Una voce nella notte

 Ci sono dei momenti, credo, in cui senti la tua vita cambiare e ti pare quasi di riconoscere il rumore sgraziato e metallico degli ingranaggi del destino.

(Gabriel Noone)

il mondo di shioren
Ciao a tutti, come annunciato al tempo della recensione del film (che potete leggere cliccando  –> qui <–), eccomi a parlarvi del libro da cui è stato tratto:

Una voce nella notte” di Armistead Maupin
edito da BUR (Rizzoli), classe 2006.

Come sempre, prima di tutto, si parte dalla sinossi:

Gabriel Noone è un romanziere di successo che conduce da anni un programma radiofonico notturno. È in un momento di crisi creativa ed è stato abbandonato dall’uomo con cui viveva da anni. Un amico gli manda il memoriale di un tredicenne, Pete Lomax, che racconta le violenze subite in famiglia e la sua condizione di malato di Aids. Gabriel comincia a trascorrere ore al telefono con il ragazzo, fino a considerarlo una sorta di figlio. Ma quando Gabriel deciderà di andare a conoscere il giovane, la sua vita ordinata e le sue certezze verranno messe completamente in gioco, fino a dubitare dell’esistenza stessa di Pete.

ghirigori-alice

Memore dal sano entusiasmo che mi aveva lasciato la pellicola, ho cercato e acquistato il libro a “scatola chiusa”. Si, lo so, questo forse è da sempre un mio problema, ma è più forte di me. Quando vedo qualcosa che mi dona emozioni, che esso sia un film, una serie tv o un cartone animato, ecco che nella mia mente si formula questa frase: “Se il film/cartone è così, chissà come dev’essere bello il libro/manga da cui è tratto!”. Inutile dire che spesso e volentieri mi sono aggiudicata delle belle accantonate, ma questo brutto vizio proprio non riesco a togliermelo. ^^”
Ora però, torniamo al libro di Maupin.
Fin dalla prime pagine, sembra di poter ammirare nuovamente il film. Il libro ripercorre passo passo gran parte della storia narrata su pellicola, ma con una grandissima aggiunta di cui vi parlerò dopo. La storia, per chi non avesse visto il film con Robin Williams, parla di Gabriel appunto e del suo incontro virtuale con lo sfortunato Pete Lomax e sua madre adottiva Donna. Il tutto avviene in circostanze poco chiare e in un periodo molto delicato della vita di Gabriel che si è appena separato da Jesse, il suo compagno e sta soffrendo della sindrome del “blocco dello scrittore”. In quei momenti di disagio, Pete diventa quasi una presenza fissa per lui. Un amico, un confidente… un figlio. Quel figlio che per via della sua natura omosessuale, Gabriel non potrà mai avere. Eppure lui non ha mai visto Pete se non attraverso una fotografia, non sa di preciso dove abiti, di che colore siano le pareti della sua stanza o quale sia il suo cibo preferito. Gabriel non sa nulla di Pete a parte che, esattamente come fu lui per il ragazzino attraverso i racconti alla radio, volta per volta, diventa la “sua” voce amica. Un porto sicuro dove Gabriel si sente di nuovo amato finché in molti non gli fanno notare delle ambigue anomalie.

— ATTENZIONE, POSSIBILE AREA SPOILER —

Rispetto al film, il libro approfondisce molto di più il rapporto tra Gabriel e Pete, ci sono molte più scene di dialogo e il ragazzino arriva addirittura a chiamare Gabriel “papà”, cosa che commuoverà molto l’uomo. Anche per Gabriel, il ragazzo è come un figlio e, proprio per questo, rifiuta di accettare ciò che per Jesse e Anna (la sua assistente/segretaria), continuano a ripetergli con insistenza: Donna e Pete hanno la stessa voce!
Sempre rispetto al film, manca completamente la componente thriller. Certo, il mistero che avvolge l’esistenza di Pete è la medesima, ma non c’è quel lato investigativo e a tratti disperato di Gabriel, la corsa per l’ospedale, la tortura a cui lo sceriffo di contea lo sottopone. Niente di tutto questo è presente nella versione narrata. Il tutto si limita a Gabriel che arriva a casa di Donna dopo averla comunque cercata allungo e non sapendo come rintracciarla per poi tornare a casa con un nulla di fatto.
Altro aspetto che differenzia le due versione è il rapporto di Gab con il padre e la famiglia in generale. Ci sono diversi flashback che fanno capire meglio il rapporto che lui aveva coi genitori e soprattutto del padre.

Concludendo, ambedue le versioni risultano piacevoli.
Sono sicura che, se avessi letto prima il libro, probabilmente avrei storto il naso nel vedere il film perché troppo “fantasioso” rispetto alla versione originale ma, devo comunque ammettere che un po’ mi è mancata la parte “thriller” della storia che aveva donato un tocco in più al tutto. Si può dire che il libro “Una voce nella notte” è un viaggio nell’intimità dell’autore. Nel suo io profondo, fatto di incertezze, dubbi e paure. Tutte cose che, nella pellicola vengono trattate in modo più esternato e meno personale.

Consiglio vivamente entrambe le versioni.
Ho amato Robin in questa interpretazione e ho amato l’inedito Gabriel Noone che Armistead Maupin mi ha fatto conoscere, premettendo fin da subito che quanto letto, potrebbe essere stato “romanzato” per rendere il tutto più interessante e mettendo il lettore nella posizione di dubitare di tutto e di niente… un bel rompicato, insomma. 😉
Eppure c’è un’unica cosa che mi ha sempre fatto riflettere: Se davvero Pete non fosse mai esistito, quanto dolore si può infliggere a una persona portandola ad amare chi non esiste e perché? Esattamente come nel film, fino alla fine, Pete Lomax è come un fantasma che, quando pensi di aver finalmente accettato l’idea che esista, ecco apparire qualcosa che ti fa ricredere e viceversa.

Voi cosa ne pensate?

Shio ❤

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