Favola Stramba – (Long Version)

 PREMESSE:
Questa storia è la versione estesa con cui ho partecipato al contest del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall,  che ho dovuto accorciare perché il numero di battute sforava il limite e, dato che non avevo voglia di vederla decimata come successe con altre mie storie, ho deciso di pubblicarla come mio extra personale 😉
Ci tengo inoltre a precisare che nell’opera ogni nome, persona, lipido ed ossa realmente esistenti o fatti realmente accaduti è puramente casuale. u.u

***

FAVOLA STRAMBA

C’era una volta, in una terra lontana, un re ed una regina che non riuscivano ad avere un erede quando un bel giorno la sovrana dichiarò di essere incinta. Inutile dire che tutto il regno esplose in espressioni di giubilio per la notizia e tutti erano felici e sorridenti, ma la regina era sempre stata superstiziosa: Biancaneve e la mela, La bella addormentata ed il fuso, Tritone e la figlia ribelle, La bella e la bestia…insomma, con tutte le storie che aveva letto durante la gestazione, la povera regina trascorreva le notti tormentata dagli incubi più atroci, così il re esasperato, decise di convocare il giorno della nascita una fata che desse la sua benedizione al nascituro.

“Buongiorno sono la fata mandata dall’agenzia Fate & Fatte, come posso essere utile?” annunciò una vecchia anziana con un tutù rosa che lasciavano scoperte delle magrissime gambe bianche e grinzite, un paio di ali finte legate sulla schiena ed una tiara giocattolo che s’illuminava ad intermittenza ogni volta che lei parlava. Tutti i presenti rimasero perplessi, nessuno aveva il coraggio di profilar parola quando il nascituro scoppiò in lacrime. “Oh, piccolino! E’ vero! Sei tu il festeggiato oggi” prese a parlare la donna con un sorriso che sembrava più una maschera del teatro no, “allora miei sovrani, cosa desiderate per il futuro re?” chiese rivolta al re ed alla regina che istintivamente si strinsero sulle spalle.

“Ma sei sicuro che sappia il fatto suo questa?” chiese la regina al consorte dandogli una gomitata nel fianco, il re accusò il colpo con un lamento e rispose: “all’agenzia mi hanno detto che è brava, una delle migliori”.

La regina lo guardò di sottecchi, prese il pargolo regale tra le braccia e si avvicinò all’anziana che nel frattempo intonava canzoncine senza senso sventolando la classica bacchetta a forma di stella che ovviamente faceva pandam con la tiara e s’illuminava anch’essa emettendo effetti sonori.

“Mi scusi” prese a parlare la regina.

“Si?” cantilenò la donna, “oh certo! Sono venuta per il piccolino! E’ lui il festeggiato oggi, eh?” rise giocando con le dita davanti al viso del piccolo che ridacchiò sereno.

“Si…certo” mormorò confusa la regina voltandosi verso il re che con un gesto delle mani la invitava a continuare.

“Io e sua maestà vorremmo che il nostro piccolo crescesse sano, robusto e forte” sorrise titubante, “puoi dare la tua benedizione fata madrina?”.

“Oh, ma certo! Lui è il festeggiato ed io sono qui per lui” annuì fortemente l’anziana, “Sano, robusto e forte…” ripeté, “e che sano, robusto e forte sia!” urlò innalzando la bacchetta magica al cielo. “Ciiribiri bì ciribiri bu che questo pargolo sia sano, forte e grasso ancor di più!” canticchiò la vecchia fata facendo saltelli intorno alla regina ed al figlio. Ad un tratto una luce rosa avvolse il piccolo mentre il re si avvicinò pian piano all’amata con un sorriso plastico sul volto: “tesoro? Sbaglio o ha detto: Grasso?” chiese all’amata quando il bagliore svanì in una nuvola di stelle e polverina magica e la regina si ritrovò tra le braccia un bambino obeso, ma così obeso che fu costretta a sedersi in terra per evitare che cadesse con tutto il bebé.

“Ma… cosa…” balbettò il re sconvolto, tutti i presenti urlarono spaventati, il pargolo, il futuro re non che principe del regno era diventato un maxi bebé così tondo che l’omino della Michellin in confronto era magro, così obeso che non riusciva neanche a prendere il fiato necessario per poter piangere.

“Il mio bambino…” singhiozzò la regina.

“Ecco a voi un bel bambino! Bello, sano, forte e grasso proprio come volevate voi” rise la vecchia fata.

“Tu!” tuonò la regina al culmine dell’isteria, “stupida vecchia rimbambita! Cos’hai fatto al mio bambino ed al tuo futuro re? Ridammi mio figlio!” urlò scagliandosi contro la fata che si sollevò a mezz’aria svolazzando serena.

“Torna qui, strega!” si accorò il re alle urla della regina e dei presenti.

“Suvvia!” sorrise seriamente la fata, “vi ho messo alla prova, ma i vostri cuori sono corrotti e colmi di sentimenti negativi. Vi siete fermati alle apparenze non dandomi credito fin da subito. Pensavate che ero un’inetta…”.

“Tu sei un’inetta strega malefica!!” urlò la regina con le lacrime agli occhi.

“Non avevo finito!”tuonò la fata che con uno schiocco di dita si era trasformata in una donna giovane e prosperosa con un vestitino attillato che le metteva in risalto le curve, dei lunghissimi capelli rosa shokking ed un trucco così pesante da sembrare una drag queen di basso borgo. “Ebbene, siete sorpresi dal mio vero aspetto?” sorrise vanitosa, “volevo vedere se avreste visto le mie doti e non il mio aspetto, ma mi sbagliavo.

“E quali sarebbero queste doti di grazia? Io ti ho chiesto robusto nel senso di sano, non nel senso di grasso!” ribatté la regina.

“Siete degli ingrati ed io vi maledirò tutti” rispose altezzosa la fata che nonostante si fosse trasformata sembrava non capire lo stesso un cavolo di quello che gli altri le dicevano, “anzi, sarà solo il principe ad essere punito!”.

“Più di così!” si lasciò scappare il re con uno schiocco di lingua. La fata lo freddò con lo sguardo, poi si schiarì la voce e riprese: “Ebbene, visto che non vi è piaciuto il mio dono, farò l’inverso” annunciò alzando di nuovo al cielo la bacchetta, “Ciribiri Bì Ciribiri Bù ora il grasso non c’è più! Ciribiri Bì Ciribiri Bà uno scheletro vivente lui sarà!”.

Il pargolo obeso ed ormai asmatico fu di nuovo avvolto dalla solita luce rosata con canzoncina incorporata ed al posto del principe apparve un scheletro con tanto di tutina, bavaglino e ciuccio. La regina urlò sconvolta e svenne tra le braccia del marito che guardò il principe con orrore.

“Lo sai come funziona no? Lui è maledetto, poi incontra la principessa brava, lo bacia, l’incantesimo si spezza e bla bla bla” boffonchiò la fata facendo roteare la bacchetta a mezz’aria facendo partire qualche saetta che bucò il soffitto: “ops! Ora vado e grazie per aver chiamato l’agenzia Fate & Fatte” cantilenò la fata svolazzando allegra qua e la prima di sparire nel nulla.

Passarono gli anni e la fama del principe Ossicino aveva fatto il giro del regno, nessuno che aveva una figlia da marito pensava minimamente a proporla ai regnanti che ormai avevano perso le speranze, quando il ciambellano di corte Lord Bombolon ebbe un’idea epica: “Sire, facciamo un concorso a premi!” esortò entusiasto, “chiamiamo il miglior pittore di corte e spargiamo la voce che il principe Ossobuco è guarito, gli facciamo fare una fant art dal pittore prendendo come modello Brad Pitt ed alleghiamo il tutto ad un biglietto d’invito per tutte le fanciulle in età del marito del regno”.

“Ossicino” precisò il principe.

“Ed a cosa servirebbe? Tanto quando lo vedranno scapperanno” sospirò il re.

“Padre a scuola mi hanno detto di non correre per le scale che potrei rompermi l’osso del collo” si lamentò il principe addentando un chicco d’uva che dopo essere stato masticato, cadde puntualmente per terra ai piedi del giovane.

“Che schifo Osso! Quante volte ti devo dire che non devi mangiare nella sala del trono che poi sporchi ovunque, eh?” scattò il re snervato.

“Scusa padre” sospirò il principe lasciando la stanza con passo lento e triste.

“Sire? Dicevo…” si schiarì la voce Bombolon dando un colpetto col piede all’uva masticata che finì dietro le tende del salone, “se noi prendiamo il principe e lo rinchiudiamo nella torre ad est e gli diciamo d’indossare una maschera, con i giusti abiti non dovrebbe essere facile capire che è ancora uno scheletro, no? Le fanciulle arriveranno richiamate dal ritratto fasullo, le obbligheremo a scalare la torre che conta bel 8954 scalini così, quando arriveranno in cima saranno così stravolte da non far molto caso all’aspetto del principe, si baceranno, l’incantesimo si spezzerà e vivranno tutti felici e contenti. Che gliene pare, eh?” si esaltò il ciambellano. Il sovrano rimase qualche secondo in silenzio a rimuginare sulla cosa, poi con un colpo secco al bracciolo del trono disse: “Si, mi piace! Bravo Bigné!”.

“Ehm, sono Bombolon veramente” precisò l’uomo, “procedo coi preparativi, con permesso”.

E così, dopo appena una settimana, fu organizzata la gara “finché morte non ci separi” con un palio la verginità del principe Ossicino.

All’evento si presentarono ben 50 ragazze una più dolce e graziosa dell’altra, quando il re le ispezionò una ad una gli si strinse il cuore al pensiero della truffa che avevano ordito alle loro spalle, ma non avevano altra scelta, se dovevano liberare Ossicino dalla maledizione, una di queste fanciulle ormai erano innamorate pazze del ritratto fasullo, dovevano baciarlo assolutamente. Tra le presentì notò una ragazza molto in carne impegnata ad addentare un panino con la porchetta: “Budin? Chi è quella ragazza?” chiese al ciambellano che sbruffò: “Bombolon, sire, Bombolon, la fanciulla è Lady Piggy, figlia di re Pork”. Il re annuì e si avvicinò alla ragazza: “anche voi Fate Fatte, eh?” bisbigliò, ma la ragazza lo guardò perplessa senza rispondere.

La gara ebbe inizio ed il gruppo di giovani inferocite si precipitò su per le scalinate, c’era chi per non avere rivali afferrava le altre per la gonna, chi si prendeva per capelli iniziando una lotta senza senso e ruzzolando giù per le scale, chi si lanciava le forcine negli occhi, chi si facevo lo sgambetto e poi c’era Piggy che continuava lentamente la sua salita. Non pareva avesse fretta, era lenta, colpa anche del suo corpo poco allenato, ma sembrava avere la stessa determinazione delle altre. Passarono le ore ed i gradini iniziarono a fare le prime vittime, le delicate fanciulle coi lunghi e morbidi capelli dorati, i vestiti pomposi fatti di merli e pizzi e le scarpette di cristallo stavano pian piano perdendo terreno ormai stremante. C’era chi si era slacciata il corsetto e chi aveva piantato i tacchi di cristallo nella fronte della principessa che la precedeva, ma alla fine la speranza stava man mano scemando e le ragazze iniziarono a svenire qua e la tra un piano e l’altro della torre.

“Creme Caramel, qui si mette male!” mormorò il re granocchiando pop corn.

“Bombolon sire…”.

“Si, si, come vuoi, ma le pretendenti stanno tutte stramazzando al suolo!” sbraitò indicando il maxi schermo da dove stava seguendo le fasi della gara in diretta. “Chi lo dice alla regina se facciamo un buco nell’acqua anche stavolta?” concluse sprofondando nel trono sconsolato.

“Aspetti sire, guardi!” disse Bombolon indicando  il video, il re si protese in avanti e vide che ce n’era ancora una che lentamente si faceva strada tra i corpi, aveva il viso scarno, i capelli scompigliati ed il vestito che quasi le cadeva da quanto le stava largo.

“Ma chi?” mormorò il re, quando riconobbe il vestito, “Piggy?” sgranò gli occhi incredulo. La ragazza ormai diventata un figurino grazie all’immensa sudata fatte per salire la scalinata, bussò la porta ed il principe addobbato con 10 strati di abiti che lo facevano sembrare più muscoloso di Schwarzenegger aprì titubante trovandosi dinnanzi alla fanciulla fradicia di sudore e col fiatone.

“Or dunque sei tu la mia regina?” chiese. La ragazza fece per entrare nella stanza, ma inciampò sul suo vestito e cadde addosso al principe atterrandolo. Il principe impallidì (per modo di dire visto che gli scheletri non possono impallidire), il travestimento era stato scoperto, la maschera si era spostata e lei era letteralmente affondata nei suoi abiti. Se avesse avuto gli occhi, a quel punto Ossicino sarebbe scoppiato a piangere dalla vergogna, aveva raggirato tutte quelle persone, aveva mentito, era un miserabile.

“Non preoccuparti Ossicino” mormorò la ragazza, a sentire quella voce, il principe avrebbe voluto granare gli occhi, ma non li aveva <.<

“Piggy?” scattò. Era la sua compagna di classe, avevano frequentato le stesse lezioni per anni, finché non aveva lasciato la scuola perché sempre deriso da tutti.

“Si” sorrise, “tu mi piaci così come sei” concluse baciandolo.

Una immensa luce rosata illuminò il cielo e lampi dorati uscirono dalle finestre della torre investendo l’intero castello, quando entrambi i ragazzi aprirono gli occhi Ossicino era ancora un Ossicino, ma in compenso Piggy era diventata un Ossicina come lui.

“Ma cosa è successo?” chiese stupito.

“E’ la forza dell’amore!” esclamò la fata entrando dalla finestra, “a lei andavi bene anche com’eri e per non andare incontro ai suoi gusti, la magia ha fatto diventare lei come te, non è fantastico?” sospirò con occhii a cuoricino.

I due ragazzi si fissarono e scoppiarono a ridere come matti.

Passarono gli anni ed Ossicino e Ossicina si sposarono, non si era mai vista coppia più felice di loro. Le campane suonarono a festa, i sovrani guardavano rassegnati e commossi i due sposi scambiarsi i voti sull’altare ed infine un magico bacio che avrebbe suggellato il loro amore che durò per sempre.

Fine

il mondo di shioren

10 pensieri su “Favola Stramba – (Long Version)

  1. La storia è parecchio strana, devo ammetterlo, ma è anche molto tenera e divertente in alcuni punti. I due protagonisti sono belli e molto teneri e trovo che abbia una morale più che giusta. Brava Shio!

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