Eden: capitolo 7 (seconda parte)

Indice

Il cinguettìo degli uccelli fuori dalla finestra socchiusa raggiunse le orecchie della giovane. Lily aprì lentamente gli occhi sbattendo più volte le palpebre. Si mise seduta sul letto, mentre con lo sguardo cercava qualcosa di famigliare nella stanza, qualsiasi cosa affinché le fosse possibile identificare il luogo in cui si trovava. Ormai la consapevolezza di trovarsi in un posto a lei sconosciuto, era una certezza che faceva male eppure da qualche parte nel suo cuore ancora sperava che un giorno si sarebbe svegliata nel suo letto scoprendo che si era trattato solo di un brutto incubo.
Il mobilio così come le pareti erano in legno verniciato, il soffitto era basso e da esso pendevano tanti piccoli frammenti di vetro assicurati ad un sottile ed invisibile filo di nylon. Rimase a fissare il vuoto in silenzio. Perché era sopravvissuta? Perché solo lei?
Strinse le mani a pugno, poi le aprì per fissarne le palmi bianche e rosse, fino a pochi giorni fa era convinta che avrebbe potuto afferrare l’intero mondo con quelle mani, ma ora? “Keith…” mormorò con voce velata di tristezza.

“Bensvegliata!” si sentì dire. Senza la minima espressione Lily volse lo sguardo verso chi le aveva rivolto la parola è si ritrovò la donna che Jiber chiamava maestra ferma sulla soglia che la osservava con gentilezza. Rimase in silenzio spostando lo sguardo su ciò che la donna portava tra le braccia.

“Questi sono per te” riprese la maestra mettendo in mostra ciò che si era portata dietro, “immagino tu voglia cambiarti i vestiti, quelli che indossi sono tutti lacerati e sporchi di sangue” continuò con estrema cortesia. Non c’era il minimo accenno di ostilità nella voce della donna, ma Lily ricordava perfettamente il momento in cui aveva perso i sensi ed aveva il timore che potesse di nuovo farle qualcosa.

“Amel?” chiese con guardo diffidente.

“Lui sta bene” sorrise bonaria, ” ora è al piano di sotto che aiuta Jiber per la cena” continuò facendo un cenno col capo indicando alle sue spalle. Lily rimase in silenzio, ma il suo cuore esultó di gioia a quella notizia. Sarebbe voluta correre a rotta di collo giù per le scale ed abbracciarlo con forza. Era viva grazie a lui e questo non l’avrebbe mai dimenticato, come non avrebbe mai dimenticato il senso di terrore misto a smarrimento che l’aveva assalita quando pensava che sarebbe morto anche lui lasciandola nuovamente sola.

“Immagino tu non veda l’ora di assicurarti di persona delle sue condizioni di salute” riprese la donna inclinando leggermente il capo per scorgere lo sguardo di Lily, che si ritrasse imbarazzata. Aveva il viso color porpora ed il cuore che le martellava con violenza nel petto. Quella donna sembrava leggere dentro il suo animo o forse era lei ad essere un libro aperto, ma a priori lo sguardo penetrante di quella sconosciuta la metteva in soggezione.

“Posso vederlo?” chiese con voce tremante.

L’altra rise: “Certo che puoi, qui non sei una prigioniera, sei un ospite”.

Lily s’incupì: “Avete uno strano modo di trattare gli ospiti. Anche se non so come hai fatto, l’ho capito sai? Sei stata tu! Mi hai fatto qualcosa, ho percepito la tua presenza nella mia testa e poi il vuoto”.
La donna sorrise.

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