Eden – cap. 2 (prima parte)

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“Secondo te é morto?”.
“Scema, ma non vedi che respira?”.
“Però é così pallido…”.
“Colpa di Drena che l’ha colpito troppo forte!”.
La donna fece schioccare la lingua: “Ringrazia che non l’ho ucciso!”.I due piccoli elfi si strinsero fingendosi terrorizzati al pensiero, mentre la donna dalla folta capigliatura vermiglia, li fissava di sottecchi ed i giovani elfi ridacchiarono all’unisono mentre volteggiavano sul viso del giovane addormentato.
“Drena, ma questo sangue?” chiese Lir indicando il volto del giovane. L’altra la fissò facendo spallucce: “Non é suo” sospirò, “insomma, ve l’ho già detto mi sembra! L’ho tirato fuori dall’inferno, non é ferito, ha solo perso i sensi”.
“Gli hai fatto perdere i sensi!” precisò Nir agrottando le sopracciglia.
Drena schioccò di nuovo la lingua infastidita: “Se non avesse opposto resistenza, non sarebbe successo nulla” mormorò portandosi le mani ai fianchi.
“Ehi! Si é mosso!” annunciò Lir emozionata. La piccola elfa dalle grandi ali dorate, fece vibrare quest’ultime dall’emozione, mentre le sue gote presero un evidente colorito rossastro.
Keith mosse lentamente le palpebre, si schiarì la voce con un paio di colpi di tosse ed aprì lentamente gli occhi.
“Ciao! Io sono Lir!” cinquettò l’elfa invadendo il campo visivo del giovane che strabuzzò gli occhi come se si fosse appena svegliato da un incubo.
“Ma…” mormorò il ragazzo confuso, non riconosceva il soffitto che lo sovrastava, fece per alzarsi, ma la testa prese a girare vorticosamente, tanto da costringerlo a rimettersi giù per prendere fiato. La piccola creatura svolazzava felice sul volto del giovane, ridacchiando e compiendo simpatiche evoluzioni aeree.
“Smettila scema, tanto lo sai no che non può vederci!” la rimproverò Nir visibilmente seccato.
“Dove…sono?” mormorò Keith toccandosi la fronte. Era leggermente accaldato, la gola secca e si sentiva privo di forze.
“Prima di tutto devi mangiare” gli rispose Drena con una tazza di minestra fumante. Lui guardò la ragazza dalla fluente chioma vermiglia per un istante, faceva fatica a mettere in ordine le idee, ma quel volto gli era famigliare. Era certo di averla già vista da qualche parte, ma per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare dove.
La giovane posò la tazza sul mobile alla sua sinistra ed aiutò Keith a sedere sul letto, spostando i cuscini alle sue spalle per un maggior sostegno. “É consolante vedere come la gente si scorda di te dopo che gli hai salvato la vita” mormorò mettendogli in mano la tazza. A sentir quelle parole, gli occhi del giovane s’illuminarono: “Tu?!”.
Drena lo guardò pronta ad incassare la sfuriata che il ragazzo le avrebbe riversato contro. Non riteneva certo di aver sbagliato, ma non poteva neanche biasimarlo se questo l’avesse presa a parole per averlo costretto ad abbandonare i suoi amici.
“Immagino che debba ringraziarti” mormorò Keith abbassando lo sguardo imbarazzato, “mi rendo conto che in quella situazione non avevi alternative, però…” si bloccò stringendo i pugni, “Lily e tutti i miei compagni di classe, i miei amici non ci sono più” concluse coprendosi il viso con le mani tremanti.
“Povero piccolo” mormorò Lir sedendosi sulla spalla del giovane. Attraverso quel semplice contatto, la piccola elfa poteva percepire il profondo dolore che attanagliava il cuore del ragazzo e se ne dispiacque.
“Smettila di piagnucolare come una femminuccia!” scattò Nir gonfio di orgoglio.
“Nir, non trattarlo male, poverino” lo riprese Lir Imbronciata, “sta soffrendo tanto, non devi essere duro con lui “.
“Smettetela tutti e due!” preruppe Drena alzando il tono della voce. I due piccolini si zittirono scossi. Erano abituati ai rimproveri di Drena e riuscivano a capire quando faceva sul serio o quando stava scherzando ed in questo caso, dovevano eseguire gli ordini senza fiatare.
“E tu ascoltami bene!” riprese rivolta a Keith che la guardava attraverso le dita delle mani. “Abbiamo lasciato la scuola che c’erano ancora dei superstiti, per cui non é da escludere che qualcuno si sia salvato. Se avevo tanta fretta di portarti via da li, era proprio per limitare il numero dei danni e delle vittime. Quelle persone cercavano te!”.
“Me?” chiese confuso.
“Si”.
“Ma…perché?”
“Perché tu sei speciale!” cinguettò  Lir allegra. Drena non rispose, ma gli porse la tazza con la zuppa. Keith la prese con entrambe le mani, il suo profumo aveva un che di famigliare, gli faceva venire nostalgia di casa.
“Se la bevo, mi dirai tutto?” chiese.
“Tu inizia a bere e poi vedremo”.
I due si scrutarono per un attimo, poi Keith iniziò a sorseggiare la zuppa scoprendo che era inaspettatamente buona. Non era in grado di capire cosa ci fosse al suo interno, ma il sapore era delicato e saporito.
“E’ buona?” chiese Lir a pochi centimetri dal suo naso. Keith urlò versando un pò di minestra calda sulle coperte, anche Lir e Nir urlarono per lo spavento e corsero a nascondersi sotto la chioma vermiglia di Drena.
“Cosa cavolo sono quelli?” scattò Keith con un acuto timbro vocale.
“Che cafone! Ma se ci siamo presentati prima” borbottò Nir imbronciato.
“Cafone, ma…carino” sospirò Lir abbracciando una ciocca di capelli della ragazza che sorrise appena.
“Vi ricordo che fino ad un secondo fa non poteva vedervi” precisò lei.
Keith la osservò senza profilar parola, sembrava al quanto scosso dalla situazione.
“Tutta qui la sua reazione?” chiese Lir visibilmente delusa.
“Secondo me sta facendo finta di nulla. Magari crede di essere impazzito” ridacchiò Nir svolazzando fino al volto del giovane che, istintivamente, si scostò.
“Hai messo qualcosa qua dentro per caso?” chiese Keith ignorando Nir, “è questa zuppa, vero? C’è qualche droga?”.
“Ehi, ma per chi ci hai presi?” scattò Lir.
“Ti sbagli, loro sono veri esattamente come me e te” rispose Drena divertita, “sei su Eden e qui, creature come loro, sono all’ordine del giorno”.
“Eden? Sono morto?” scattò, l’unico Eden che conosceva era quello che i cristiani chiamano anche paradiso.
“No, sei solo scemo!”.
“Nir!!”.
Drena sospirò, quella conversazione non stava portando a nulla ed i due elfi non miglioravano la situazione. Prese entrambi per le ali: “Voi due: ancora una parola e vi abbandono nel bosco nelle anime oscure, chiaro?”.
I due annuirono con decisione, ma senza parlare. Poi la donna si voltò verso Keith che nel frattempo aveva finito di bere, gli prese la tazza dalle mani e la posò sul mobile di prima.
I suoi gesti erano veloci e precisi, impeccabili.
“Pensi di riuscire ad alzarti? Ormai dovresti aver recuperato energia a sufficienza” chiese rivolta a Keith. Il giovane si sfiorò la fronte constatando che non era più caldo ed anche quel senso di malessere generale era completamente passato. Scostando le coperte si accorse di indossare ancora la divisa scolastica, seppur macchiata di sangue. Rimase ad osservare quelle macchie alcuni secondi, poi alzò lo sguardo ed iniziò a fare i primi passi.
Lir gli si avvicinò con lo sguardo pieno di apprensione, ma non disse nulla. Lui le sorrise per la prima volta poi, con passo incerto, raggiunse Drena che lo stava aspettando davanti la porta dell’abitazione. Si guardò intorno, la casa aveva i soffitti molto alti e pieni di venature, sembrava di essere all’interno della cavità di un albero millenario. L’arredo era in tema con le pareti, sembrava fatto tutto di legno di ottima qualità e metalli, il tutto dipinto con i più svariati colori. Quel posto metteva allegria.
“Da questa parte!” lo esortò Drena visibilmente seccata, aveva di nuovo assunto quell’espressione fredda e distaccata a cui Keith era abituato.

Lir li raggiunse prendendo posto sulla spalla del giovane, mentre il fratello gli atterrò direttamente in testa, ma l’umano non li diede peso, fece un lungo respiro e, sotto invito di Drena, aprì la porta oltre la quale lo attendeva un mondo nuovo, il mondo di Eden.

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