Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

Bene, dopo queste dovuto premesse… posso dirvi che è stato uno dei romanzi che più mi ha portata a farmi delle domande, a riflettere e che, spesso, mi ha fatto cadere in discussione.
La storia di per sé è molto bella e scorrevole: nasce con un avvenimento drammatico (il ritrovamento del cane ucciso), prosegue in modo quasi simpatico (il tentativo di Christopher di risolvere il caso), ma poi… qualcosa sfugge di mano e si ha la sensazione di star perdendo il controllo di questa storia lineare per sfociare in qualcosa di più contorto, complicato e oscuro.
A inizio storia, provavo una simpatia per Christopher a 360°, trovavo sensati i suoi pensieri (è tutto scritto dal suo unico punto di vista, un po’ come il mio Complicated Love 😉 ), non capivo un tubo di quando risolveva i suoi adorati rompicapi e i problemi di matematica che, per lui, erano una sorta di scarica stress, ma… nella sua testa, ci stavo bene! Era brillante a modo suo e la sua razionalità non faceva acqua da nessuna parte, poi… il dramma! Non posso entrare nei particolari perché non voglio fare spoiler (ne ho fatti anche troppi nella mia precedente recensione e, stavolta, mi sono ripromessa di fare la brava), ma il giovane Christopher viene a conoscenza di alcune cose che stravolgono la sua vita e, da qui, mi rendo conto che non ce la faccio più a stare al passo con lui: una sensazione molto sgradevole, dal mio punto di vista.
Leggevo del disagio del giovane, delle sue difficoltà, ma nella mia testa si collegavano dei puntini che mi ponevano davanti a delle domande, esempio: lui odia le bugie e, per colpa di una di queste, “cancella” dalla sua vita il padre che lo ama profondamente. A detta sua, Christopher, non dice bugie, perché lui non sa mentire, tuttavia, sempre a detta sua, riconosce quando dice delle “bugie bianche” o occulta volontariamente delle cose facendole passare per “mezze verità”… ma come può, una persona che non sa mentire, che odia le bugie, dirne a sua volta seppur del genere più innocuo che possa esistere?
Questa è stata la prima incongruenza che mi ha fatto pensare non poco ma, la cosa che più mi ha turbata, è stata l’ansia palpabile che lui potesse far del male al padre.
Sono entrata molto in sintonia col padre e penso seriamente che sia una delle vittime di questo romanzo oltre al cane, ovviamente.
E, ogni volta che ho messo in discussione Christopher, è stato sempre per il trattamento riservato al padre, per la sua indifferenza nei confronti del dolore del genitore… forse sono troppo sensibile all’argomento, forse è perché io sono quel genere di persona che ha sofferto e soffre tanto circondata in un mondo di gente che non se ne accorge e che mi ignora, ma… questo lato di Christopher, mi ha fatto davvero tanto male.
A fine lettura, ero un mix di sentimenti contrastanti che penso mai dimenticherò.
Mi sono fatta tante domande, mi sono chiesta se fossero giuste queste sensazioni contrastanti che provavo e non ero certa di voler scrivere tutto questo, ma poi mi sono detta che rimane un ottimo libro che, forse, bisogna prenderlo per quel che è: un romanzo e trarre le proprie conclusioni basandosi sui gusti e l’empatia che i vari personaggi mi hanno suscitato.

Il romanzo è edito da Einaudi che non ci fa una bella figura come editing e correttore di bozze: ci ho trovato tanti di quegli errori, da paura!
E’ disponibile nei vari store online in formato ebook e cartaceo e, ovviamente, in libreria.

E’ un libro scorrevole, che si lascia leggere e che saprà coinvolgerti, com’è successo a me: l’ho terminato da tre giorni eppure ancora rifletto su quanto mi ha dato, sul carattere di Christopher e su tutta la sua storia.

Consigliato.

Shio

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13 pensieri su “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

  1. Ho letto il secondo post, ed anche il libro, ma ormai qualcosa come otto anni fa.. Ero alle scuole medie, credo. Per quanto ricordo è stato un libro che ho divorato, e forse se lo rileggessi sarei vittima anch’io di pensieri contrastanti che allora non ero in grado di formulare.. ma credo anche che un romanzo che ti lascia da pensare abbia in fondo un pregio, perché è riuscito a comunicare qualcosa, a instillare dei dubbi in noi 🙂

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    • E’ quello che penso anch’io. Un romanzo che non ti lascia emozioni, è una cosa piatta che si è letta ed è sfumata nel momento in cui hai chiuso il libro. Questo, mi ha logorata per giorni e, per quanto mi abbia turbata, l’ho trovato anche molto stimolante. ^_^

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  2. Primo romanzo letto dopo la diagnosi. Io purtroppo non lo gradisco granché perché si trascina dietro troppi stereotipi s partire dall’utilizzo di Sindrome di Asperger, termine che nel 2006 aveva senso perché era ancora un’etichetta diagnostica. Sono troppo di parte probabilmente però mi sento di doverlo dire. Usare l’etichetta Asperger oggi che è stata unita all’autismo genera ancora troppi pregiudizi e non aiuta chi fa informazione come me. Mi fermo qui perché non voglio spingermi troppo in là con le spiegazioni anche perché non c’entrano con la tua recensione. È giusto che possa piacere però per la comunità autistica è assai problematico.

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    • Non ci crederai, ma queste tue parole mi aiutano molto invece. Ho trovato, in Christopher, degli atteggiamenti (passami il termine) disumani per certi versi, eppure, in questi ultimi due anni, di persone autistiche ne ho conosciute, ci chatto e non sono assolutamente come lui. So che ci sono diversi categorie di autismo, ma tu mi hai letteralmente tolto le parole di bocca: era molto stereotipato e non aveva nulla a che fare con le cinque persone che conosco.
      Per questo, alla fine, ho detto di prenderlo come un romanzo… non è un saggio, è una storia basata su cosa, non si sa, ma una storia e, come tale, ho deciso di prenderla.
      Spero di non averti turbata con questa recensione o con queste mie parole, lo sai, lungi da me, far del male al prossimo, in nessuna forma possibile. ❤

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      • No ma figurati. La tua è una recensione personale che non porta nessun problema. È il personaggio a non essere una buona rappresentazione a oggi purtroppo perché in effetti alimenta lo stereotipo di autistico privo di empatia e non va bene. La parte dell’onesta e delle bugie confermo che è vera perché pure io non so mentire ma tutto il resto è troppo estremizzato.

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      • Dolorosamente estremizzato, direi.
        Ogni volta, pensavo all’affetto che mi dimostra un mio contatto americano, autistico, o al tuo sorriso in foto o a tutti i video che hai fatto a riguardo e mi dicevo: non è la stessa cosa. Non riconosco questi atteggiamenti nelle persone che sto imparando a conoscere e a cui sono affezionata.
        Purtroppo il mondo è pieno di stereotipi, ma sta nell’intelligenza delle persone, trovare la verità.

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  3. Quando l’ho comprato, pensavo fosse un giallo…
    Questo romanzo è molto interessante perché permette di avere un punto di vista interessante sui disturbi dello spettro autistico (non c’è “solo” Asperger, ci sono tantissime forme di autismo) e fare capire qualche nozione a chi non conosce queste problematiche o che pensa che tutti gli autistici siano come il personaggio di Dustin Hoffman in “Rain Man”. Naturalmente, si tratta più di divulgazione che di esattezza scientifica. L’autore ha almeno il merito di aver approfondito il tema.

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    • Sicuramente ma, esattamente come nel caso di Rain Man, ha un po’ fatto di tutta l’erba un fascio e, questo, ha penalizzato l’intera opera. Tuttavia, continuo a dirlo: rimane un buon romanzo, ma credo vada letto col giusto stato d’animo.

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  4. Ho letto questo libro in prima superiore. Mi è piaciuto molto😊. La Sindrome di Asperger mi ha sempre affascinato. Io non la vedo come una malattia, ma come un modo diverso di vedere il mondo. Per esempio gli affetti da questa sindrome vedono i colori più accesi rispetto a noi. Grazie della recensione, mi hai sbloccato un ricordo!

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