Laura Ingalls Wilder – una storia vera, di Sophie Zeugin.

“Ciò che da sapore alla vita sono le cose semplici, le dolci cose fondamentali come l’amore, il dovere, il lavoro, il riposo, il vivere vicino alla natura.”

[Laura Ingalls Wilder]

Ciao a tutti! Finalmente dopo secoli torno a parlare di letture.
Laura Ingalls Wilder – una storia vera” è la traduzione italiana di un’autorizzazione pubblicata in America da Sophie Zeugin e tradotta in italiano da Laura Carolina Bellini.

Eccovi di seguito la trama tratta direttamente da Amazon:
Finalmente una biografia in italiano!
Una biografia avvincente, documentata e completata da numerose foto.
Scoprite l’affascinante vita di Laura Ingalls Wilder, pioniera, insegnante, contadina, ma anche banchiera, giornalista e autrice di successo.
La biografia che i fan de La casa nella prateria stavano aspettando.
Sophie Zeugin ci accompagna alla scoperta della vera storia di Laura Ingalls Wilder, la bambina birichina della famosa serie televisiva, ancora in onda a quasi 50 anni dalla sua prima apparizione sui nostri schermi avvenuta nel 1977.
Basato sulle più recenti ricerche documentarie pubblicate negli Stati Uniti e riccamente illustrato con fotografie d’epoca, Laura Ingalls Wilder, Una storia vera rivela una Laura insospettabile, dove la violenza del Midwest americano del XIX secolo è tenuta a bada solo dall’amore, dalla dignità e dal coraggio dei suoi genitori, Charles e Caroline.
“Ho amato i libri di Laura Ingalls Wilder quando ero bambina, e poi ho sposato la serie. Anche se la trama è molto diversa da quella dei libri, i valori che vengono proposti sono gli stessi: l’importanza della famiglia, della comunità, dell’amore, del coraggio e della tenacia. Valori che ci parlano a ogni epoca”, afferma l’autrice, Sophie Zeugin.
In questo libro, scopriamo una Laura appassionata che dichiara il suo amore per Almanzo con poesie romantiche: «Da sola! Mi sento così sola senza di te, Un giorno è come un altro. Per te, amore mio, Non riesco più a vederti, Non sento più i tuoi passi, Forte e libero. Oh amore mio, ovunque tu sia (…) Vieni ti sto chiamando». E un Almanzo che ritarda l’orologio nel salotto degli Ingalls per poter restare più a lungo con la sua bella.
Il lettore condividerà l’angoscia di Laura, madre amorevole e afflitta dal dolore, ma anche il suo coraggio e la sua determinazione di fronte alla paralisi del marito.
Il libro ci permette di accompagnare Laura e Almanzo quando, dopo aver perso tutto, ripartono da zero e si trasferiscono nella fattoria dove vivranno fino alla fine dei loro giorni. Almanzo trasformerà questa fattoria nella casa dei suoi sogni e Laura scriverà la versione romanzata della sua vita in 9 volumi. Negli Stati Uniti diventeranno dei best-seller, che le daranno fama mondiale quando saranno adattati da Michael Landon nella serie televisiva.

Una delle foto presenti nel libro che ritrae la famiglia Ingalls al completo.

Cosa ne penso?
Se come me amate le storie basate su fatti e persone realmente esistiti o siete affezionati alla serie televisiva che ormai da decenni viene trasmessa in loop sulle reti nazionali, questo libro rappresenta una sorta di Santo Graal de La casa nella prateria.

Ci sono fatti, comparazioni, foto d’epoca che ritraggono i vari componenti della famiglia Ingalls negli anni, curiosità… Insomma tutto quello che c’è da sapere su una delle famiglie pioniere che hanno fatto la storia.
Laura Ingalls Wilder – una storia vera, è una lettura scorrevole, interessante e piena di spunti.

Ci sono delle pecche?

Ahimè, sì.

In quanto autoproduzione mostra qualche lacuna a livello grammaticale e di impaginazione, il font usato è eccessivamente grande (io ho acquistato la versione cartacea) al punto che con uno di un’unità inferiore, probabilmente, il libro avrebbe avuto almeno un centinaio di pagine in meno, ma… sinceramente? Chissenefrega!!
E questa cosa l’affermo con condizione di causa. Anch’io scrivo in self, anche nei miei romanzi può capitare un errore, dopotutto nessuno è perfetto e questo non lo dico io per tirare l’acqua al mio mulino, lo dimostrano con i fatti alcune grandi case editrici del settore. Parlo di mostri sacri come Einaudi o Feltrinelli (solo per citarne alcuni) dove in alcune pubblicazioni, ho personalmente trovato errori di battitura e/o grammaticali, ma alla fine cosa me ne frega da lettore se manca una virgola o se dopo in punto non trovo la maiuscola? Può far storcere il naso, certo, ma se mi interessa la storia, se sono presa da quello che sto leggendo, vado oltre!

Sono stupida io a pensarla così?

Forse, ma non mi importa.

Diciamo che se non dovessi farmi condizionare da questi pensieri direi sicuramente che il libro in sé è da cinque stelle piene, quattro, se voglio dare peso a quei piccoli difetti sopracitati. 😉

In conclusione… Se siete innamorati del mondo di Laura Ingalls, se avete amato i suoi romanzi o visto la serie tv, non potete farvi sfuggire questa piccola perla, diversamente, sarebbe un modo costruttivo e diverso per conoscere le realtà in cui vivevano una volta, la semplicità e la felicità che si poteva trovare nelle piccole cose, quando non si possedeva molto a livello materiale, ma si era sicuramente più ricchi nell’anima.

Consigliato! ❤️❤️❤️

Shio ♥

Vi ricordo che i miei ebook sono in promo fino al 31 maggio 2023, per info e costi, clicca sull’immagine qui sotto 👇

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Je T’AIME – un amore malato, di Alessandro Gianesini

Ciao a tutti! Dopo un po’ di periodi neri e salute precaria, forse si inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel, e mi piacerebbe riprendere col botto, parlando di libri e di un romanzo scritto da un ex blogger che penso conosciate in molti: Alessandro Gianesini.

Questa è il terza pubblicazione di Gianesini, e finalmente mi sono decisa a leggere qualcosa di suo, visto che le ambientazioni non sono italiane e non ci sono nomi italiani: due cose che mi mettono subito addosso una monotonia che mi impedisce di apprezzare la lettura del testo. Ma torniamo a Gianesini e al suo “Je T’AIME – un amore malato”.

Di cosa parla?

Ovviamente di qualcosa di contorto, “malato” appunto, ma prima di lasciarvi alle mie impressioni personali, eccovi la trama presa direttamente da Amazon:
In una Marsiglia dei nostri giorni, che fa da palcoscenico alle vicende dei protagonisti di questa storia, la bella Amelie si trova suo malgrado invischiata nella perversione di Jean Dominic, il vicino di casa, che la spia dal proprio appartamento.
Il passato dell’uomo, torbido e inaccessibile, trascinerà lei e Pascal, il poliziotto che si innamora di Amelie, in un’escalation di tensione in cui si inseriranno anche altri aspetti della vita dei tre.
Un romanzo che mostra quello che può essere l’amore in una versione distorta di questo sentimento, indagandone le radici e gli sviluppi. Una trama fatta di angoscia e speranza, di desiderio e passione, di tristezza e amicizia.
Come si concluderà questo bizzarro e instabile triangolo amoroso?

Prima di lasciarvi alle mie impressioni puramente personali, eccovi due dati tecnici:

-Titolo:
Je T’AIME – un amore malato

Autore: Alessandro Gianesini

Editore ‏: ‎ Gilgamesh Edizioni

Data pubblicazione: 6 febbraio 2023

Genere: Giallo/Thriller psicologico

Formati disponibili: Ebook, cartaceo con copertina flessibile e cartaceo con copertina rigidaGRATIS per gli abbonati a Kindle Unlimited.

Lunghezza stampa ‏ : ‎ 159 pagine

** Cosa ne penso? **

Sicuramente non è stata una lettura facile. Gianesini è riuscito a rendere molto concreta l’ossessione malata che aleggia in tutta la storia lasciando un senso di frustrante ambiguità. La sua scrittura è fluida e scorrevole e si sposa perfettamente con la storia che narra, sì perché è di una storia narrata che si parla: niente dialoghi, niente introspezione. Hai come la sensazione di essere uno spettatore che assiste attraverso il buco della serratura la vita di queste persone e del loro lato oscuro e malato.
La storia, per quanto non è in sintonia con i miei gusti, l’ho trovata bella e ben delineata, l’unica pecca, che ho anche detto all’autore, ma che rimane comunque un giudizio puramente personale e che non toglie nulla al fascino del romanzo o alla bravura del suo autore, è la mancanza di dialoghi. Tuttavia, si può dire che sia anche il suo punto di forza! Non dico che sia facile descrivere le emozioni attraverso il dialogo, ma pensate a una storia che ne è privo?
Dal mio punto di vista, non è una cosa semplice da realizzare e merita tutta la mia ammirazione.

Consiglio questo libro agli amanti del thriller psicologico, a coloro che amano le storia piene di suspance, desiderio proibito e, perché no? Anche di perversione, intesa come impulso sessuale estremo, quell’istinto che potrebbe essere in ognuno di noi ma che è spesso tenuto a freno dalla nostra razionalità.

Lettura sicuramente interessante.
Consigliato.

“L’emporio dei piccoli miracoli”, di Keigo Higashino.

Ciao a tutti, è tanto che non vi parlo delle mie letture, in questi mesi ne ho fatte alcune, ma alla fine vuoi per impegni, vuoi per altro, non riesco mai a dedicare un po’ di tempo per scrivere quattro righe, ma oggi il tempo voglio trovarlo, perché questo romanzo è troppo, troppo carino per non essere omaggiato e letto.

L’emporio dei piccoli miracoli è il quarto libro che leggo di Keigo Higashino, dopo “La seconda vita di Naoko”, “Il mistero del lago” e “La colpa”, eccomi di nuovo qui a raccontarvi di questo talentuoso scrittore nipponico e della sua magia.

Questa non è una storia facile da raccontare a parole, è così perfettamente intrecciata e ogni personaggio e situazione, è così ben incastrata con altre, che non si può non parlare di una storia, senza rischiare uno spoiler, perché è di storie che si tratta. L’Emporio dei piccoli miracoli, racconta tante piccole storie, una per capitolo, che unite tra loro, ne creano una ancora più unica e meravigliosa.

Tutto inizia con un gruppo di tre ladruncoli in fuga dopo il misfatto. Mentre sono alla ricerca di un rifugio dove trascorrere la notte, si imbattono nel vecchio emporio di quartiere, ormai abbandonato da anni. Qui i tre discutono sul da farsi, e proprio quando si stavano sistemando per la notte, ecco che sentono recapitare della posta, introdotta direttamente nel negozio attraverso la la buca delle lettere situata nella saracinesca. I giovani avevano scoperto del particolare passatempo dell’ex proprietario del negozio attraverso una rivista dell’epoca, secondo cui, il signor Namiya, l’anziano titolare dell’emporio, aveva intrapreso un’attività di consulenza in forma anonima che consisteva nel recapitare una missiva nella buca per la posta sulla parte anteriore del negozio a cui lui avrebbe fornito una risposta che avrebbe posizionato nella cassetta per il latte, posizionata nella parte anteriore del locale.

Curiosi, i tre giovani la aprono e la leggono la posta che è espressamente intestata all’emporio Namiya, trovandosi davanti a una richiesta di consiglio da parte di una donna che si firma “Lepre nella luna“.
Attraverso uno scambio epistolare con Lepre nella luna, non solo i tre scoprono che questa donna in verità scrive dal passato, ma che le lettere che dovrebbero essere recapitate in un lasso di tempo che varia da 24h a giorni, a loro arrivano in pochi minuti.

Ma com’è possibile?

Per saperlo dovrete per forza leggere questo libro, perché non mi sarebbe possibile spiegarlo senza dovervi raccontare per filo e per segno la trama, e dato che sono intollerante agli spoiler, fatevi un regalo e, se vi piacciono le storie con intrecci e una punta di fantastica, surreale magia, L’Emporio dei piccoli miracoli è il vostro libro!

Edito da Sperling & Kupfer, il romanzo conta ben 341 pagine ricche di magia e mistero.

Cosa ne penso?

Sicuramente L’Emporio dei piccoli miracoli è stata una bellissima lettura, lo dimostra il fatto che l’ho letto tutto in pochissimi giorni, perché ne ero letteralmente innamorata. Ho adorato ogni storia, ogni intreccio, ogni piccolo miracolo scaturito da queste pagine che parlano di amore, di nuove opportunità, di gratitudine, vita e, ahimè, morte.

Tante vite che si uniscono e si incrociano tra di loro, dando la sensazione di essere parte di un disegno più grande che mi ha affascinata.

Unica nota leggermente dolente (ma questo è un mio limite) è che quando ho a che fare con romanzi che parlano di soprannaturale, tendo un po’ ad annoiarmi quando questo non si manifesta. E così spesso ho trovato pesanti le parti in cui l’autore preparava il lettore narrando la parte ordinaria della storia dei vari personaggi, fino al “miracolo“, ma a parte questa mia piccola limitazione, ritengo che questo libro sia una bellissima storia, una coccola emotiva che ti fa sentire in pace col mondo e che ti porta per certi versi a chiederti se non ci sia ancora qualcosa di buono nel prossimo.

Higashino non delude!

Straconsigliato! ♥

Il clamore a casa nostra di Benjamin Taylor

Buon 1° novembre amici, oggi voglio spendere due parole su questo libro che sinceramente ha rappresentato da parte mia due mancanze importanti che non hanno nulla a che vedere con la sostanza del libro ma che, sicuramente, hanno contribuito e pilotato il mio giudizio a riguardo.

Inizierò col dire le mie mancanze ma, per farlo, devo spiegarvi come mi comporto solitamente prima di acquistare un libro. Ebbene, di solito se non ho un titolo specifico in mente o un autore, la prima cosa che deve convincermi sono titolo e/o cover (non necessariamente entrambi), poi leggo la trama e, se anche questa mi convince, apro su una pagina a caso per vedere il genere di scrittura e capire se la narrazione sia troppo pensante per i miei canoni o meno. Se l’esito è positivo, il libro finisce nella mia libreria, diversamente, lo lascio sugli scaffali. Ma quando acquistai questo romanzo, mi sono ciecamente fidata del libraio. Avevo appena finito di leggere JFK, un caso ancora aperto di cui prima o poi farò la recensione e volevo leggere altro sull’argomento, così chiesi al titolare della libreria se c’era qualcosa di analogo e mi ha consigliato questo e, qui, partono le mie due mancanze:

1- mi sono fidata di una persona anziché affidarmi come sempre al mio istinto.
2- era stato così convincente che non avevo ritenuto necessario leggere la trama.

Tutto questo per dirvi che NON E’ UN LIBRO SUL CASO DELL’ASSASSINIO DEL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI! Vorrei precisarlo perché già dalla post fazione, mi ero accorta che qualcosa non andava, si parlava di persone morte, di famigliari, ma non del presidente e poi ho iniziato la lettura e… il nulla!

Non è un brutto romanzo, anzi, è un mix di memorie di una vita passata fatta di sogni, sentimenti, malattia, ossessioni, ma il presidente Kennedy viene nominato di tanto in tanto solo perché il bambino che è il narratore della storia (nonché l’autore), lo incontra la mattina che poi viene assassinato. Il libro non è neanche ambientato a Dallas!! Per cui se volete un romanzo ambientato negli anni 70, in un America segnata dallo shock per la morte del Presidente e minacciata da una guerra nucleare (non che ora siamo poi messi tanto meglio… <.<), di una storia dove si narrano i momenti salienti che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza del protagonista fino all’incontro in più occasioni con la malattia e la perdita di persone a lui care, leggetelo, ma se pensate di aver preso un romanzo su Kennedy… resterete delusi come la sottoscritta. Purtroppo non ero pronta per questo genere di lettura a tratti sofferta e questo non mi ha permesso di gustarmi il libro come meritava. Questa non è una vera recensione, ma solo un avvertimento e un promemoria per me: mai fidarmi di un libraio sconosciuto!

Vi lascio la terza di copertina affinché possiate avere un idea più ampia del contenuto:

Quando, la mattina del 22 novembre 1963, John Fitzgerald Kennedy termina il suo breve discorso di fronte all’Hotel Texas prima di lasciare Fort Worth per recarsi a Dallas, tra la folla di persone riunite per salutarlo, desiderose di stringergli la mano, c’è anche l’undicenne Benjamin Taylor accompagnato da sua madre. Solo poche ore più tardi, a scuola, un’insegnante in lacrime comunicherà a lui e ai suoi compagni di classe che il presidente degli Stati Uniti è stato assassinato. A partire da questo ricordo, Taylor ripercorre i dodici mesi successivi a quell’evento drammatico. Al centro del suo racconto ci sono le vicende personali – l’amore e le tensioni in casa, le amicizie destinate a durare, le prime passioni, il ricordo di un memorabile viaggio a New York – ma anche i sentimenti collettivi: il dolore, la perdita delle certezze, a testimonianza del modo brutale in cui spesso la storia di una nazione influenza le singole esistenze dei suoi cittadini. Il toccante memoir di uno stimato narratore e saggista americano, tra i migliori amici di Philip Roth, che gli ha dedicato il romanzo “Il fantasma esce di scena”.

Scheda tecnica:
Autore: Benjamin Taylor
Editore: Nutrimenti
Anno di pubblicazione: 2018
Numero pagine: 124 p., Brossura
Prezzo di copertina: € 15 (ma su alcune piattaforme online lo trovi a meno)
Costo Ebook: € 7.99

In conclusione, ripeto, non è un brutto romanzo, ma quando si sceglie qualcosa, lo si fa consci di quello che si sta apprestando a leggere e, quando quello che hai in mano non rispecchia le tue aspettative e, anzi, ha al suo interno momenti disturbanti per il proprio attuale stato d’animo, non si può sperare in un giudizio positivo al cento per cento, ma mi riservo di riprenderlo in mano quando sarò psicologicamente pronta a farlo. ^_^

Baci Baci.

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

Buongiorno a tutti, oggi si torna a parlare di libri.
Come sapete non sono una gran lettrice, ho sempre pochissimo tempo a mia disposizione e devo sempre centellinare i minuti per me e distribuirli alle mie passioni, una goccia per volta.

Ho acquistato questo romanzo mentre ero in ferie a Trieste, l’ho scelto perché parla di fatti veri, perché parla del Giappone (terra che amo), perché era qualcosa di diverso dai soliti fenomeni che ormai ci vengono propinati sui social.

Di “Venivamo tutte per mare” non ne parla nessuno. Non ho letto nulla di lui in giro né su Instagram, né su blog e Facebook. E’ arrivato a me timidamente, in punta di piedi, senza far rumore come una silenziosa dama del sol levante avvolta nel suo kimono fatto di decorazioni preziose e storia.

La sinossi presa da Amazon: “Da anni” ha dichiarato Julie Otsuka, “volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi – le cosiddette “spose in fotografia” che giunsero in America all’inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vista di un ‘noi’ corale, di un intero gruppo di giovani spose”. Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua.

Che cosa ne penso?

Già leggendo la sinossi, si ha una idea ben distinta di quello che il lettore dovrà affrontare tra le pagine di “Venivamo tutte dal mare“. Non si tratta di una favoletta, non è un romanzetto, è storia. Una storia che probabilmente in pochi conoscono, che in molti ignorano, una storia triste come tante…
Quando si parla di spose bambine, di prostituzione minorile, di tratta di umani non si pensa mai al Giappone, così perfetto, chiuso nelle sue regole, eppure in quella nave della speranza, col suo carico di donne che vanno incontro a un futuro incerto e con l’unica certezza, la foto di un uomo che per mesi ha alimentato le loro speranze e i loro sogni attraverso delle lettere, quel volto per loro sconosciuto, è la loro unica certezza, l’unico punto fermo. Ebbene in mezzo a quelle donne giovanissime ci sono anche bambine di appena 12 anni, che non sono ancora delle donne formate, ma che sono state già inviate ai loro promessi mariti oltre oceano e che spesso e volentieri, non hanno nulla in comune con la foto che stringono al petto quando la nausea per il mar mosso le devasta.

Ci sono donne che al loro arrivo non trovano l’uomo che pensavano di trovare, giovane e forte, ma un vecchio. Una persone già consumata dalla vita e dal duro lavoro, che non vive in una villa, che non è ricco e fa la bella vita, no, la realtà che spesso si presenta a quelle ignari fanciulle è ben diversa da quella descritta nelle lettere. C’è chi si ritrova davanti un marito che potrebbe essere suo padre, chi le prende solo per metterle in un bordello, chi le violenta alla prima notte…

E’ un libro difficile, duro da raccontare. Ci sono così tante cose, tante sofferenze al suo interno che quando finisci di leggerlo ti senti spaesato: violenza, prostituzione, razzismo, schiavitù sono solo alcune di queste, ma c’è anche tanto orgoglio, quello giapponese che non si piega facilmente, che anche in terra straniera, lotta per tener vive le proprie tradizioni, che può piegare la schiena a causa del duro lavoro, ma questo non spezzerà il suo animo. Quelle di cui si parla in questo romanzo sono donne che hanno vissuto l’inferno e nonostante tutto, hanno trovato dentro di loro anche la forza di amarlo, non tutte, ma alcune sì.

Se si vuole conoscere un po’ di questa altra parte della storia, questo è un libro da leggere. Nonostante possa apparire lento e ripetitivo, nonostante la scelta dell’autrice di scriverlo con un “noi” corale che spesso stona, spiazza, fa storcere il naso… nonostante tutto, se non ci si ferma ai difetti di forma che quando una storia regge dovrebbero essere l’ultimo dei tuoi pensieri a meno che questi non ti impediscano di andare avanti con la lettura, nonostante tutto, rimane un romanzo denuncia che andrebbe letto, perché il razzismo o la violenza sessuale su minori non sono un’esclusiva di alcuni soli gruppi di etnie e paesi, perché la tratta degli umani non è una cosa individuale limitata a un solo Continente o Stato, ma è un problema che riguarda il mondo intero.

Sì, non è un libro facile e il modo in cui è scritto non aiuta, ma è comunque un romanzo che fa riflettere e che andrebbe letto col cuore e non solo con gli occhi.

Consigliato seppur con qualche riserva. ^_^

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

Ciao a tutti, oggi torno a parlarvi di uno dei miei autori asiatici preferiti, seppur con qualche rara eccezione, finora qualsiasi cosa abbia letto del sensei Murakami è sempre stato come fare un viaggio in un mondo fantastico, dove nulla spesso ha un senso e dove la fantasia si amalgama magistralmente con la realtà.

Kafka sulla spiaggia è un romanzo che parla di un viaggio, un percorso interiore e fisico che i protagonisti affrontano per fuggire dalla loro realtà.

Questa è la trama presa dal sito di Amazon:

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell’incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l’affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l’androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. “Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell’assurdo”.

Cosa ne penso?

Beh, che amo Murakami l’ho già detto e così tante volte che sono la prima a non sopportarmi più per la mia ripetitività! 🤣 Ma posso dirvi che questo è stato il primo romanzo che mi ha sconvolta al punto da farmi venire la nausea… è una storia avvincente e a tratti inquietante e c’è una scena con i gatti che mi ha così nauseata da indurmi a prendere una pausa dalla lettura, per poi riprenderla dopo alcuni giorni. Ma non fraintendete, la scena in questione non è scritta male o altro… è solo violenta, d’impatto, per cui una cosa che mi sento di dire è: se amate morbosamente i gatti, saltate quel pezzo!!
Forse dovrei dire di evitare di leggere il romanzo, ma è così bello e intricato in perfetto Murakami style, che sarebbe un peccato privarsi di una lettura così bella per una mezza pagina di scena nauseabonda.

Ho amato i personaggi e il modo in cui sono stati descritti.

Ho adorato tantissimo il personaggio di Òshima, così forte e delicato al tempo stesso… una fragilità palpabile che mi è rimasta nel cuore.

Comprendo che la narrazione asiatica è meno dinamica e spesso lenta, ma Kafka sulla spiaggia è qualcosa in più e a fine lettura, ti resta una sensazione agrodolce nel cuore che ti accompagna per giorni e che riaffiora ogni volta che ripensi al testo.

Merita, merita tanto, ma con quella microscopica postilla per i micini, ci tengo a precisarlo, perché a me ha impressionato non poco, per cui siete avvisati. ♥

Io ho la versione cartacea con copertina rigida, quella che vedete in foto, ma so che esiste anche un’edizione più economica in copertina flessibile.

Edito da Einaudi, la prima edizione, quella nella foto, risale a maggio 2013.

Ci tengo a precisare che Murakami non è per tutti, solitamente o si odia o si ama, ma quando si ama, è per sempre! (salvo qualche eccezione hahaha, lo ammetto, alcuni suoi romanzi proprio non mi sono piaciuti, ma non è questo il caso, non per me per lo meno. ^__^)

Io lo consiglio, ma la scelta finale è vostra.

Un consiglio che posso darvi e di sfogliarlo in libreria e leggere qualche passaggio per vedere se lo stile rientra nei vostri gusti oppure, se preferite, scaricare o leggere l’estratto da Amazon così che possiate iniziare a leggere la storia e vedere se potrebbe piacervi.

Bene, anche per oggi è tutto!

Buona lettura.

Shio. ♥

Viaggio nella terra dei morti di Kashimada Maki

Ciao a tutti, come state?
Spero tutto bene. ♥
Io ho finalmente finito di leggere questo romanzo e… mah!
Ok, ultimamente sembro sempre insoddisfatta per tutto, ma…

Ci tengo a precisare che solitamente mi astengo dal dare un giudizio negativo, anzi, piuttosto sto zitta e in rarissimi casi, su questo blog ho espresso un parere contrario nei confronti di un film, un libro o un manga, ma qui… è davvero difficile lasciar perdere.

Perché?

Perché è un vero caos!

Proverò a spiegarmi, ma prima la trama:

Taichi è stato costretto a smettere di lavorare dieci anni fa e da allora lui e sua moglie Natsuko sopravvivono grazie allo stipendio part-time di quest’ultima. Natsuko, tuttavia, è una donna abituata alla sofferenza. Il fratello e la madre hanno dilapidato il patrimonio di famiglia approfittandosi di lei per anni, incapaci di accettare la loro nuova condizione sociale. Un giorno Natsuko legge l’annuncio di una spa e riconosce quello che un tempo era stato l’hotel di lusso dove il nonno aveva portato sua mamma da piccola. Nonostante i costi, decide di andarci con il marito infermo, ma il soggiorno innesca una serie di ricordi legati alla difficile storia della sua famiglia, pensieri dolorosi che rievocano alcuni fantasmi del passato ma che si rivelano infine liberatori e le permettono di riconciliarsi con Taichi.

Ispirato al classico di Jun’ichirō Tanizaki Neve sottile, Novantanove baci è il secondo racconto del libro che ritrae con uno stile toccante e poetico la vita di quattro sorelle che abitano nello shitamachi di Tōkyō. La storia, narrata da Nanako, la minore delle sorelle, è intrisa di una delicata carica erotica e presenta una vivida descrizione delle persone che abitano nel loro quartiere: pure, nobili d’animo e orgogliose.

Leggendo la trama uno penserebbe: ma come? Sembra bello, perché non ti è piaciuto?

Io leggendo la trama penso: ma che libro hanno letto quelli che hanno scritto la trama?

Allora partiamo dal presupposto che il mio sconcerto non è rivolto al primo racconto che ho trovato piacevole. La storia di Natsuko ha quella narrazione lenta tipica degli scrittori nipponici con ambientazioni e situazioni agrodolci che strizzano l’occhio a un modo di vivere e pensare tipicamente giapponese o, forse, di qualche paese del sud dell’Italia. (ho origini meridionali per cui so di cosa parlo 😉). Ma dire che il secondo racconto è, cito: “La storia, narrata da Nanako, la minore delle sorelle, è intrisa di una delicata carica erotica…”…

Stile toccante e poetico? Delicata carica erotica“?

Non voglio passare per bigotta ma per l’intero racconto sei nella testa di Nanako che per tutto il tempo ha pensieri incestuosi, violenti e depravati nei confronti delle sorelle che dice di amare in un modo così intenso da sfiorare l’incesto appunto. Io in quel racconto non ho visto nulla di delicato…, anzi, stare nella testa di questa ragazza è stato come fare un giro sulle montagne russe dopo aver preso degli acidi: mi sentivo ubriaca.

Ma tralasciando la storia che può piacere o meno, dopotutto si tratta di gusti personali e quelli non si discutono… gli errori di forma, di punteggiatura, ecc ecc fanno paura.

Si chiamava Mathilde di Yannick Roch

Ciao a tutti, dopo il lungo delirio per la pubblicazione del mio terzo romanzo, finalmente, torno a parlare dei romanzi degli altri e, più nello specifico, del secondo romanzo di Yannick Roch, autore di libri gialli e amministratore del blog “Inchiostronoir“.

Ma partiamo dalla sinossi:
Tra i melodiosi boulevard parigini negli anni Trenta, la vita della pianista prodigio Mathilde Levannier è completamente assorbita dagli spartiti, dai concerti e dalle rigide aspettative familiari fino a quando, poco prima del suo debutto nella prestigiosa Salle Gaveau, “La Fatina dalle mani d’avorio” improvvisamente scompare. Lo studio investigativo di Renard e Tortue dovrà adesso essere pronto ad affrontare, dopo la risoluzione del caso nel primo romanzo poliziesco Il Maestro dei Morti, una nuova e intricata indagine ambientata nell’affascinante e spietato mondo della musica classica.

Come vi dissi già tempo fa durante la segnalazione, in passato ho avuto il piacere e l’onore di leggere la prima opera di Roch con protagonisti i tuoi investigatori Renard e Tortue e sono felice che mi sia stata data l’opportunità di leggere anche questo seguito, dove i nostri bravi detective sono stati chiamati a risolvere un caso di scomparsa molto particolare che profuma di mistero in una Parigi dei primi del novecento.

Scheda libro:
Titolo: Si chiamava Mathilde
Autore: Yannick Roch
Genere: Giallo storico/Mistery
Casa Editrice: ‎ Les Flâneurs Edizioni
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2022
Numero pag. edizione cartacea: 168.
Disponibile in entrambi i formati e GRATIS per gli abbonati a Kindle Unlimeted.


Impressioni personali:
A distanza dalla precedente recensione, quella per il suo primo romanzo: “Il maestro dei morti” che potete recuperare cliccando QUI, la mia esperienza col genere non si è ampliata, ma come già detto, è un mondo che non ho mai voluto approfondire più di tanto, per cui, le mie impressioni rimangono genuine ma “da non addetta ai lavori“, tuttavia saranno sicuramente più veritiere ed empatiche, ma meno tecniche.
In primis dico subito che anche questo romanzo mi è piaciuto!
E’ stato bello ritornare a Parigi al fianco di Renard e Tortue, ritrovare vecchie conoscenze e farne di nuove. Il caso inizia un po’ come il precedente, con una misteriosa scomparsa, ma si scosta completamente dalla prima opera creando intorno al nuovo “fatto”, un alone di mistero e ambiguità che solleticherà la curiosità del lettore.

Scritto anche questo in terza persona, il testo risulta scorrevole e per nulla scontato, con un delizioso approfondimento su alcuni fatti storici dell’epoca che non guasta e arricchisce ancora più la particolarità di questa storia che, secondo me, potrebbe avere anche un seguito… proprio così, leggendo il finale ho avuto la sensazione che il bravo Yannick tornerà ancora a Parigi e che in un futuro spero non troppo lontano, sentiremo ancora parlare di Renard, Tortue e Lequeuf. 😉

Ps: io ho risolto il caso prima della metà del libro, quanti di voi ci riuscirebbero?
Vi sfido a provarci! Leggete il romanzo a fatemi sapere in quanti ci sono arrivati prima dei nostri bravi detective ma, ovviamente, senza spoilerare o guai! 😉

Buona lettura e alla prossima.

Shio ♥


Mai abbastanza di Palma Caramia

L’unico modo che ci resta per sopravvivere è dimenticare. Ignorare“.

Ciao a tutti, oggi si torna a parlare di letture e, nello specifico, di poesie, anzi haiku.

Chi di voi sa cos’è un haiku?

Ve ne parlai un po’ già a proposito di un anime visto poco tempo fa, Word Bubble Up Like Soda Pop, vi ricordate? Ma vi darò comunque una piccola spiegazione, dunque l’haiku è (fonte wikipedia) un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. È composto da tre versi per complessive diciassette more (le more sono il suono fonetico che si emette pronunciando le sillabe), secondo lo schema 5/7/5.

Io non ci ho mai provato a essere sincera e non penso sia così facile come sembra, soprattutto perché è un arte nata in Giappone dove hanno un alfabeto completamente diverso dal nostro e suddiviso in sillabe. Quindi premetto che non ho le competenze necessarie per dare un giudizio tecnico sul lavoro della brava Palma, ma posso dirvi che, questa raccolta di pensieri, è riuscita a donarmi un po’ di sollievo in un momento “disastragico” della mia vita.

Ho acquistato la raccolta appena uscita, ma poi è rimasta nel mio Kindle ad attendere… Non sono una appassionata di poesie e non sapevo cosa aspettarmi né volevo dare false speranze all’autrice dicendo che l’avevo preso e poi non in grado di dare un giudizio, ebbene… dopo alcuni avvenimenti negativi, mi sentivo un po’ persa (e lo sono ancora) e, un pomeriggio, mi è tornata in mente questa raccolta. Ricordo che ho letto il titolo ad alta voce soffermandomi su quelle due, semplici parole: “Mai abbastanza” e mi sono chiesta, sì, ma di cosa? Di amare, di amarsi, di soffrire… Ho dato decine di significati diversi a quel titolo, non considerando la presentazione dell’autrice e il significato vero a cui lei alludeva, ma solo su quello che le sue parole mi avevano trasmesso in quell’istante e, animata da questi pensieri, ho iniziato la lettura.

Qualunque problema è un nuovo inizio“.

Ripeto, non sono un’esperta, non ho le basi o la presunzione per dichiarare quanto a livello tecnico siano perfette, ma posso dire cosa, alcuni di questi versi, mi hanno donato. In mezzo a una tempesta di smarrimento e dolore, alcuni di questi haiku, mi hanno suggerito un appiglio, un piccolo scoglio a cui aggrapparmi per non annegare nelle lacrime e per il quale non smetterò mai di ringraziare Palma.

A volte basta una canzone per donare un po’ di pace al nostro cuore, a volte un buon libro e, questa volta, sono state queste semplici parole che, in alcuni momenti, sembravano parlare dritte al mio cuore.

Essendo haiku, le composizioni sono molto brevi e l’intera opera si legge in pochissimo tempo, ma questo non toglie valore, intensità e impegno all’autrice e al suo lavoro.

Consigliato.

Shio ♥

Gli assalti alle panetterie di Haruki Murakami

Ciao a tutti, oggi vi parlo di uno dei miei autori nipponici preferiti che seguo ormai da più di dieci anni: Haruki Murakami.

Qualcuno di voi lo conosce o ha letto qualcosa di lui?

Il libro di cui vi parlo oggi, è un racconto brevissimo magistralmente illustrato da Igort ed edito da Einaudi.

Questa è la sinossi ufficiale:
Un gruppo di giovani male in arnese è cosi affamato da decidere di ricorrere agli estremi rimedi: rapinare una panetteria. Non per il denaro, ma per il pane. Quando arrivano però nel negozio scelto “per il colpo” hanno la prima di molte sorprese. Il panettiere non si opporrà in nessun modo all’esproprio, anzi sarà ben felice di dare loro il pane, a patto che facciano una cosa, una cosa molto semplice per lui: ascoltare un brano di Wagner… Prosegue la “serie di fuori serie” dei racconti di Murakami illustrati da artisti italiani e internazionali. Questa volta a dare forma e colore alle atmosfere del maestro giapponese è Igort, al secolo Igor Tuveri.

È imbarazzante vedere come viene praticata svelato tutto ma, in appena 59 pagine di racconto, sarebbe impossibile svelare i retroscena attraverso la trama, non credete?

Immagino penserete: allora è tutto qui, è fatta, non c’è altro… Beh…in verità, “NI“.

In appena 59 pagine, ho ritrovato la magia, il surreale e il grande talento che tanto ho amato del sensei in tutti questi anni, ed è quasi buffo che vi parli di questa opera breve con tutti i meravigliosi romanzi e le magiche storie a cui il maestro mi/ci ha abituati. Ho sempre definito il maestro Murakami come il Miyazaki della letteratura e, per me, sarà sempre così. ❤️

Il racconto si legge velocemente e, alla fine, ti lascia comunque soddisfatto. I disegni sono ben fatti e rendono giustizia al testo.

Non è uno dei suoi migliori capolavori ma, se amate il sensei, “Gli assalti alle panetterie”, non può mancare nella vostra collezione.

Consigliato.

Shio.