Eden: capitolo 3 (seconda parte)

Indice

L’enorme drago dalle squame color rubino si muoveva agevolmente tra le isole galleggianti nel cielo di Eden. Il gioco di luci ed ombre creato dal suo passaggio faceva alzare al cielo gli occhi degli ignari abitanti del posto, che si precipitavano a trovarsi un nascondiglio tra i cespugli o dietro qualche albero, nel disperato tentativo di mettersi al riparo.


“Che idioti!” sbuffò Nir divertito.
Lir lo guardò senza rispondere. Non era da lei tacere, ma l’ansia per ciò che era successo, l’aveva colpita fin nel profondo. Con la coda dell’occhio guardò Keith che continuava a dormire e si lasciò scappare un sospiro.
Nir accarezzò il dorso dell’animale: “Oltre quel villaggio c’è una radura, atterriamo lì”. Il drago sbuffò muovendo la testa in alto ed in basso come a dare un segno di conferma. Planò verso la radura iniziando a perdere quota fino ad atterrare dolcemente su un campo pieno di piccoli fiori gialli dal profumo delicato.
Lir volò verso il corpo di Keith atterrando sul suo petto.
“Ehi” mormorò Nir raggiungendola, “non preoccuparti, ora che ci siamo allontanati da quel tizio, le sue ferite si rimargineranno velocemente; vedrai”.
Lei annuì con un sorriso abbozzato, si sentiva responsabile per ciò che era successo e non riusciva a darsi pace.
“Lir?” sospirò il fratello accovacciandosi accanto a lei.
“Dovresti rimettere il sigillo prima che sia troppo tardi” rispose la sorella senza neanche voltarsi.
Nir sorrise: “Hai ragione, effettivamente sono un pò stanco” concluse socchiudendo gli occhi. Da sotto gli indumenti tirò fuori una collana a cui era stato appeso l’orecchino che Nir era solito indossare. Fece un sospiro: “Al resto pensaci tu” disse alla sorella che annuì ed indossò nuovamente il gioiello. Una nebbia avvolse il corpo dell’elfo fino a far sparire completamente la sagoma e, quando questa si dissolse portata via dal vento, ecco che Nir aveva di nuovo assunto il suo piccolo fragile aspetto. Barcollò alcuni istanti col viso impallidito, poi cadde in terra profondamente addormentato.
“Lir…” mormorò Keith riaprendo gli occhi, la piccola elfa lo guardò trepidante di stupore.
“Keith!” squittì visibilmente emozionata. Avrebbe voluto abbracciarlo dalla gioia, ma le sue dimensioni le avrebbero permesso al massimo di farle abbracciare il suo pomo d’Adamo, così decise di mantenere le distanze regalandogli un gran sorriso. Il giovane ricambiò il sorriso, poi si passò una mano sul petto notando che gli abiti erano nuovamente asciutti e per nulla lacerati.
“Un momento!” scattò sedendosi di scatto facendo volare via la piccola elfa che riprese quota per non cadere. “Dove sono finite le mie ferite?” le chiese confuso. Non percepiva più il minimo dolore ed aveva di nuovo recuperato la sensibilità della gamba precedentemente ferita.
“Te l’avevo detto che era tutta suggestione, no?” sorrise Lir dandogli una pacca sul capo, come se volesse accarezzarlo. Keith si sentiva sempre più frastornato dall’intera situazione, ma cosa stava succedendo e perché? L’attacco a scuola, la strage dei suoi compagni, la morte di sua sorella, il rapimento, l’arrivo in un mondo fantastico completamente diverso dal mondo da dove arrivava ed infine un tizio che vuole ucciderlo e che riesce a fargli del male anche solo con le parole. Sospirò passandosi una mano tra i capelli, aveva bisogno di una pausa, sentiva il bisogno viscerale di rintanarsi da qualche parte per rimettere in ordine le idee, ma soprattutto, aveva bisogno del giusto tempo per metabolizzare la morte di sua sorella, della sua dolce preziosa metà.

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