Eden: Capitolo 7 (terza parte)

Indice

“Maestra!” esclamò Jiber vedendo la donna entrare in cucina. Lei gli sorrise cordiale poi volse lo sguardo verso Amel: “La bella principessa si è destata” gli comunicò con un sorriso malizioso che non sfuggì al giovane che arrossì.
“Ehi! Non dirmi che ti piace quella tizia?” sbottò Jiber.

“Non essere maleducato Jiber, quella ragazza ha un nome e va chiamata con esso e poi non è bello che ti rivolgi in quel modo quando parli di un ospite” lo riprese la donna.
Il piccolo apprendista mugunò contrariato e ritornò ad armeggiare vicino ai fornelli.
“Come sta?” chiese Amel.
“E’ molto scossa, ma sono sicura che con un bel bagno caldo e con la speciale zuppa di Jiber, si riprenderà subito” sorrise Nel portandosi una mano alla bocca per nascondere il sorriso.
“Ammesso che non avveleni la sua parte” mormorò il ragazzino sempre più imbronciato. Nel rise con la sua particolare risata cristallina: “Non lo faresti mai” osservò serena.
“Certo, come no?” ghignò l’allievo pieno di sentimenti negativi, “mi basta aggiungere qualche foglia di…” si bloccò non appena incrociò lo sguardo della sua maestra. I suoi occhi viola lo fissavano con determinazione completamente in contrasto col viso sorridente e ben rilassato. Jiber conosceva quello sguardo e sapeva che era ora di dare un taglio a quella conversazione o per lui sarebbero stati guai seri.
Amel rise divertito, era tanto che non assisteva a quelle scenette famigliare e gli mancavano. Era stato costretto a partire mesi prima e d’allora non aveva più fatto ritorno al suo villaggio Natale e non aveva avuto più modo di rivedere Nelhimbeth, l’unica persona su Eden che si avvicinava al concetto di madre.
Si sentì un rumore di passi e poco dopo Lily apparve sulla soglia con indosso gli abiti che Nel aveva scelto per lei lasciando Amel letteralmente senza fiato. Il corsetto di un bianco immacolato le metteva in evidenza la vite sottile mentre i pantaloni in tessuto simile al cuoio le fasciavano le gambe alla perfezione come se indossasse una seconda pelle.
“Benvenuta” le andò incontro Nel, “prego accomodati” concluse indicando una sedia accanto a quella del giovane che le sorrise.
“Stai bene?” gli chiese bisbigliando, ma Jiber si schiarì: “Non lo sai che è male educazione bisbigliare?” la riprese guadagnandosi un’altra occhiataccia da parte della sua maestra.
“Mi spiace, scusatemi” rispose mansueta provocando disagio al ragazzino che arrossì voltandosi verso la credenza.
Amel le spostò una ciocca dietro l’orecchio: “Si sto bene ora, grazie. Tu?”.
“Ora che ti vedo, sto meglio” arrossì lei serena.
Nel li osservò senza parlare, vedere quei due giovani insieme era per lei fonte di gioia. Conosceva Amel da quando era un bambino come Jiber e non gli aveva mai visto quell’espressione sul viso, di sicuro quel giovane provava una forte simpatia per la straniera, una simpatia che l’avrebbe condotto lontano dai suoi affetti e dalla sua maestra.

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