Braordchurch – serie tv


Ciao a tutti, amici, oggi si parla di serie tv e lo faccio con un titolo legato al mondo Netflix: Broadchurch.
Quanti di voi lo conoscono?
Io sono stata invitata a guardarlo su suggerimento di un lettore del blog e, dato che da poco ho sviluppato un amore platonico per David Tennant (che conoscevo per il ruolo di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e, successivamente, per quello del demone Crowley in Good Omens), ho deciso di provare a vederlo, ma devo ammettere che non è stato facile.

La storia:

La serie conta tre stagioni che ruotano tutte intorno alla cittadina costiera di Broadchurch, e alla sua piccola comunità.
Alec Hardy interpretato da un ottimo David Tennant è appena stato trasferito a Broadchurch e promosso a grado d’ispettore quando il suo primo caso risulta da subito essere dolorosamente complesso: Danny, un bambino di 11 anni, viene ritrovato sulla spiaggia cadavere e questo catapulterà Alec indietro nel tempo, a un altro caso irrisolto che continua a dargli tormento.
Al suo fianco, c’è l’agente  Ellie Miller impersonata dalla bravissima Olivia Colman. Miller è del posto. La cittadina è piccola e tutti conoscono tutti e questo, impedirà alla donna di essere obiettiva nelle indagini, portandola spesso a scontrarsi con Alec.

Impressioni personali:

Ogni stagione rappresenta un filone narrativo: la prima si occupa esclusivamente delle indagini sul caso, la seconda si occupa del processo e la terza… ecco, lei sinceramente l’avrei evitata. La terza si scosta della storia di punta e ci inoltra in un nuovo caso che aveva disseminato qua e là nuovi spunti per allacciarsi a una presunta quarta serie, mai sviluppata.
Sono sincera, non è una brutta seria, ma i ritmi narrativi inglesi a volte sono così lenti da risultare pesanti, senza contare che (e questo presumo sia più un problema mio), c’è così tanto spazio al dolore della perdita che in più occasioni, ho pianto entrando completamente in empatia con la famiglia Latimer e ripensando a mia madre… Se c’è una cosa che Broadchurch riesce a raccontare bene, è il dolore di chi resta…
I protagonisti: Alec e Ellie, sono fantastici, perfettamente affiatati e i due interpreti molto bravi e credibili nei loro ruoli.
C’è la giusta dose di umorismo, drammaticità e dolore; un ottimo mix che si aggiunge al mistero di questa indagine lunga otto episodi e che, fino all’ultimo, non ti fa capire chi è il colpevole. Sicuramente l’autore è stato molto bravo nel disseminare prove, indizi e congetture e, sono sincera, io che di solito capisco chi è l’assassino dopo dieci minuti, stavolta non ci avevo preso minimamente: davvero fantastico, ma avrei evitato la terza stagione, quella proprio l’ho trovata una forzatura. Il cerchio generale della storia di tutti i protagonisti, si concludeva ampiamente nella seconda, farne una terza ha dato più l’idea di una minestra riscaldata che, se non fosse stato per la presenza di Tennant e della Colman, probabilmente, sarebbe risultata inguardabile.

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