svelo il titolo, ma non ancora la cover, per quella ci vorrà qualche giorno. 😉

Il seguito del romance noir MM, Complicated Love, s’intitolerà… (rullo di tamburi)

Complicated Xmas! E ovviamente sarà a tema natalizio!

Ma non cantate troppo vittoria perché se ci sono di mezzo Edward e i suoi amici, non è detto che sia tutto rose e fiori, la loro vita è stata molto turbolenta finora, ma chissà che almeno a Natale le cose cambino… <.<

Non vi resta che scoprirlo!

A presto con altre news! ♥

Blonde di Andrew Dominik.

Ciao a tutti, oggi parliamo di nuovo di film!
In questo periodo sto riuscendo a vedere molte cose, complice anche il fatto che il sabato dopo il lavoro è sempre un calvario e che spesso rimango impalata nel letto a causa dei dolori lancinanti, ma non parliamo di me, ma di lei, Marilyn e di una delle pellicole che penso più l’abbia rappresentata davvero, andando oltre le apparenze e i pregiudizi, Blonde di Andrew Dominik.

Ho da sempre avuto un rapporto conflittuale con la figura di Marilyn Monroe. Sinceramente non sono tra quelle che l’ammiravano, ma non mi era neanche antipatica, diciamo pure che era lì, punto. Tuttavia, in questi ultimi mesi, grazie a Netflix mi sono imbattuta in diverse opere a lei dedicate e ho scoperto qualcosa di più, e che ignoravo, e l’idea che mi sono fatta attualmente, ammetto mi ha un po’ turbata.

Blonde è un film crudo, forte, vero.

Tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates che mescola fantasia a fatti reali in un mix sconcertante che dipinge non solo la diva, ma anche il lato umano e fragile di una donna vittima del successo e, per certi versi, carnefice di se stessa.

Essendo la trama fornita da Wikipedia troppo lunga, vi racconterò del film direttamente durante il passaggio sui miei pensieri personali, ma per ora, eccovi il trailer ufficiale:

Come anticipato su, non ho mai avuto un buon rapporto con la figura di Marilyn Monroe, ma questo film ha fatto crescere in me ancora più dubbi, creando ancora più conflitto tra l’odio (se così lo si può definire) e l’amore che da sempre provo per questa donna e la sua triste e folle storia. Il film inizia mostrandoci una Marilyn bambina, quando ancora tutti la chiamavano Norma Jeane. Norma è una bambina dolce, ma visibilmente turbata dal comportamento a volte violento della madre che arriva quasi ad ucciderla, perché in Norma vede la causa dell’abbandono dell’uomo che amava. Il padre della bambina è una figura onnipresente nella trama della storia, ma non la si vedrà mai per davvero, se non attraverso una vecchia foto che non fa intendere quale che sia davvero la sua identità. Dopo il tentato omicidio, la piccola Norma Jeane viene affidata ad un orfanotrofio e la madre internata in un ospedale psichiatrico.
Norma cresce, diventa una bellissima donna che vuole sfondare nel mondo del cinema ma qui, inizia il suo primo dramma… la prima realtà che lascia l’amaro in bocca, perché a quel tempo pareva una cosa normale: Norma Jeane si presenta per un provino dove viene violentata ed è così che nasce il mito di Marilyn Monroe. Se lei non avesse fatto quel provino, se non fosse stata violentata (prezzo da pagare per ottenere la parte), probabilmente il suo mito sarebbe arrivato molto dopo, oppure chissà, anche mai!

E’ triste e lascia riflettere. Sapevo già della violenza di Marilyn esattamente come so che è stato il destino di tantissime altre aspiranti attrici, soprattutto in quegli anni, ma non è da escludere che questo non avvenisse ancora negli ultimi decenni, prima del movimento del Me Too.

Per non essere troppo precisa e togliere il gusto a chi vorrà vedere questa pellicola di quasi due ore e mezza, Blonde parla dell’ascese e della fine di una donna che sostanzialmente si sentiva sola anche in mezzo a una folla di persone che l’adoravano come una diva.

Questa cosa mi ha fatto molto empatizzare per lei. Norma, vorrei chiamarla così perché nel film lei non si era mai sentita Marilyn, anzi, vedeva in lei una sorta di alter ego, un costume che era costretta ad indossare perché tutti lo volevano, la desideravano, ma non lei. Lei, Norma, desiderava solo essere Norma, desiderava solo essere amata, ma c’era anche qualcosa di rotto nel cuore e nella testa di questa donna tanto bella quanto fragile. La mia sensazione è che lei cercasse sempre la figura di un padre che non aveva mai conosciuto, che non l’aveva mai amata nei vari uomini della sua vita, ma al tempo stesso, doveva essere Marilyn, la donna frivola, tutta sorrisi e moine, una donna che non sentiva di essere, che quasi ripudiava come una estranea ma dalla quale non era in grado di sottrarsi e questo le costò il secondo matrimonio, quello con l’ex giocatore di baseball Jo di Maggio.

Marilyn aveva donato a Norma Jeane l’immortalità nei cuori della gente, ma le aveva portato via tutto: il suo candore, il suo diritto ad essere madre, la sua famiglia… il suo futuro.

Pellicola davvero di grandissimo impatto visivo, con scene crude, di nudo, ma vere al punto da percepirle fin dentro l’anima. Una fotografia interessante, un trucco impeccabile al punto che a volte fai fatica a capire quando la vera Marilyn dei filmati, è sostituita dalla sua grandiosa interprete che, oltre ad essere davvero una bellissima donna, è riuscita a sfiorare le corde del mio cuore attraverso una interpretazione magistrale.

Ambientazioni e cast, formidabili. Sinceramente ignoro dove finisce la verità e inizia la fantasia dell’autrice del romanzo a cui è stato ispirato il film, ma posso garantire che fino alla fine ho provato un senso di profondo disagio, dolore, tristezza per questa donna che sembrava aver avuto tutto dalla vita, ma che in verità le mancava la cosa più importante, l’amore per se stessa.

Anche la scelta degli attori è davvero ben azzeccata per quanto mi riguarda:
Ana De Amas nel ruolo di Marilyn, Adrian Brody interpreta il terzo marito, lo scrittore Arthur Miller, Bobby Cannavale nel ruolo di Joe Di Maggio, il secondo marito, Julianne Nicholson nei panni di Gladys, la madre di Marilyn e tanti, tantissimi altri.

Sinceramente è in film che consiglio di guardare per il forte impatto visivo, per vedere quanto spesso, dietro una facciata dorata, si nasconde una sofferenza palpabile costellata di piccoli e grandi drammi.
E’ un film che mi ha portata a riflettere e a mettere in discussione il modo in cui vedere questa donna, non che adesso sia diventata una sua fan, ma sento di capirla un po’ di più, di avvertirla più vicina al mio cuore.

Consigliato! ♥

Black Panther: Wakanda Forever di Ryan Coogler.

Ciao amici, in un altro post, vi avevo accennato al fatto che dopo secoli mi fossi di nuovo recata al cinema e “Black Panther: Wakanda Forever“è il film che sono andata a vedere.

Premetto che non è il mio genere. Personalmente ho smetto di vedere le saghe dei supereroi decenni fa. Pensate che l’ultimo film del genere che ho visto al cinema è stato The Amazing Spider-man del 2012 dove ho ufficialmente decretato che non potevo continuare a guardare certa roba ma, che sia chiaro, non per il prodotto in sé, ma per il fatto che alla fine era stato presentato come un film molto più fedele al fumetto (prima di appellarsi alla furbata dei mondi paralleli dove tutto è il contrario di tutto 😉 ) ed invece mi ero ritrovata l’ennesimo film da cui avevano attinto qua e là dalla storia originale, per cui ci avevo messo su una X gigantesca. Ma sabato il mio intento era quello di essere di supporto ad un membro della famiglia che sta attraversando un momento delicato, per cui ho messo da parte i miei gusti personali e mi sono lanciata in questo film di due ore e quaranta minuti e quello che segue è il mio parere personale.

⚠!ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!⚠

Trailer in italiano per chi vuole farsi un idea:

L’unica cosa che sapevo su Black Panther era che il supereroe in questione impersonava una pantera nera (molto intuibile dal nome, direi xD), che era un fumetto della Marvel e che l’attore che l’aveva interpretato fino a quel momento, Chadwick Boseman, era venuto a mancare nel 2020 a causa di un tumore incurabile a soli 43 anni.

Non sapevo altro.

Non ero interessata, per cui non mi ero minimamente informata… Pensate che neanche sapevo chi era il “cattivo” del film.

Ebbene i primi dieci minuti di film mi hanno subito spezzato il cuore, perché iniziano con il funerale di Black Panther, un omaggio più che doveroso all’attore scomparso, che non ha esitato a farmi salire le lacrime agli occhi. Mi rendo conto che questo potrebbe suonare come uno spoiler ai più, ma se siete appassionati di queste saghe, allora saprete per certo che la Marvel è solita omaggiare chi nell’arco degli anni ci lascia, come Stan Lee, per esempio.

Vi eviterò i vari sviluppi della trama, proprio perché nonostante l’avviso, non voglio comunque togliere troppo a chi il film vorrà gustarselo. Vi dico solo che a parte Namor (il cattivo storico del popolo del Wakanda) e le scene troppo buie che ho sempre odiato, il film è stato molto bello, scorrevole e per certi versi anche divertente. La colonna sonora era fantastica e perfettamente adattabile alla pellicola, gli effetti speciali spettacolari e gli interpreti molto credibili nei vari ruoli.

Ma Namor

Ragazzi, Namor proprio non ce la facevo a guardarlo!

Ora, ignoro se in qualche universo parallelo le sue origini siano state cambiate o se semplicemente in questo film le hanno dovute adattare ai fini della trama, ma lui è passato da discendente di Atlantide (in quanto mutante nato dall’unione di una donna di Atlantide con un abitante del mondo emerso) a un qualcosa di non bel definito che ricordava un po’ il popolo Maya. Questa cosa mi ha un po’ urtata, ma se si ignora il particolare dell’origine di Namor che ricordo essere stato pubblicato per la prima volta nel 1939, direi che l’insieme della trama è godibile, seppur con qualche esagerazione tipica del genere: gente che viene infilzata da parte a parte, ma non perde neanche una goccia di sangue e continua a combattere, e io penso che quando sbatto l’alluce contro lo spigolo resto piegata a sgranare il rosario per dieci minuti, ma anche questo è il bello del cinema e del mondo dei supereroi e non solo! 🤣

Come avrete potuto notare, la mia non è una recensione vera e propria, ma più un raccontare in modo ironico qualcosa che, nel bene o nel male ho apprezzato molto e che mi ha fatto venire voglia di guardare anche il primo film della saga ma, tranquilli, gli altri non mi avranno mai! xD

E con i deliri per oggi ho finito!

Alla prossima. ♥

Il lato pericoloso delle serie TV.

⚠️ATTENZIONE, SE SIETE FACILMENTE IMPRESSIONABILI, NON CONTINUATE LA LETTURA, GRAZIE. ⚠️

Ciao a tutti, vi ricordo che l’argomento trattato in questo post è delicato, per cui siete avvisati.
Per chi non mi segue da molto o non mi conosce bene, io sono fifona, motivo per cui evito i film horror o splatter, perché facilmente impressionabile a livello visivo, l’unico horror che riesco a guardare senza sentirmi turbata è Dracula di Coppola. Tuttavia, nonostante questa mia indole, amo i true crime, ossia opere che traggono fatti di cronaca realmente accaduti.

Sabato sera, dopo secoli, mi sono trovata al tavolo di un ristorante per una cena di famiglia + cinema annesso di cui vi parlerò in un altro post, e ho assistito a una discussione al tavolo accanto al mio su uno dei titoli più gettonati di Netflix, Dahmer.

In questa chiacchierata tra amici (i tavoli erano molto vicini, eravamo praticamente messi uno sopra l’altro e avvertivo distintamente parti della conversazione) le persone interessate parlavano di questa serie TV in positivo, dicendo quanto in verità Jeffrey Dahmer fosse coccoloso, dolce e tenero. Alla mia faccia sgomenta, anche mia cognata ha ammesso che persino al lavoro da lei, alcune sue colleghe hanno espresso lo stesso parere sulla figura di uno dei serial killer più crudeli e efferati della storia.

Dahmer coccoloso?

Dahmer tenero?

Qualcuno di voi ha visto la serie o conosce la storia di quest’uomo?

Dopo aver visto alcuni documentari con la voce originale del vero Jeffrey Dahmer e aver saputo per certo di cosa quest’uomo si sia macchiato negli anni, io sono la prima a dire che lui non andava imprigionato, ma curato. Era una persona che aveva bisogno di cure in un ospedale psichiatrico e non di un carcere dove poi è stato ucciso in circostanze “misteriose”.

Come si può pensare che una persona, un essere umano che ha fatto quello che ha fatto lui, possa essere considerato tenero, coccoloso o dolce?

Jeffrey Dahmer, a seconda dei vari casi, uccideva le sue vittime, le lobotomizzava trapanandogli il cranio e iniettando piccole quantità di acido nel cervello, le drogava, faceva sesso con i loro cadaveri (necrofilia, sì, avete capito bene), li mutilava, li smembrava, scioglieva alcune parti nell’acido mentre altre se le mangiava ed altre ancora le conservava per il suo personale altare della memoria. Al momento del suo arresto nel suo congelatore hanno trovato parti umane destinate alla cucina tra cui cuori e genitali… ha decapitato e conservato la testa di alcune sue vittime.. e qui mi fermo, perché non è proprio un argomento felice.

Sicuramente c’era della follia nella testa di quell’uomo, una follia che per quanto abbia cercato con tutte le sue forze di contrastare, è esplosa con una violenza inaudita, lasciando dietro sé una scia di sangue lunga 17 vittime, almeno questo è il numero delle vittime accertate, ma in questi casi si sa, la lista potrebbe essere più lunga.

E’ giusto provare simpatia per l’attore, Evan Peters che è stato magistrale.
E’ giusto provare ad empatizzare…
Ma quando si creano film o serie TV tratte da fatti veri e cruenti come questo, si dovrebbe sempre ricordare che dall’altra parte dello schermo ci potrebbe essere il parente di una di quelle vittime che guarda e che ancora soffre per quanto è successo.

Jeffrey Dahmer era un uomo che aveva bisogno di essere aiutato, studiato e protetto da sé stesso in primis, ma non confondiamo la finzione con la realtà. Quell’uomo, per quanto di bell’aspetto e reso ancora più affascinante dal suo interprete sul piccolo schermo, rimane un assassino che ha fatto cose orribili!

Scusatemi, non volevo fare la morale, ma quei discorsi mi hanno destabilizzata.
Fin dove può arrivare il potere della TV, dell’intrattenimento?
Fin dove la fragile mente umana, resa ancora più confusa dagli stimoli più o meno sbagliati che riceve di continuo nel quotidiano può arrivare?

Jeffrey Dahmer era vittima di sé stesso, della sua condizione.
Non era coccoloso.
Non era dolce.
Non era tenero.
Era solo un uomo solo, che avrebbe potuto essere aiutato a diventare quella persona migliore che tanto aveva desiderato diventare, ma che non gli era stato concesso.

Jeffrey Dahmer è:

Stephen Hicks19 anni
Steven Tuomi24 anni
Jamie Doxtator14 anni
Richard Guerrero21 anni
Anthony Sears24 anni
Eddie Smith28 anni
Ricky Beeks27 anni
Ernest Miller22 anni
David Thomas23 anni
Curtis Straughter19 anni
Errol Lindsey19 anni
Tony Hughes31 anni
Konerak Sinthasomphone14 anni
Matt Turner20 anni
Jeremiah Weinberger23 anni
Oliver Lacy23 anni
Joseph Bradehoft25 anni

Ecco, lui era le sue vittime, coloro che più di qualsiasi altra cosa meritavano di essere ricordate e le cui vite erano state stroncate troppo presto.

Peace e tanto Love. ♥

Moglie di una spia

Ciao a tutti, come state? Spero tutto ok.

Oggi parliamo di un manga un po’ più tosto, di quel genere nato per un pubblico maggiorenne e non dedicato al solito target adolescenziale. Dovete sapere che questa categoria di manga è conosciuta anche col nome di Seinen (fumetti indirizzati a un pubblico maschile, maggiorenne) e Moglie di una spia è tra questi.
La prima particolarità di questo manga sono gli autori, avete letto bene, autori al plurale, perché questa è una storia scritta a tre mani: Kiyoshi Kurosawa, Ryusuke Hamaguchi e Tadashi Nohara, mentre, i disegni, sono di Masasumi Kakizaki già noto agli appassionati per il manga/anime Bestiarius, Rainbow, Hideout e Green Blood, tutti editi anche in Italia da Planet manga.

La storia si svolge nei primi anni della seconda guerra mondiale, eccovi la trama presa dal web:
Yusaku Fukuhara gestisce un’azienda commerciale a Kobe, e percependo una sorta di fermento nell’aria, lascia a casa la moglie Satoko per trasferirsi in Manciuria col nipote, ed è propri lì che vede accadere qualcosa di sconvolgente. Yusaku decide di rivelare l’incidente al mondo intero ed agisce in tal senso. L’uomo viene accusato di essere un traditore, ma Satoko crede in lui e giura di rimanergli accanto, non importa quali saranno le conseguenze.

Cosa ne penso?

Sicuramente è un ottimo prodotto. Scritto bene e disegnato in modo impeccabile, la storia prende man mano forma mantenendo un ritmo scorrevole che non annoia. Qualche piccola riserva l’ho avuta sulla dimensione degli occhi, sì avete capito bene, il tratto del sensei Kakizaki è molto mangoso e, personalmente, per questo genere di storia, ci avrei visto meglio i disegni di Tsukasa Hojo o di Ryoichi Ikegami, due mangaka dalle grandi qualità grafiche e uno stile più realistico. Non nascondo che spesso gli occhioni mi hanno fatto storcere il naso, ma non escludo che la scelta di uno stile così ricercato sia stata una cosa voluta proprio per dissociarsi un minimo dalla cruda realtà rappresentata da alcune tavole. Altro particolare di rilievo sono le foto vere usate al posto dei disegni e poi adattate nelle tavole. Anche questa scelta ha i suoi pro e contro. Personalmente ammiro chi riesce nel bene o nel male a ricostruire scenari e volti da zero, anziché scannerizzare una foto e via, ma è un mio gusto personale che non toglie nulla all’opera in se.

Ottimo prodotto sia per contenuto che per qualità dei materiali, la storia è suddivisa in due volumetti venduti singolarmente al costo di € 7 cad. o racchiusi in un delizioso cofanetto al prezzo di € 13.

Edito da Planet manga, da questa serie è stato tratto anche un film per la tv dal titolo Spy no tsuma, trasmesso in anteprima alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Per chi ama i manga storici e le storie di spionaggio con una punta di drammaticità. 🙂

Il clamore a casa nostra di Benjamin Taylor

Buon 1° novembre amici, oggi voglio spendere due parole su questo libro che sinceramente ha rappresentato da parte mia due mancanze importanti che non hanno nulla a che vedere con la sostanza del libro ma che, sicuramente, hanno contribuito e pilotato il mio giudizio a riguardo.

Inizierò col dire le mie mancanze ma, per farlo, devo spiegarvi come mi comporto solitamente prima di acquistare un libro. Ebbene, di solito se non ho un titolo specifico in mente o un autore, la prima cosa che deve convincermi sono titolo e/o cover (non necessariamente entrambi), poi leggo la trama e, se anche questa mi convince, apro su una pagina a caso per vedere il genere di scrittura e capire se la narrazione sia troppo pensante per i miei canoni o meno. Se l’esito è positivo, il libro finisce nella mia libreria, diversamente, lo lascio sugli scaffali. Ma quando acquistai questo romanzo, mi sono ciecamente fidata del libraio. Avevo appena finito di leggere JFK, un caso ancora aperto di cui prima o poi farò la recensione e volevo leggere altro sull’argomento, così chiesi al titolare della libreria se c’era qualcosa di analogo e mi ha consigliato questo e, qui, partono le mie due mancanze:

1- mi sono fidata di una persona anziché affidarmi come sempre al mio istinto.
2- era stato così convincente che non avevo ritenuto necessario leggere la trama.

Tutto questo per dirvi che NON E’ UN LIBRO SUL CASO DELL’ASSASSINIO DEL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI! Vorrei precisarlo perché già dalla post fazione, mi ero accorta che qualcosa non andava, si parlava di persone morte, di famigliari, ma non del presidente e poi ho iniziato la lettura e… il nulla!

Non è un brutto romanzo, anzi, è un mix di memorie di una vita passata fatta di sogni, sentimenti, malattia, ossessioni, ma il presidente Kennedy viene nominato di tanto in tanto solo perché il bambino che è il narratore della storia (nonché l’autore), lo incontra la mattina che poi viene assassinato. Il libro non è neanche ambientato a Dallas!! Per cui se volete un romanzo ambientato negli anni 70, in un America segnata dallo shock per la morte del Presidente e minacciata da una guerra nucleare (non che ora siamo poi messi tanto meglio… <.<), di una storia dove si narrano i momenti salienti che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza del protagonista fino all’incontro in più occasioni con la malattia e la perdita di persone a lui care, leggetelo, ma se pensate di aver preso un romanzo su Kennedy… resterete delusi come la sottoscritta. Purtroppo non ero pronta per questo genere di lettura a tratti sofferta e questo non mi ha permesso di gustarmi il libro come meritava. Questa non è una vera recensione, ma solo un avvertimento e un promemoria per me: mai fidarmi di un libraio sconosciuto!

Vi lascio la terza di copertina affinché possiate avere un idea più ampia del contenuto:

Quando, la mattina del 22 novembre 1963, John Fitzgerald Kennedy termina il suo breve discorso di fronte all’Hotel Texas prima di lasciare Fort Worth per recarsi a Dallas, tra la folla di persone riunite per salutarlo, desiderose di stringergli la mano, c’è anche l’undicenne Benjamin Taylor accompagnato da sua madre. Solo poche ore più tardi, a scuola, un’insegnante in lacrime comunicherà a lui e ai suoi compagni di classe che il presidente degli Stati Uniti è stato assassinato. A partire da questo ricordo, Taylor ripercorre i dodici mesi successivi a quell’evento drammatico. Al centro del suo racconto ci sono le vicende personali – l’amore e le tensioni in casa, le amicizie destinate a durare, le prime passioni, il ricordo di un memorabile viaggio a New York – ma anche i sentimenti collettivi: il dolore, la perdita delle certezze, a testimonianza del modo brutale in cui spesso la storia di una nazione influenza le singole esistenze dei suoi cittadini. Il toccante memoir di uno stimato narratore e saggista americano, tra i migliori amici di Philip Roth, che gli ha dedicato il romanzo “Il fantasma esce di scena”.

Scheda tecnica:
Autore: Benjamin Taylor
Editore: Nutrimenti
Anno di pubblicazione: 2018
Numero pagine: 124 p., Brossura
Prezzo di copertina: € 15 (ma su alcune piattaforme online lo trovi a meno)
Costo Ebook: € 7.99

In conclusione, ripeto, non è un brutto romanzo, ma quando si sceglie qualcosa, lo si fa consci di quello che si sta apprestando a leggere e, quando quello che hai in mano non rispecchia le tue aspettative e, anzi, ha al suo interno momenti disturbanti per il proprio attuale stato d’animo, non si può sperare in un giudizio positivo al cento per cento, ma mi riservo di riprenderlo in mano quando sarò psicologicamente pronta a farlo. ^_^

Baci Baci.

Piccola curiosità librosa.

In questi giorni sto correggendo il nuovo romanzo e revisionando L’Altra Me a cui spero di dare presto nuova vita e mi sono accorta di un particolare buffo: uso ciclicamente gli stessi nomi per i personaggi secondari. 😂

Quando ho realizzato questa cosa, ho sorriso e la domanda è nata spontanea: sono la sola o succede anche ad altri?

Quasi in ogni mio romanzo c’è un Cole, sappiatelo, ma se può essere di consolazione, giuro che non è la stessa persona. Non so perché sia successo, forse distrazione o perché è il primo nome corto e carino a cui penso solitamente, voglio dire, di nomi ce ne sono tanti e in tutti i romanzi che ho scritto direi che tra protagonisti, comprimari e comparse, di nomi ne ho tirati fuori, per cui non è sicuramente perché sono scarsa nei nomi, tuttavia giuro solennemente che cercherò di non mettere un Cole nei prossimi romanzi, ammesso che ne scriverò altri. 😂

Fine curiosità.

Baci baci. 😘

Halloween mangoso! 🦇

Ciao, scusate l’assenza, ma è stata una settimana di fuoco, ma non voglio annoiarvi con le mie solite lamentele, oggi sono qui per un motivo: Halloween!
Ebbene sì, la notte delle streghe si sta avvicinando e quest’anno vorrei dare anch’io il mio contributo, festeggiando la sera più spettrale dell’anno in stile con il blog e, dato che in questi giorni i consigli sull’argomento tra film e libri si sprecano, vorrei fare anch’io la mia parte parlandovi di manga.

Nessuno vi da consigli “spaventosi” sui manga da leggere in questo periodo? Tranquilli, ci pensa la vostra Shio! ❤️

Qui di seguito troverete storie a tema horror, thriller o dark fantasy letti e/o visti dalla sottoscritta e che mi sento di consigliarvi, anche perché sarebbe sciocco raccomandare qualcosa che non abbia visionato in prima persona, non trovate? 😉

Bene, tralasciando alcuni titoli famosissimi come L’Attacco dei giganti (solo per citarne uno a caso) che per quanto impressionabile, non è comunque considerato un horror, i miei saranno consigli molto più di nicchia o comunque di storie che, per alcuni, sono ormai parte di un passato troppo lontano, ma si sà, la vostra Shio è vecchiarella per cui… abbiate pazienza! 😉 ♥

Siete pronti? Eccovi una lista di dieci titoli che, nel bene o nel male, sono in grado di donarvi un brivido. Nota bene, non tutti sono catalogati come horror, ma nella loro vicende presentano situazioni splatter, thriller o comunque ad alta tensione:

Another di Yukito Ayatsuji: visto l’anime e letto il manga. Another è un horror scolastico dove una maledizione si abbatte su un’intera classe. 1972, uno studente di 15 anni muore con l’intera famiglia in un incendio. Sconvolti dalla cosa, i suoi compagni di classe continueranno a comportarsi come se lui non fosse mai morto e durante la foto di gruppo, il defunto appare tra i suoi compagni. Dopo una ventina d’anni da quell’avvenimento, un nuovo studente si trasferisce nella stessa scuola dove s’imbatte in una situazione bizzarra: l’intera classe, la stessa sezione dello studente del 1972, si comporta in modo anomalo, arrivando a ignorare l’esistenza di un componente. Molto cupo, ma dotato di grande fascino, Another non esiterà a strapparvi grandi emozioni…in tutti i sensi. Ps: occhio, scene splatter. Edito da Star Comics.

Osama game di Nobuaki Kanazawa/Hitori Renda: letto il manga ed i vari spin off. Come per Another, anche questo è un horror scolastico tratto da un romanzo diventato cult in Giappone. Osama game, letteralmente Il gioco del Re, racconta la storia di una classe di un liceo che viene coinvolta suo malgrado a partecipare al “gioco del re” dove gli studenti sono invitati ad eseguire degli ordini entro un termine prestabilito oltre il quale, saranno sottoposti a punizione o, peggio ancora, alla morte. Edito da Planet Manga.

Dragon head di Minetarō Mochizuki. Letto il manga. E’ una storia post apocalittica dove il deragliamento di un treno all’interno di una galleria è l’inizio di un viaggio alla ricerca di una vita di uscita, in un mondo che non è più quello che il protagonista aveva lasciato al momento della sua partenza. Edito da Planet manga.

Blood C di Clamp/Ranmaru Kotone: Letto il manga. E’ la storia di una studentessa dalla doppia vita: timida e gentile con gli altri, spietata hunter contro qualsiasi essere mostruoso provi a minare la tranquillità del suo paese. Edito da Planet Manga.

La fortezza dell’apocalisse di Yū Kuraishi/Kazu Inabe: Letto il manga. La fortezza dell’apocalisse è ambientato in un penitenziario, l’unico luogo ancora sicuro (seppur per poco) in un mondo infestato da zombie. Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alla creatura misteriosa che padroneggia gli zombie e da loro la caccia?

Higurashi no naku koro ni: viste la varie serie dell’anime, esiste anche il manga ma è inedito in Italia. Higurashi no Naku Koro ni si presenta come un vero incubo vissuto ad occhi aperti dal protagonista che si trova catapultato in un mondo di morte e torture e a rivivere più e più volte, lo stesso giorno, la stessa esistenza dai mille finali alternativi. Lo stile del disegno è molto piacevole e farebbe più pensare a una serie shojo, ma non fatevi ingannare da quei dolci occhioni. Disponibile in lingua originale con sottotitoli su alcune piattaforme streaming.

Elfen Lied di  Lynn Okamoto. Visto l’anime, manga disponibile per il mercato italiano, edito da Planet Manga. Questo è più un horror fantascientifico. Elfen Lied narra le vicende dei Diclonius, esseri mutati in tutto e per tutto simili agli umani se non fosse per la presenza di corna sul capo e di braccia dalla forza disumana, invisibili ad occhio nudo. Temuti, quando nasce un bambino Diclonius, esso viene ucciso o chiuso in laboratorio dove viene sottoposto a terribili esperimenti. Lucy, la protagonista, riesce a fuggire e viene ritrovata in stato confusionale da due ragazzi che la rinominano Nyu, in quanto questo suono è l’unica cosa che la creatura riesce a dire. Con i suoi salvatori, Lucy assapora una vita normale, ma i militari sono sulle sue tracce e… beh, leggetelo o guardate l’anime semmai riuscirete a trovarlo sul web in quanto molto vecchio. 😉

Gantz di Hiroya Oku. Letto il manga. Che dire? Spaventoso, inquietante a tratti nauseante a causa delle troppe scene splatter, ma con una storia davvero meritevole e degna di essere letta. Il protagonista, Kei Kuruno muore investito dal treno della metropolitana insieme al suo amico d’infanzia Masaru Kato e si risvegliano in una strana stanza con una enorme sfera nera al centro, senza finestre e con degli sconosciuti. Dopo un momento di smarrimento e preoccupazione, un suono acuto preannuncia l’inizio di una missione che viene affidata a tutti gli occupanti dalla sfera, così, tutti vengono teletrasportati in una zona della città per dare la caccia a una creatura non umana. Hanno un limite di tempo per farlo o per lo meno, per provare a sopravvivere perché chi muore nel mondo parallelo, muore sul serio! Edito da Planet manga. Della serie esistono degli spin off, OAV e film in live action. Ne ho parlato anche QUI.

Mirai Nikki – Future Diary di Sakae Esuno. Letto il manga e vista la serie animata. Il protagonista di questa storia si chiama Yukiteru Amano ed è un asociale che scrive tutto quello che gli accade in un diario sul cellulare. Non avendo quasi rapporti con il mondo esterno, Yukiteru si crea un amico immaginario, Deus, che applica una modifica al suo diario, trasformandolo da diario degli eventi che accadono a diario degli eventi che accadranno e fa lo stesso ad altre 11 persone. Ma chi è Deus? E che progetti ha per il nostro protagonista? Scopritelo leggendo questa storia molto avvincente e per molti versi cruenta che saprà tenervi incollati alle sue pagine, dalla prima all’ultima. Edito da Star Comics, ne ho parlato anche QUI.

Alice in Borderland di Haro Aso. Attualmente in lettura. Alice in Borderland è il classico survival, come spesso sono tutti i manga in stile horror o thriller psicologico di cui questa lista è piena. Un gruppo di persone è stata catapultata in un altro mondo e deve lottare per la propria sopravvivenza partecipando a delle prove non facili e che spesso e volentieri mettono a repentaglio la loro stessa vita. Edito da J-Pop. Ne ho parlato QUI.

Chiudo ufficialmente qui la mia personale lista, ma di titoli da brivido, il mondo dei manga è pieno. Anche serie insospettabili agli occhi meno attenti, possono nascondere dei momenti splatter o particolarmente violenti, anche se non catalogati espressamente sotto la categoria Horror. Il mio consiglio è sempre quello di guardarvi intorno e giudicare voi stessi. Proprio in questi ultimi mesi, sono stati riproposti in maxi volumi i manga di Junji Itō uno dei maestri di questo genere. Ma la lista di manga che potrebbero comunque in qualche modo strizzare l’occhio alla notte delle streghe e che potrebbero comunque soddisfare il palato dei più esigenti, sono tanti. Alcuni nomi? Berserk di Kentaro Miura, Dorohedoro di Q Hayashida, Homunculus di Hideo Yamamoto, Tokyo Ghoul di Sui Ishida, Ajin (letto anche questo) di Gamon Sakurai, ecc… ecc…

Insomma ce n’è per tutti i gusti!

Happy Halloween mangaso! 🦇🦇🦇♥

Tranzollo ma non mollo!

Buona domenica amici!
Come sempre, quando annuncio che sto per pubblicare, non solo Saturno, ma l’intero sistema solare conosciuto e sconosciuto si allea per farmi andare tutto storto!
Ammetto che ci vuole ancora un po’ per la data di uscita che mi ero prefissata e meno male che non ho iniziato a comunicarla perché altrimenti ciaone, Ma che dire?
Se la quantità di sfiga fosse minimamente paragonabile alle vendite, potrei vivere di rendita, questo è sicuro!

Spero di avere presto buone nuove e che la situazione di per sé si sblocchi, ma la vedo duretta…

Riuscirò a pubblicare?

Mah!

Ricordo che per Ritorno a Breuddwyd ho dovuto far slittare l’uscita per mesi sempre per situazioni spesso non dipendenti dalla mia volontà e quando ho pubblicato, avevo anche un bel bug nel file che ha fatto scappare i pochi lettori curiosi… 😅 ma sapete che sono testona, vero?

Sicuramente non demorderò anche se spesso sono tentata di mandare tutto all’aria perché la mia autostima fa cilecca da tutti i pori in questi casi, e da qui mi collego al post di alcuni giorni fa… non per lagnarmi, ma spesso vivo certi conflitti bellici interiori che non mi spiego perché il mio cuore non sia ancora stato polverizzato.

Ho bisogno di positività e di tanti in bocca al lupo da salvare la specie.

Insomma, per la serie: tranzollo ma non mollo… almeno per ora!

Kiss.