Eden: capitolo 2 (quarta parte)

Indice

Nubi nere minacciavano il cielo di Eden, quel cielo così cupo e pesante che sembrava dovesse crollare da un momento all’altro schiacciando ed avvolgendo tutti nella sua eterea oscurità.
Seduta in terra al riparo in un’intercapedine tra le radici di un grande albero, Lily non smetteva di piangere e tremare. Com’era potuto accadere? Perché quelle persone avevano commesso un atto tanto barbaro? Il sol ricordo dei fatti avvenuti a scuola, la faceva rabbrividire, ma quello che più le faceva male, era il senso di colpa per non aver potuto far nulla per salvarli. Ripensò a Mary, le aveva promesso che sarebbe tornata a prenderla, le aveva detto che l’avrebbe aiutata, eppure…al sol ricordo del volto dell’amica sofferente, una fitta terribile le dilaniava il petto fino a farla gemere di dolore.
“Ehi, va meglio?” si sentì chiedere ed alzò leggermente il capo. Aveva il viso sporco di polvere e sangue, gli occhi pieni di paura e sgomento.
“Perché? Perché tutto questo?” chiese con un filo di voce, “perché sono tutti morti? Mio fratello, Mary…i miei amici non ci sono più…” singhiozzò nascondendo il viso tra le ginocchia. Sentiva dentro se un misto di sentimenti contrastanti che le davano il tormento, ma la cosa che più non le dava pace, era la consapevolezza di essere sopravvissuta a tutti gli altri. Perché proprio lei? Per quante volte se lo chiedesse, non riusciva a darsi una risposta…aveva perso tutto: la casa, gli amici e la sua preziosa metà, colui con cui aveva condiviso 17 anni di vita, ora non c’era più e lei non riusciva a accettarlo.
“Ascolta” prese a dire il giovane con voce pacata, “capisco che ora sei sconvolta, chiunque lo sarebbe al tuo posto, ma devi farti forza!”. Si sentiva impotente davanti alla sofferenza della giovane. Era cosciente che qualsiasi cosa le avesse detto, con molta probabilità non avrebbe neanche raggiunto la ragazza, ma non doveva demordere, lei era importante! Il suo compito era proteggerla a qualsiasi costo, non avrebbe permesso a nessuno di farle del male e neanche a se stessa, perché se avesse continuato a crucciarsi in simili pensieri, prima o poi avrebbe finito col farsi del male schiacciata dai sensi di colpa. Strinse i denti, sentiva la testa leggera e la spalla bruciare come se ci fosse il fuoco dentro, ma non poteva permettersi di lasciarsi andare, ora Lily aveva bisogno di lui, di lui e nessun altro.
“So come ti senti…” riprese accovacciandosi davanti lla giovane che si strinse istintivamente verso l’interno dell’albero come se temesse di essere anche solo sfiorata.
“Lily?”.
Lei scosse il capo senza rispondere e nuove lacrime le rigarono il viso stanco e ferito.
“Vorrei poterti dire che andrà tutto bene…” riprese il ragazzo portando una mano alla spalla ferita, “ma io non posso prevedere il futuro, però una cosa posso dirla…” fece una pausa per riprendere fiato. Lily lo fissò in silenzio attendendo il resto del discorso.
“…Io ti proteggerò!” sorrise, sentiva il corpo farsi pesante, aveva perso troppo sangue ed anche la testa aveva preso a girare, stava perdendo conoscenza.
“Ehi!” mormorò Lily notando l’improvviso pallore del giovane, non fece in tempo a rimettersi in piedi che il ragazzo vacillò cadendo a terra in un gemito di dolore.
“Credo…di aver perso troppo sangue, sai?” rise il giovane con sguardo vacuo.
“Cosa? No, aspetta!” scattò Lily visibilmente scossa.
Il ragazzo rise dolcemente: “purtroppo non dipende da me…”.
“Cosa posso fare allora?” rispose la giovane il preda al panico, “non morire! Non lasciarmi anche tu ti prego! Ti prego!” concluse fuori controllo. Aveva visto troppa gente morire e non avrebbe sopportato di veder spegnere un’altra vita senza che lei potesse far nulla per impedirlo. Sentiva l’ansia lacerarle il cuore, non voleva perdere anche quell’unica figura amica, anche se in realtà non sapeva nulla del giovane sconosciuto che le aveva salvato la vita.
“Aiuto! Qualcuno mi aiuti!” urlò la ragazza guardandosi intorno, ma non vedeva altro che nubi, rocce ed oscurità, “C’è nessuno?” continuò tenendo il capo del ragazzo sul grembo. Il respiro del giovane era affaticato e stava sudando tantissimo. “Ehi, non devi svenire, parlami!” incitò lei scuotendolo. “Mi senti?” chiese, “non so neanche il tuo nome, non puoi lasciarmi…io, io non so nulla di te, non ti ho neanche ringraziato, ti prego…” mormorò con gli occhi bagnati di lacrime.

“A..me…l” sussurrò con un ultimo sforzo il giovane prima di perdere i sensi.

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