Eden – cap. 1 (terza parte)

Indice
Le tende bianche, le pareti color carta da zucchero e l’odore di disinfettante donavano a Keith un senso di tranquillità. Aveva passato la notte in bianco a causa dei continui attacchi d’ansia di sua madre per colpa del serial killer che, ormai da mesi, terrorizzava la città ed aveva approfittato dell’infermeria della scuola per schiacciare un pisolino in santa pace. Sapeva di avere un forte ascendente sulla dottoressa Luman e così, con un battito di ciglia in più ed uno sguardo languido, era riuscito a convincerla quel tanto che bastava per non entrare subito in classe.


Il suo piano era perfetto, avrebbe passato le prime due ore della mattinata in infermeria poi, alla terza ora, si sarebbe presentato in classe come nulla fosse pronto per la lezione di ginnastica, materia che amava particolarmente. Fin da piccolo, era sempre stato molto dotato per lo sport, riusciva praticamente in tutto, con somma invidia da parte di sua sorella Lily che, al contrario suo, non era particolarmente atletica e preferiva di gran lunga passare qualche ora in più a letto, piuttosto che alzarsi presto al mattino per fare qualche chilometro di corsa.
Si era addormentato quasi subito ed il suo, era un sonno tranquillo e sereno, quando fu svegliato da alcune voci. Fissò il soffitto grigio per un breve istante, chiedendosi se quelle che sentiva erano voci vere o se le avesse sognate. L’infermeria dava nel cortiletto interno della scuola, una zona molto calma nelle ore in cui era prevista lezione, quindi non si spiegava il perché di quel continuo vociare. Si stiracchiò e si voltò dall’altra parte, intenzionato ad ignorarle, ma queste erano sempre più forti ed insistenti, così, preso dal nervoso, scattò in piedi diretto alla finestra con l’intenzione di urlare ai suoi disturbatori.
Aprì di scatto le tendine bianche in cotone che coprivano i vetri della finestra e vide una scena che non si sarebbe mai aspettato di vedere. Un uomo alto, coi capelli scuri e completamente vestito di nero, stava in piedi all’interno di un disegno strano fatto col sangue di alcuni studenti che erano ai suoi piedi.
“Ma cosa….?” mormorò sfregandosi gli occhi, convinto di star ancora sognando.
L’uomo in nero non era solo, con lui c’era anche il vice preside che non smetteva in solo istante di urlargli in faccia gesticolando animatamente, mentre tutt’intorno dalle finestre, molti studenti urlavano e ridevano divertiti.
“Vuoi darti una mossa?” chiese una terza persona che, con passo svelto, si avvicinò all’uomo in nero. Non era molto alta, aveva un fisico minuto e dei cortissimi capelli color rosso fuoco. L’uomo in nero, che in altezza pareva essere alto quasi il doppio dell’ultimo arrivato, si limitò a scrollare le spalle.
“Oh, bene! Ne arriva un altro?” scattò il vicepreside adirato, “ora basta, vado a chiamare la polizia!” annunciò voltandosi per ritornare all’interno dell’edificio scolastico, ma l’uomo in nero l’afferrò per il capo sollevandolo da terra.
“Dormi” mormorò posandogli una mano sul petto che esplose in una nuvola di sangue. L’uomo non aveva avuto neanche il tempo di urlare, non aveva neanche fatto in tempo ad accorgersi del pericolo che era già morto. Alcuni studenti iniziarono ad urlare cercando di allontanarsi dalle finestre, ma il piccoletto con i capelli rossi, disegnò in aria un simbolo simile a quello che era stato segnato in terra e da esso si scaturirono una miriade di lingue di fuoco che andarono a colpire l’edificio scolastico sfondando mura e vetri e provocando diverse esplosioni.
Il pavimento prese a tremare sotto i piedi di Keith che si appoggiò alla parete per non cadere, quello che aveva visto era incredibile. Urla, fumo e polvere riempivano l’aria, non credeva a ciò che stava succedendo. Un uomo in grado di creare fiamme dalle mani? Com’è possibile? Keith era confuso, sentiva la testa pesante e le gambe molli, alcuni studenti uscirono di corsa dalle finestre con i vestiti in fiamme in cerca di salvezza, ma chiunque osava uscire dalla scuola veniva intercettato ed ucciso dai due stranieri che non sembravano avere la minima pietà per nessuno.
“Lily” mormorò Keith dolorante, “devo trovare Lily” concluse incamminandosi verso la porta dell’infermeria, ma quando provò ad aprirla, essa crollò davanti ai suoi occhi insieme ad un pezzo di muro che stava per investirlo. Fece un balzo indietro portandosi le mani alla testa per proteggersi, ma non avvertì nessun dolore.
“Tutto bene?” si sentì dire e, lentamente, aprì gli occhi. La parete era rovinata sulla schiena di una ragazza dal fisico slanciato, una folta e lunga capigliatura vermiglia e due smeraldi al posto degli occhi. Keith guardava la nuova arrivata con fare confuso, percepiva qualcosa di strano in lei, ma quello che più l’aveva colpito era il fatto che stesse reggendo il peso di una parete con un solo braccio.
“Ehi, allora? Se stai bene, dobbiamo muoverci!” incitò lasciando cadere la parete di lato, sollevando un enorme polverone. Keith annuì confuso. Non riusciva a ragionare con calma, sapeva di essere in pericolo, che tutti erano in pericolo, ma inspiegabilmente, la vista della nuova arrivata gli aveva intorpidito i sensi.  Varcarono insieme la breccia che si era aperta nel muro,  tutto intorno erano solo grida di dolore, sangue, polvere e resti umani, sembrava di vivere un’apocalisse in terra.
“Dobbiamo aiutarli! Forse c’é ancora qualcuno che puó essere salvato” disse Keith guardandosi intorno.
“Non c’é tempo!” tagliò corto la donna. Il giovane si alzò il bavero della camicia fin sopra il naso per cercare di respirare meno polvere possibile, mentre la giovane dalla lunga chioma vermiglia, sembrava non farci minimamente caso. Lo precedeva di alcuni passi e si muoveva in mezzo a quell’inferno con così tanta agilità e freddezza da essere quasi irritante.
“Aiuto!” sentì mormorare il giovane che, d’istinto si scostò dalla sua compagna per soccorrere lo studente in difficoltà. Era ricoperto di detriti, il volto era una smorfia di dolore e  sangue. “Keith? Aiutami Keith!” supplicò il giovane. Nonostante l’avesse chiamato per nome, Keith era sicuro di non conoscere quella persona, ma poco importava, era ferito, aveva bisogno di aiuto e lui non gli avrebbe certo voltato le spalle.
“Che stai facendo?” tuonò la donna visibilmente irritata.
“Non lo vedi? Cerco di salvargli la vita! Anziché stare ferma a non far niente, aiutami a sollevare queste macerie!” ribatté l’altro mentre metteva tutto se stesso per liberare l’amico. La donna tacque, il suo sguardo continuava a spostarsi da Keith al ferito e poi di nuovo a Keith. Cosa doveva fare? Non c’era tempo da perdere in stupide riflessioni, doveva agire. Un nuovo, improvviso boato fece trasalire entrambi, il giovane ferito urlò in lacrime, supplicando di non abbandonarlo, Keith era stato preso di striscio da un calcinaccio caduto dal soffitto, che gli aveva fatto sanguinare la fronte già matida di sudore e polvere bianca.
“Hanno già iniziato!” mormorò la donna a denti stretti, voltandosi nella direzione in cui arrivavano altre urla strazianti.
“Devi lasciarlo lì!”.
“No, vi prego, aiutatemi!” implorò il giovane in lacrime.
“Che stai dicendo? Se hai tanta fretta, vattene! Io non mi muovo da qui finché non l’avrò liberato e poi c’é anche mia sorella, devo cercarla!”.
“A Lily ci pensa lui, noi ora dobbiamo andare, svelto!” incalzò nuovamente la donna facendo trasparire un minimo di agitazione. Le urla erano sempre più vicine.
“Non c’é più tempo!”.
“Aiuto…”.
“Conosci già la mia risposta, vattene se vuoi, io voglio salvarlo e, se mi dai una mano, facciamo prima!”.
Un rumore di passi fece brillare gli occhi color smeraldo della ragazza che estrasse un pugnale da sotto la folta capigliatura.
“Vieni con me, ora!” ordinò puntandolo alla gola di Keith che impallidì. “Che significa?” sussurrò con voce tremante e buttando lo sguardo sullo studente intrappolato che continuava a ciondolare la testa in segno di negazione.
“Scegli, vuoi vivere o morire?”  chiese la donna.
“Che domande? Voglio vivere! Ma non posso…”. Keith non fece in tempo a finire la frase che il pugnale che fino ad un istante prima lo stava minacciando, ora era piantato nel cranio dello studente che rantolò un istante e si accasció.
Keith sgranò gli occhi incredulo: “ma cosa diavolo hai fatto?” scattò colmo d’ira.
“Ciò che andava fatto, hai detto che volevi vivere, no? Ebbene se avessi continuato a perdere tempo con lui, saresti morto a breve ed ora muoviamoci!” tagliò corto la donna incamminandosi.
“No! Non mi fido di te!”.
“Non devi fidarti, devi solo muovere le gambe!” sospirò  esasperata.
Keith rimase immobile, lo sguardo serio ed il viso leggermente imbronciato. Come aveva potuto fare una cosa del genere? Come aveva potuto uccidere così un innocente? Non poteva seguirla come se nulla fosse. In mezzo a quell’inferno fatto di urla, sangue, polvere e mutilazioni, lui poteva ancora essere utile. Era stato fortunato a restare indenne e quello era di sicuro un segno divino! Lui era sopravvissuto per un motivo, aiutare chi poteva essere ancora salvato e poi doveva trovare Lily, la sua unica e preziosa metà.
Un nuovo boato ed altre urla raggiunsero i due, Keith si voltò verso di esse: “devo sbrigarmi” disse correndo in quella direzione. Era sicuro della sua velocità, quella strana donna non poteva certo competere con lui.
L’altra sospirò grattandosi dietro la testa: “mi avevano detto che non sarebbe stato facile” sbuffò, “devo far solo attenzione a non ammazzarlo” concluse spiccando un balzo ed atterrando davanti a Keith che si bloccò spaventato.
“Ma come diavolo hai fatto?”.
“Ora basta giocare, adesso si fa a modo mio!” dopo aver pronunciato queste poche parole, la donna si scagliò veloce contro il giovane che evitò l’attacco, ma non riuscì a bloccare il corpo diretto alla nuca. Keith barcollò, fece un paio di passi e cadde al suol
o privo di sensi.

Precedente edensuccessivo Eden

Salva

Annunci

2 pensieri su “Eden – cap. 1 (terza parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...