I cerchi dell’amicizia

ATTENZIONE: questo racconto partecipa al quarto contest di scrittura creativa del circolo Raynor’s Hall

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L’estate, quando finiva la scuola, i miei mi mandavano in campagna dai nonni dove non c’era nulla da fare a parte fissare i campi, giocare con qualche gatto randagio o passeggiare per le strade mulattiere prive di asfalto. Non vi nascondo che la cosa non mi piaceva un granché, non avevo un gran rapporto coi nonni, soprattutto con mio nonno. Il suo viso rugoso e sempre abbronzato, le mani callose ed il viso stanco e perennemente imbronciato non mi avevano mai invitato ad avvicinarmi più di tanto. Inutile poi dire, che la mamma era un continuo: “Mi raccomando di qui, mi raccomando di li”. Comprendevo che le raccomandazioni della mamma erano a fin di bene, ma a me pesavano come macigni, fino a farmi pensare che ero un peso per loro e così, cercavo di stare in casa il meno possibile.

La mattina, appena mi svegliavo, correvo allo stagno che si trovava dietro la casa oltre la piccola pineta ed, armato di canna da pesca, passavo la mia giornata a pescare e mangiare il cestino che la nonna mi preparava con tanta cura. Inutile dire che, puntualmente, tornavo a casa con un nulla di fatto. Avete mai visto un bambino di città che riesce a pescare con una canna da pesca rudimentale? Beh, io personalmente no. Così, tutte le sere, rincasavo come un animale ferito con la coda tra le gambe e, mentre mia nonna mi accoglieva con un sorriso, mio nonno grugniva qualcosa d’incomprensibile e continuava ad occuparsi del fuoco della cucina.

Avrei tanto voluto chiedergli se un giorno mi avesse fatto vedere come si pescava, ma ogni volta che prendevo coraggio, le raccomandazioni di mia madre mi bloccavano, così, con un po’ di amarezza, partivo per la mia solita giornata allo stagno, sperando che quell’interminabile mese, passasse in fretta.

Preparai con cura l’amo, mi assicurai che era ben saldo allo spago, poi presi la canna di bambù a cui era stato legato e lo gettai il più lontano possibile, sospirai, presi posto a sedere vicino al solito ceppo d’albero e rimasi a fissare la superficie del lago in attesa che qualche pesce abboccasse. Un sonno pesante come un macigno prese possesso delle mie palpebre che pian piano si chiusero lentamente, distorcendo il mio campo visivo e fu in quel momento che vidi qualcosa di strano increspare l’acqua. Confuso guardai meglio, un tonfo, poi un altro ed un altro ancora, mentre la superficie dello stagno di animava di piccoli cerchi. Delicati come un acquarello, ma così perfetti da incantarmi.

Rimasi in silenzio trattenendo il fiato e lo spettacolo si replicò, ma questa volta notai qualcosa di diverso, una piccola moneta o un sassolino molto piatto sfiorava l’acqua ogni volta che si sentiva il piccolo tonfo e, da quel contatto, i cerchi prendevano vita vibrando nell’aria.

Seguii con lo sguardo la traiettoria del sasso fino ad arrivare alla persona che l’aveva lanciato e non esagero nel dire che mi si è fermato il cuore dall’emozione! Era una bambina con dei lunghi capelli dello stesso colore del sole, un vestito candido arricchito con dei nastri di svariati colori. Non dava l’impressione di essere del posto.

Mi feci coraggio e provai a salutarla: “Ciao, mi chiamo Dave. Tu come ti chiami?”. La bella bambina che pressappoco aveva la mia stessa età mi sorrise inclinando leggermente la testa e corse via.

Sinceramente non so dire se la cosa mi fece piacere o meno, insomma, le avevo chiesto solo il suo nome, no? Eppure lei non solo non mi aveva risposto, ma se l’era addirittura data a gambe! Sospirai sconfortato riprendendo posizione dietro la canna da pesca.

“Ti piace pescare?”. La domanda mi colse di sorpresa e mi voltai tutto agitato. La bambina dai lunghi capelli dorati era tornata e mi osservava da lontano.

“Si, ma non sono molto bravo” sorrisi imbarazzato. Lei ricambiò il mio sorriso ed io sentii il cuore  battere fortissimo. “Senti, come riesci a fare quella cosa?” chiesi. Lei inclinò il viso di lato: “Quale cosa?” chiese.

“I cerchi! I cerchi dell’acqua! Come riesci a farli?”.

Lei rise: “vuoi provare?”. Io annuii, sentivo le gote farsi sempre più calde, probabilmente avevo preso lo stesso colorito dei pomodori maturi. La bimba si avvicinò, prese da terra un sasso dopo averlo scelto con cura e me lo porse. “Ecco, tieni. Devi lanciarlo come se volessi accarezzare la superficie dell’acqua” mi spiegò. Io annuii, provai, ma il sassolino affondò nell’acqua con un secco tonfo. La guardai da basso, lei sorrise, prese un altro sasso e me lo porse nuovamente. “Riprova” mi disse, ma anche quella volta i cerchi d’acqua non apparvero. Sconsolato mi voltai verso di lei: “Scusami, ma non ci riesco. Non sono bravo con queste cose” cercai di sdrammatizzare. In verità mi sentivo terribilmente in imbarazzo, mi sentivo inferiore ed era una sensazione che non mi piaceva.

“Guarda” disse lei prendendo un altro sasso, “devi fare così!” concluse lanciandolo e la magia si ripeté, una, due, tre… i rintocchi che il sasso fece sulla superficie furono più di dieci e un grande passaggio di cerchi si aprì sull’acqua.

“Sei davvero brava!” mi lasciai scappare entusiasto,  lei mi sorrise nuovamente.

Provai e riprovai quel pomeriggio fino allo sfinimento e, quando alla fine riuscii, a far fare un balzo al sasso, ero felicissimo. Entrambi gridammo di gioia, era la prima volta che mi divertivo da quando ero arrivato in quel paesino di campagna dove le case sono divise da ettari ed ettari di terreno e non s’incontra mai nessuno.  “Senti possiamo giocare anche domani?” le chiesi eccitato. Lei annuì sorridente: “Mi troverai qui” disse. Io raccolsi in tutta fretta le mie cose e corsi a casa convinto che sarei stato strigliato da mio nonno per il ritardo, ma non m’importava molto, finalmente avevo un amico con cui giocare, non avevo più bisogno della canna da pesca, mi bastava stare con lei. Il mese di ferie trascorse più in fretta di quanto immaginassi, da quando l’avevo incontrata, passavamo le nostre giornate in riva allo stagno, mangiavamo il cestino che ci preparava la nonna e parlavamo delle cose più strane. Ero felice di poter parlare con qualcuno e ben presto diventai un vero asso nel fare i cerchi sull’acqua tant’è vero che avevamo preso l’abitudine di sfidarci anche per ore intere, senza mai stancarci. Era l’estate più bella dei miei dieci anni.

“Sai, domani torno a casa” annunciai in un momento di pausa. Lei non mi guardò neanche, ma continuava a fissare la superficie dell’acqua, mentre un leggero vento di fine agosto le scompigliava i capelli.

“Ecco…” mormorai imbarazzato, “…tornerò anche l’anno prossimo, sai? Potremo ancora giocare insieme se ti va oppure potremo scriverci delle lettere o telefonarci. Tu ce l’hai il telefono a casa?”.

Lei fece cenno di no col capo.

“Allora ti scriverò!” annunciai deciso. Lei chiuse gli occhi sorridendo appena: “Mi spiace, ma non posso ricevere corrispondenza” rispose. Quella sua risposta, mi fece salire su una tristezza infinita. Sembrava che ogni mio piccolo sforzo, ricadeva nell’acqua dissipandosi  come quei magici cerchi d’acqua che si aprivano sulla superficie per poi disperdersi.

“Ti aspetterò” disse volgendo finalmente lo sguardo verso di me. Ricordo che pensai che era davvero bellissima in quel momento. I capelli appena mossi, la pelle bianca, le guance rosa e gli occhi neri come la notte. Era la bambina più bella che avessi mai incontrato nella mia vita e l’idea che lei mi avrebbe aspettato, mi riempì il cuore di gioia. Annuii sorridente, mi alzai ed iniziai ad incamminarmi. Feci solo pochi passi, quando mi ricordai che non mi aveva ancora detto il suo nome, mi voltai, ma lei non c’era già più. Scossi il capo come per scacciare quel senso di vuoto che percepivo per la sua assenza e corsi a casa.

Entrai in tutta fretta cercando mia nonna che trovai in cucina intenta a ricamare, mentre mio nonno era seduto vicino a lei con un vecchio album di foto sulle ginocchia. “Nonna, come si chiama la figlia dei vicini?” chiesi prendendo un dolcetto dalla credenza. Notai lo scambio di sguardi che si lanciarono e rimasi in silenzio in attesa che parlassero. “Perché questa domanda?” chiese.

Esitai un istante e poi, senza che me ne rendessi conto, iniziai a raccontare ai miei nonni tutto quello che era successo.  Le parole mi uscivano senza che potessi far nulla per fermale, come se stessi intonando un canto di cui solo io conoscevo le parole. Mia nonna guardò il nonno che prese una foto dall’album che stava guardando e si alzò diretto verso di me. Anche se la foto era in bianco e nero e leggermente ingiallita dal tempo, la riconobbi subito, non potevo sbagliarmi, perché il mio cuore il mio cuore ebbe un sussulto non appena la vidi: la mia amica di giochi era in piedi sorridente in mezzo ad altri bambini, una decina almeno, tutti più o meno della stessa età. “E’ lei!” esclamai. Lui sorrise tristemente: “Tieni” mi disse porgendomi la foto io la voltai e vidi che dietro c’erano poche righe scritte a mano: Estate 1952, colonia estiva. Foto di gruppo.

“L’estate del ’52 fu un’estate tristemente famosa” prese a raccontare il nonno, “quell’anno un terribile maremoto inondò le campagne e molti bambini persero la vita, di quei bambini della foto, mi salvai soltanto io ed un altro bambino, quello col cappello da baseball, lo vedi?”. Io annuii meccanicamente, pian piano, nella mia testa, si stava facendo strada la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di straordinario, qualcosa a cui nessuno avrebbe creduto. “Nonno, ma io ho visto quella bambina!” scattai.

Lui mi sorrise dolcemente: “Lo so, lo so. Anche tuo padre la vide prima di te, lei è sempre li. Lo stagno è la sua casa perché è lì che è morta. Sotto quelle acque, c’era la sua casa che fu travolta. Si dice che lei usi i cerchi d’acqua per comunicare con i suoi cari, ma è solo una credenza” concluse dandomi una piccola pacca sulla spalla. Quella sera, la trascorsi a chiacchierare con mio nonno di tante cose. Ora non vedevo più in lui un uomo duro e taciturno, ma solo una persona che la vita aveva messo a dura prova, ma che alla fine, ne era uscito vincitore. L’indomani, prima della partenza, portai un fiore sul ceppo vicino allo stagno, presi una pietra piatta e la lancia facendole fare diversi salti facendo apparire i cerchi sulla superficie.

“Grazie di tutto!” urlai a squarcia gola, “ci vediamo l’anno prossimo!” conclusi ed in quel momento le punte degli alberi presero ad ondeggiare trasportati dal vento ed una voce delicata mi rispose: “Ti aspetterò”.

29 pensieri su “I cerchi dell’amicizia

  1. L’inizio, secondo me, dovresti correggerlo…
    o così -D’estate, quando finiva la scuola, i miei mi mandavano in campagna dai nonni – o così -L’estate, quando finiva la scuola, mi mandavano in campagna dai nonni –
    Devo essere onesta sul fatto che c’è parecchia robetta da rivedere e sistemare, ma al di la di tutto la storia mi ha fatto venire la pelle d’oca.
    Il voto è basso, ma solo perché ritengo che il testo vada limato un bel po’! 2.5/5

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    • Grazie per aver letto la mia storia.
      Sinceramente mi irrita un pò il tuo giudizio. Io apprezzo sempre i consigli e sono una che cerca di applicarli, ma o sei più precisa o non capisco perché, nonostante ti abbia fatto venire i brividi, mi dai un voto così basso. (cosa che comunque non fa che demoralizzarmi) Io non sono una scrittrice e non mi sono mai definita tale, io sono, anzi dovrei… essere una disegnatrice, anche se anche li ho le mie belle lacune, ma tanto ho imparato a conviverci più o meno.
      Cosa intendi per limare?
      Puoi dirmi che non ti è piaciuto, ma non puoi cambiare in base ai tuoi gusti personali la mia opera dicendo: io farei così, io farei cosà, perché è la mia opera, non la tua. Non si transige sul come deve essere scritta, poiché essa è e deve essere scritta in base al gusto personale del suo autore, tu puoi elencarmi i mille errori, quello si, puoi dirmi che non ti è piaciuta, che fa schifo, ok, accetto tutto, ma con delle giuste motivazioni che vanno spiegate, diversamente resta un giudizio vaga, buttato li che risulta solo penalizzato dal punteggio. A questo punto era meglio se mettevi zero, aveva più senso.
      Grazie comunque di aver espresso il tuo parere e di aver letto la storia.
      Ciao

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  2. Urka Shio, che scottante, forse è meglio che ti mandi Galena, lei è più brava di me nell’esprimere giudizi a livello grammaticale, di sintassi e tutto quello di cui ha bisogno un testo.
    Credimi, mi ha fatto venire i brividi, perché, nonostante sia l’unica tua opera scritta con disattenzione e senza armonia, il succo della storia si percepisce lo stesso: ed è una storia bellissima!
    Ciò non toglie che va non limata, di più :))
    Io non ti dico che devi scrivere come dico io ma ti dico di fare attenzione

    Non devi scoraggiarti, smettila di scoraggiarti, davvero, si deve guardare sempre avanti e trovare le soluzioni più immediate che ci facciano sentire meglio, ok? E smettila di fare il fuoco d’artificio XD

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  3. un racconto ben strutturato, che comunica in modo efficace la vivacità/genuinità istintiva del mondo visto con “occhi bambini” (cosa non facile). il tema “cerchio” mi sembra centrale e sviluppato coerentemente sia lungo la narrazione (i cerchi nell’acqua) che nella trama (circolare d’eterni ritorni). mi hanno convinto la gestione dei tempi narrativi nella stesura del racconto, la buona padronanza dei dialoghi e delle pause “in presa diretta” e la schiettezza pre-adolescenziale del senso delle cose (degno di nota il passaggio “In verità mi sentivo terribilmente in imbarazzo, mi sentivo inferiore ed era una sensazione che non mi piaceva.”). tra gli elementi negativi direi la poca originalità della trama (che ahimè nel complesso suona “già vista/già letta/un po’ scontata”), il fatto che il protagonista si renda conto solo a posteriori di non sapere ancora il nome della bambina (scelta “scenografica”, ma assai poco verosimile, vista l’innata curiosità e invadenza tipica dei bambini, dopo le reticenze della compagna di giochi), nonché l’ambientazione americanofila del racconto (il nome “Dave”, il cappello da baseball… ecco, il racconto è scritto in italiano, no? boh, allora non capisco… colonialismo culturale? l’esterofilia è più *trendy*? : )) eh, mmm… chissà…)
    (ti segnalo in calce alcuni inceppi: in incipit è più corretto “D’estate” che “L’estate”; “sonno pensante” è bello, però forse è un refuso, almeno a giudicare dal “macigno” che segue; dopo “seguii”, rispettando il tempo remoto, direi “mi si fermò” e non “mi si è fermato”; poi, non so, “avevo un’amica” mi sembra più indicato di “avevo un amico” visto che parli di una “lei”; dopo “Sembrava che” meglio “ricadesse” di “ricadeva”; “di tante così” vs “di tante cose”)

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    • Grazie per aver letto la mia storia, controllerò gli errori che mi hai indicato.
      Per quanto riguarda il discorso italiano/americano, devi sapere che ho una certa avversione per i nomi italiani, per questo avevo optato per Dave, il primo nome che mi era venuto in mente. Per quanto riguarda il “cappello da baseball”, beh, io personalmente l’ho sempre chiamato così per indicare il cappellino con la visiera. Non ci vedo una forma di colonialismo culturale, ma solo una mia mancanza di conoscenza a riguardo. Scrivere cappello con la visiera, mi sembrava brutto, scrivere cappello da baseball a me sembrava più carino, senza contare che il baseball è giocato anche in Italia così come il softball, ma ti do ragione che esso riporti inevitabilmente all’America.
      Grazie infinite per la tua attenta analisi che ho davvero apprezzato.
      Ciao 🙂

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  4. Ciao Shioren! Passo come ogni bando a leggere tutte le storie, non credere che sia venuta solo perché mi ci hanno letteralmente portato a forza.
    Ho letto anche quello che hai risposto a Sonia qui sopra, ma solo dopo aver letto la storia, così da non essere prevenuta, non mi piace quando capita a me quindi non è giusto se lo facessi io agli altri.
    Ma torniamo alla storiella.
    L’idea di fondo, la storia di questo bambino che passa un mese dai nonni etc etc è carina, c’è una buona dose di tenerezza, mistero e suspence. Il finale è un po’ “scontato” ma non è brutto.
    Fila bene con tutto il resto e tutta la storia segue un chiaro e preciso senso logico, quindi la trama e la struttura non hanno difetti.
    Il problemino viene se analizziamo un po’ più a fondo le frasi, così come le hai proposte.
    Sopratutto quelle iniziali sono un po’ carenti di punteggiatura. E parlo di quella strettamente necessaria per la corretta comprensione del testo. Limitiamoci alle regole basi fondamentali…
    tutta la storia se tu volessi rileggerla e fare alcune piccole modifiche, cambierebbe molto in leggibilità.
    In alcune frasi ho riscontrato anche alcuni verbi che non concordavano. Anche questo “difetto” lo puoi correggere semplicemente rileggendo a voce alta tutta la storia.
    Non che io sia infallibile o un’esperta in materia, anzi… ma dato che qui stiamo partecipando a contest di scrittura, i commenti che riceverai dovrebbero essere tutti fatti su questo argomento. Quindi questo è il mio consiglio finale: se vuoi migliorare i tuoi scritti, rileggili a voce alta, facendo pause dove metti virgole e punti. Se non ci sono e non riesci a leggere, capisci così di conseguenza dove mancano.
    Il voto finale è 3/5 ma non per demoralizzarti, ma perché puoi sicuramente fare molto meglio di così.

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    • Ciao, mi spiace che sei stata costretta a leggere la mia storia per una cosa del genere.
      Non è stato carino per nessuna delle due sinceramente. O almeno per me è così.
      Apprezzo i tuoi consigli e suggerimenti che proverò a mettere in atto, ma non chiedermi di demoralizzarmi, perché purtroppo lo faccio involontariamente.
      Grazie per aver letto la mia storia e per averla votata, nonostante tutto.
      Ciao 🙂

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      • Affatto, Shio cara. Se vuoi puoi chiedermi e ti aiuto a sistemarla anche. Nessuno mi ha costretto a fare nulla, te l’ho detto le leggo tutte le storie che partecipano al bando senza nessunissima distinzione. Non ascoltare quella tizia di prima che non capisce niente XD lei non sa! A lei riesce di scirvere ben al primo colpo, a noi scrittrici meno dotate servono trucchetti e aiutini.

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  5. Ciao Shioren 🙂 Ho letto con piacere la tua storia. Ho trovato bello il soggetto e pulito lo stile. Ho notato un paio di errori ma robetta, giusto due refusi che, a quanto vedo, hai corretto subito dopo. Dici di non essere una scrittrice ma io l’ho trovato molto buono 🙂 Invece mi sono divertita molto a seguire la polemica, su difetti della tua storia inesistenti e con giudizi espressi con la delicatezza di un colpo basso. Persino correzioni suggerite sbagliate:D Veramente spassoso! 😀 Mi spiace per i tuoi sentimenti ma io sono un pò particolare e gradisco queste cazzate che solo su internet si possono trovare. Continua così 😉

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    • Grazie per aver letto la mia storia, Anna e… cavolo, sono sorpresa di leggere un parere come il tuo! Ti ringrazio di cuore per quello che hai scritto. Mi fa piacere che ti sei divertita a leggere la polemica xD
      Io sono una persona molto insicura e rifletto molto su quello che mi viene detto, ma quando non capisco dove ho sbagliato divento ancora più insicura e irrequieta >////<

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  6. Una bella storia, delicata e con un tocco di mistero. Mi piacciono molto le ghost story e ho iniziato a scrivere qualche anno fa proprio su questi temi quindi mi sono “sentito a casa” 😉 Ben fatta l’ambientazione, si crea davanti agli occhi come un piccolo quadro 😉 Ecco l’unico difetto è la concordanza verbale, ma son solo due-tre pezzi da sistemare, quindi direi che sono errori di poco conto 🙂 Brava 😉

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  7. Pingback: Storie del Bando IV – Sfida di Scrittura Creativa Raynor’s Hall | Alice Jane Raynor

  8. Una storia bellissima, leggera come i cerchi d’acqua creati da questi due bambini. Ammetto di essermi intristita parecchio non appena la consapevolezza del fantasma della bimba si faceva via via più solida, ma ha reso la storia particolarmente interessante e molto “sentita” dal punto di vista emotivo.
    Le uniche pecche che noto riguardano la scrittura con alcune ripetizioni, come “Il suo viso rugoso e sempre abbronzato, le mani callose ed il viso stanco e perennemente imbronciato” ed altre un po’ sparse; le “e” e “ed” cui seguono le virgole ed alcuni tempi verbali. Ma non è nulla che non si possa sistemare con una buona revisione 🙂
    Questa storia in conclusione è molto bella e sono stata davvero felice di averla potuta leggere. Grazie!

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  9. Ci sono tanti tanti errori, che non possono essere tutti di battitura. Concordanze dei verbi, preposizioni, punteggiatura; “mi assicurai che era ben saldo allo spago”: il congiuntivo? E “lì” si scrive con l’accento. Capisci perché mi sono un pochino irritata per il tuo commento al mio racconto? Quello che scrivo può non piacere, può avere uno stile che non convince qualcuno o che proprio gli fa schifo, ma almeno scrivo in ITALIANO. Scusami, la mia non è cattiveria gratuita, ma mi scoccia vedere certe cose.

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    • No, sinceramente non capisco. Io non sono una cima e sono la prima a dirlo, ma il mio è stato un commento positivo, forse scritto in un italiano non corretto, ma non mi sembra di aver detto cose offensive, mentre tu sei passata solo per sfogare la tua rabbia o almeno è quello che sembra.
      Io non so sinceramente più chi ha ragione e chi no.
      Chi mi dice che è ok, chi mi dice che non c’è nulla di corretto….insomma decidetevi! Mi spiace se ti ho ferita e ti ho chiesto subito scusa, perché dal tuo tono ho capito che appunto non avevi apprezzato. Non mi sono neanche permessa di scriverti se c’erano errori, perché di solito ho il brutto vizio di guardarmi allo specchio e, dato che sono la prima a farli, se anche ne vedo (e non è il tuo caso) non punto il dito, perché potrei sbagliarmi.
      Detto questo, grazie comunque per aver letto la storia, ammesso che tu l’abbia fatto sul serio.

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      • Non ho sfogato la mia rabbia, ho detto quello che penso. Mi dà fastidio essere giudicata da una persona che scrive “po’” con l’accento al posto dell’apostrofo e “lì” senza accento, criticami per questo se vuoi, ma è così. Accetto le critiche quando sono costruttive, e quando mi sono mosse da persone competenti. Dal tuo modo di scrivere non lo sembri, ma dato che questa discussione mi pare abbastanza sterile (non credo possa portare a grandi rivelazioni), credo che la risolverò in modo molto semplice, ossia non leggendo più i tuoi racconti nei prossimi contest: mi dispiace dire una cosa del genere, perché in fondo questa iniziativa è fatta in un ambiente totalmente amichevole e, soprattutto, non competitivo, cosa che apprezzo molto. Tuttavia, alcune cose continueranno sempre a infastidirmi, in primis chi scrive senza conoscere l’italiano; sarà deformazione professionale, ma è così. Tronchiamo questa discussione che, come ho già detto, difficilmente ci porterà da qualche parte.

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  10. Beh comunque…anch’io ho letto la tua storia e poi purtroppo i tanti commenti. Ti do il mio parere: la storia è molto fiabesca, sospesa nell’aria. Anche se non sembra ci sono tanti elementi, che andrebbero curati molto meglio, si potrebbero caratterizzare personaggi come il nonno ma anche il protagonista, e la bambina…ci sono dei limiti imposti dalla sfida, quindi è comprensibile come tutto debba rientrare in 8000 battute. La storia mi è piaciuta, mi ha emozionato, ma è anche vero (come dicono in molti) che la tua prosa va sfoltita. Troppi avverbi, troppi pronomi. Non ti curare di altre polemiche, che senso ha? Secondo me bisogna approfittare di questi contest per migliorare, non per lasciarsi demoralizzare! Saluti

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    • Ciao, grazie per aver letto la mia storia e per aver dato il tuo parere in merito.
      Come ho sempre detto, nei limiti della mia ignoranza, prendo atto e provo a provvedere agli errori commessi, mi spiace creare sempre disturbo e polemiche, spero davvero di non attirare più simili commenti.
      Cercherò e spero di migliorarmi grazie anche ai tuoi consigli.
      Grazie mille ^^

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  11. Pingback: GIORNATA DELL’AUTORE DOPPIA – Shio&Fulla | Raynor's Hall

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