Complicated Xmas

Ragazzi ci siamo quasi, ma ci sono ancora delle cose da svelare e direi che ho fatto la misteriosa per troppo tempo. 🙄

In questi giorni alcuni blog/instagrammer o bookgrammer (chiamateli come volete 😉 ) sveleranno la cover, la trama e la data di uscita del seguito di Complicated Love che consiglio vivamente di recuperare se volete capirci qualcosa in Complicated Xmas e, per l’occasione, ho deciso che per tutto il mese di dicembre (mese di lancio di Complicated Xmas), troverete la prima parte delle avventure di Edward & co. a € 0,99 anziché € 1,99.

Avete capito bene, il prezzo di Complicated Love verrà abbassato nello store Amazon a € 0, 99 per permettere a tutti di fare la conoscenza dell’isterico e tanto odiato Edward, del gorillone pelato, Mark, e dell’adorabile, dolce Emmett o Metty o Emmy… Eh sì, questo pg ha diversi nomignoli tutti da amare. ❤️

Ebbene, eccovi infine la cover che ho scelto per il nuovo romanzo a tematica natalizia ma con quella punta di dramma a cui i miei lettori ornai da anni sono abituati. Vi piace? Spero di sì. ^_^

Scheda libro:

Titolo: Complicated Xmas.

Autore: Anna Esse

Genere: romancenoir MM/ Narrativa natalizia/drammatico

Data di uscita: 05 dicembre 2022

Editore: Self publishing – Amazon

Disponibilità: ebook € 1.99 e a breve anche in cartaceo.

Sinossi:

«Siamo tutti granelli di sabbia se paragonati all’universo, e la nostra esistenza è come un battito di ciglia, ma è proprio per questo che dobbiamo sempre fare del nostro meglio per vivere a pieno ogni istante.»

Dopo la conclusione di Complicated love, Edward e i suoi amici tornano con una nuova storia incentrata quasi esclusivamente su Emmett “Metty” e il suo piccolo cuore innamorato.

Natale è alle porte e Adam ed Edward si preparano a festeggiarlo a casa con gli amici di sempre, ma una bufera di neve blocca New York in una morsa di ghiaccio, tuttavia quella non è l’unica tempesta in corso… In verità i cuori dei loro amici sono agitati e ben presto Mark, Cole e Metty dovranno fare i conti con i loro sentimenti e i fantasmi del passato che torneranno a tormentare i loro animi.

Riusciranno i ragazzi a festeggiare il Natale? Saprà lo spirito natalizio donare un po’ di pace ai loro cuori?

Incomprensioni, ricordi e corse contro il tempo scandiranno i ritmi di questa breve storia che metterà la parola fine al seguito di una delle storie boys love più turbolente e tormentate degli ultimi anni.

Amore e colpi di scena non mancheranno, il tutto condito con la dolcezza e la freschezza delle loro giovani vite.

Emmett, Cole e Mark avranno il loro personale happy ending?

Edward avrà finalmente messo la testa a posto o resterà sempre quel pulcino isterico che tanto abbiamo amato e odiato durante Complicated Love?

Scopriamolo insieme.

Complicated Xmas è questo e molto di più.

Spero di avervi incuriositi un pochino. 😉

Allora mi raccomando, segnate il 5 dicembre e, se non l’avete ancora fatto, andate a recuperare Complicated Love che dall’1 dicembre sarà ribassato per permettere a tutti di leggere una storia lunga più di 500 pagine (suddivisa in due libri) a meno di 3 euro.

Visto? Babbo Natale a volte esiste. :p

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Giusto, sacrosanto, ma triste.

Stamane ho aperto internet con una notizia che mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Capisco che sia giusto, e che sia nei pieni diritti dell’interessato, ma l’idea di non poter più vedere il mio amato Gary Oldman in altri ruoli, un po’ mi rattrista.
Proprio così, avete capito bene, dopo la conclusione della serie “Slow Horses” per Apple TV, l’attore britannico ormai vicino ai 65 anni, sta seriamente pensando di ritirarsi.

La Anna egoista che è in me spera che cambi idea, ma sotto sotto, la Anna obiettiva e buona, gli augura ogni bene con tutto il cuore e che possa infine godersi la famiglia e i nipoti com’è giusto che sia.

A prescindere da cosa sceglierà, tantissimi in bocca al lupo, Gary! ♥

(Fonte ANSA, per leggere l’articolo, cliccate QUI.)

Work in progress…

La data per l’uscita del seguito di Complicated Love è sempre più vicina, almeno nella mia testa, perché in questi giorni sarà un continuo corri corri e fuggi fuggi nel tentativo di fare tutto e bene.

Vi svelo il titolo, ma non ancora la cover, per quella ci vorrà qualche giorno. 😉

Il seguito del romance noir MM, Complicated Love, s’intitolerà… (rullo di tamburi)

Complicated Xmas! E ovviamente sarà a tema natalizio!

Ma non cantate troppo vittoria perché se ci sono di mezzo Edward e i suoi amici, non è detto che sia tutto rose e fiori, la loro vita è stata molto turbolenta finora, ma chissà che almeno a Natale le cose cambino… <.<

Non vi resta che scoprirlo!

A presto con altre news! ♥

Blonde di Andrew Dominik.

Ciao a tutti, oggi parliamo di nuovo di film!
In questo periodo sto riuscendo a vedere molte cose, complice anche il fatto che il sabato dopo il lavoro è sempre un calvario e che spesso rimango impalata nel letto a causa dei dolori lancinanti, ma non parliamo di me, ma di lei, Marilyn e di una delle pellicole che penso più l’abbia rappresentata davvero, andando oltre le apparenze e i pregiudizi, Blonde di Andrew Dominik.

Ho da sempre avuto un rapporto conflittuale con la figura di Marilyn Monroe. Sinceramente non sono tra quelle che l’ammiravano, ma non mi era neanche antipatica, diciamo pure che era lì, punto. Tuttavia, in questi ultimi mesi, grazie a Netflix mi sono imbattuta in diverse opere a lei dedicate e ho scoperto qualcosa di più, e che ignoravo, e l’idea che mi sono fatta attualmente, ammetto mi ha un po’ turbata.

Blonde è un film crudo, forte, vero.

Tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates che mescola fantasia a fatti reali in un mix sconcertante che dipinge non solo la diva, ma anche il lato umano e fragile di una donna vittima del successo e, per certi versi, carnefice di se stessa.

Essendo la trama fornita da Wikipedia troppo lunga, vi racconterò del film direttamente durante il passaggio sui miei pensieri personali, ma per ora, eccovi il trailer ufficiale:

Come anticipato su, non ho mai avuto un buon rapporto con la figura di Marilyn Monroe, ma questo film ha fatto crescere in me ancora più dubbi, creando ancora più conflitto tra l’odio (se così lo si può definire) e l’amore che da sempre provo per questa donna e la sua triste e folle storia. Il film inizia mostrandoci una Marilyn bambina, quando ancora tutti la chiamavano Norma Jeane. Norma è una bambina dolce, ma visibilmente turbata dal comportamento a volte violento della madre che arriva quasi ad ucciderla, perché in Norma vede la causa dell’abbandono dell’uomo che amava. Il padre della bambina è una figura onnipresente nella trama della storia, ma non la si vedrà mai per davvero, se non attraverso una vecchia foto che non fa intendere quale che sia davvero la sua identità. Dopo il tentato omicidio, la piccola Norma Jeane viene affidata ad un orfanotrofio e la madre internata in un ospedale psichiatrico.
Norma cresce, diventa una bellissima donna che vuole sfondare nel mondo del cinema ma qui, inizia il suo primo dramma… la prima realtà che lascia l’amaro in bocca, perché a quel tempo pareva una cosa normale: Norma Jeane si presenta per un provino dove viene violentata ed è così che nasce il mito di Marilyn Monroe. Se lei non avesse fatto quel provino, se non fosse stata violentata (prezzo da pagare per ottenere la parte), probabilmente il suo mito sarebbe arrivato molto dopo, oppure chissà, anche mai!

E’ triste e lascia riflettere. Sapevo già della violenza di Marilyn esattamente come so che è stato il destino di tantissime altre aspiranti attrici, soprattutto in quegli anni, ma non è da escludere che questo non avvenisse ancora negli ultimi decenni, prima del movimento del Me Too.

Per non essere troppo precisa e togliere il gusto a chi vorrà vedere questa pellicola di quasi due ore e mezza, Blonde parla dell’ascese e della fine di una donna che sostanzialmente si sentiva sola anche in mezzo a una folla di persone che l’adoravano come una diva.

Questa cosa mi ha fatto molto empatizzare per lei. Norma, vorrei chiamarla così perché nel film lei non si era mai sentita Marilyn, anzi, vedeva in lei una sorta di alter ego, un costume che era costretta ad indossare perché tutti lo volevano, la desideravano, ma non lei. Lei, Norma, desiderava solo essere Norma, desiderava solo essere amata, ma c’era anche qualcosa di rotto nel cuore e nella testa di questa donna tanto bella quanto fragile. La mia sensazione è che lei cercasse sempre la figura di un padre che non aveva mai conosciuto, che non l’aveva mai amata nei vari uomini della sua vita, ma al tempo stesso, doveva essere Marilyn, la donna frivola, tutta sorrisi e moine, una donna che non sentiva di essere, che quasi ripudiava come una estranea ma dalla quale non era in grado di sottrarsi e questo le costò il secondo matrimonio, quello con l’ex giocatore di baseball Jo di Maggio.

Marilyn aveva donato a Norma Jeane l’immortalità nei cuori della gente, ma le aveva portato via tutto: il suo candore, il suo diritto ad essere madre, la sua famiglia… il suo futuro.

Pellicola davvero di grandissimo impatto visivo, con scene crude, di nudo, ma vere al punto da percepirle fin dentro l’anima. Una fotografia interessante, un trucco impeccabile al punto che a volte fai fatica a capire quando la vera Marilyn dei filmati, è sostituita dalla sua grandiosa interprete che, oltre ad essere davvero una bellissima donna, è riuscita a sfiorare le corde del mio cuore attraverso una interpretazione magistrale.

Ambientazioni e cast, formidabili. Sinceramente ignoro dove finisce la verità e inizia la fantasia dell’autrice del romanzo a cui è stato ispirato il film, ma posso garantire che fino alla fine ho provato un senso di profondo disagio, dolore, tristezza per questa donna che sembrava aver avuto tutto dalla vita, ma che in verità le mancava la cosa più importante, l’amore per se stessa.

Anche la scelta degli attori è davvero ben azzeccata per quanto mi riguarda:
Ana De Amas nel ruolo di Marilyn, Adrian Brody interpreta il terzo marito, lo scrittore Arthur Miller, Bobby Cannavale nel ruolo di Joe Di Maggio, il secondo marito, Julianne Nicholson nei panni di Gladys, la madre di Marilyn e tanti, tantissimi altri.

Sinceramente è in film che consiglio di guardare per il forte impatto visivo, per vedere quanto spesso, dietro una facciata dorata, si nasconde una sofferenza palpabile costellata di piccoli e grandi drammi.
E’ un film che mi ha portata a riflettere e a mettere in discussione il modo in cui vedere questa donna, non che adesso sia diventata una sua fan, ma sento di capirla un po’ di più, di avvertirla più vicina al mio cuore.

Consigliato! ♥

Black Panther: Wakanda Forever di Ryan Coogler.

Ciao amici, in un altro post, vi avevo accennato al fatto che dopo secoli mi fossi di nuovo recata al cinema e “Black Panther: Wakanda Forever“è il film che sono andata a vedere.

Premetto che non è il mio genere. Personalmente ho smetto di vedere le saghe dei supereroi decenni fa. Pensate che l’ultimo film del genere che ho visto al cinema è stato The Amazing Spider-man del 2012 dove ho ufficialmente decretato che non potevo continuare a guardare certa roba ma, che sia chiaro, non per il prodotto in sé, ma per il fatto che alla fine era stato presentato come un film molto più fedele al fumetto (prima di appellarsi alla furbata dei mondi paralleli dove tutto è il contrario di tutto 😉 ) ed invece mi ero ritrovata l’ennesimo film da cui avevano attinto qua e là dalla storia originale, per cui ci avevo messo su una X gigantesca. Ma sabato il mio intento era quello di essere di supporto ad un membro della famiglia che sta attraversando un momento delicato, per cui ho messo da parte i miei gusti personali e mi sono lanciata in questo film di due ore e quaranta minuti e quello che segue è il mio parere personale.

⚠!ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!⚠

Trailer in italiano per chi vuole farsi un idea:

L’unica cosa che sapevo su Black Panther era che il supereroe in questione impersonava una pantera nera (molto intuibile dal nome, direi xD), che era un fumetto della Marvel e che l’attore che l’aveva interpretato fino a quel momento, Chadwick Boseman, era venuto a mancare nel 2020 a causa di un tumore incurabile a soli 43 anni.

Non sapevo altro.

Non ero interessata, per cui non mi ero minimamente informata… Pensate che neanche sapevo chi era il “cattivo” del film.

Ebbene i primi dieci minuti di film mi hanno subito spezzato il cuore, perché iniziano con il funerale di Black Panther, un omaggio più che doveroso all’attore scomparso, che non ha esitato a farmi salire le lacrime agli occhi. Mi rendo conto che questo potrebbe suonare come uno spoiler ai più, ma se siete appassionati di queste saghe, allora saprete per certo che la Marvel è solita omaggiare chi nell’arco degli anni ci lascia, come Stan Lee, per esempio.

Vi eviterò i vari sviluppi della trama, proprio perché nonostante l’avviso, non voglio comunque togliere troppo a chi il film vorrà gustarselo. Vi dico solo che a parte Namor (il cattivo storico del popolo del Wakanda) e le scene troppo buie che ho sempre odiato, il film è stato molto bello, scorrevole e per certi versi anche divertente. La colonna sonora era fantastica e perfettamente adattabile alla pellicola, gli effetti speciali spettacolari e gli interpreti molto credibili nei vari ruoli.

Ma Namor

Ragazzi, Namor proprio non ce la facevo a guardarlo!

Ora, ignoro se in qualche universo parallelo le sue origini siano state cambiate o se semplicemente in questo film le hanno dovute adattare ai fini della trama, ma lui è passato da discendente di Atlantide (in quanto mutante nato dall’unione di una donna di Atlantide con un abitante del mondo emerso) a un qualcosa di non bel definito che ricordava un po’ il popolo Maya. Questa cosa mi ha un po’ urtata, ma se si ignora il particolare dell’origine di Namor che ricordo essere stato pubblicato per la prima volta nel 1939, direi che l’insieme della trama è godibile, seppur con qualche esagerazione tipica del genere: gente che viene infilzata da parte a parte, ma non perde neanche una goccia di sangue e continua a combattere, e io penso che quando sbatto l’alluce contro lo spigolo resto piegata a sgranare il rosario per dieci minuti, ma anche questo è il bello del cinema e del mondo dei supereroi e non solo! 🤣

Come avrete potuto notare, la mia non è una recensione vera e propria, ma più un raccontare in modo ironico qualcosa che, nel bene o nel male ho apprezzato molto e che mi ha fatto venire voglia di guardare anche il primo film della saga ma, tranquilli, gli altri non mi avranno mai! xD

E con i deliri per oggi ho finito!

Alla prossima. ♥

Il lato pericoloso delle serie TV.

⚠️ATTENZIONE, SE SIETE FACILMENTE IMPRESSIONABILI, NON CONTINUATE LA LETTURA, GRAZIE. ⚠️

Ciao a tutti, vi ricordo che l’argomento trattato in questo post è delicato, per cui siete avvisati.
Per chi non mi segue da molto o non mi conosce bene, io sono fifona, motivo per cui evito i film horror o splatter, perché facilmente impressionabile a livello visivo, l’unico horror che riesco a guardare senza sentirmi turbata è Dracula di Coppola. Tuttavia, nonostante questa mia indole, amo i true crime, ossia opere che traggono fatti di cronaca realmente accaduti.

Sabato sera, dopo secoli, mi sono trovata al tavolo di un ristorante per una cena di famiglia + cinema annesso di cui vi parlerò in un altro post, e ho assistito a una discussione al tavolo accanto al mio su uno dei titoli più gettonati di Netflix, Dahmer.

In questa chiacchierata tra amici (i tavoli erano molto vicini, eravamo praticamente messi uno sopra l’altro e avvertivo distintamente parti della conversazione) le persone interessate parlavano di questa serie TV in positivo, dicendo quanto in verità Jeffrey Dahmer fosse coccoloso, dolce e tenero. Alla mia faccia sgomenta, anche mia cognata ha ammesso che persino al lavoro da lei, alcune sue colleghe hanno espresso lo stesso parere sulla figura di uno dei serial killer più crudeli e efferati della storia.

Dahmer coccoloso?

Dahmer tenero?

Qualcuno di voi ha visto la serie o conosce la storia di quest’uomo?

Dopo aver visto alcuni documentari con la voce originale del vero Jeffrey Dahmer e aver saputo per certo di cosa quest’uomo si sia macchiato negli anni, io sono la prima a dire che lui non andava imprigionato, ma curato. Era una persona che aveva bisogno di cure in un ospedale psichiatrico e non di un carcere dove poi è stato ucciso in circostanze “misteriose”.

Come si può pensare che una persona, un essere umano che ha fatto quello che ha fatto lui, possa essere considerato tenero, coccoloso o dolce?

Jeffrey Dahmer, a seconda dei vari casi, uccideva le sue vittime, le lobotomizzava trapanandogli il cranio e iniettando piccole quantità di acido nel cervello, le drogava, faceva sesso con i loro cadaveri (necrofilia, sì, avete capito bene), li mutilava, li smembrava, scioglieva alcune parti nell’acido mentre altre se le mangiava ed altre ancora le conservava per il suo personale altare della memoria. Al momento del suo arresto nel suo congelatore hanno trovato parti umane destinate alla cucina tra cui cuori e genitali… ha decapitato e conservato la testa di alcune sue vittime.. e qui mi fermo, perché non è proprio un argomento felice.

Sicuramente c’era della follia nella testa di quell’uomo, una follia che per quanto abbia cercato con tutte le sue forze di contrastare, è esplosa con una violenza inaudita, lasciando dietro sé una scia di sangue lunga 17 vittime, almeno questo è il numero delle vittime accertate, ma in questi casi si sa, la lista potrebbe essere più lunga.

E’ giusto provare simpatia per l’attore, Evan Peters che è stato magistrale.
E’ giusto provare ad empatizzare…
Ma quando si creano film o serie TV tratte da fatti veri e cruenti come questo, si dovrebbe sempre ricordare che dall’altra parte dello schermo ci potrebbe essere il parente di una di quelle vittime che guarda e che ancora soffre per quanto è successo.

Jeffrey Dahmer era un uomo che aveva bisogno di essere aiutato, studiato e protetto da sé stesso in primis, ma non confondiamo la finzione con la realtà. Quell’uomo, per quanto di bell’aspetto e reso ancora più affascinante dal suo interprete sul piccolo schermo, rimane un assassino che ha fatto cose orribili!

Scusatemi, non volevo fare la morale, ma quei discorsi mi hanno destabilizzata.
Fin dove può arrivare il potere della TV, dell’intrattenimento?
Fin dove la fragile mente umana, resa ancora più confusa dagli stimoli più o meno sbagliati che riceve di continuo nel quotidiano può arrivare?

Jeffrey Dahmer era vittima di sé stesso, della sua condizione.
Non era coccoloso.
Non era dolce.
Non era tenero.
Era solo un uomo solo, che avrebbe potuto essere aiutato a diventare quella persona migliore che tanto aveva desiderato diventare, ma che non gli era stato concesso.

Jeffrey Dahmer è:

Stephen Hicks19 anni
Steven Tuomi24 anni
Jamie Doxtator14 anni
Richard Guerrero21 anni
Anthony Sears24 anni
Eddie Smith28 anni
Ricky Beeks27 anni
Ernest Miller22 anni
David Thomas23 anni
Curtis Straughter19 anni
Errol Lindsey19 anni
Tony Hughes31 anni
Konerak Sinthasomphone14 anni
Matt Turner20 anni
Jeremiah Weinberger23 anni
Oliver Lacy23 anni
Joseph Bradehoft25 anni

Ecco, lui era le sue vittime, coloro che più di qualsiasi altra cosa meritavano di essere ricordate e le cui vite erano state stroncate troppo presto.

Peace e tanto Love. ♥

Autunno

🍁L’autunno è la stagione del tè caldo, della copertina, della vita che si addormenta in attesa della prossima primavera.

🌰 L’autunno è la stagione dei cambiamenti, delle castagne, dei legumi, delle prime zuppe.

🍂 L’autunno è la stagione in cui la natura emette il suo personale canto del cigno, esplodendo in una multitudine di colori.

🍁 L’autunno è la stagione di transito, colei che saluta la calda estate e abbraccia il freddo inverno ma, a mio parere, è la stagione più bella dopo la primavera.

🍂 Il mio autunno è costellato da tisane (ne ho scoperte di nuove e gustose), lettura sotto le coperte, al riparo dai primi geli, è il profumo della pioggia, la riscoperta del cioccolato, la gioia di un nuovo incontro, perché solitamente è sempre in autunno che inizio a pensare a nuove storie ed a conoscere nuovi personaggi che mi terranno compagnia nei mesi a seguire.

🌰 E il tuo autunno com’è?

Look back di Tatsuki Fujimoto.

Ciao a tutti, come state?

Io litigo con la sfiga, come sempre, ma spero di uscirne vincitrice, dopotutto, direi che non sa con chi ha a che fare, tsk!! 😑

Ma non parliamo di me, parliamo di cose belle!

Qualcuno conosce il mangaka Tatsuki Fujimoto?

Immagino di sì, visto il successo che sta ottenendo il suo Chainsaw Man e ancor prima, con Fire Punch, ambedue pubblicati in Italia: il primo dalla Panini comics (o Planet manga) e il secondo dalla Star Comics. Ebbene, dopo due shonen di discreto successo, non pensavo mi sarei trovata davanti un’opera di tutt’altro genere e che ammetto, mi ha commossa.

Look Back è un volume autoconclusivo di 144 pagine intrise di amicizia e passione.

Dopo aver lasciato da parte i ritmi splatter e adrenalinici delle precedenti serie, in questo volume si ritorna tra i banchi di scuola, in quegli anni dove i caratteri si formano e dove le amicizie si formano.

La storia inizia con Fujino, una bambina delle elementari molto brava nel disegnare. Il suo talento è così evidente che le sue strisce umoristiche vengono pubblicate in un giornalino scolastico e tutti la lodano per questo. Fujino è molto forte della sua bravura e i continui complimenti da parte di adulti e dei suoi compagni di classe, la fanno sentire importante e forte del suo talento, ma un bel giorno, accanto alle sue strisce, appaiono quelle di una studentessa che non ha praticamente mai frequentato scuola, perché terrorizzata all’idea di uscire dalla sua stanza, Kyomoto, le cui dote artistiche sono di un livello nettamente superiore. Questo farà vacillare la fiducia che Fujino prova per se stessa fino a quel momento e inizierà ad impegnarsi nel disegno per non essere da meno della “rivale” arrivando ad annullare quasi sé stessa.

Inizia così una sorta di competizione dove l’unica che lotta per riprendersi il suo posto nel mondo è solo Fujino. Una lotta che le farà incontrare, conoscere e diventare amiche e qui mi fermo o rischierei seriamente di fare spoiler. Ma vi consiglio vivamente di spendere quei € 5.90 e farmi un bel regalo, una piccola magia lunga un sogno, dolce e amara come la vita.

A dar manforte a questa bella e toccante storia, ci pensano i disegni del sensei Fujimoto che sono molto belli e spettacolari. Impressionanti i giochi di luce e gli scenari in cui si muovono i personaggi. L’espressività poi, è molto raffinata e azzeccata in base alla situazione che le due ragazze si ritroveranno a vivere.

Look Back di Tatsuki Fujimoto è una piccola perla da leggere e rileggere.
Edito da Star Comics. ♥

Consigliatissimo. ^_^

Moglie di una spia

Ciao a tutti, come state? Spero tutto ok.

Oggi parliamo di un manga un po’ più tosto, di quel genere nato per un pubblico maggiorenne e non dedicato al solito target adolescenziale. Dovete sapere che questa categoria di manga è conosciuta anche col nome di Seinen (fumetti indirizzati a un pubblico maschile, maggiorenne) e Moglie di una spia è tra questi.
La prima particolarità di questo manga sono gli autori, avete letto bene, autori al plurale, perché questa è una storia scritta a tre mani: Kiyoshi Kurosawa, Ryusuke Hamaguchi e Tadashi Nohara, mentre, i disegni, sono di Masasumi Kakizaki già noto agli appassionati per il manga/anime Bestiarius, Rainbow, Hideout e Green Blood, tutti editi anche in Italia da Planet manga.

La storia si svolge nei primi anni della seconda guerra mondiale, eccovi la trama presa dal web:
Yusaku Fukuhara gestisce un’azienda commerciale a Kobe, e percependo una sorta di fermento nell’aria, lascia a casa la moglie Satoko per trasferirsi in Manciuria col nipote, ed è propri lì che vede accadere qualcosa di sconvolgente. Yusaku decide di rivelare l’incidente al mondo intero ed agisce in tal senso. L’uomo viene accusato di essere un traditore, ma Satoko crede in lui e giura di rimanergli accanto, non importa quali saranno le conseguenze.

Cosa ne penso?

Sicuramente è un ottimo prodotto. Scritto bene e disegnato in modo impeccabile, la storia prende man mano forma mantenendo un ritmo scorrevole che non annoia. Qualche piccola riserva l’ho avuta sulla dimensione degli occhi, sì avete capito bene, il tratto del sensei Kakizaki è molto mangoso e, personalmente, per questo genere di storia, ci avrei visto meglio i disegni di Tsukasa Hojo o di Ryoichi Ikegami, due mangaka dalle grandi qualità grafiche e uno stile più realistico. Non nascondo che spesso gli occhioni mi hanno fatto storcere il naso, ma non escludo che la scelta di uno stile così ricercato sia stata una cosa voluta proprio per dissociarsi un minimo dalla cruda realtà rappresentata da alcune tavole. Altro particolare di rilievo sono le foto vere usate al posto dei disegni e poi adattate nelle tavole. Anche questa scelta ha i suoi pro e contro. Personalmente ammiro chi riesce nel bene o nel male a ricostruire scenari e volti da zero, anziché scannerizzare una foto e via, ma è un mio gusto personale che non toglie nulla all’opera in se.

Ottimo prodotto sia per contenuto che per qualità dei materiali, la storia è suddivisa in due volumetti venduti singolarmente al costo di € 7 cad. o racchiusi in un delizioso cofanetto al prezzo di € 13.

Edito da Planet manga, da questa serie è stato tratto anche un film per la tv dal titolo Spy no tsuma, trasmesso in anteprima alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Per chi ama i manga storici e le storie di spionaggio con una punta di drammaticità. 🙂