Post (spero)Utile ♥

Ciao a tutti, oggi risponderò a una domanda che mi avete rivolto in tanti: come faccio a leggere i tuoi romanzi in formato digitale se non ho un eReader, cioè un lettore di libri in digitale?

Ebbene dovete sapere che sia Amazon che Kobo hanno delle app gratuite e scaricabili da Play Store con cui poter leggere i vostri ebook senza alcun lettore, vi basta un cellulare o un tablet.

La funzionalità è la stessa di ogni app, si crea un account abbinato all’account Amazon in caso di Kindle e Kobo nel caso di… Kobo (dovete scaricare l’app in base alla vostra scelta, su Kobo non si può leggere Kindle e viceversa) 😅😂 e al momento dell’acquisto, si indica come destinatario del download l’app.

Comprendo di non essere proprio bravissima a spiegare, ma vi assicuro che è più facile farlo che dirlo e se ci sono riuscita persino io che sono una troglodita con queste cose, credo possano riuscirci tutti! ♥

L’app è facile da usare e molto intuitiva e ti permette di portare con te tutti i tuoi titoli preferiti acquistati in formato digitale, senza altre spese extra, ma solo grazie al proprio cellulare o tablet.

Spero di essere stata abbastanza esaustiva, ma se avete domande, proverò comunque a rispondere al massimo delle mie possibilità e memoria, perché io ho scaricato l’app di Kindle già diversi anni fa e sinceramente non ricordo più i passaggi, ma mi sembra che basti seguire le indicazioni che appaiono sul display la prima volta che la usate.

Bene, spero di esservi stata d’aiuto.

Ps: in questo post troverete l’immagine dell’app di Kindle come appare su Play Store.

Buona lettura! ♥😉

Kaiju no.8 di Naoya Matsumoto

Ciao a tutti amici, sabato sono passata a ritirare il mio solito bottino in fumetteria.
Avete presente? Quei fumetti che continuano a impilarsi insieme ai libri, fondendosi in una montagna infinita di roba da leggere…? Ecco, loro!
Ebbene, conosco il mio fumettaro da ormai una ventina d’anni o quasi e una delle sue grandi doti è che lui non solo vende, ma legge e soprattutto non da mai consigli perché è lì per vendere, ma solo se davvero convinto della validità del prodotto. Ed è così che mi sono ritrovata tra le mani il numero uno di Kaiju no. 8. Era così entusiasta che alla fine ho ceduto e l’ho preso e… che dire? Va letto!

Solo questo: Va. Letto.

E’ simpatico, fresco, geniale. I disegni non sono male e sicuramente miglioreranno con l’avanzare dei volumi. La storia se vogliamo è un insieme di cliché che nella loro banalità danno comunque il giusto mordente alla storia e poi è divertente, troppo!

Se vi piacciono i manga della Arakawa (Fullmetal Alchemist e Silver spoon) e il suo lato ironico, penso vi troverete in sintonia con questa nuova lettura che mi sento di consigliarvi vivamente.

Fate una prova, leggete il primo e poi mi direte! 😉
E ora due dati tecnici.
La serie è ancora in corso in Giappone dove attualmente sono usciti sei tankobon. Qui in Italia due.
Il prezzo è di € 4.90 ed è edito da Star comics e il genere è shonen (=categoria di manga indirizzato soprattutto a un target maschile), lo stesso di colossi come Dragon Ball, One Piece, Naruto, Fullmetal Alchemist o Hunter X Hunter, solo per citarne alcuni. ^_^

Vi starete chiedendo: Ma di cosa parla esattamente questo manga?

Niente panico! Eccovi la trama riportata direttamente dal sito Star comics di cui vi lascio il link:
-> ACQUISTA SUL SITO <-

Trama: In Giappone il tasso di comparsa di kaiju è tra i più alti al mondo, tanto che enormi creature portatrici di distruzione lo invadono quasi quotidianamente. Kafka Hibino, che ora lavora per un’impresa specializzata nello smaltimento delle carcasse dei kaiju, un tempo aspirava a diventare un membro delle Forze di Difesa, le unità speciali incaricate di sopprimere i mostri e difendere il Paese. Un giorno, però, un misterioso organismo si introduce nel corpo di Kafka, trasformandolo in quello che le Forze di Difesa battezzeranno col nome in codice di “Kaiju No.8”…

Io non l’avrei acquistato, l’avevo bollato come il solito shonen, ma mi ha fatto ricredere, vediamo se farà ricredere anche voi! 😉

Buona lettura e alla prossima. ♥

Shio.

“Runaway Train” ~ Soul Asylum

Erano i primi anni 90. Mtv si stava affacciando timidamente sui teleschermi italiani e anche Video Music era ancora un’emittente TV degna di questo nome, quando questa canzone è apparsa con il suo enorme bagaglio emotivo. Sì perché “Runaway Train” non è solo una canzone, non è solo un video musicale, è un atto sociale quando ancora i social non esistevano, è dare voce a chi una voce non ce l’ha più o non l’ha mai avuta.

Negli anni 90 i canali musicali erano considerati un mezzo di comunicazione che poteva davvero sensibilizzare la massa e soprattutto i giovani, coloro che della musica ne ascoltavano fino a farne indigestione.

In questo testo c’è denuncia per una realtà che continua a riguardare fin troppe persone in tutto il mondo: abbandono, violenza domestica, violenza psicologica e le possibili, drammatiche conseguenze.
Attraverso la distribuzione di questo video e della loro bellissima Runaway Train i Soul Asylum, portarono sugli schermi televisivi di tutto il mondo un problema che poteva riguardare chiunque di noi e lo fecero con violenza ma anche con una delicata sensibilità che fece di questa canzone una delle mie preferite negli anni.

Non so se avviene ancora in America, ma una volta per sensibilizza la gente al problema e al possibile ritrovamento, venivano messe le foto delle persone scomparse sui cartocci del latte, ecco, i Soul Asylum, con questo video, divennero un immenso cartoccio di latte che però ha potuto raggiungere migliaia di persone in un colpo solo.

Nel video sono presenti scene importanti e foto di persone e bambini davvero spariti in quegli anni e che ahimè non so se sono mai stati ritrovati.

Guardatelo e poi ditemi cosa ne pensate, il treno è in corsa… saltate su con me e godetevi il viaggio in compagnia di un gruppo che ha cercato di fare la differenza unendo la loro passione, la musica, all’utilità dei canali di distribuzione di quegli anni. ♥

Buon ascolto e buon weekend a tutti. ♥

Shio.

PS: piccolo pettegolezzo romantico! Dave Pirner, chitarrista e vocalist del gruppo ebbe una storia di due anni con l’attrice Winona Ryder che si dice avesse lasciato Johnny Deep per lui. Ovviamente era solo un pettegolezzo dell’epoca privo di fondamento e mai confermato, ma che ci fu una rottura tra Deep e la Ryder è vero e anche che l’anno successivo, lei era già mano nella mano con Piner. 😉

Un giorno al salone

Lo ammetto, in tutta la mia vita e nonostante sono nata a Torino, quella di ieri è stata la mia prima volta al Salone del libro e ne sono rimasta folgorata. Ho potuto apprezzare le cose più semplici e d’intrattenimento e quelle più serie e importanti legate alla mia attività editoriale.

Ho visto diverse case editrici, autori, giovani emergenti che ti fermavano in stile spacciatori di strada sussurrandoti: “ti posso parlare del mio libro?”

Ho respirato la passione, la gioia, il piacere di essere lì in mezzo a un mondo che dona emozioni, che profuma di felicità (a parte qualche ascellina, 😂 ma faceva caldo e cmq c’era davvero un carnaio di gente).

Ho potuto vedere con i miei occhi cosa le piccole case editrici portano in fiera.
Ho visto stand della Pubme, della Queen edizioni, della Ippocampo, della Les Flâneurs Edizioni, della Triskell, Sperling, De Agostini, Mondadori ecc ecc… se dovessi elencarle tutte, non basterebbe una vita.

Ho visto entusiasmo e voglia di fare.

Ho visto autori parlare con voce tremante dei loro lavori, autori ancora sconosciuti a livello mondiale, ma forti del loro sogni.

Ho visto persone intrattenere anche solo piccole platee con due persone che ascoltavano, ma erano così fieri di quello che stavano dicendo, del lavoro che svolgevano che il loro viso era carico di una determinazione che sembrava ci fosse una folla lì.

Non so, non ho davvero delle parole per descrivere cos’ho visto ieri.
Credo che il Salone del libro, esattamente come qualsiasi altra manifestazione culturale che incontra i nostri interessi, non va raccontata, ma vissuta. Perché nulla è più gratificante di vivere le proprie passioni.
Fino all’ultimo ero indecisa se andarci vista la situazione precaria di mio padre, ma poi mi sono detta: “Anna per un giorno il mondo non si fermerà se provi a fare qualcosa anche per te stessa”. E così sono andata e col senno di poi posso affermare di essere felice della mia scelta. ♥

Non ho fatto foto (quelle presenti nel post sono prese da Google), ero troppo impegnata a guardarmi intorno, ma di una cosa sono certa: il Salone del libro diventerà una tappa fissa nella mia vita, almeno finché avrò ancora voglia di sognare, vivere e mettermi in gioco.

Buona giornata a tutti.

Shio

Pensiero del mattino

Ciao a tutti amici miei,

Spero stiate tutti bene.

Qui si lotta con tante cose, si lotta per se stessi, per gli altri, per chi non ha le forze o la lucidità mentale per farlo.

Stamattina ripensando agli ultimi anni, giusto per fare un percorso emotivo meno lungo e psicologicamente difficile, mi è venuta in mente questa frase. Non sono una poetessa e neanche una che si diletta in questo genere di cose e affini.

Si tratta di una innocua riflessione, per cui prendetela per quello che è.

Tuttavia mi chiedevo: quanti di voi sono d’accordo con questa affermazione? 😉

Shio.

E’ tornato!

Finalmente mio padre è tornato a casa con le sue insicurezze, debolezze e paure, ci sta, due settimane in ospedale sono tante, ma l’importante è che sia di nuovo a casa. ❤️

Questo purtroppo non significherà che riprenderò in maniera continuativa a scrivere sul blog ma sicuramente ora ritornerò con qualche post giusto per darvi fastidio. 😉❤️

Mi aspettano ancora tempi bui, ma cercherò pian piano di ritagliarmi nuovamente del tempo da dedicare alla scrittura e alle mie passioni in generale, sarò più lenta e già tremo all’idea di non riuscire a pubblicare il nuovo romanzo nel tempo che mi ero prefissata, ma come ho già detto in precedenza, ci sono delle priorità inderogabili e la salute di mio padre è una di queste.

Seppur con qualche impedimento: sono tornata, ragazzi! ❤️

Grazie a tutti per il sostegno ricevuto e la solidarietà, come sempre siete preziosi e vi abbraccerei uno ad uno se solo potessi: grazie di tutto cuore! ❤️

Shio.

Aggiornamenti & sfogo

Ciao a tutti amici,

Come state?

Io a pezzi. Mio padre è ricoverato in ospedale da più di una settimana ormai e grazie ai vari protocolli covid, per vederlo, devo fare un patto col diavolo. È come blindato. Non puoi andarlo a trovare, non puoi telefonare in ospedale in cerca di aggiornamenti, puoi solo aspettare la telefonata del medico che non sai mai quando e se arriverà. Ormai danno per certo che attraverso la tecnologia ci si possa avvicinare a prescindere dalla distanza, ma mio padre non è così.

Lui è della classe 1940. Lui non sa usare uno smartphone. Lui non è mai stato portato per la tecnologia. Ha mani enormi, da manovale, mani che per 40 anni hanno lavorato in linea in FIAT, mani che se reggessero in mano uno strumento così delicato come un cellulare, rischierebbero solo di romperlo.

Io capisco che ogni restrizione è pensata per la sicurezza dei pazienti e di chi lavora in struttura, ma non si può lasciare un anziano di quasi 82 anni (li compie tra 9 giorni) in una stanza, da solo, tagliato fuori dal mondo a fissare una parete davanti a lui. Non puoi lasciare una persona con problemi cognitivi di memoria a breve termine per giorni senza la presenza dei suoi cari… Col rischio che dimentichi i loro volti.

Lui non è tecnologico, è figlio della sua generazione.

Lui ha sempre e solo conosciuto il lavoro, le chiacchiere al bar, la partita a carte con gli amici.

Lui non sa cos’è una videochiamata, un social network o uno youtuber.

Lui è semplicemente una persona nata in un mondo senza tutta questa tecnologia e che in silenzio aspetta di vedere il viso e sentire la voce di un caro, ma non attraverso lo schermo di un cellulare o di un tablet, perché lui, quelle cose non le capisce.

Sono tanto amareggiata…

Non poter stare accanto a persone come lui, resi fragili dalla vita e dagli anni che si portano sulle spalle, mi angoscia.

La mia unica speranza, è che possa tornare presto a casa.

Scusate lo sfogo ma da quando è iniziato tutto questo calvario è stato un po’ come smettere di vivere, trattenendo il respiro in attesa di un raggio di sole che fatica ad arrivare.

Shio