Eden: Capitolo 7 (quarta parte)

Indice

Consumarono la cena in modo composto, Lily non era molto intenzionata a parlare, la sua unica priorità e consolazione ce l’aveva seduta accanto in quel momento e il resto non contava. Jiber la fissava con astio e la loro maestra sembrava divertita nell’ammirare l’intera scena da un punto di vista esterno.

Finito la cena, la ragazza si offrì di lavare i piatti, ma Jiber fu molto diretto nel rifiutare: “Non toccare le mie stoviglie, vedi di startene buona e tranquilla di là, io ci metto un attimo” sbraitò scorbutico come sempre e alla giovane non rimase che rassegnarsi a ritornare a tavola dove l’attendeva una piacevole tisana fatta di erbe colte direttamente da Nel.
Prese posto guardandosi intorno, l’arredo era rustico esattamente come la sua stanza, il che le faceva venire una voglia matta di chiedere perché solo il bagno fosse così diverso dal resto della casa, ma non era certo una domanda primaria. Si era lasciata ingannare da quell’atmosfera famigliare, ma la sua restava una situazione delicata e disperata.

“Stai bene?” le chiese Amel sedendosi accanto a lei.

Lily gli sorrise bevendo un sorso di tisana: “Bene è una parola grande”, sospirò “sono viva e anche tu e questo è quanto” si strinse nelle spalle.

“So che ti sei spaventata molto, Jiber e Nelhimbeth mi hanno raccontato tutto”.

Lei arrossì abbassando lo sguardo: “Beh, non capita tutti i giorni di venir catapultati in un altro mondo con un ragazzo che si fa quasi ammazzare per salvarti».

L’altro rise facendo spalla e spalla con lei: «Non è andata tanto male, no?».

«Certo, se non contiamo il fatto che tutti i miei amici sono morti, mio fratello è morto e io sono sola in un mondo che non conosco e che mi spaventa, si, non è andata poi così male!» mormorò sarcastica.

Amel la guardò dispiaciuto, non aveva pensato alle conseguenze delle sue parole e l’aveva ferita involontariamente, stava per prenderle la mano chiedendole scusa, quando Nel fece il suo ingresso prendendo posto al tavolo accanto a loro.

«Va meglio?» chiese rivolta a Lily che sorrise annuendo nonostante gli occhi lucidi.

«Maestra, tu hai idea di cosa sia successo?» le chiese cercando di distrasse Lily dai suoi pensieri.

«E’ difficile a dirsi» sospirò posando il viso nel palmo della mano, «sento vibrazioni molto forti provenire da te, ragazza. Tu sei sicura di non essere di questo mondo?».
«Certo che sono certa! Che razza di domande sono?» sbottò satura.
Nel rimase pensierosa ignorando completamente la risposta della giovane che s’irrigidì irritata.
«Che è successo alla mia scuola? Chi erano quelle persone e perché sono qui?» chiese tutto d’un fiato. Sentiva la gola stringersi dal magone, ma si era imposta di essere forte quel tanto che bastava per conoscere la verità. In quella scuola aveva perso persone importanti, aveva abbandonato un’amica al suo destino e non era riuscita a salvare nessuno.

«A questa domanda non posso rispondere purtroppo, l’unica cosa che so per certo è che Eden sta attraversando un brutto momento e che il nostro Dio è in pericolo di vita», scosse il capo la donna.

«Kataas-taasan è in pericolo?» scattò Amel impallidito.

«Si, tu non hai fatto quel sogno alcune sere fa durante la Luna piena?».

Amel scosse il capo: «Non ho ricordi di cosa sia successo prima che incontrassi Lily».

«Tutto ciò è molto strano!» scattò la donna dagli occhi viola, «pare che tutta Eden abbia sognato la morte di Kataas-taasan per mano di un abitante dell’altro mondo, com’è possibile che solo tu non l’abbia sognato?».

«Magari l’ho sognato e rimosso» ipotizzò Amel passandosi una mano sotto il mento pensieroso.
La donna gli prese il viso tra le mani e accostò le due fronti chiudendo gli occhi sotto lo sguardo di Lily che s’irrigidì rossa in viso. Non capiva cosa stesse succedendo ma più stava con quella donna, più il senso di disagio aumentava soprattutto quando si frapponeva tra lei e Amel di cui apprezzava la presenza ogni secondo di più. A mente fredda si vergognava di quei pensieri, la sua era una situazione disperata e non poteva certo perdere tempo dietro un sentimento futile come l’amore, eppure sentiva che, proprio perché era così sola e arida dentro, doveva attaccarsi a qualcosa per andare avanti e sopravvivere.
«Stai dicendo il vero non c’è traccia del sogno nei tuoi ricordi», mormorò la donna sorpresa, «tutto questo non ha molto senso. I tuoi ricordi sembrano avvolti da un alone di mistero che mi impedisce di andare in profondità».
«Io non mi preoccuperei maestra», s’intromise Jiber con la sua solita aria da saccente accigliato, «è risaputo che Amel ha la memoria corta, avrà rimosso tutto al risveglio», scherzò divertito.
Nel sospirò regalandogli un sorriso forzato, poi guardò Amel: «Sei stato avvicinato da qualche Janm ke maastar o da qualche Haku?».

«Un cosa?», intervenne Lily perplessa.

«Dimenticavo che tu non sai nulla di questo mondo», la guardò Nel con espressione serena, «e credimi, starei volentieri ore a spiegarti tutti i meccanismi di Eden, ma il tempo stringe. A breve riceveremo visite e dobbiamo prepararci a accogliere i nuovi ospiti».

Lily guardò Amel allarmata.

«Riesci a vederli, maestra?».

«No Amel, ma percepisco la loro forza e il loro potere: Fuoco e Vuoto», guardò il suo discepolo, «non puoi affrontarli entrambi».

«Ma ci sono io con lui! Lo prenderò a pedate nel sedere con molto piacere!» rise Jiber divertito.

«Fuoco e nulla», ripeté Amel, «sono quelli della tua scuola» disse rivolto a Lily che sgranò gli occhi spaventata.

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