The Iron Lady (il film) di Phyllida Lloyd

«Cura i pensieri: diventeranno parole. Cura le tue parole: diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni perché diventeranno abitudini. Cura le tue abitudini perché diventeranno il tuo carattere e cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Quello che pensiamo, diventiamo.»
(Margaret Thatcher)

Ciao a tutti, oggi parliamo di film!

Ho visto questo film perché amo la bellezza e il talento di Meryl Streep e poi Margaret Thatcher è un pezzo di storia al quale ho involontariamente assistito ma che ero troppo piccola per ricordarlo nitidamente.

The Iron Lady ripercorre a ritroso nel tempo, la nascita politica e le gesta di una donna che è passata alla storia col nomignolo di “Lady di ferro“, ma lo fa con una malinconia e una nostalgica follia che lasciano un po’ di amaro in bocca.

Eccovi la trama estrapolata da Wikipedia: Anni 2000. Margaret Thatcher, ormai affetta dalla malattia di Alzheimer, conduce una vita solitaria, nonostante le preoccupazioni di sua figlia e dei collaboratori. Nella sua mente, ormai compromessa, passato e presente si confondono di continuo, e la donna arriva a immaginare che suo marito Denis Thatcher sia ancora vivo, al punto da discutere continuamente con lui. I suoi ricordi si concretizzano in una serie di flashback che ripercorrono la sua storia.

Trailer:

Cosa ne penso?

Beh, prima di tutto che l’Oscar alla Streep è più che meritato, la sua Lady Thatcher è perfetta nelle sue emozioni e fragilità, ma anche determinata e quasi perversa per altre.

Ammetto di aver amato e odiato questa donna durante la lunghezza del film. Non sempre concordavo con le sue decisioni politiche o con i suoi modi di fare a volte altezzosi o arroganti, e soprattutto ho provato in parte pena per i suoi famigliari messi spesso nell’ombra dalla sua ossessione, sì perché in questo film la politica non rappresenta solo un ruolo nella vita della lady di ferro, quanto più una vocazione, un ossessione appunto che la terrà legata ai suoi ideali per anni e anni. Per cui quando mi sono trovata davanti la Margaret del passato, non sempre sono riuscita ad empatizzare con lei, anzi. Ma quando dinnanzi a me avevo la donna fragile, vittima di una malattia che l’aveva resa uno spettro, l’ombra di quel passato dorato fatto di successi e soddisfazioni, beh, lì il mio cuore di faceva piccolo piccolo e soffriva per lei, per quella donna forte che aveva dato tutta sé stessa per i suoi ideali e che nel bene e nel male aveva fatto la storia del Regno Unito in un periodo pieno di tumulti e violenza.

Sinceramente ero troppo piccola quando lei governava per comprendere e ricordarmi quanto dei fatti riportati nella pellicola ci sia di vero, ma la Thatcher politica non ci faceva una bella figura in questo film, non sempre, arrivando a sfiorare i segnali tipici della dittatura, tutto un altro discorso il suo lato umano che emergeva solo in età avanzata quando ormai sola, colloquia con i fantasmi del suo passato, ricordando i tempi d’oro e la donna che era stata un tempo.

Davvero molto bello.

Accanto a Meryl Streep nei panni di Margaret Thatcher, troviamo anche Jim Broadbent nel ruolo del marito: Denis Thatcher, Olivia Colman che interpreta la figlia Carol Thatcher ed Anthony Head nel ruolo di Geoffrey Howe.

Insomma questo film ha tutti i numeri in regola per diventare un piccolo cult nei vostri cuori, dipende se vi piace il genere storico/biografico e la storia politica del Regno Unito in generale.

Consigliatissimo. ♥

Spencer di Pablo Larraín.

Ciao amici, pronti a parlare di film?
Direi che il periodo è quello giusto vista l’infausta notizia dei giorni scorsi ma tranquilli, non mi permetterei mai di fare dell’ironia spiccia come quella che in queste ultime ore ho visto in giro sui social e che sinceramente mi ha fatto disgustare dove ora Diana potrà vendicarsi della Regina Elisabetta, queste fesserie (per non dire stronzate del ca….volo: una morte è una morte, sempre) le lascio ai poveri di cuore che si divertono con poco. No, oggi vi parlo di un film che ho trovato disponibile su Amazon Prime e che ho visto il mese scorso per pura curiosità: Spencer, diretto da Pablo Larrín, sceneggiato da Steven Knight e interpretato dall’ex vampirella innamorata Kristen Stewart.

Trailer:

Trama: Natale 1991 e come di consueto, la famiglia reale si prepara a trascorrere le festività a  Sandringham nel Norfolk. Tutto è pronto, la servitù è in posizione, la cucina con i suoi componenti allineati come se si trattasse di un piccolo esercito pronto a marciare impeccabile per il bene di Sua Maestà, i Reali sono tutti giunti, ma manca qualcuno… Diana.


La principessa del Galles si è persa per strada. Aveva preteso di guidare lei e una volta arrivata nelle immensa campagne di Norfok si era irrimediabilmente smarrito. O forse era volontario? Diana è fragile, sull’orlo di un esaurimento nervoso e questo l’ha spinta a rimandare la sua ennesima agonia in quella casa, con quelle persone che ormai per lei erano solo fonte di stress.
Dopo essere stata recuperata per strada dal capo chef che la trova nei pressi della casa dove la principessa aveva trascorso parte della sua infanzia, Diana prende ufficialmente parte ai festeggiamenti in un ambiente sterile e ostile, dove tutto la soffoca e dal quale si sente respinta finché non prenderà la sua decisione finale non prima di aver attraversato tutte le tappe di un supplizio mentale che la porteranno a un passo dal suicidio.

Cosa ne penso?

Precisiamo subito che quella narrata nel film è una ricostruzione immaginaria del momento in cui Diana prende coscienza di sé, dei suoi limiti e decide di dire stop a un matrimonio che la sta distruggendo. Non c’è nulla di storicamente confermato nelle scene che vedrete e ci tengo a dirlo perché spesso in questo film si ha quasi l’idea che la principessa del Galles fosse una donna profondamente disturbata, esuberante e con uno spiccato senso di ribellione. Per carità, tutte cose che in verità la rispecchiavano, ma in questa pellicola vengono molto osannate, enfatizzandole fino allo stremo.

Ammetto di aver fatto fatica a star dietro ai malumori di Diana e spesso mi sono detta: cacchio ma se fa così, è normale che le gente si incacchia, ma non bisogna vedere la principessa con gli occhi di una persona sana e nel pieno delle sue facoltà mentali, ma bensì come una creatura fragile come il cristallo, piena di incrinature a cui basta ormai un alito di vento per esplodere in mille pezzi. Ecco, questa è la Diana che Larrín e Knight ci mostrano.

Mi è piaciuto?

Sì, ma mi ha anche un po’ disturbata. Comprendo che è una ricostruzione di fantasia, ma non sempre la principessa del Galles ci fa una bella figura e questo un po’ mi turba. Non voglio entrare nel merito delle diatribe della famiglia reale, sono cose che non ho mai amato molto, ma in questo film a volte ho fatto fatica a empatizzare per Diana, tuttavia ne comprendevo la sua fragilità perché l’ho provata tantissime volte su di me.

E’ un film che consiglio?

Sì, molto, ma va preso con le dovute precauzioni. Per quanto si tratti di un film su un pezzo di vita di una principessa, non c’è nulla di fiabesco in esso. Non sono i film edulcorati di Sissi, qui il dolore lo tocchi con mano e fa male, tanto male.

Tra i vari interpreti, oltre a Kristen Stewart nei panni di Diana Spencer per il quale è stata anche nominata agli Oscar come migliore attrice protagonista, troviamo Timothy Spall (Harry Potter, Il maledetto United e Il discorso del re) nel ruolo del maggiordomo Alistair Gregory e Sally Hawkins (Blue Jasmine, Godzilla e La forma dell’acqua) nel ruolo di Maggie, la cameriera personale di Diana.

Non mi resta che lasciare a voi il giudizio finale.
Qualcuno l’ha visto?
Aspetto i vostri commenti. ^_^
Alla prossima ♥

Danny Collins – La canzone della vita di Dan Fogelman.

Ciao a tutti amici, come state?
Io dico solo questo: lotto.
Lotto contro il caldo, la sfiga, la sfiga di avere caldo, i problemi, la vita, la vita problematica…insomma… lotto su e con tutto! ♥
Ma oggi parliamo di film dopo secoli e lo facciamo con una pellicola davvero carinissima: “Danny Collins – La canzone della vita” di Dan Fogelman, qualcuno di voi lo conosce e l’ha visto?

Come sempre, si incomincia dalla trama. Pronti? Via!
Danny Collins è un cantante ormai non più giovanissimo e consumato dall’uso di droga ed alcol. La sua vita privata è un disastro: sposato con una donna molto più giovane di lui che sperpera il suo patrimonio e la sua vita professionale è come congelata da anni tenendolo legato a un gruppo di fan ormai poco esigente che si accontentano delle solite canzoni ormai considerate i suoi cavalli di battaglia. Danny è come consumato da tutto questo, è insoddisfatto della sua carriera e da un successo che gli sta stretto ma proprio durante la festa del suo compleanno, il manager gli regala una lettera vecchia di 40 anni che John Lennon aveva scritto a Dan dopo aver ascoltato una sua intervista radiofonica e qualcosa in Danny cambia irreversibilmente, dandogli la forza per scrollarsi di dosso quella vita fatta di compromessi e vizi in favore di una nuova esistenza alla ricerca di redenzione a incominciare dal figlio col quale non aveva mai avuto un vero rapporto.

Cosa ne penso?

Lo ammetto, questo film è stata una piccola rivelazione.
Ora dirò una cosa che per molti suonerà come una bestemmia: non sono una fan di Al Pacino! Lo so che è una figura importante del cinema mondiale, un mostro sacro come De Niro, Stallone, Hoffman ecc ecc…ma non è tra i miei attori preferiti. Per quanto lo abbia visto in diversi film (ma solo perché imposti e comunque non li ho mai seguiti con la giusta attenzione), il buon Al non è mai riuscito a regalarmi belle emozioni… almeno fino a questo momento! 😉

In questa pellicola del 2015 Pacino ha compiuto un vero miracolo con me!

Sono riuscita a simpatizzare col suo personaggio.
Mi ha fatto sorridere e arrabbiare, ma ho anche provato pena e compassione per lui e gli avrei tirato dietro una scarpa quando cede e manda tutto in vacca (si può scrivere vacca? <.<).
Insomma Danny Collins è simpatico, brillante, ma anche disperato e nonostante circondato da tantissime persone… solo (una sensazione che mi appartiene e che conosco molto bene, purtroppo).
E’ un film che ti fa riflettere tra un sorriso e l’altro, che ti mette davanti a delle domande a cui non sei sicuro di voler dare o conoscere la risposta. Dopotutto chi è davvero soddisfatto della propria vita e di quello che ha? Solitamente l’essere umano è sempre alla ricerca di qualcosa, di quel genere di gratificazione che non sa neanche lui e che probabilmente non troverà mai perché non in grado di riconoscerla quando finalmente ce l’ha davanti al naso.
Danny Collins aveva tutto: soldi, successo, una moglie giovane e bellissima, una vita da rockstar come la intendeva Vasco nelle sue canzoni, ma gli mancava la cosa più importante di tutte: la famiglia, quella vera, che lui non aveva praticamente mai voluto conoscere, anzi, non aveva mai avuto il tempo per farlo perché travolto da quello tsunami chiamato successo.

Con questi pensieri potrei andare avanti all’infinito, ma non voglio perdermi in discorsi troppo profondi o rischio che poi le persone non lo vedano perché pensano a una immensa “sega mentale” lunga un’ora e mezza e “La canzone della vita” non è affatto così!

E’ una storia come probabilmente ce ne sono tante: il ricco che si redime quando incontra il calore famigliare o il ricco annoiato che decide di voler cambiare perché ormai neanche più i soldi gli regalano emozioni…

No, non è proprio così. Ma lascio come sempre a voi il giudizio finale.

La storia prende, gli interpreti perfetti. Annette Bening e Al Pacino insieme fanno scintille, c’è così tanta alchimia tra loro che non puoi non adorare i loro siparietti insieme. Poi ci sono Jennifer Garner nel ruolo della nuora di Danny e un fantastico Bobby Cannavale (nipote di Enzo Cannavale 😉) che interpreta il figlio di Danny in modo semplicemente magistrale, ma la ciliegina sulla torta è sicuramente Christopher Plummer che interpreta il manager. Insomma un cast ricco e super stellare per un film che va sicuramente visto con il piacere della commedia a cui sono stati aggiunti degli elementi di drammaticità che rendono la pellicola particolare, unica.

Per questo ruolo Al Pacino si è aggiudicato il Golden Globe.
Il regista ha dichiarato che aver voluto Al fin dalla prima stesura della storia, come se Danny fosse stato cucito appositamente addosso alla pelle dell’attore. (una piccola rarità che ho visto poche volte, finora solo per Sheen avevo sentito dire la stessa cosa). E poi la chicca delle chicche: è basata su una storia vera!
Avete letto bene: la parte della lettera di John Lennon è vera!!
Ho trovato questa cosa straordinaria e affascinante al tempo stesso.
Quest’uomo ha davvero ricevuto una lettera da Lennon dopo 40 anni… incredibile!
Per quanto riguarda il resto della storia, non si sa quanto ci sia di vero e quanto è stato inventato di sana pianta per esigenze narrative ma di una cosa sono certa: La canzone della vita va visto! Per Al Pacino, per Bobby Cannavale, per la particolarità della storia, per la piccola Hope, per la simpatia di Annette… Va visto senza troppe pretese e gustato lentamente come un buon vino.

Buona visione. ♥

PS: Attenzione! Tutte le immagini presenti nel post sono state prese da Google e pertanto potrebbero essere soggette a copyright.

Sailor Moon Eternal – the movie

Buongiorno amici, come state?
Oggi torno a parlare di anime dopo credo secoli e lo faccio con una delle serie che più ho amato in vita mia, colei che ha dato letteralmente origine al mio caos personale nel mondo degli anime e manga: Sailor Moon!

Come sono diventata una seguace delle guerriere e, soprattutto un’appassionata del genere manga, l’ho già raccontato più volte, per cui non starò a ripetermi, e poi oggi sono qui per il film targato Netflix che, in due parti della durata di quasi due ore cad., narra le vicende della quarta stagione del manga, sì, perché esattamente come l’adattamento più recente, il Crystal, anche questo mostra la storia presente nel manga e non quella narrata dall’anime degli anni 90.

Ebbene… direi che è un grosso “NI” o, se preferite, un “SO“.

Guardando il trailer che vi lascio qui sotto, c’è da saltare dalla sedia per l’emozione, ma…

Beh, gustatevi il trailer:

Cosa ne penso:

E’ difficile da spiegare…
Da un lato c’è un’animazione di ottima qualità (ogni tanto il character design si deforma, ma bon, ci può stare), la storia è fedelissima al manga (come dovrebbe essere), ma manca di pathos. Dal mio personale punto di vista e spero che nessuno si offenda per questo (ormai sono circondata da persone con l’offesa facile 😅), manca di quelle atmosfere, musiche che hanno reso speciale l’edizione degli anni 90.

La quarta parte della serie è molto drammatica. Come si vede dal trailer, Mamoru (Marzio nella versione italiana) è affetto da un problema di salute serio, ma non ci sono musiche abbastanza coinvolgenti in questi momenti che creano quel trasporto emotivo che ti portava a piangere ogni 3×2.

Non mi sono emozionata.

Questo film è bello, visivamente bello, ma non mi ha trasmesso nulla e questo mi ha sconcertata perché io amo le Sailor, amo il manga, la vecchia serie degli anni 90 l’ho consumata, io AMO questo magico universo creato delle sapienti mani di Naoko Takeuchi, tuttavia, qui… il nulla.

Forse è solo un mio problema, forse sono cambiata o semplicemente invecchiata, ma non credo perché, se una cosa è commovente, con me sfonda una porta aperta.

Ripeto, è un bellissimo film, tecnicamente perfetto, ma vuoto… almeno per me, è vuoto di tutte quelle emozioni che nel manga mi hanno fatto fremere il cuore e nella vecchia versione (molto differente come storia), mi ha devastata.

Mi aspettavo sicuramente molto di più, forse avevo delle aspettative alte, ma non credo sia neanche questo, anche perché obiettivamente, è stato davvero fedelissimo al manga, per cui, per ogni appassionato che si rispetti, questo è un punto fondamentale. No, Sailor Moon Eternal è solo “freddo”, spoglio di quel coinvolgimento emotivo che delle belle immagini, abbinate a un’ottima musica (non dico quella della vecchia serie, che presumo non sia utilizzabile, ma investire su qualche buon compositore, quello sì), avrebbero dovuto creare, tutto qui.

Consigliato sicuramente per gli appassionati, ma occhio al senso di amarezza che potrebbe lasciare, potrebbe ho detto, eh? Non significa che tutti avranno la mia stessa impressione a riguardo, per cui, provate a guardarlo a cuor leggero e poi tirate le vostre somme! 😉

Shio.

Colazione da Tiffany di Black Edwards

Buongiorno amici, oggi si parla di cinema e di quello con la “C” maiuscola!
Non so se il mio pensiero è comune a molti o meno, sinceramente essendo questo un film molto datato, appartiene alle tre categorie più comuni: non lo conosco, lo odio, lo amo.

Tu a quale di queste categorie appartieni?

Sicuramente io alla terza: lo amo! Ma partiamo dalle basi: la trama, estrapolata dal sito di coming soon! (clicca qui per leggere l’articolo del sito)

Ambientato a New York, il film racconta la storia di Holly Golightly (Audrey Hepburn), un’elegante e giovane ragazza, che si mantiene facendo l’accompagnatrice e che ama guardare le vetrine di Tiffany sulla Quinta Strada mentre consuma una rapida colazione prima di rientrare a casa a piedi.
Holly vive in compagnia di un gatto al quale non ha dato ancora alcun nome e ogni settimana fa visita a Sally Tomato, un mafioso newyorkese che si trova in carcere e che le comunica dei messaggi in codice che la ragazza interpreta poi come bollettini meteorologici in cambio di denaro. Molto presto, per sfuggire a un appuntamento finito male, Holly farà la conoscenza del suo nuovo vicino di casa, Paul Varjak (George Peppard), dopo essersi intrufolata nel suo appartamento passando per le scale antincendio.


I due diventeranno amici e Paul racconta a Holly di essere un giovane scrittore che, avendo tuttavia pubblicato un solo romanzo fino a quel momento, si fa mantenere da una donna assai facoltosa in cambio di rapporti. Holly, vista la somiglianza di Paul con suo fratello, inizia a chiamare l’uomo “Fred” e successivamente lo invita ad una festa nel suo appartamento e qui l’uomo farà la conoscenza dell’agente hollywoodiano di Holly che gli descrive la scalata della giovane ragazza nell’alta società newyorkese.

Cosa ne penso?

E cosa si dovrebbe pensare di un film che è considerato un piccolo capolavoro dell’epoca? 😂

Come già detto su, questo film o si odia o si ama e io, considerato che al suo interno recitano due attori che ho adorato e adoro tuttora, direi che non posso esimermi dall’amarlo. Sicuramente tutti conoscerete anche solo di nome Audrey Hepburn, ma il protagonista maschile? Quanti di voi lo hanno riconosciuto solo dal nome?
Sicuramente in quegli anni è stato molto famoso partecipando in modo attivo a diverse pellicole più o meno di successo, ma parte della sua fama, la si deve a una serie TV degli anni 80: A-Team! E’ strano, nella sua carriera cinematografica, George Peppard ha recitato in almeno una quarantina di film, ma in molti lo ricordano solo in età avanzata nei panni di John Hannibal Smith, personaggio che amavo alla follia durante la mia infanzia. ^_^

Ma torniamo al film…

Colazione da Tiffany è una pellicola del 1961, diretta da Black Edwards basata dal romanzo omonimo del 1958 di Truman Capote che ho letto e mi ha sorpreso perché, sinceramente, ci sono diverse cosine che non sono presenti nel film e viceversa. Purtroppo come spesso accade, i libri differenziano dalla loro versione cinematografica, vuoi per una questione di adattamento, vuoi per le censure dell’epoca ma, ad esempio, da nessuna parte si fa riferimento alla bisessualità della protagonista nel film, cosa abbastanza chiara nel lettore e, ovviamente, il finale che non rivelerò per delicatezza nei confronti di chi magari vorrà leggere il libro, ma sappiate che anche quello differenzia molto dalla pellicola del 61.

Il film è bello, scorrevole, un piccolo scorcio dell’America di quegli anni con una punta di spionaggio e amore.

La pellicola fu candidata a ben 5 premi Oscar e la canzone cantata da Audrey Hepburn, “Moon river“, interpretata dalla stessa Hepburn, è diventata un cult tra gli appassionati di cinematografia.

Consigliatissimo! ❤️❤️❤️

Shio.

Ps: ecco il trailer della versione completamente restaurata che fu trasmessa al cinema qualche anno fa: buona visione! ♥

Il maledetto United di Tom Hooper

Buongiorno a tutti e buon lunedì!
Come state? Spero tutto ok!
Oggi si torna a parlare di film e, come ben sapete, nel mio caso non è per forza detto che si tratta di titoli recenti, anzi, io sono più dell’idea che consigliare un film non più “giovane”, aiuti ad accrescere il bagaglio personale di ognuno di noi e di chi è magari troppo piccino per guardare con occhio diverso queste pellicole.
Con queste premesse, penserete che sto per parlarvi di un film anni 50 (che comunque erano bei film), ma no, state tranquilli, il titolo di oggi è del 2009 e si basa sulla vita di un grande atleta realmente esistito: Brian Clough.

Chi era Brian Clough?

Il signor Clough era stato un calciatore e uno dei più grandi allenatori inglesi della storia portando due squadre diverse da lui allenate a vincere il campionato nazionale per due anni consecutivi e vincendo anche per ben due volte la Coppa dei Campioni.
Un’ottima carriera come calciatore, stroncata da un infortunio e una ancora più grande carriera come allenatore. Tuttavia non passò alla storia solo per i suoi talenti o la sua spiccata parlantina, no, ci passò anche per un particolare record: allenatore del Brighton per soli 44 giorni.

Ed è di questo periodo della sua vita che parla questo film ma, prima delle mie impressioni personali, vi lascio la trama direttamente presa dal sito

Coming Soon:
Il maledetto United è un film del 2009 basato sull’omonimo romanzo di David Peace.
Brian Clough (Micheal Sheen) è un ex calciatore e allenatore storico del Derby County, una squadra inglese che milita da anni nelle leghe minori. Brian nutre un odio viscerale nei confronti del Leeds United, a causa dello stile di gioco violento e del suo allenatore storico, Don Revie (Colm Meaney). L’astio di Clough ha radici profonde: il Leeds United e il Derby County si erano infatti incontrati in una partita di Coppa d’Inghilterra, persa 2-0. Piuttosto che essere deluso per la sconfitta – prevedibile a causa dello scarso valore tecnico del Derby – Clough si legò al dito la mancata stretta di mano al termine del match da parte dell’allenatore avversario. Da quel momento, Brian e il suo assistente Peter Taylor (Timothy Spall) lavorano giorno e notte per costruire una squadra competitiva in grado di battere il Leeds.
I due ingaggiano dunque il veterano Dave Mackay e molti altri giocatori promettenti. Il presidente Sam Longson (Jim Broadbent) è estremamente preoccupato per il rischioso investimento e per il fatto che Clough non lo abbia consultato prima di concludere la trattativa per il calciatore. Tuttavia, il Derby County disputa un ottimo campionato e viene promosso in prima divisione. Purtroppo, la prima partita contro il Leeds United decreta una sconfitta pesantissima per Clough, che però non si dà per vinto. Il desiderio di rivalsa costerà caro al talentuoso ma orgoglioso allenatore…

Il trailer del film:

Cosa ne penso…

Premetto che non sono una grande appassionata di film sportivi e, soprattutto, se riguardano il calcio, sport a me molto indifferente… ma quando ho visto il trailer e Sheen (lui non poteva mancare), mi sono detta: perché no? Al massimo, se mi annoia, smetto! E, la cosa bella, è stato che non sono riuscita a smettere! Ero completamente affascinata dalla storia, dalla forza e la purezza di quell’uomo al punto che poi, in un secondo momento, ho cercato altre informazioni su Brian Clough e la sua brillante carriera.

Il film è molto bello, scorrevole e per nulla banale.
Mi sono emozionata sia nelle parti relative la vita privata dei vari personaggi, sia quelle giocate che erano quelle che più temevo, ma ripeto, è stata una vera rivelazione a riguardo.

L’ascesa e il declino di un uomo, per poi ritornare a rinascere e, tutto questo, è stato trattato con delicata cura e attenzione.
Per il personaggio di Brian fu espressamente richiesto Michael Sheen che, a detta dello sceneggiatore che ha dovuto adattare il libro di Peace alla pellicola, Peter Morgan, man mano che la lettura del romanzo andava avanti, nella sua mente, l’immagine di Sheen si sovrapponeva a quella di Clough. Non tutti lo sanno, ma Michael è un ottimo calciatore e, per questo film, furono scelti solo attori con una discreta bravura calcistica. Non ci sono controfigure, ogni scena con un pallone in mano o tra i piedi, è girata dagli attori in questione, rivelandosi non solo bravi nella recitazione, ma anche come atleti.

Come? Il nome Peter Morgan vi suona famigliare?

Ovvio che sì. La collaborazione tra Morgan e Sheen è storica, molti dei film a cui il famoso attore gallese ha preso parte, sono stati sceneggiati da Morgan, tra i più importanti, ci sono The Queen, Frost/Nixon, I due presidenti e, ovviamente, Il maledetto United. Ma non è tutto, tra gli interpreti, come già detto su, ci sono diversi attori inglesi di spicco tra cui Timothy Spall (Harry Potter, Sweeney Tod e L’ultimo samurai), Jim Broadbent (Harry Potter, Narnia e Doolittle) e Colm Meaney (Star Trek, Tolkien e Giustizia privata).

La vita, le ambizioni, l’arroganza, il declino di un uomo che aveva fatto del calcio la sua ragione di vita, che credeva nel calcio pulito in un momento in cui non lo era affatto, soprattutto in Inghilterra dove le scorrettezze e le violenze fuori e dentro al campo, erano all’ordine del giorno.
Ho ammirato tantissimo lo spirito di Clough e a volte mi chiedo cos’avrebbe pensato nel vedere come David Peace e successivamente Peter Morgan l’hanno dipinto nel libro omonimo e, successivamente, nel film, purtroppo, il vero Brian, è venuto a mancare nel settembre 2004 per un tumore.

Rimangono alcune belle immagini di filmati originali che compongono i titoli di coda del film e, sicuramente, la sua genialità nel vivere e reinterpretare il calcio, mettendoci una passione unica e tanto, tantissimo amore.

Da vedere e rivedere!!

Shio



Last Train to Christmas di Julian Kemp

Buonasera e buona vigilia a tutti, a poche ore dal Natale, torno a parlarvi di uno dei miei attori preferiti: Michael Sheen e del suo ultimo film “Last train to Christmas“, un movie original di Sky Cinema UK.

Non è facile dare la giusta locazione a questo film, non è solo una commedia, ma neanche il classico film di natale, tuttavia ha un pizzico di così tante categorie, da renderlo affascinante e interessante al tempo stesso.

La trama:
Natale 1985. Tony Towers, un manager di successo, sale sul treno diretto a Nottingham per una riunione di famiglia in vista del Natale insieme alla fidanzata Sue e al cugino Roger ma, qualcosa di inaspettato in quel viaggio, cambierà per sempre la vita di Roger e Tony, difatti, quest’ultimo, scoprirà di poter viaggiare nel tempo semplicemente attraversando gli scoparti tra una carrozza e l’altra ed è così che, magicamente, Tony si ritroverà a passare dagli anni 80 ai 70, ai 90 e persino a quelli della sua infanzia, gli anni 40 dove impedirà che un evento traumatico, porti a quel presente doloroso per i suoi cari.


Non posso svelarvi di più, questo film va decisamente gustato ma, purtroppo, non esiste in italiano e non è facile neanche reperirlo sul web… ma se vi dovesse capitare di vederlo, non fatevelo sfuggire, perché merita davvero tanto!
Vi ricordate quando vi ho detto che Michael Sheen è un attore camaleontico?
Ebbene, in questo film da decisamente il meglio di sé, grazie ovviamente a un ottimo team di make up, Michael riesce a interpretare così tante versioni diverse di se stesso, da renderle una più affascinante delle altre.
Il talento di quest’uomo non ha fine e io non smetterò mai di elogiarlo, per cui, fatevene una ragione! 😂

La storia ingrana lenta, quasi come se voglia prima preparare lo spettatore, assicurandosi la sua massima attenzione poi, man mano che le carrozze spazio temporali vengono attraversare, il ritmo diventa sempre più incalzante in un turbinio di emozioni agrodolci, colpi di scena e sensi di colpa.
Particolare apprezzamento va fatto anche alle scenografie e ai costumi: sia gli interni delle carrozze ferroviarie, sia l’abbigliamento, il look e gli accessori degli occupanti cambia in base agli anni arricchendo il tutto di deliziosi dettagli che rendono la visione ancora più appagante.
Accanto a Sheen, tra i tanti, troviamo Carl Elwes (La storia fantastica e Robin Hood un uomo in calzamaglia), nei panni del cugino Roger, Natalie Emmanuel (Fast & Furious 6 e 9 e Il trono di spade) nei panni di Sue, Phyllis Logan (Downton Abbey) e Hayley Mills (famosissima per i ruoli di Pollyanna nei film Disney degli anni sessanta).
E ora, solo per darvi un idea, ecco i mille volti di Tony Towers:

Se vi capita di vederlo in giro sul web, fateci un pensierino, perché merita!
Di seguito, vi lascio anche il trailer del film. ♥


Serena vigilia a tutti.
Shio ♥

I 3 moschettieri di Stephen Herek

Buongiorno a tutti, amici!
Come promesso nel post della canzone di Adams/Stewart/Sting “All for love” pubblicata quasi un anno fa (sono lenta, lo sapete 😂), rieccomi a parlarvi di questo brano musicale e, più nello specifico, del film a cui, tantissimi anni fa, era abbinato. All for Love, non fu solo la canzone di punta della pellicola, ma anche il tema portante del film Disney: “I 3 moschettieri” del 1993 dove, le scene più epiche, erano enfatizzata dalle sue note.

La storia de “I 3 moschettieri”, la conoscete tutti, chi in modo accurato o ispirato, tutti i film a riguardo, sono tratti dal romanzo di Alexandre Dumas e narra le vicende del giovane D’Artagnan e del suo incontro/avventure con un gruppo di moschettieri del re: Athos, Porthos e Aramis che, in questa particolare pellicola erano rispettivamente interpretati dal top giovanile di quegli anni: Keifler Sutherland (Athos), Oliver Platt (Porthos) e Charlie Sheen (Aramis). Il giovane D’Artagnan, invece, aveva il volto di un giovanissimo Chris O’Donnel e il cardinale Richelieu era impersonato dal bravissimo Tim Curry.

Un cast di stelle insomma, per un film pieno di emozioni, risate e colpi di spada. Un vecchio classico che credo andrebbe rispolverato e magari, perché no? Proprio in vista del Natale quando la TV è piena di quei film romance, spesso troppo mielosi e imbarazzanti (a mio parere, per lo meno). E poi, ai miei occhi, questo film ha sempre avuto un ché di magico: forse colpa del cast, forse perché la Disney ci ha messo il suo zampino ma, I tre moschettieri di Stephen Herek, è una piccola perla che mai perderà di valore e che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.

Amo questo film, ho consumato la vhs e, appena lo trovai in dvd, ovviamente, acquistai anche quella versione. Sono quei film cult, senza tempo che, seppur li vedi decine di volte, non ne avrai mai abbastanza.

Unica pecca?


Non ne hanno mai fatto il Blu-ray, un vero peccato…ma magari chissà, per il trentennale dell’uscita del film, potrebbero ancora provare a stupirci con una nuova edizione di extra lusso con tantissimi retroscena e similari o, almeno, io ci spero.

Super consigliato! ❤️

Shio

Vi lascio la bellissima All for Love, cantata dai mitici Sting, Adams e Stewart in una spudorata videoregistrazione dell’epoca direttamente dal canale di Mtv: preistoria praticamente!! 🤣
Buon ascolto! ^_^

Chernobyl 1986 – il film

«Un eroe immaginario in un mondo tragicamente reale».

Ciao a tutti, oggi vi parlo di un film che ho visto alcune sere fa su Netflix mentre ero a casa di mio fratello: “Chernobyl 1986” del regista russo Danila Kozlovskij che ha anche interpretato l’eroe mai esistito, perché è così che mi piace definirlo: un eroe immaginario in un mondo tragicamente reale”.

Dato che è una cosa avvenuta davvero tantissimi anni fa, non sono certa che tutti sappiano cosa sia davvero successo il 26 aprile di ormai 35 anni fa nella città di Pripyat ma, seppur in modo molto romanzato e con protagonisti fittizi, questo film riesce lo stesso a toccare il cuore di chi lo guarda, di chi magari non sa o, come tanti, ha vissuto questa tragedia per sentito dire.

Sinossi ufficiale: Dopo aver ritrovato un amore perduto, il pompiere Alexey va finalmente in pensione. L’uomo sta per iniziare una nuova vita, ma il disastro di Chernobyl lo fa ripiombare nel caos.

Impressioni personali:

Il film si apre con il ritorno di fiamma dei due protagonisti: Olga e Alexey. All’inizio la giovane è restia nell’allacciare nuovamente i rapporti col suo ex compagno, ma poi cede alle sue avance insistenti e il loro rapporto, seppur tra alti e bassi, riprende, soprattutto grazie anche alla presenza di Alex, il figlio di Olga che Alexey è convinto essere suo e, proprio quando i tre decidono di incominciare una nuova vita, lo scoppio del reattore, riporta l’uomo ai suoi doveri morali, allontanandolo dall’amata e dal bambino per poi riprendersi e lasciarsi in un continuo e tormentoso tira e molla, mentre l’inferno dell’incubo nucleare e delle radiazioni, si diffonde intorno a loro.

Come molti, anch’io ho vissuto in modo indiretto quanto avvenuto 35 anni fa. Al tempo avevo 10 anni e ricordo perfettamente quando mia madre diceva che non era sicuro acquistare frutta e verdura fresca al mercato (all’epoca non esisteva il reparto fresco nei supermercati e frutta e verdura, si acquistavano solo lì). perché poteva essere stata esposta alle particelle radiative che, ahimè, a differenza di quanto sostenuto nel film, si diffusero davvero in alcune parti dell’Europa e della Russia.
Chernobyl è una di quelle disgrazie che, per la sua tragicità, attirano l’attenzione del pubblico. Nel mio caso specifico e avendolo vissuto, sono sempre stata curiosa di saperne di più, ma non ero abbastanza forte da cercarmi documenti ufficiali con la paura d’incappare in foto sensibili, per cui, quando ho visto che c’era questo film, mi sono subito precipitata a guardarlo e, per quanto in molti casi è impressionante, il tuo cervello continua a dirti che è finzione e riesci ad accettare il tutto con più obiettività, proprio perché sai di trovarti davanti a una pellicola.

Il ritmo è un po’ ballerino, colpa della recitazione russa a cui non sono abituata, ma dopo un primo istante di smarrimento, il resto del film, scorre a una velocità incredibile in un susseguirsi di situazioni spaventose.

Non ho ricordi di quanto veniva detto all’epoca nei notiziari italiani, ma le immagini di quel film, seppur a detta dello stesso regista e protagonista, erano un po’ alleggerite per adattare la pellicola a un film, rimangono comunque di grande impatto emotivo.

Non è un film per tutti e va guardato con la consapevolezza che, tutto quello che vedrete, è in parte successo e che ha fatto tremare il mondo intero prima di tante altre calamità più recenti.

Consigliato agli appassionati del genere film verità e per chi vuole vedere qualcosa di forte e non le solite frivolezze televisive.

Shio.

Oscar, un fidanzato per due figlie.

Ciao a tutti, oggi si parla di film, ma nulla di troppo recente, qui da Shio, sono cose roba risalente al paleolitico! x°D
Ok, facciamo i seri e torniamo indietro negli anni, tanti anni, potreste vedere un piccolo gioiellino degli anni 90, più precisamente 1991.
Oscar, un fidanzato per due figlie” con la regia di John Landis, al tempo divenne un cult soprattutto per due particolarità: la prima era che Stallone si cimentava per la prima volta in un ruolo comico (il secondo fu “Fermati o mamma spara“) dopo averci abituato per anni a ruoli da macho come Rambo, Rocky o Tango di “Tango & Cash” altro film fine anni 80 con al suo fianco Kurt Russel. E, per secondo, perché c’era una nostra attrice nel cast: Ornella Muti e, credetemi, al tempo, fece molto scalpore al punto che si insinuava anche un relazione tra i due, ovviamente si parla di fantascienza! x°D
Ma andiamo per gradi…


Quanti di voi ricordano questo film esilarante?
Nessuno?
Niente panico, ci pensa la vostra Shio incominciando a parlarvi della trama:

America 1931. Angelo un gangster molto temuto in città, viene convocato al capezzale del padre morente, questo gli chiede come ultimo desiderio di rigare dritto, che la smetti col gioco d’azzardo e che incominci una vita rispettabile. Non vedendo alternative, Angelo “Snaps” Provolone (questo è il nome del personaggio) si vede costretto a diventare un uomo rispettabile e, per farlo, decide di mettersi in affari ed entrare come socio di una delle banche più grandi della città. Tutto è deciso, a mezzogiorno, Angelo “Snaps” Provolone e i suoi uomini diventeranno tutti banchieri finché il suo contabile, Anthony Rossano, non suona alla porta di casa annunciando di voler sposare sua figlia e, come pegno del suo amore, decide di donargli dei gioielli acquistati coi soldi rubati proprio a Snaps.

Questo è l’inizio di una serie di malintesi: borse che abbaio, preziosi che scompaiono e Lisa che non è Lisa, ma Teresa che però non è la figlia di Provolone, però lo è. Insomma, un mix di battute e fraintendimenti che vi faranno sorridere per tutto il film.

Come sempre, avrei voluto deliziarvi col trailer, ma non esiste in italiano, per cui, dovrete accontentarvi di quello inglese, chiedo perdono:

Fin da quando ero adolescente, ho sempre amato questo film che racchiude in sé un cast davvero fenomenale e adorabile ai miei occhi di fan. Al suo interno non c’è un attore che non è noto per qualche personaggio di quegli anni:
Chazz Palminteri nel ruolo del gangster dal cuore tenero (anche un po’ imbranato) Connie, Peter Riegert, il maggiordomo, Aldo, Tim Curry, il simpatico Dott. Poole, Kirk Douglas nel ruolo di Eduardo Provolone, il padre di Snaps, Don Ameche, è Padre Clemente, Kurtwood Smith interpreta Toomey, Martin Ferrero il sicilianissimo Luigi Finucci e tanti, tantissimi altri. Se avete visto una buona fetta di tv in quegli anni, non esiterete a riconoscere più volti noti in questa pellicola. Insomma, guardarla è un po’ come ritrovare dei vecchi amici. Molti di questi attori o sono morti o ormai sono abbastanza in là con gli anni e non lavorano più o quasi e, sicuramente, non più come negli anni 80/90 che erano stati i loro anni d’oro, per questo amo tanto vedere questo genere di film, perché è come fare un tuffo nel passato e ritrovare la se stessa di quegli anni.

Ovviamente e come ben suggerisce il cognome del protagonista, si tratta di emigrati e, grazie a questo, i doppiatori si sono davvero sbizzarriti donando l’accento siciliano a molti degli interpreti, per non parlare del bravissimo e compianto Ferruccio Amendola che, al tempo, doppiava Silvester Stallone.

Seppur la recitazione non è proprio da Oscar, vi assicuro che questo film saprà deliziarvi per diverse situazioni: humor, sguardi, simpatici rompicapi… ce n’è davvero per tutti i palati, ma ricordatevi sempre di avere davanti un film datato, con una recitazione diversa e gli scenari completamente ricostruiti all’interno degli studios.

Se vi va, potrete trovare l’intero film in italiano direttamente su YouTube: buona visione! ❤

Shio.