La guerra del re

<<L’incontro che cambierà il destino di due persone tanto diverse tra loro è avvenuto, ora ha inizio la storia della terra di Evig e del suo popolo>>.

CAPITOLO 3:

“Fratelli”

Il deserto arido di Louma, che divideva le terre di Evig ad est dalla parte opposta della foresta, era uno dei posti proibiti di tutto il continente, nessuno con un po’ di coscienza, si inoltrerebbe spontaneamente in quel labirinto fatto di sabbia e calore. Coperto da pesanti teli che ne oscuravano completamente il volto, una sagoma si faceva faticosamente strada tra le dune. Approfittava della notte per viaggiare ed il giorno restava al sicuro sotto le spesse tende di juta che lo proteggevano dai raggi del sole. A prima vista l’uomo sembrava aver circa sui 40/50 anni, i capelli erano castano chiaro e gli occhi brillavano come l’ambra al sole. La spalle erano larghe al punto che si aveva l’impressione che da solo potesse sostenere il peso del mondo intero, ma nonostante la grande stazza, era visibilmente in difficoltà. Ad ogni passo le gambe sprofondavano nella sabbia fino metà polpaccio, il peso del suo corpo e del corredo che portava a fatica sulle spalle, lo condannavano ad un passo molto lento e limitato.

“Sei proprio un idiota lo sai?” si sentì dire dall’alto di una duna. L’uomo alzò lentamente il viso, coprendosi gli occhi con entrambe le mani, era così provato, che persino la luce della Luna gli dava fastidio: “mai quanto te, fratello” sorrise rivolto alla sagoma davanti a lui, “ti sembra il caso di sposarti alla tua età?” continuò posando a terra l’enorme sacco che portava sulle spalle.

“Se pensi che sia il momento giusto, si” sorrise l’altro planandogli davanti.

“Forza, il castello non è poi così lontano” lo incitò prendendo in spalla il bagaglio del viandante.

“Craulad?”. L’altro si voltò.

“Questi 100 anni di solitudine ti hanno cambiato” constatò l’uomo sulla mezza età.

“Non è stato il tempo, ma lei…” sorrise.

“E come si chiama colei che ha fatto innamorare il grande dominatore: Craulad?” ghignò.

“Thyra, l’eccelsa” concluse riprendendo il suo cammino, seguito dal viandante.

Arrivarono al castello entro l’alba, l’uomo era sfinito, ma Craulad lo portò davanti ad un recinto pieno di animali, “non è prelibato come il sangue degli umani, ma serviti pure” lo invitò accompagnando il tutto con un gesto del capo, l’altro non se lo fece ripetere due volte e si scagliò contro il branco affamato.

“Kaine? Quando hai finito, raggiungimi dentro” avvisò Craulad incamminandosi, l’altro rispose con un mugugno.

Un rumore di passi attirò l’attenzione dell’uomo che per un secondo alzò il viso dal suo pasto.

“E così tu saresti l’umana che ha fatto perdere la testa al mio giovane fratello?” disse Kaine pulendosi la bocca dal sangue degli animali.

“E tu devi essere l’amato fratello del mio sovrano…” sorrise amabile Thyra. “Sembra che non mangiavate da secoli, signore” disse guardando lo scempio ai piedi dell’uomo. La scena di quei corpi dilaniati, la violenza con cui aveva dissanguato quelle povere bestie,  dava l’idea di uno che stesse sprecando del cibo prezioso.

“Veramente non siamo proprio fratelli di sangue, bensì fratellastri, ma sono dettagli di poca importanza per Craulad ed anche per me” fece una pausa guardando lo spettacolo ai suoi piedi, ” purtroppo nel deserto non é facile trovare del cibo ed avevo finito le mie fiale”.

“Fiale? Quali fiale?” si chiede la donna aggrottando la fronte, ma le sue labbra rimasero sigillate.

“Mi scusi mia signora, le ricordo che il re la sta aspettando” annunciò la dama al suo seguito dopo un doveroso inchina. Thyra volse lo sguardo verso l’uomo, fece un leggero cenno col capo in segno di saluto e si voltò seguendo la serva all’interno del palazzo.

“Che insolente!” mormorò stizzita la giovane serva ripensando all’accaduto. “Non avrebbe dovuto rivolgersi così alla nostra regina!” continuò. Thyra accennò un sorriso, ma non commentò. Percorsero il corridoio del tempo, così chiamato perché su entrambi i lati vi sono delle enormi vetrate a mosaico raffiguranti le grandi guerre del passato a cui i vari predecessori di Craulad avevano partecipato.

“Mia signora lei è troppo buona” continuò la domestica.

“Hai ragione, difatti se qualcuno sentisse le tue parole, verresti immediatamente uccisa” commentò con gli occhi chiusi, l’altra donna si bloccò pallida in volto. “Mia signora, io…” balbettò timorosa, Thyra le posò un dito sulle labbra: “non temere, finché non parlerai male del mio signore, le mie orecchie resteranno sorde, ma semmai un giorno dovessi mai insudiciare il suo nome pronunciandolo senza i dovuti onori, allora sarà io stessa a darti la morte. Tutto chiaro Hope?” sorrise ed il suoi occhi scintillarono di una luce color vermiglio. La domestica non riuscì a rispondere, deglutì annuendo lentamente con il capo, ma senza distogliere lo sguardo dagli occhi di fuoco che la stavano trapassando da parte a parte con estrema violenza.

“Bene” sorrise allegramente Thyra riprendendo il suo cammino, “andiamo?”.

“Si, mia signora”.

La sala delle udienze era posizionata al centro del castello, in un bastione a parte lontana sia dalla sala del trono che dalle stanze reali. Essa era usata non solo per accogliere i visitatori che chiedevano di incontrare il re, ma anche come  sala da banchetto. Difatti non era raro che gli ospiti indesiderati o coloro che si recavano con intenzioni belliche venivano bloccati, processati e giustiziati dentro quelle quattro mura.

Thyra amava particolarmente quel luogo, perché per quanto la servitù pulisse a fondo, nell’aria aleggiava sempre un dolce profumo di sangue e morte. Non amava ammetterlo con tanta leggerezza, ma era molto golosa ed il sangue del suo amato padrone non sempre la riempiva a dovere.

Varcò la soglia e vide subito Craulad  che osservava un arazzo appeso alla parete con aria assente.

“Mio signore?”.

L’uomo si voltò ed il suo sguardo s’illuminò alla vista della donna che con passo fermo gli si stava avvicinando. “Sei bellissima” sussurrò accarezzandole il viso, lei inclinò leggermente il capo per farsi coccolare meglio. Un rumore di passi annunciò l’arrivo dell’ospite più importante.

“Fratello” mormorò l’uomo sulla soglia della porta che dava sul salone, accennando un inchino formale col capo. Craulad scosse il capo: “non sei credibile ” sorrise, “tra noi non ci sono mai state formalità, ma oggi ci saranno diverse famiglie nobiliari e tu devi fare la tua parte” concluse visibilmente divertito. L’altro sbuffò.

“Ma ora lascia che ti presenti la futura regina di Evig…” annunciò cingendo Thyra con un braccio, “lei é Thyra, la mia amata sposa e tua regina”.

“Molto piacere, nobile fratello” sorrise la donna accennando un inchino col capo. L’altro rispose con un inchino, le prese la mano pronto a baciarla, ma Craulad lo bloccò afferrandolo per una spalla.

“Non occorre scaldarsi tanto, fratello” sorrise Kaine facendo un passo indietro, “il tuo, anzi, il vostro segreto é al sicuro. Non temere, ma non posso dire lo stesso per i tuoi ospiti. Loro potrebbero capire e sarebbe un vero problema, non trovi?”.

Thyra scrutò il suo sposo con espressione interrogativa, non capiva a cosa si riferisse il cognato, ma sapeva perfettamente che se anche avesse chiesto in quel momento, nessuno dei due avrebbe parlato. Erano passati 2 anni da quando aveva varcato la soglia di quel castello da umana per restarne come regina ed aveva imparato a conoscere ed a capire da un semplice sguardo quando era il caso di continuare o meno un discorso. Per anni aveva scrutato la gente, studiato le loro espressioni per cercare di compiacerle quanto più le fosse possibile, per evitare quelle orribili punizioni corporali a cui i suoi genitori la sottoponevano ogni qualvolta erano di cattivo umore.

“Bene, come prima cosa proporrei al nostro testimone di cambiarsi d’abito, non credi caro?” propose Thyra visibilmente imbarazzata. Quel breve scambio di battute tra il suo futuro sposo e suo fratello l’aveva scossa. Aveva percepito un pericolo, qualcosa nel suo petto le diceva che non ci fosse stata lei in quel momento ci sarebbe stata una vera zuffa tra i due e non é mai piacevole vedere due vampiri lottare.

“Hai ragione” rispose a denti stretti Craulad che con un schiocco di dita fece apparire due servitrici al suo cospetto.
“Craulad” esitò Kaine dinnanzi alla servitù, “non è solo da coloro che oggi saranno presenti alla cerimonia che devi guardarti, ci sono voci che dicono che i vari clan, nostri nemici storici, si stanno unendo per invadere Evig. Qui non sei più al sicuro”.
“Quindi quelle voci erano vere” mormorò Craulad e per un secondo il suo sguardo si fece cupo.
“Lo sai che questo matrimonio potrebbe scatenare qualcosa di molto pericoloso, potrebbero esserci dei traditori tra gli ospiti, potrebbero attentare alla tua vita o a quella della tua amata, non devi abbassare la guardia!” riprese l’uomo scosso dall’impeto.
“Basta così Kaine! Non allarmare la mia regina con simili discorsi” tuonò il re ed il suo sguardo tornò di ghiaccio.
“Mio signore?” sussurrò Thyra posandogli una mano sul petto. Sentiva un ansia smisurata crescere ed invadere tutto il suo corpo e si chiese se fosse paura. Ma i vampiri possono aver paura? Non era quello il momento ed il luogo di farsi certe domande, abbassò lo sguardo pensierosa.
Kaine sospirò, sapeva che quando il fratello tagliava un discorso, era meglio non insistere se non si voleva incappare nella sua ira, lui l’aveva avvisato, aveva svolto il suo dovere di parente e suddito, in quel momento non c’era altro che potesse fare se non prepararsi e godersi la cerimonia come tutti.
“Fate del mio nobile fratello un uomo degno di tal nome” ordinò Craulad alle giovani servitrici che non risposero, ma si prostrarono in un profondo inchino, poi con un cenno della mano invitarono l’uomo a seguirle.

“Ci vediamo dopo, fratello. Mia signora, é stato un piacere” sorrise sornione Kaine facendosi guidare dalle ombre. Thyra lo seguì con lo sguardo finché non scomparve oltre le volte del corridoio centrale, avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma il suo sposo sembrava ancora molto adirato, così gli sfiorò il braccio con un bacio sperando di dargli un minimo di sollievo.

“Non mi chiedi nulla?” sospirò l’uomo cercando di tenere a bada il suo istinto omicida.

“Nulla che il mio amato sposo non voglia dirmi di sua spontanea volontà” sorrise piroettando davanti a lui “io ho fiducia in te, se ci fosse qualcosa che hai omesso, probabilmente é perché non ritieni che sia necessario che io sappia” concluse sfiorandogli le labbra con un bacio. Lui l’afferrò per i fianchi avvicinandola a se con forza: “cosa ne pensi di Kaine?” le chiese stringendola a se. La donna ci pensò su qualche secondo col capo inclinato di lato: “non saprei” mormorò infine, “lui è diverso da te e non parlo di un fattore estetico, ma in generale” fece una pausa per raccogliere le idee. Craulad le posò un dito sulle labbra: “va bene così, la tua risposta è sufficiente, ora andiamo  a breve arriveranno gli ospiti”. Lei annuì ed insieme si avviarono nel corridoio di volta che pochi istanti prima aveva visto sparire Kaine.

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