La guerra del re

“Ci sono domande a cui non si può dare una risposta sensata…una vita in sospeso ed un cuore che continua a sanguinare in attesa di una risposta…”.

 

Capitolo 8 (seconda parte)

 

“Death & Reborn”

 

Kaine rimase impietrito, sperava davvero di aver trovato una risposta esauriente che permettesse al fratello di sperare, ma aveva fallito. Abbassò il capo e continuando a tenere lo sguardo rivolto al pavimento mormorò: “allora è lei a non volersi risvegliare. Io sono sicuro che é viva, deve essere così o non potrò mai perdonarmelo”.


“Tu non potrai mai perdonartelo?”. Le parole del re erano appena percettibili, come se stesse parlando più a se stesso che al suo interlocutore. Si passò una mano tra i capelli argentati e si alzò diretto dalla sua amata mentre Kaine lo seguì con lo sguardo.
“Perché? Perché hai esitato, Craulad? Forse è la risposta a questa domanda a tenere la regina imprigionata nel limbo di uno stato di morte apparente, se tu le spiegassi tutto, forse lei troverebbe ancora la forza”.
Il re sfiorò la guancia della donna con l’indice della mano sinistra. La sua pelle era così liscia… le sorrise istintivamente, si inginocchiò al suo capezzale raccogliendo la piccola mano della regina nelle sue, la baciò e rispose: “quando arrivò al castello, Thyra era poco più che un infante. Il suo corpo era acerbo, il viso scarno e scavato dalla fame e la morte nel cuore, ma i suoi occhi ardevano come le fiamme dell’inferno. Quel suo sguardo mi convinse a farla mia per l’eternità”.
Kaine fissò il fratello in attesa che continuasse il discorso, ma Craulad sembrava attratto dai giochi di ombra che le fiamme delle candele facevano sul volto della consorte.
“L’eternità…” ripeté il re in un sussurro, non distoglieva un solo istante lo sguardo dalla sua amata. Come era potuto succedere?
Col suo gesto, le aveva donato la morte per ben due volte e, questa volta, sembrava quella permanente. Sospirò comprimendo la fronte aggrottata contro le loro mani congiunte e riprese a parlare: “…una vampira infante non avrebbe avuto vita facile nel nostro mondo e se a questo ci aggiungiamo il fatto che sarebbe diventata regina…”.
“Avrebbe corso molti rischi oltre a diventare inevitabilmente il tuo tallone d’Achille” lo interruppe Kaine con sguardo cupo. Il re non rispose ma si limitò a un donargli un piccolo, amaro sorriso forzato.
“Thyra andava salvata dagli umani, ma protetta dai vampiri, non avevo molta scelta…” riprese il più giovane dei due, “…o forse é più corretto dire che non ho mai voluto vedere altre scelte. La desideravo e l’ho fatta mia! Ho messo alla prova il suo animo, ho fatto in modo che lei potesse avere la sua vendetta contro chi l’aveva ferita in vita, l’ho resa una mortale tra gli immortali” fece una pausa stringendo forte gli occhi chiusi, “stanotte avrei revocato la magia del sangue rendendola una vera vampira degna di governare al mio fianco ed invece…”. Non riusciva più a continuare, il dolore lo stava consumando. I sensi di colpa non sembravano lasciarlo un attimo, erano come belve affamate che gli si scagliavano addosso strappandogli le carni a brandelli senza dargli un attimo di tregua. Avrebbe voluto urlare, avrebbe ucciso tutti i presenti al castello se questo fosse servito a restituirgli il sorriso dell’amata.
“Craulad?” sussurrò Kaine alle sue spalle.
“Sei ancora qui? Vattene! Sei libero di andare dove vuoi! Torna pure dai tuoi amici umani, torna da chi vuoi, ma sparisci dalla mia vista!”. La risposta del re fu un brutto colpo da mandar giù, ma Kaine sapeva che ora non era davvero il fratello a parlare ma il sangue dei Le Croux, ossia la belva assetata di sangue che stava per rivelarsi prendendo il sopravvento su di lui.
“Non posso lasciarti proprio ora…” rispose col capo chino.
L’altro non rispose, continuando a dargli le spalle.
“Mia sposa, mia amata regina, perché?” sussurrò percosso da fremiti. Se non sapeva che si trattasse di un vampiro, Kaine avrebbe pensato che il fratello stesse piangendo: le spalle curve e percosse da fremiti, lo facevano apparire come un essere piccolo ed indifeso.
“Mio signore?” sussurrò una flebile voce.
“Chi ti ha dato il permesso di entrare, Senka?” rispose il re senza neanche guardarlo. A quella risposta, il giovane si irrigidì indietreggiando di un passo, il re era adirato e quando era in quello stato, non andava disturbato per nessun motivo. Deglutì, sentiva l’aura minacciosa del suo padrone bloccargli i movimenti, un passo falso e l’avrebbe ucciso, ma ciò che doveva dire era molto più importante della sua misera vita poiché dalla sua comunicazione, dipendeva la sopravvivenza stessa del suo re.
“Mi perdoni, mio signore ma è un’emergenza!” continuò il giovane vampiro con voce insicura, completamente schiacciato dal peso dell’aura omicida del re.
“Che cosa succede?” s’intromise Kaine. Senka esitò un istante, poi si chinò ancora più profondamente: “Un branco di licantropi si sta avvicinando al castello”.

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