Eden: capitolo 4 (seconda parte)

Indice

Il ragazzino agrottò le sopracciglia assumendo un’espressione perplessa, ma non rispose.
“Riesci a capire quello che dico?” gli chiese Lily eccitata.


“Sei stupida o cosa?” starnazzò il ragazzo con una smorfia, “non é chiaro che parlo la tua lingua? La sto usando di proposito proprio per farti capire che ti sei….” il giovane non riuscì a finire il suo sormone che Lily lo incalzò: “Allora ti prego, aiutami!” scattò tutto d’un fiato, “non so come sono arrivata qui, cioè lo so, ma ora non è questo il punto. Qui nessuno mi capisce, nessuno sembra intenzionato a darmi una mano neanche davanti ad una persona ferita! Non m’importa di quello che sarà di me, ormai ho perso tutto, ma lui…lui mi ha salvato la vita ed ora sta soffrendo, per cui ti prego, aiuta Amel…salvalo!!” concluse con gli occhi pieni di lacrime.
“Amel?”. Il ragazzino storse il naso nel sentire quel nome, ma i suoi occhi si accesero di curiosità. Lily scorse l’interesse del giovane e si fece da parte per rendere visibile il suo amico che giaceva immobile ai piedi della vasca.
“Amel!” scattó il giovane inginocchiandosi davanti al ferito, “che cosa gli hai fatto? Perché é ferito?” le chiese gonfio di rabbia.
Lily indietreggiò smarrita: “Io? Io non gli ho fatto nulla!” si affrettò di rispondere.
“Non ti credo” ringhiò di rimando il giovane guardandola con aria di sfida. Lily si sentì il cuore in gola, si sentiva smarrita e disperata e la sua unica fonte di salvezza le si stava ritorcendo contro. Cosa poteva fare? Come poteva convincerlo della sua buona fede? Chiuse le mani a pugno così forte che presero a tremare, poi  inspirò lentamente cercando di calmare i battiti cardiaci.
“Non rispondi eh? Allora ho ragione, sei stata tu!” l’additò con fare infantile l’altro.
“Questo è troppo…” mormorò lentamente lei.
“Davvero? Beh, sappi che ho appena cominciato! Nessuno fa del male ai miei amici ed anche se sei una femmina non ti perdonerò!” riprese il ragazzino con fare teatrale, “sai cosa farò adesso? Lo sai cosa ti aspetta? No, non puoi saperlo, ma ti farò molto male…” continuò schernendola.
“Tu farai del male a me?” chiese Lily mantenendo una calma quasi inquietante, neanche lei si spiegava perché, nonostante si sentisse fremere di rabbia in tutto il corpo, continuava a parlare con voce pacata e ben impostata. Tutto ciò che era successo quel giorno sembrava solo un’orribile incubo, aveva letteralmente visto l’inferno ed ora quel bamboccio si permetteva di minacciarla dopo tutto quello che aveva passato, dopo aver visto la morte coi propri occhi, no tutta quella situazione era davvero assurda.
“Paura eh?” rise il ragazzino.
“Niente affatto!” scattò Lily, “anzi ad essere sincera non me ne importa proprio nulla! Quello che voglio ora, è aiutare Amel il resto non conta! Se proprio vuoi addossarmi delle colpe, se proprio ci tieni a farmela pagare per qualcosa che non ho fatto, bene accomodati, ma prima aiuta lui! Dici che è tuo amico eppure stai perdendo tempo a stuzzicare me, ti sembra normale? Io non credo, quindi ascoltami bene moccioso: Non m’importa di ciò che sarà di me, non scapperò e non sprecherò fiato cercando scuse, tanto non sembri intenzionato ad ascoltarle, ti chiedo solo di salvarlo, poi potrai fare di me ciò che vuoi!”.
Lo guardo del ragazzino si spostava dalla giovane al ferito e viceversa, le parole di Lily sembravano averlo scosso o per lo meno, erano riuscite a far saltare quel senso di superbia che lo aveva accompagnato fino a quel momento; socchiuse gli occhio espirando in modo rumoroso, non sembrava un sospiro, ma più un modo per calmarsi.
“Jiber cosa stai aspettando? Portiamoli a casa!” esortò una voce di donna da dietro le spalle di Lily che si voltò di scatto. La donna sembrava avere sui 30/40 anni, i suoi capelli erano corti e dello stesso colore della cenere. I lineamenti erano  a prima vista orientali e gli occhi erano di un viola intenso. Lily la guardò confusa: Un’altra persona che parlava la sua lingua era improvvisamente apparsa dinnanzi a lei e sembrava conoscere il ragazzino scorbutico: “Forse ora Amel è al sicuro” penso con sollievo. La nuova arrivata le posò una mano sulla spalla ed il suo tocco fu così delicato da farle venire i brividi.
“Ma maestra, questa qui ha ferito Amel!” ribatté il giovane additando Lily con un ringhio di sfida.
“Ti sbagli io…” scattò Lily, ma la donna la bloccò con un gesto della mano. Fece quei pochi passi per raggiungere il ferito, l’osservò alcuni secondi ed infine disse: “Non ci siamo ancora, Jiber! Stai guardando solo con gli occhi, ma se usassi il cuore, capiresti che quello che impedisce ad Amel di riprendere i sensi non è tanto la ferita alla spalla, ma bensì il potere della pietra che ha usato e che ha gradualmente prosciugato le sue forze”.
“Pietra?” pensò Lily, quando le venne in mente il momento in cui per scappare dai loro inseguitori, Amel l’aveva presa in braccio, poi aveva estratto una specie di pietra, una gemma forse dalla tasca, l’aveva baciata ed aveva mormorato qualcosa in una lingua a lei sconosciuta e si erano buttati dal secondo piano della scuola. La pietra, la lingua sconosciuta ma che ora le sembrava così simile a quella che aveva sentito parlare agli abitanti del posto; tutto sembrava tornare. Tutto aveva un senso.
Jiber guardò la donna sorpreso, passò una mano sul petto del giovane e chiuse gli occhi.
Lily contemplò la scena in silenzio, c’era così tanta tensione che aveva paura anche solo di respirare per non spezzare quell’insano equilibrio precario.
“Questo scemo sta dormendo!” starnazzò infine Jiber con una smorfia. La donna misteriosa annuì abbozzando un sorriso. Si voltò verso la giovane umana invitandola a seguirla con un cenno del capo. Lily obbedì in silenzio, con la coda dell’occhio notò il bambino prendere due pietre dalla sacca che portava alla cinta, mormorare qualcosa in una lingua incomprensibile e poi posarsi i due sassolini sul petto.
Come per magia, le due pietre furono completamente assorbite dalla pelle attraverso un piccolo bagliore verde, poi si voltò verso Amel e, senza il minimo sforzo, lo caricò sulle spalle. Lily osservò il tutto in silenzio, si sentiva frastornata e forse ormai era vittima di allucinazioni, si doveva essere così. Altrimenti non si sarebbe mai potuta spiegare come un ragazzino così piccolo potesse trasportare da solo un uomo adulto e formato? Impallidì sfinita, tutto quello che stava ed aveva vissuto nelle ultime ore le aveva tolto le forze ed al sol ricordo, sentiva la testa girare vorticosamente. La donna che la precedeva di pochi passi, si voltò con un sorriso e le porse la mano come si fa coi bambini o tra fidanzati. Lily non capiva ma sentiva che poteva fidarsi di quella sconosciuta dal sorriso così affabile e senza rendersene conto, aveva già mosso la mano per poterla unire a quella di colei che Jiber chiamava maestra, ma non appena sfiorò le dita della sconosciuta, il mondo divenne scuro e lei svenne.
“Maestra!” scattò Jiber che aveva visto tutta la scena.
“Povera bambina, lascia che riposi, ne ha bisogno” concluse prendendo la ragazza tra le braccia ed avviandosi alla volta di casa.

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